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Sabato 13 Novembre 2004 16:23

"Mosè e Zippora" (Tony Piccin)

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MOSÉ E ZIPPORA

"Tu sei per me uno sposo di sangue".

La grande importanza data all'evento dell 'Esodo, dalla fede ebraica prima e da quella cristiana poi, ha messo in secondo piano il Mosè figlio, fratello, sposo, padre. Eppure, ad una lettura attenta, questi aspetti non sono affatto trascurati nel testo biblico. La Bibbia ci parla di una mamma e di una sorella di Mosè, ci parla di Zippora (Sefora) sua moglie e del figlio Gherson (da gher = ospite in paese straniero) (cfr. Es 2,22). Dunque la vita familiare di Mosè è strettamente correlata alla sua vita pubblica.

Un figlio della tribù di Levi.

Mosè è figlio di papà e mamma ebrei della tribù di Levi; la mamma studia uno stratagemma per farlo vivere a tutti i costi contro gli ordini del faraone. Abbandona il bambino in un cesto che galleggia sull'acqua del canneto sulle sponde del Nilo e lascia lì vicina, di guardia, la sorellina. Le vicende che seguono sono note. il racconto preso in modo superficiale ha i contorni di fiaba, però letto dentro il suo contesto contiene messaggi profondi. Infatti le levatrici Sifra e Pua fanno, si direbbe oggi, "obiezione di coscienza", ossia si rifiutano di far abortire o di lasciar soffocare i maschietti al momento della nascita per obbedire al Signore piuttosto che al faraone (cfr. Es I ,1 6). Nella storia della prima infanzia di Mosè viene sottolineato un tema di fondo: il tema della VITA. Il faraone capo e simbolo di un popolo e di una cultura di potere e di sopraffazione, dove l'interesse materiale appare come il valore a cui tutti e tutto può essere sacrificato, teme la forza vitale del popolo del Dio della vita.

Educato con la cultura egiziana.

Mosè diventa adulto in casa del faraone (di un egiziano) perfettamente consapevole di essere ebreo. Tuttavia quarant'anni di vita egiziana, come sostiene la tradizione rabbinica, lascia in lui il segno di una cultura di morte e violenza, come pure di efficienza, ricchezza, potere. Il "figlio della vita", al suo primo intervento pubblico, vuole instaurare la giustizia e il rispetto con i mezzi propri della sopraffazione e della morte. Mosè uccide l'egiziano che maltrattava l'ebreo (cfr. Es 2,12).

La storia, purtroppo, anche quella recentissima, è piena di maldestri tentativi di portare pace, giustizia, uguaglianza con il fucile, con le armi in pugno, con mezzi e strumenti di morte.

La fuga nel privato.

La fuga verso il "privato" a Madian in casa dì Ietro fa maturare due esperienze fondamentali per la vita e la missione di Mosè: la vita di famiglia e il deserto (il silenzio).

Nella vita di famiglia l'amore di Zippora e la nascita del figlio lo porta a vivere in pienezza, ad essere disponibile all'incontro con Dio, perché di nuovo capace di progetto e di meraviglia. Nel deserto Mosè pastore vive le sue lunghe giornate e trascorre le notti sotto le stelle silenziose. Questo tempo lo aiuta ad entrare nel profondo di sé, lo aiuta ad eliminare le contraddizioni della presunzione come della paura, dei calcoli umani come degli ideali ispirati,... lo aiuta ad eliminare la frammentazione della sua vita politica passata e di cogliere ciò che davvero è essenziale: l'ESSERE.

Il Signore rivela a Mosè il suo nome: "Io sono" (Es. 3, i 4). Soltanto "IO SONO" è l'unico riferimento di VITA.

Una famiglia per liberare un popolo.

Sposa e figlio condivideranno con lui le difficoltà del ritorno in Egitto e del progetto di liberazione del popolo.

"Lungo il viaggio, durante una sosta notturna, il Signore affrontò Mosè e voleva farlo morire. Allora Zippora tagliò con una pietra affilata il prepuzio del figlio, e con quello toccò il sesso di Mosè dicendo: -Tu per me sei uno sposo di sangue!-. Aveva detto 'sposo di sangue', perché aveva circonciso il figlio" (Es 4, 24-26 ABU).

I genitali sono gli organi che donano la vita, il sangue rappresenta la vita stessa. Il coltello di pietra ci fa capire che ci troviamo chiaramente in un contesto rituale (i coltelli di pietra si usavano solo per i riti) e Zippora inaugura il rito dell'iniziazione degli ebrei: la circoncisione.

Non è dunque un Mosè solitario che entra in Egitto, ma, di fronte ad un progetto tutto nuovo ed estremamente impegnativo, è la famiglia al completo che fa appello a tutte le sue forze vitali, le unifica simbolicamente attorno al punto centrale della famiglia stessa che è il legame sponsale tra Mosè e Zippora.

La cultura del popolo nuovo, il popolo di Mosè, è una cultura di vita, di timore di Dio, di solidarietà, di servizio, di condivisione,... ma anche di speranza in una vita sempre nuova; tutto ciò germoglia e fiorisce all'interno del calore domestico.

Tony Piccin

e con quello toccò il sesso di Mosè dicendo: -Tu per me sei uno sposo di sangue!-. Aveva detto 'sposo di sangue', perché aveva circonciso il figlio" (Es 4, 24-26 ABU).

I genitali sono gli organi che donano la vita, il sangue rappresenta la vita stessa. Il coltello di pietra ci fa capire che ci troviamo chiaramente in un contesto rituale (i coltelli di pietra si usavano solo per i riti) e Zippora inaugura il rito dell'iniziazione degli ebrei: la circoncisione.

Non è dunque un Mosè solitario che entra in Egitto, ma, di fronte ad un progetto tutto nuovo ed estremamente impegnativo, è la famiglia al completo che fa appello a tutte le sue forze vitali, le unifica simbolicamente attorno al punto centrale della famiglia stessa che è il legame sponsale tra Mosè e Zippora.

La cultura del popolo nuovo, il popolo di Mosè, è una cultura di vita, di timore di Dio, di solidarietà, di servizio, di condivisione,... ma anche di speranza in una vita sempre nuova; tutto ciò germoglia e fiorisce all'interno del calore domestico.

Tony Piccin

Tony Piccin

Ultima modifica Giovedì 06 Gennaio 2005 21:08