Lunedì, 21 Agosto 2017
Giovedì 30 Dicembre 2004 20:54

MEDIA: "Contro la guerra senza se e senza ma"

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 MEDIA

"Contro la guerra senza se e senza ma"

"Contro la guerra senza se e senza ma"

(Articolo di Cristina Beffa su "Famiglia Oggi" 3/2003 pp.68-72)

report a cura di SIMONA CUDINI - Psicologa

La decisione della RAI di non mandare in oda la diretta della manifestazione pacifista organizzata a Roma dal Social Forum il 15 febbraio "contro la guerra senza se e senza ma", è uno degli episodi recenti che , da un lato dimostra quanto la televisione abbia il potere rifiltrare e censurare la realtà (semplicemente non facendola apparire o dandole un’attenzione maggiore o minore, in questo caso a secondo delle richieste del governo), dall’altra testimonia la qualità del servizio pubblico televisivo, sempre più asservito a interessi di parte.

Contemporaneamente il CENSIS (centro studi investimenti sociali) nel suo ultimo rapporto, sottolinea l’importanza dei media nella vita culturale e politica del nostro Paese, e invita a non sottovalutare gli effetti, soprattutto della televisione, unica fonte di informazione e crescita culturale per un largo strato della popolazione, composto prevalentemente da persone a bassa scolarità. Snobbare e demonizzare la televisione non aiuta quindi ad arginare un fenomeno che, se pur criticabile per la bassa a qualità del prodotto offerto, ha però una penetrazione praticamente totale nella nostra società, e quindi non può essere ignorata: il suo potere va però contrastato affiancandole altri media capaci di integrare sia l’aspetto informativo che quello culturale. La televisione, ormai, ha perso la possibilità di istruire, creare opinioni attraverso il confronto e il dibattito: con l’avvento delle televisioni commerciali l’obiettivo, anche della tv pubblica, si è spostato sul piano della vendita degli spazi pubblicitari, che implica la necessità di catturare l’attenzione di un pubblico più vasto possibile con programmi di intrattenimento in una competizione dove qualità dei programmi e quantità di ascolti sembrano essere irrimediabilmente antitetici. Il compito di accrescere e vagliare le informazione, e da queste crearsi delle opinioni, diventa quindi responsabilità di altri media, e in primo luogo della stampa quotidiana e dei libri. Se infatti internet e i canali informativi ad essa collegati permettono di acquisire in tempi brevissimi un’enorme mole di informazioni, solo la lettura, come sostiene Umberto Eco, dà la "possibilità di filtrare l’infinità di informazioni che oggi ci arrivano…soltanto grazie ai libri ognuno di noi avrà strumenti per scegliere e crearsi una propria identità culturale" (Corriere della Sera, 31 gennaio 2003). La lettura però, ancora oggi, appare appannaggio delle classi sociali a più alto livello di istruzione, sia fra gli adulti che fra i giovani: necessitano quindi delle azioni che avvicinino maggiormente tutti gli strati sociali a queste fonti di sapere, alternative all’omologazione di pensiero che la televisione, nel nostro Paese più che in altri, persegue come strumento di consenso e di controllo sociale.

Simona Cudini

Ultima modifica Martedì 22 Febbraio 2005 01:58

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