Giovedì, 17 Agosto 2017
Giovedì 30 Dicembre 2004 19:54

Tutti lo chiamano welfare

Valuta questo articolo
(1 Vota)

"Welfare state" significa, letteralmente, "stato del Benessere", modello d’importazione anglosassone che in versione italiana diventa "stato sociale", attribuendo il nome al ministero che si occupa di lavoro e di politiche sociali.

Questo modello di stato rappresenta il compromesso tra il capitalismo e l’iniziativa pubblica, tra economia e politica, in cui la seconda controlla la prima, indirizzandola ad una distribuzione equa delle risorse.

Ma oggi il modello del Welfare State è in crisi per vari motivi: c’è una crisi delle risorse ma anche dell’abbondanza, con un forte aumento dei bisogni della persona; inoltre c’è un’estensione della durata della vita, che richiede un maggior impiego di servizi socio — sanitari, di quelli a favore degli anziani e un inevitabile innalzamento della spesa sanitaria; infine c’è un aumento del degrado personale e sociale soprattutto umano ed una crescita vertiginosa della disoccupazione.

 

RIPENSARE SANITA’ E ASSISTENZA

Con il Welfare State è indubbiamente aumentato il benessere economico, ma purtroppo la distribuzione delle ricchezze non è equa perché i beneficiari prevalenti sono i ceti medio — alti a scapito delle fasce di popolazione medio - basse. Cresce il divario di reddito e d’opportunità tra le varie fasce di popolazione , creando una società a due o più velocità, in cui i problemi delle componenti sociali svantaggiate non interessano alle frange ricche della popolazione; la distribuzione equa del benessere e delle opportunità non è una priorità per la parte significativa della società italiana e del suo governo centrale.

Queste considerazioni vanno evidenziate ancora di più nel momento in cui il governo deve elaborare e approvare la legge finanziaria, in cui fondamentale importanza hanno gli enti locali e il settore sanitario e d’assistenza.

Su quest’argomento, sanità ed assistenza, si contrappongono da sempre due modelli: quello pubblicistico e quello privatistico.

Il primo, attuato con le riforme Bindi e Turco, prevede che lo stato determini i servizi da assicurare al cittadino e che le regioni organizzino l’erogazione grazie alla collaborazione dei comuni.

Secondo il modello privatistico, invece, lo stato dà libero spazio allo sviluppo imprenditoriale dei servizi, lasciando al cittadino - utente un’ampia possibilità di scelta fra le numerose offerte, passate in mano ai privati. Questo modello dovrebbe stimolare la concorrenza e quindi aumentare la qualità dei servizi, secondo le leggi classiche del mercato. Il ruolo delle istituzioni pubbliche è quello di finanziare i cittadini per l’acquisto di una parte dei servizi e di regolare il mercato.

 

ALCUNE PREOCCUPAZIONI

L’istituzione pubblica ha il compito di assicurare la salute e l’assistenza in quanto beni primari che devono essere a disposizione di tutti, a partire da chi ne ha più bisogno. La creazione di un mercato di questi beni potrebbe portare all’acquisto non dei prodotti migliori, ma di quelli meglio pubblicizzati. Inoltre la sussidarietà è bella quando è sostenuta da ragioni di solidarietà, altrimenti produrrebbe solo maggior divario tra ricchi e poveri.

Il confronto fra i modelli si può concretizzare osservando i sistemi sanitari dell’Europa e degli Stati Uniti: il cittadino americano paga per la salute meno tasse di quello europeo ma spende molto più per assicurazioni private e prestazioni pagate direttamente. Al contrario, in Europa la spesa pubblica è più alta di quella privata; ma negli stati Uniti la percentuale di mortalità infantile è altissima e l’attesa media di vita è la più bassa perché le condizioni di vita dei poveri americani sono cosi’ precarie da abbassare molto la media; questo perché ci sono minori investimenti in prevenzione ed educazione alla salute.

 

L’IMPEGNO DEI CRISTIANI

Nel terzo settore, quello della sanità e dell’assistenza, operano anche servizi ecclesiali e di ispirazione cristiana, che vengono annoverati tra i "privati" perché espressione di libera e autonoma iniziativa, ma che tuttavia condividono con il "pubblico" le finalità di benessere generale; infatti le opere cattoliche erogano servizi non solo ai cattolici ma a tutta la popolazione in stato di bisogno, mirando ad una giusta ripartizione delle ricchezze e ad un innalzamento della qualità della vita.

Anche la chiesa, con i servizi offerti, contribuisce al Welfare State ed è presente negli affari pubblici con una intelligente lettura dell’andamento sociale e con una valida formazione del personale, supportato soprattutto dal volontariato.

Si deve quindi arginare il fenomeno che porta credenti e praticanti a minimizzare la dimensione comunitaria e a massimizzare invece il benessere individuale, servendosi della catechesi, dei gruppi famiglia, dei mass madia e di tutti i mezzi che veicolano un messaggio di carità. Ci deve essere un lavoro educativo e di formazione di tutti i lavoratori nel sociale, perché nascano in loro responsabilità civili e sociali nel segno della carità e della solidarietà.

Tratto da "settimana —37"

Riduzione e adattamento a cura di Simona Internullo

Ultima modifica Giovedì 12 Aprile 2012 16:42

Iscriviti alla Newsletter per ricevere i nostri "Percorsi Tematici" e restare aggiornato sui migliori contenuti del nostro sito