Lunedì, 09 Dicembre 2019
Domenica 10 Marzo 2019 20:22

La formazione continua del Superiore (Dom Eamon Fitzgerald ocso)

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L'abate è un monaco e non cessa di esserlo quando assume il ministero di abate. Cammina sulla stessa via, quella di esser trasformato attraverso la vita monastica in modo che la grazia del battesimo giunga in lui al suo compimento, come figlio di Dio, veramente simile a Cristo.

Agli Abati e Badesse riuniti ad Assisi (2011) per l'incontro triennale della RGM (Riunione Generale Mista) l‘Abate Generale, Dom Eamon, al suo primo Capitolo come Abate Generale, ha offerto questa conferenza sul tema della Formazione.

Dato il tipo di assemblea che formiamo, principalmente costituita da superiori dell'Ordine, riuniti per parlare della salvezza delle loro anime e di quelle dei fratelli che sono loro affidati (C 77.1), ho pensato che potrebbe essere utile condividervi qualche riflessione sulla formazione continua del superiore.

Il cammino monastico di monaco e di abate

L'abate è un monaco e non cessa di esserlo quando assume il ministero di abate. Cammina sulla stessa via, quella di esser trasformato attraverso la vita monastica in modo che la grazia del battesimo giunga in lui al suo compimento, come figlio di Dio, veramente simile a Cristo. È la via dal timore di Dio all'amore di Dio senza timore, che è indicata dal nostro cap. 7 della Regola. Si tratta di diventare una persona che ama in verità, le cui caratteristiche sono descritte al cap. 72 della Regola. L'abate - come i monaci - deve sforzarsi di raggiungere il Regno di Dio attraverso la fede, la perseveranza nelle opere buone e sotto la guida del Vangelo. L'abate deve temere Dio e osservare la Regola (RB 3).
Questo timore di Dio è una disposizione fondamentale nella Regola, che Benedetto chiede a tutti i monaci, ma che dev'essere particolarmente manifesta in tutti quelli che tengono una posizione di responsabilità nella comunità (abate, cellerario, infermiere, portiere). Ne va di un senso di Dio, di una riverenza nei suoi confronti e del riconoscimento della sua esistenza. E' la roccia sulla cui solidità è fondata la virtù nella Regola. E' la forza di motivazione con la quale rispondiamo alle persone e ai compiti che ci sollecitano. È fede nella realtà di Dio, nella sua esistenza, nella sua cura per noi e nel fatto che siamo responsabili davanti a Lui. Questo riguarda particolarmente l'abate.
Dio è al di sopra di tutto, vede tutto, ed è a Lui che noi dobbiamo rendere conto. Noi siamo creature, Egli è il nostro Creatore. E' Lui che ha inviato il suo Figlio nel mondo per salvarlo, e noi siamo chiamati a imitare suo Figlio vivendo in accordo con la volontà del Padre, a divenire in questo modo veramente suoi figli, non degli schiavi, ma dei figli e delle figlie. E' verso il suo Regno che noi siamo in cammino in questa vita e il viaggio non ha alcun senso se dimentichiamo questo. E' questa disposizione nella fede che determina le nostre relazioni con gli altri e con le cose. E' un atteggiamento che consiste nel venerare Dio, onorare gli altri, e rispettare tutto ciò che egli ha fatto. Questo è allora il fondamento della formazione continua, per l'abate come per il monaco.

Formazione a cosa? Alcuni modelli

Il monaco è in cammino e anche l'Abate lo è, la formazione è continua, ma allo stesso tempo San Benedetto ci dà degli esempi del tipo di persona che egli considera come un santo e un buon modello. Quando parla del cellerario cerca qualcuno che abbia le seguenti qualità: con un buon discernimento, maturo di carattere, sobrio, non pieno di sé, non agitato, che sia per tutti un padre, che abbia compassione e rispetti gli uomini e le cose, che non rattristi gli altri, ma sia dolce, umile e amabile nelle sue parole. Le qualità dell'abate provengono dalla stessa corrente. Ne menziono qualcuna: dev'essere utile ai fratelli piuttosto che semplicemente presiedere su di loro; deve conoscere la legge divina, essere casto, temperante e misericordioso; dar prova di preveggenza e considerazione, di discernimento e di moderazione. Queste liste sono piuttosto impressionanti per le qualità umane che menzionano e il livello di maturità che attestano. Persone simili sarebbero considerate di grande valore secondo la maggior parte delle valutazioni di personalità contemporanee. Questo non dovrebbe stupirci perché riposano su una vita d'imitazione di Cristo così com'è descritta nei gradi di umiltà. Queste qualità sono il frutto di vite vissute in uno spirito evangelico d'imitazione di Gesù, nel suo mettere in primo piano la volontà del Padre nella sua vita, così come il dono di sé a servizio degli altri. Si tratta di una vita modellata su Colui che era veramente uomo e veramente Dio. Il riconoscimento di questo mistero della kenosi di Cristo che ci dà la vita è l'energia che rende possibile la vita che Benedetto propone ai suoi monaci nella Regola. E' una vita fondata su una relazione (Cristo mi ha amato e ha dato la sua vita per me), e che è vissuta nella coscienza di essere amato. L'abate vive questa vita come la vivono gli altri monaci, seguendo la Regola, il programma di preghiera e di lettura, di pasto e di riposo, e di lavoro. Ed è il suo lavoro (il suo ministero) che lo distingue dagli altri .monaci, il suo lavoro che consiste nel suo servizio particolare della comunità che Benedetto riconosce essere un compito difficile. Il servizio dell'abate per la vita della comunità è descritto con delle immagini: padre, maestro, pastore, medico e amministratore. Esercita un ministero di cura per la comunità, una cura che nutre la vita della comunità, così che i monaci possano diventare persone formate e guidate dallo Spirito e vivano una vita di amore, che conduce alla vita eterna. La conclusione che traggo da ciò che precede è che per l'abate, come per il monaco, la formazione continua avviene attraverso il vissuto della vita comunitaria con tutto ciò che questo implica, e la differenza importante nel caso dell'abate è il ministero che egli esercita nella comunità e per la comunità.

Il servizio dell'abate: sfide

Il servizio dell'abate ha delle tensioni proprie e delle difficoltà proprie, come Benedetto ammette volentieri, ed anche i propri rischi, dei quali menziona alcuni. Sfide particolari sono ricordate come segue:

Evitare le preferenze personali per qualsiasi motivo (tranne la virtù) nel suo modo di essere in relazione con i fratelli, perché tutti sono uno in Cristo. In un' epoca di dialogo e di voti comunitari il pericolo potrebbe essere favorire le persone che hanno le stesse idee, e quelli che si allineano con il suo proprio modo di pensare.
Adattarsi ai temperamenti e al carattere degli altri piuttosto che aspettarsi che , siano gli altri ad adattarsi a lui. Questa può rivelarsi una vera sfida.
Anteporre il bene delle anime alle considerazioni materiali. In un tempo come il nostro, con la crisi economica, quando ci sono molti adattamenti delle costruzioni, le riconfigurazioni e altre attività che hanno corso nei monasteri, è molto facile per un abate essere assorbito da questo genere di progetto, con la migliore intenzione del mondo e per il bene della comunità. Ma questo può condurre ad altre tensioni e rendere la vita difficile per i fratelli. Questo sembra essere sentito con maggior acutezza nei monasteri di monache piuttosto che in quelli di monaci, da quanto ho visto, forse perché le monache fanno abitualmente maggior ricorso al contatto con la badessa di quanto non facciano i monaci con l'abate?
● Ricordarsi che è chiamato a prendersi cura delle anime ammalate e non soltanto delle anime in buona salute. Lavorare con le persone che ha piuttosto che con quelle che vorrebbe avere, è una sfida che non è solo per gli abati. Il pericolo di schivare qui è reale: evitare i più fastidiosi e cercare di rimanere con quelli che sono più stimolanti e che vi sostengono.
● Rendersi conto di non essere sempre la persona migliore in tutte le situazioni per aiutare qualcuno, ed essere abbastanza libero e avere abbastanza fiducia da ricorrere ad altri quando ne sorga la necessità. Deve riconoscere i suoi limiti.
Sapendo come può guarire le sue ferite personali può guarire quelle degli altri.Come si fa a guarire le proprie ferite? Vi ritorneremo.
Essere utile ai fratelli più che semplicemente presiedere su di loro. Il pericolo di amare la gloria piuttosto che il lavoro. Possiamo essere afferrati dalla nostra posizione e cominciare a guardare a noi stessi come importanti - dare molto peso alla nostra immagine. Buona parte di questo dipende dal posto particolare del monastero in una data società e dal desiderio che si ha di corrispondere alle attese delle persone.
●Evidentemente anche l'orgoglio è un pericolo più serio, che può insinuarsi presto nello stile di una persona, sia all'inizio quando nella nostra innocenza siamo sicuri di sapere ciò di cui la comunità ha bisogno, sia più tardi, quando abbiamo acquisito qualche esperienza e pensiamo di conseguenza di avere in mano tutte le risposte.
● Benedetto mette specificamente in guardia contro la gelosia (in relazione con il priore) e contro il fatto di non essere più coscienti della propria debolezza - guardando le colpe degli altri e non le proprie.
E così Benedetto parla del bisogno di vigilare sulla propria anima e le Costituzioni (33.3) parlano di rinnovarci attingendo alla Sacra Scrittura e agli scritti dei Padri. Così anche quando San Benedetto vede il monastero e la vita che vi è vissuta come in grado di offrire una via per crescere in santità e in umanità, e ne parla pure come di una via diretta verso il Creatore, egli riconosce anche che la fragilità dell'essere umano è particolarmente manifesta e che vi sono numerose trappole sul cammino. Michael Casey da qualche parte ha parlato della vita monastica come della scienza dell'oscillazione - piuttosto che del dirigersi su una pista ben tracciata, diritti verso il proprio scopo, tutta la questione consiste nell'andare da una parte e poi dall'altra per salire sulla strada che porta al Regno.

Il servizio di abate: alcuni aiuti

Per noi oggi è divenuto molto meno evidente che tutto ciò di cui abbiamo bisogno sulla via come aiuto alla nostra trasformazione in Cristo è disponibile nel recinto del monastero, sia sul piano materiale sia su quello spirituale. Desidero ritornare qui alla questione del bisogno che l'abate ha di vigilare sulla propria anima, di esser cosciente delle proprie ferite e di sapere come curarle.
● Alcuni dei più importanti fattori d'influenza sulle nostre vite sono avvenimenti sui quali non abbiamo alcuna presa: chi erano i nostri genitori; la scelta dei fratelli e delle sorelle, se ne abbiamo avuti; la nostra origine sociale, ecc. e il tipo di persona che io sono come risultato di questo. Sono realtà date, che dobbiamo accettare per vivere con esse, così come possiamo, per il meglio e per il peggio, dato che nessuno di noi è uscito da famiglie perfette. Così nella vita abbiamo delle posizioni di base, dei temperamenti, dei doni e dei limiti particolari. Noi siamo ciò che siamo a partire da tutto questo, e da altre esperienze di vita e di altre scelte che facciamo nel corso del tempo. Arrivare ad accettare se stessi e la propria storia è un fattore importante per la maturazione umana e la sapienza. Ma per il cristiano e per il monaco è anche un atto di fede nella Provvidenza di Dio nella propria vita. Avevamo l'abitudine, nel passato, di parlare del nostro difetto predominante (tanto tempo fa!). Oggi parleremmo senza dubbio di stili di personalità, e di difetti di cui sembra che non siamo capaci di liberarci. Paolo ha parlato di una spina nella carne. Alcune ferite in noi possono essere curate, fortunatamente, con la grazia e l'aiuto degli altri; ci sono altre ferite con le quali non soltanto noi dobbiamo vivere, ma a dire di San Paolo, per le quali dobbiamo rallegrarci. Una simile disposizione è l'opera di Dio in noi. E' importante allora, per qualcuno che esercita il ministero di abate, esser cosciente della propria debolezza, perché questa non ostacoli il proprio servizio agli altri. Il sacramento di Riconciliazione, l'accompagnamento spirituale, e la preghiera sono dei  mezzi che possono condurre alla guarigione, o a vivere pacificamente con noi stessi. L'importante è che siamo veri con noi stessi davanti a Dio. Essere veri con un'altra persona può essere di grande aiuto per questo.
● Allo stesso modo in cui non c'è una famiglia perfetta, non c'è monastero perfetto, né formazione monastica perfetta, anche se è evidente che certi monasteri sono molto più ricchi in risorse umane e materiali che non altri. Così può essere a volte difficile per un abate trovare qualcuno che possa aiutarlo a questo livello all'interno , del monastero. Questo può implicare il cercare l'aiuto da qualcuno di esterno, sia sul piano professionale sia spirituale. Questo può rivelarsi necessario a un dato momento, oppure può avvenire in forma regolare, a lungo termine. Può essere un corso che si segue a un certo momento, o un tempo sabbatico, o anche un incontro pastorale di superiori. Alcuni potranno trovare il loro modo con giornate di deserto o altre formule simili. L'importante è che qualsiasi sia la nostra abitudine, non sia soltanto un'evasione, ma che ci aiuti realmente ad essere più liberi per il servizio di Dio e della comunità, esser loro più utile, e che ci aiuti a vivere la nostra ascesi monastica con zelo rinnovato.
● Gli abati, a motivo del loro ministero, sono molto più esposti alle persone - sia per la comunità che per dei contatti esterni - che la maggior parte della comunità, e questo può essere un servizio reso agli altri e una vera scuola di formazione continua per sé. Il documento della Santa Sede sull'autorità e l'obbedienza di alcuni anni fa nota: "Sarà dunque responsabilità dell'autorità tener alto in ognuno il livello della disponibilità formativa, della capacità di imparare dalla vita, della libertà di lasciarsi formare ciascuno dal!' altro e di sentirsi ognuno responsabile del cammino di crescita dell' altro"(1). Impariamo a conoscere noi stessi nelle nostre relazioni con gli altri, e a volte quest'apprendimento può significare fare degli errori, dire che ne siamo dispiaciuti, essere umiliati, così come anche fare l'esperienza di una vera fraternità, o di una vera amicizia. E' là che diviene evidente l'espressione tanto utilizzata di “maturità affettiva”. Possiamo imparare molto dal modo in cui gli altri entrano in relazione con noi e ci trattano, come anche dal modo in cui rispondiamo o, se ne è il caso, reagiamo. Non è facile mantenere un alto livello di apertura, ma è una via di umiltà e di vita.
● E' forse il momento buono per dire qualche cosa che riguarda una sfida particolare per molti oggi. E a questo proposito una citazione del documento che ho appena menzionato dice bene: "Ma anche l'autorità può cadere nello scoraggiamento e nel disincanto: di fronte alle resistenze di alcune persone o comunità, di fronte a certe questioni che sembrano irrisolvibili, può sorgere la tentazione di lasciar perdere e di considerare inutile ogni sforzo per migliorare la situazione. Si profila, allora, il pericolo di diventare gestori della routine, rassegnati alla mediocrità, inibiti a intervenire, privi del coraggio di additare le mete dell'autentica vita consacrata e correndo il rischio di smarrire l'amore delle origini e il desiderio di testimoniarlo" (2). Il modo di gestire una situazione simile, continua il documento, è di ricordare che il servizio dell'autorità è un atto d'amore verso il Signore Gesù, e così la necessità di essere pazienti nella sofferenza e perseveranti nella preghiera, e di continuare a operare.

Alcuni desiderata in materia di formazione/conversione dell'abate
● Credere nella propria chiamata e rispondere all'appello di Dio utilizzando liberamente e volentieri i mezzi che la nostra vita ci procura - conducendo la vita della comunità - la liturgia, la lectio, il lavoro, la vita fraterna.
● Apertura del cuore, con se stessi, e davanti a Dio - essere trasparenti con un' altra persona per tutto ciò che avviene in noi.
● Servire gli altri come abate nel miglior modo possibile e sapere che il proprio servizio di abate avrà fine, un giorno!
● Sapere che non avremo la formazione continua voluta, se non accettando nella fede e nella fiducia che c'è una Provvidenza che tiene tutto nella sua mano e le cui vie e disegni saranno realizzati malgrado noi, per la nostra felicità e per la sua gloria!

Dom Eamon Fitzgerald, OCSO

Note

1) CONGREGAZIONE PER GLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA E LE SOCIETA’ DI VITA APOSTOLICA, Il Servizio dell'autorità e l'obbedienza, Faciem tuam, Domine, requiram, Istruzione, 13, 11 maggio 2008.
2) Istr. Cit. 28.

(Tratto da Vita Nostra, anno I, n. 1,  2011, p. 51)
 Rivista Periodica dell’Associazione “Nuova Citeaux”

Ultima modifica Domenica 10 Marzo 2019 21:06
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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