Venerdì, 15 Dicembre 2017
Sabato 26 Febbraio 2005 19:28

IL PIANO PASTORALE PER LA FAMIGLIA - Diocesi di Fermo

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IL PIANO PASTORALE PER LA FAMIGLIA
DIOCESI DI FERMO

Negli ultimi anni la Diocesi di Fermo ha posto al centro della riflessione pasto­rale la famiglia.
Tale riflessione è stata sostenuta dalla convinzione che la famiglia, oltre ad es­sere oggetto di cure della comunità, è sog­getto di pastorale in quanto agente di evangelizzazione, formazione e servizio, al suo interno, nella comunità cristiana e nella società civile.
Lo stimolo è pervenuto non solo dalla forte istanza di evangelizzazione che il pa­pa sollecitava per il nuovo millennio, ma anche dall'invito del Sinodo Diocesano a riscoprire la dimensione teologica del ma­trimonio, a privilegiare l'aspetto formativo dei coniugi e degli animatori della pastora­le familiare e a considerare la parrocchia, per la sua caratteristica territoriale ed il suo coordinamento con l'ufficio di pastorale fa­miliare, il luogo privilegiato della crescita spirituale, morale e sociale delle famiglie.
In questo contesto di profonda rifles­sione si colloca il cammino che ha con­dotto la Diocesi alla realizzazione del Piano Pastorale per la famiglia. La Com­missione che ha accompagnato questo percorso era composta da due sacerdoti e da coniugi impegnati ecclesialmente e con differenti competenze nel versante culturale, sociale e pastorale. Il metodo di lavoro adottato ha cercato di coinvolgere tutta la comunità ecclesiale, nelle sue con­crete espressioni: diocesi, vicarie, parroc­chie.

In ascolto della Chiesa locale: indagine ed obiettivi

Il primo passo, dunque, è stato quello di mettersi in ascolto della Chiesa locale, organizzando incontri con i delegati di Vi­caria per la pastorale familiare e con la Consulta delle aggregazioni laicali, per una prima verifica della situazione delle famiglie nel nostro territorio e per indivi­duare eventuali piste da proporre.L'invio delle schede di verifica dell'e­sistente e di proposta ha contraddistinto il secondo momento. Esse hanno investito il problema a tutto campo a cominciare dall'educazione di adolescenti e giovani all'amore fino alla missione educati va della famiglia, alla sua testimonianza e al suo impegno nella Chiesa e nel mondo (la via dell' annuncio, la via della carità, la via della missione).
Gli obiettivi erano dichiarati nella se­conda parte di ogni scheda: anzitutto aiu­tare la parrocchia a valutare il proprio im­pegno nei vari settori della pastorale fa­miliare, per individuare carenze e realtà positive; in secondo luogo, si voleva dare alla parrocchia la possibilità di formulare richieste concrete alla Vicaria e alla Dio­cesi, per essere sostenuta ed aiutata nella sua missione nei confronti delle famiglie.

L'analisi delle risposte e la formulazione del Piano

Le osservazioni pervenute sono dive­nute oggetto di riflessione sia per la Com­missione che per il Consiglio Pastorale Diocesano. Quest'ultimo dopo un'attenta lettura ha riconsegnato il lavoro alla Com­missione che ha cercato di riunire in un unico documento i contributi, ristrutturan­doli, dove necessario, secondo lo schema: «Soggetti», «Contenuti» e «Metodo».
L'obiettivo del Piano Pastorale è sta­to quello di tracciare alcune linee-guida che, pur rispettando i diversi cammini e contesti, possano aiutare a sentirsi parte di una Diocesi.
Il Piano pastorale sulla famiglia, dun­que, non si è posto come un'iniziativa da aggiungere ad altre iniziative e neanche come una proposta confezionata e pronta all'uso, ma come obiettivo per aiutare la Diocesi ad attuare una conversione pasto­rale: dalla famiglia oggetto alla famiglia come soggetto, dalla parrocchia come in­sieme di persone alla parrocchia come fa­miglia di famiglie, dalla famiglia come settore alla famiglia che taglia trasversal­mente tutto l'impegno pastorale e dall'at­tenzione alle famiglie praticanti al coin­volgimento di quest'ultime nella missio­ne. Non vedere solo la famiglia come problema ma come risorsa e far di essa il centro unificatore della pastorale parroc­chiale.
Anche l'organizzazione metodologica delle stesse schede è coerente con tale im­postazione.

La prima via è quella dell'evange­lizzazione in cui la famiglia è oggetto di attenzione: educazione all'amore, incon­tri per fidanzati, incontri per genitori e fa­miglie e i gruppi famiglia.

La seconda via è quella della carità in cui la famiglia contemporaneamente è oggetto e soggetto di carità: servizi e so=­stegni alle famiglie e nuove forme di con­divisione.

La terza via è quella della missione in cui la famiglia diviene soggetto di pa­storale: l'educazione alla fede, la parteci­pazione alla vita della Chiesa, la parteci­pazione alla vita della società.

In questo contesto il Piano pastorale per la famiglia ha cercato di fare proposte nei vari ambiti.

Il primo dato emergente è che accanto alla preparazione immediata al matrimo­nio è necessario avviare una preparazio­ne remota che aiuti i giovani a riscoprire i valori insiti nella corporeità, sessualità e affettività. Questo tipo di preparazione deve essere trasversale ad ogni cammino formativo e deve ispirare ogni tentativo di primo annuncio della Chiesa. In questo cammino si ritiene necessaria la presenza di adulti e di giovani coppie e non solo di giovani come educatori.

Per quanto riguarda la preparazione immediata al matrimonio si auspica la presenza di coppie di sposi che insieme al parroco si assumano l'impegno di ac­compagnare i fidanzati nella scoperta del «Sacramento del matrimonio». A livello metodologico, si ritiene opportuno dare unitarietà ai contenuti, partendo dalla di­mensione antropologica per arrivare a quella di fede e passare da uno stile catte­dratico ad un confronto di coppia e nel gruppo. Si indica, infine, un minimo di dodici incontri indispensabili per un cammino serio d'iniziazione al matrimo­nio.

La promozione dei gruppi famiglia è motivata dall' importanza della famiglia sia come oggetto che soggetto primario della pastorale. Date le diverse metodolo­gie a cui i gruppi esistenti fanno riferi­mento, si ritiene necessario un vaglio cri­tico per indicare, nella legittimità delle di­verse impostazioni, alcuni punti fermi. È necessario, inoltre, far comprendere che i gruppi-famiglia sono un momento di apertura alla vita parrocchiale e comuni­taria, uno stimolo al servizio pastorale della Chiesa e all'impegno nella società civile, evitando in questo modo il perico­lo che essi rimangano un fattore isolato di un piccolo gruppo di coppie diventate amiche.

Circa il metodo diventa prioritario non perdere mai di vista che si tratta di un gruppo famiglie, non di semplici adulti, con l'eventuale presenza di figli. Secondo requisito per una metodologia adeguata è che ci sia spazio, in ogni incontro, oltre alla presentazione di una tematica illumi­nata dalla parola di Dio, per il lavoro di coppia.

Per quanto riguarda gli incontri per genitori i destinatari sono entrambi i ge­nitori. Essi divengono i primi e principali educatori dei figli nella fede, compito che scaturisce dal Sacramento del matrimo­nio e diviene vero e proprio ministero, un servizio educativo per aiutare i figli nella loro crescita umana e cristiana. A partire dai sacramenti dell'iniziazione cristiana dei figli (Battesimo, Eucaristia, Confer­mazione) si è ritenuto opportuno traccia­re un itinerario che si proponga tre obiet­tivi: partire dalla realtà che vive il matri­monio e la famiglia; annunciare l'amore di Dio che, attraverso la luce e la sapien­za del Vangelo, illumina e sostiene la realtà del matrimonio e della famiglia af­finché possa meglio realizzare la propria vocazione di comunità di grazia, amore e servizio alla vita; suggerire modi concre­ti di testimonianza cristiana che tengano presenti i risvolti etici personali e comu­nitari della fede e la missione educati va dei genitori cristiani.

L'indicazione di linee guida per servi­zi e sostegni alle famiglie e alle nuove forme di condivisione familiare ha vo­luto perseguire tre obiettivi: coinvolgi­mento delle singole famiglie per creare un rapporto di reciprocità; corresponsabilità nelle Comunità Parrocchiali; collabora­zione tra parrocchie vicine. In questa pro­spettiva la famiglia non è solo oggetto di intervento ma anche protagonista possi­bile del superamento del disagio che vive e delle difficoltà in cui si trovano le fami­glie in crisi: separati, divorziati, divorzia­ti risposati, famiglie extracomunitarie, fa­miglie con disabili gravi, ecc. Data l'im­portanza e la serietà dei problemi da af­frontare si invita la parrocchia ad educare adeguatamente i collaboratori pastorali per conoscere più in profondità ogni pro­blematica, in tutti i suoi risvolti: ecclesia­li, sociali, psicologici, umani, relaziona­li. I collaboratori, pur chiamati ad affer­mare con chiarezza e coraggio i principi della fede nella fedeltà della dottrina e della tradizione della Chiesa, debbono mettere in atto nuove forme di accoglien­za, ascolto, dialogo e apostolato.

Le linee-guida per l'educazione alla fede nella famiglia partono da due fatto­ri concomitanti: il compito di trasmissio­ne del Vangelo e di educazione alla fede nei confronti delle nuove generazioni che è prevalentemente affidato ai catechisti e al sacerdote (atteggiamento di delega); le forme abituali di trasmissione che sono improntate per lo più sul colloquio occa­sionale e sulla testimonianza personale (i momenti espliciti di formazione sono po­co ricercati, la preghiera in famiglia è molto rara).

Di conseguenza la comunità parroc­chiale dovrebbe svolgere una sensibiliz­zazione maggiore nei confronti dei geni­tori proponendo itinerari che aiutino que­st'ultimi a vivere il Vangelo in maniera li­bera e matura, a favorire un incontro per­sonale con Gesù Cristo, a stimolare la preghiera e la partecipazione alla vita del­la Chiesa, ad approfondire l'annuncio del­la Rivelazione, ecc.

A tal proposito diviene indispensabile che si formi in ogni parrocchia un' équipe familiare, composta da coppie disponibi­li e competenti, che abbia come compito quello di sensibilizzare le altre famiglie, di promuovere e coordinare iniziative for­mative specifiche.

Per quanto riguarda la famiglia sog­getto missionario nella Chiesa attual­mente il servizio svolto, sembra essere prevalentemente di tipo operativo, cate­chetico, liturgico o caritativo. È necessa­rio, quindi, recuperare la ministerialità della famiglia formando una équipe di fa­miglie animatrici che dovrebbero caratte­rizzarsi oltre che per i contenuti, soprat­tutto per il metodo di lavoro. La parroc­chia dovrebbe diventare il luogo in cui si creano occasioni d'incontro e dialogo ve­ro. I movimenti, le associazioni, i cammi­ni di fede possono essere una risorsa edu­cativa per le famiglie. C'è bisogno di una maggiore collaborazione tra famiglie, sfruttando momenti importanti come: centri di ascolto, iniziative periodiche di incontro e preghiera, mese di maggio, ecc...

Infine, perché questo impegno missio­nario sia assunto in modo sempre più au­tentico e proficuo, si avverte la necessità di promuovere iniziative specifiche per coppie, prestando particolare attenzione ai temi della vocazione e spiritualità co­niugale.

Le linee guida per la famiglia missio­naria nel mondo, partono dall'urgenza di un coinvolgimento maggiore della fami­glia nell'impegno sociale e politico. Trop­po spesso si hanno individui singoli che agiscono a livello personale.      

È importante che la pastorale della famiglia in ambito socio-economico-po­litico sia inserita nel contesto più genera­le della pastorale sociale e collegata con le attività della Caritas parrocchiale e dio­cesana e di associazioni e movimenti che hanno particolari attenzioni alle dinami­che sociali. Il criterio orientativo è quello di fare le cose insieme.

Luca e PatriziaTosoni

 

Ultima modifica Mercoledì 20 Aprile 2005 12:12

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