Sabato,03Dicembre2016
Giovedì 11 Novembre 2004 22:40

La crisi di fede nei figli: I°parte (Paolo Tolomelli)

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La "crisi di fede" dei figli

(Prima parte)

IL PROBLEMA

In quest’ultimo decennio ho constatato un netto aumento di frequenza di casi di genitori che mi hanno consultato per sintomi clinici, apparentemente di natura medica (dispepsie, insonnia, cefalee, ecc.) ma di cui gli stessi interessati, senza nemmeno molta fatica e senza l’aiuto dello "specialista", avevano spesso già individuato l’eziopatogenesi, cioè le cause profonde e le modalità di insorgenza.

Ho sentito, non di rado, frasi del tipo: "Nostro figlio non prega più…si rifiuta di andare a Messa…ha deciso di iniziare una convivenza…" e così via; con la solita domanda conclusiva: "Cosa possiamo fare?". Quasi sempre ciò provoca nei genitori delusione, tristezza, sensazione di fallimento educativo. In questi casi è ovvio che, per "guarire", non servono prescrizioni farmacologiche (se non sintomatiche e palliative), né psicoterapie.

VERIFICARE LA NOSTRA FEDE PER EDUCARE ALLA FEDE

Sono convinto che, prima di parlare di "crisi di fede" nei figli, sia necessario verificare se noi genitori crediamo in modo autentico e vivo, per riuscire a educarli alla fede.

Già nei bambini si possono manifestare difficoltà, poiché anche in età infantile possono presentarsi problemi esistenziali: "Chi sono? Da dove vengo? Perché è morta la nonna? Dove si va quando si muore?". Affiora in tali domande l’opportunità di far intendere la sostanza della fede, come una "storia" bella e vera: la loro storia d’amore è il primo approccio alla fede, cioè un grandissimo dono di Dio.

Sarà quindi utile una precisazione, che ci aiuterà sempre lungo il corso della nostra vita, sia personale che relazionale: la fede è un dono; la fede è una virtù.

Il dono ci viene dato da Dio, ma attraverso gli altri, in primis i genitori e anche le figure significative per il bambino (nonni, insegnanti, amici: la comunità che gli è intorno). Il "pacco regalo" è nel battesimo, il cui contenuto potrà venire evidenziato dalle suddette persone. Allora il bambino comincerà a introiettare Dio come padre datore di ogni bene, come Egli stesso ha voluto rivelarsi nel Suo dialogo con l’uomo.

LE COORDINATE E L’ORIZZONTE DI UN CAMMINO DI FEDE

I due misteri principali della fede (1° Unità e Trinità di Dio; 2°Incarnazione, passione, morte e risurrezione di Gesù), unitamente ai due sintetici massimi comandamenti (1°Amerai Dio con tutto il tuo cuore…con tutte le tue forze; 2° Amerai il tuo prossimo come te stesso), saranno poi le coordinate entro le quali potrà svolgersi il cammino di ogni persona.

Sarà un cammino facile, se il bambino che lo intraprende si sentirà amato, cioè compreso, orientato, spronato, aiutato dalle persone che ama. Nell’amore degli altri, nella bellezza e nella positività delle cose, delle fantasie, dei progetti, delle sensazioni, delle contemplazioni che gli adulti gli sapranno offrire, non sarà per lui difficile scorgere un segno dell’amore di Dio e credere che lui stesso è un dono meraviglioso per i suoi famigliari e per gli amici.

La fede, in quanto dono, va continuamente offerta, in maniera che il bambino/ragazzo impari e sperimenti una vita in pienezza, così che tutto sia vissuto per la gloria di Dio (cf 1 Cor 10,31). Tener presente sempre che questa tensione ideale non è facile per bambini e adulti; ci aiutano, però, alcuni appuntamenti fissi come l’offerta della giornata mediante la preghiera del mattino e il ringraziamento alla sera con l’offerta del riposo notturno.

Da queste riflessioni scaturisce che vivere la fede non può essere solo un’esperienza personale, ma un’esperienza comunitaria: dono continuo di Dio all’uomo anche mediante l’intervento della comunità cristiana a vari livelli.

La fede come virtù è necessaria quando sorgono le difficoltà, quando intervengono le crisi, quando si è colti dalle disgrazie, dal dolore.

Paolo Tolomelli

"Famiglia domani" 4 / 99

Ultima modifica Giovedì 30 Dicembre 2004 20:21