Sabato,10Dicembre2016
Mercoledì 30 Marzo 2005 19:24

Famiglia e ricchezza

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FAMIGLIA E RICCHEZZA

(Itinerari verso la povertà...)

TONY PICCIN

Vallà (Treviso)

- Il godere delle cose è uno dei messaggi che la famiglia è tenuta a dare al mondo -Ma le cose sono di tutti e servono a tutti per una vita più serena - Le cose possono diventare causa di profonde discordie se non servono per creare il bene di tutti e a coltivare un amore reciproco - Un itinerario verso la povertà da percorrere in famiglia, sapendo che «poveri non si nasce, si può nascere poeti, ma non poveri, poveri si diventa» (Tonino Bello)

Sono andato di recente con mia moglie in casa di due sposi in occasione del loro primo anniversario di matrimonio. L'abitazione si trovava in una nuova zona residenziale circondata da una curata vegetazione. L'arredamento di ogni stan­za era lussuoso, l'ordine meticoloso, l'il­luminazione, il riscaldamento, la zona cottura con gli accorgimenti più sofisti­cati; tutto curato con gusto straordinario e naturalmente una spessa porta blindata munita di antifurto non poteva mancare all'ingresso. Nel tempo trascorso in quella casa non ho sentito una sola volta squil­lare il telefono o il citofono, non sono riu­scito a vedere da nessuna parte un libro od una rivista di qualsiasi genere… Poveri­ni, come dovevano sentirsi soli lì dentro in quella mostra d'avanguardia del mobi­le; e probabilmente saranno pure oggetto d'invidia da parte di vicini e conoscenti.

«Poveri» non si nasce, si diventa...

Eppure il Signore ha creato le cose per la felicità degli uomini; i beni di questo mondo, proprio perché usciti dalla ma­no generosa di Dio, sono «cose buone» che dovrebbero rendere contento il cuo­re dell'uomo.

L'uomo rincorre queste cose, cerca in tutti i modi di accaparrarle per sé e per la sua famiglia e alla fine si accorge di avere, di amare, di cercare continuamente e soltanto «cose» che non potranno mai soddisfare la sua sete di felicità.

La situazione in questo nostro mo­mento storico non è per molte famiglie molto rosea: il lavoro scarseggia, gli sti­pendi perdono del loro valore d'acquisto, le tasse aumentano di continuo; a volte le situazioni diventano drammatiche, spesso sono di grave disagio o di pesante sacrificio in stridente contrasto con una minoranza di persone che abbonda e sperpera.

La povertà materiale è una strada si­cura verso la felicità? O al contrario è la ricchezza che ci fa davvero «star bene» in famiglia?

Un noto proverbio afferma che «il de­naro non fa la felicità» ... e qualcuno con sottile ironia aggiunge: «figuriamoci la miseria!». La frase così scherzosamente completata ci fa intravedere che la tran­quillità di un'economia materiale permet­te di essere più sereni, permette di colti­vare valori intellettuali, sociali, spiritua­li, permette infine di poter avere dei mo­menti di relax e di svago che rendono si­curamente la vita più bella ed interessan­te. Il cielo, il mare, le montagne... sono fatti perché qualcuno li veda e ne gioisca; la casa, l'auto, la TV... sono realtà altret­tanto utili e buone per la nostra vita, ma ogni «cosa» non è fine o scopo della vita bensì un mezzo che ci permette di amare di più le persone e di renderle felici.

Il godere delle cose è uno dei messag­gi che la famiglia è tenuta a dare al mon­do. Infatti in famiglia possono servire per rendere migliori i rapporti tra le persone: le cose sono di tutti e servono a tutti per una vita più serena. Tuttavia esse posso­no anche diventare causa di profonde di­scordie se non servono per creare il bene di tutti, se non contribuiscono a coltiva­re un amore reciproco. La famiglia allo­ra può diventare esempio vivo di come te­nere ed usare la poca o molta ricchezza che vi può essere sia al suo interno sia nel nostro paese.

Ora che sono caduti gli ideali socio-politici comunisti o socialisti costruiti su fredde teorie filosofiche dovrebbe final­mente prendere piede il giusto comuni­smo che è quello basato sull'amore che Cristo ha riacceso in questo mondo. Cre­do che la famiglia sia uno dei luoghi più adatti per esperimentare la condivisione dei beni, la loro destinazione ed insieme la loro relatività rispetto ai valori fonda­mentali dei quali sono a servizio.

Si tratta allora di coltivare uno stile di vita familiare orientato alla povertà perché «poveri non si nasce, si può na­scere poeti, ma non poveri; poveri si di­venta (...) richiede un tirocinio difficile» (Tonino Bello). Si può nascere nell'indi­genza e nella miseria, ma queste riguar­dano la condizione economica, la pover­tà invece è una virtù del cuore.

La povertà come virtù del cuore, come stile di vita, nasce da alcune convinzioni...

Uno stile di vita «povero» prende mo­tivo da alcune convinzioni profonde:

- La netta supremazia della persona sul creato.

Verrà un tempo in cui questo mondo finirà, crollerà come un castello di sabbia ma ognuno di noi è destinato a vivere per l'eternità. Il più limitato degli operai e più im­portante della macchina su cui lavora, lo scolaro è più importante della lezione che deve imparare, l'emarginato seduto sui gradini a chiedere l'elemosina supera di gran lunga l'importanza del duomo di S. Maria del Fiore che gli sta sopra la testa. E questo la famiglia lo sa bene quan­do ogni giorno è costretta a recuperare i suoi membri feriti dall'impatto con l'e­sterno in cui fanno testo uomini che dan­no troppo valore alle cose;

- Il valore assoluto dell'«essere» ri­spetto all'«avere».

Anche il Vangelo ci sprona a cercare delle amicizie con il de­naro della iniquità. Si tratta di coltivare ciò che serve ad arricchire lo spirito, ciò che è utile a scuotere l'intelligenza, a sviluppare le doti personali.

La famiglia ha esperienza di quanta pressione viene fatta dall'uno o dall'al­tro dei suoi membri per spese inutili e a volte assurde soltanto perché «gli altri ce l'hanno», e come è difficile orientare gli acquisti in senso opposto alla mentalità consumistica;

- Filtrare l'entrata di messaggi errati attraverso una grande capacità di dialo­go e di critica.

E' l'antidoto più efficace che riesce a togliere l'ansia della ricerca di beni e soddisfazioni immediate rispet­to invece ai valori meno appariscenti ma veri. Solo perché c'è amore tra gli sposi e con i figli si riesce a «scherzare» e perciò a smontare il culto esagerato del corpo, del vestito e gli atteggiamenti stereotipa­ti assorbiti dalle varie agenzie di turno. Insomma a disappiccicare le persone pic­cole e grandi da modelli che non aiutano sicuramente a creare la semplicità dei rap­porti;

- Il valore delle scelte di vita.

Non è facile vivere con coerenza la tensione ver­so occasioni e momenti arricchenti piut­tosto che lasciarsi trascinare dalla folla che corre allo stadio, alle discoteche, al­le più sciocche forme di divertimento.

Il proverbio ci suggerisce che «il tem­po è denaro», forse in altra chiave lo po­tremmo meglio tradurre in: «il tempo è occasione di crescita personale e familia­re» per chi ne vuole approfittare;

- La ricchezza è un bene per tutti, non destinato a ristagnare in tasca a qualcu­no.

L'attuale situazione economica rap­presenta un grave scandalo contro il quale tutti noi, che siamo Chiesa, dovremmo fortemente protestare: l'uso a scopi per­sonali ed egoistici del denaro pubblico, le troppo consistenti disparità di salario, la cattiva amministrazione... sono scandali ai quali non ci si deve rassegnare. Ogni grave disordine o distorsione del piano del Creatore è destinato ad esplodere in for­me violente. La famiglia vive fortemente il suo di­sagio davanti alle pressioni provocate da queste ingiustizie e tiene a fatica il con­traccolpo.

...e si attua attraverso qualche esercizio pratico

Per imparare l'arte della povertà fa­miliare è utile fare anche qualche eserci­zio pratico come:

- soccorrere o accogliere chi è nel bi­sogno. Vivere il problema così da vicino lasciandoci coinvolgere aiuta a relativiz­zare la nostra sete di avere, e a dare la giu­sta importanza al denaro;

- evitare lo spreco per non impoverire ulteriormente chi è nell'indigenza a causa di certo sconsiderato sfruttamento e per non inquinare ulteriormente l'ambiente;

- accostarsi ad esperienze di essenzia­lità a misura di famiglia, forme che van­no moltiplicandosi in questi ultimi anni per opera di gruppi e movimenti. Convi­venze di breve durata che aiutano a met­tere in comune con altre famiglie il pane e il sorriso, senza tutte le abituali como­dità che ognuno si è creato nella propria casa. Queste occasioni servono a riscopri­re tutta una serie di valori che il nostro «benessere» tiene assopiti.

Tutto questo può formare il piedestal­lo su cui costruire un rapporto sereno tra famiglia e ricchezza e diventa motivo di maggior serenità per quelle famiglie che si trovano in difficoltà. Ma l'ultima paro­la è di Gesù che vuole espressamente no­minare come primi «beati» i «poveri in spirito», ossia coloro che la povertà la cercano e la coltivano come virtù perché egli regna in loro e attraverso loro. 

Tony Piccin

Ultima modifica Venerdì 24 Giugno 2005 22:10

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