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Giovedì 11 Novembre 2004 22:50

...Trovarono Maria, Giuseppe e il Bambino... (Gian Mario Conori)

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...Trovarono Maria, Giuseppe e il Bambino...  (Gian Mario Conori)

 Una famiglia apparentemente normale come unico segno della nascita del "Salvatore" tanto atteso.

La tradizione cristiana ci racconta che dopo la morte di Gesù, Maria andò a vivere con l’apostolo Giovanni probabilmente ad Efeso. Come avrà trascorso Maria il resto dei suoi giorni dopo la morte di Gesù? Quali saranno stati i suoi pensieri nelle lunghe le sere di Efeso? I Vangeli non ci sono molto di aiuto in questo senso. Ma gli evangelisti narrando le vicende del Maestro non hanno potuto fare a meno di intrecciare la sua vita con quella di sua madre, arrivando così a delineare alcuni aspetti della sua personalità. Riporta infatti Luca che Maria, mentre viveva accanto a Gesù, non riusciva a cogliere sempre in profondità il senso degli avvenimenti, "Ma essi (Giuseppe e Maria) non compresero" (Lc 2,50) ma che ella serbava quelle cose contemplandole "nel suo cuore" (Lc 2,51) cioè cercando di cogliere in quei fatti i grandi misteri che Dio andava operando.

DALLA RESURREZIONE…

Quale tempo migliore quindi delle lunghe sere di Efeso per riandare con il ricordo agli episodi della vita di quel suo figlio così amato partendo dalla gioia e dallo stupore di quel mattino del " primo giorno dopo il sabato" (Lc 24,1) , quando le donne andarono ad annunciare a lei e ai discepoli che il sepolcro era vuoto e che Gesù era risorto, e risalire piano piano fino a quella notte così chiara, luminosa e così diversa da tutte le altre notti in cui lo partorì, e più indietro ancora quando lo concepì in un atto d’amore e di donazione totale. Ed allora agli occhi di Maria, illuminati nella contemplazione dalla presenza dello Spirito del Risorto, diventa sempre più chiaro che il concepimento di quel figlio, avvenuto nella sua giovinezza mentre viveva una relazione d’amore con Giuseppe che già era suo sposo per la legge ebraica anche se non condivideva ancora lo stesso tetto, non poteva che essere stato un evento straordinario frutto dell’amore di Dio per loro e per l’umanità.

… AL NATALE

Così come le apparve chiaro che quella notte a Betlemme quando, sopraggiunte le doglie del parto, il suo sposo Giuseppe le trovò un rifugio provvisorio per dare riparo e discrezione all’evento, quei pastori e quelle donne che passando davanti alla grotta si fermavano a lasciare qualche dono per il piccolo non erano li per caso ma anche loro, attraverso una grazia particolare, "un angelo del Signore" (Lc 2,9), avevano saputo cogliere dentro un evento normale l’intervento straordinario di Dio. Infatti "…trovarono Maria e Giuseppe e il bambino" (Lc 2,16), una famiglia insignificante come unico segno della nascita del "Salvatore" tanto atteso. Ed allora quella notte non poteva essere una notte come le altre, sicuramente anche la natura avrà vissuto l’evento con partecipazione e coinvolgimento e sicuramente in cielo ci sarà stata una stella più luminosa delle altre, così come sulla terra da quel giorno c’era un bambino più luminoso di tutti gli altri.

IL DIO CON NOI

Questi ricordi di Maria che sono alla base dei racconti dell’infanzia redatti poi, in forme e generi letterari diversi, da Matteo e Luca ci dicono prima di tutto che quel bambino "avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia" (Lc 2,12), che noi contempliamo nella festa del Natale e che visualizziamo nei nostri presepi, è il Dio con noi, è "il Cristo Signore" (Lc 2,11) , anche se sarà solo con la sua risurrezione che questo apparirà in tutta la sua chiarezza agli occhi degli uomini e delle donne che lo hanno seguito. Ma con questi ricordi letti nella contemplazione dello Spirito del Risorto, Maria ci invita a leggere la nostra vita di sposi e di genitori con i suoi stessi occhi aprendoli allo stupore e alla meraviglia per lo straordinario di Dio che si nasconde dentro l’ordinario di ogni giorno. L’amore di un uomo per la sua donna, il concepimento di un figlio, il partorire una nuova vita, accudirla, allattarla, sono esperienze di cui Dio si è servito per operare il punto più alto del suo mistero di salvezza. Non possiamo pensare che oggi abbiano solo un valore umano: dentro queste esperienze è possibile percepire ancora l’eco dell’amore di Dio per l’umanità.

Gianmario Conori

Ultima modifica Mercoledì 28 Novembre 2012 08:38

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