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Martedì 06 Luglio 2010 10:19

Famiglia a colori – sfida interculturale

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Piuvoce.net - Cattolici in rete 18 maggio 2010

I movimenti migratori impongono un dibattito improntato al realismo

E’ difficile sottrarsi alla “bolla calda della politica”, come l’ha definita Aldo Bonomi, quando nel nostro Paese si affronta il tema dell’immigrazione. Ma la sfida della “famiglia a colori” va affrontata con realismo, nella sua globalità e complessità. Il tema della dimensione familiare dei movimenti migratori, è anche stato segnalato dalle Nazioni Unite, che hanno dato alla Giornata Internazionale della Famiglia 2010 il titolo "L`impatto delle migrazioni sulla famiglia nel mondo".

Dalle politiche generali dei flussi, alle strategie e alle regole rispetto all’inserimento del mercato del lavoro, dal tema della legalità/sicurezza, alle interazioni tra governi nazionali e organismi internazionali (dagli accordi bilaterali al ruolo dell’Unione Europea e dei Paesi rivieraschi del Mediterraneo) sono tutte questioni che esigono scelte di sistema.

Due dimensioni però interpellano noi che amiamo la famiglia, e sulle quali è doveroso esplicitare una posizione chiara:

  • - l’idea di intercultura, in una società plurale;
  • - la centralità della famiglia anche nei movimenti migratori.

 Il primo punto è decisivo perché ogni scelta politica in tema di immigrazione, a livello di singolo Comune o come strategia europea generale, non può non fare i conti con i modelli di relazione tra culture diverse, sfida che la società contemporanea ormai impone a ciascuno di noi. Ormai non basta scegliere sì o no di fronte al modello - di fatto superato anche negli Stati Uniti - del “melting pot”, del crogiuolo di culture in cui ogni diversità si fonde - si perde - e si assimila ad una ipotetica “identità nazionale”. Le differenze restano, anche nel grande sogno americano.

Ma, una volta accettata la logica del “salad bowl”, dell’insalata mista, dove ogni ingrediente conserva la propria identità, occorre un ulteriore passaggio, dalla società multiculturale, con identità distinte ma separate (spesso divise, se non addirittura contrapposte), verso l’idea di “intercultura”, dove l’attenzione è posta soprattutto alle relazioni, alle interazioni, al dialogo tra soggetti diversi, dialogo che presuppone ed esige, oltre al rispetto delle diversità, anche l’esistenza e il riconoscimento di terreni comuni, di contenuti e significati in cui ciascuna diversità deve riconoscere se stessa e l’altra. Quindi niente “assimilazione”, ma neanche barriere di autoreferenzialità: più che confini e distinzioni, soglie e passaggi.

 Ovviamente queste riflessioni generano politiche generali diverse; non pretendiamo di confrontarci con esse, ma intendiamo invece sottolineare che - come per l’intero Paese, del resto - l’attenzione alla famiglia nei movimenti migratori deve assumere una nuova centralità, sia come qualificazione del progetto migratorio, sia come dimensione di percorsi di integrazione e stabilizzazione, sia, infine come strumento e ambito dell’accoglienza.

 Non è inutile ricordare, nello specifico familiare - molto rapidamente, quasi per slogan - che:

  • - molti percorsi migratori sono “progetti familiari”, anche quando si muove un individuo singolo, e che nel tempo questa dimensione familiare emerge con forza, spesso confermando o mettendo a rischio i processi di integrazione e stabilizzazione nel Paese ospitante.
  • - la famiglia è oggettivamente fattore di integrazione e stabilizzazione per i migranti, quindi il ricongiungimento familiare (con i dovuti modi, criteri, regole) non può non essere considerato come strumento strategico per migliorare la qualità dei processi di integrazione e di responsabilizzazione delle persone migranti.
  • - la famiglia è inoltre il primo e più potente fattore di protezione del benessere dei minori (residenti e stranieri), e questo dato si conferma con ancora maggiore urgenza e drammaticità a fronte dei “minori non accompagnati”, vera priorità e urgenza operativa.
  • - anche le famiglie del Paese ospitante possono essere veicoli e luoghi di integrazione, dialogo, sostegno, sia nella quotidianità delle relazioni brevi, sia nell’educare ad una cultura dell’accoglienza, del rispetto e del riconoscimento reciproco.

Proprio nel ragionare sulla famiglia, forse, si possono esplicitare alcuni “terreni comuni”, valori da condividere, che abbiamo ricordato essere essenziali per un confronto interculturale: quei passaggi, quelle passerelle di comunicazione che consentono l’incontro pacifico delle diversità in una società così differenziata come quella contemporanea. Torniamo cioè all’idea che esista comunque una “qualità dell’identità familiare”, nel nostro Paese, collegata all’idea di cittadinanza e di dignità della persona, che si è storicamente costruita attraverso un duplice percorso di antropologia cristiana e di cultura europea (costruiti e custoditi ben dentro “le radici cristiane dell’identità nazionale ed europea”), in cui emergono identità forti, che sono “riferimento” al fondamento familiare. Dobbiamo cioè riaffermare, anche rispetto al tema della società interculturale, che:

  • - la famiglia è luogo di rilevanza sociale, pubblica, è incontro tra pubblico e privato, aiuta a costruire il bene comune (e forse questo punto è una sfida culturale più per la cultura laicista nostrana ed europea che per le famiglie di migranti…);
  • - esiste, nell’idea di cittadinanza europea, una cultura di pari dignità ed opportunità tra sessi e di rispetto e dignità verso i minori che costituisce elemento irrinunciabile;
  • - vivere da famiglia, sia per i migranti che per i cittadini residenti, è un fattore insostituibile di protezione per ogni persona e di promozione di responsabilità sociale (cittadinanza attiva, stabilità, integrazione), e questo genera un sistema di diritti/doveri familiari (una vera e propria “cittadinanza della famiglia”) che è tutto da verificare, nel nostro Paese (e non solo per i migranti).

Su questi punti non tutte le culture, autoctone e dei popoli migranti, esprimono modelli di vita e stili di comportamento in sintonia con questo orizzonte valoriale; basti pensare alla volatilità di tante relazioni di coppia, alla fragilità di tante responsabilità genitoriali, o alla difficoltà di garantire tutela e soggettività dei minori,

Tuttavia la dimensione familiare, passando attraverso i mondi vitali, le relazioni primarie, nel suo essere sistema relazionale insostituibile per il bene della persona, è sicuramente una di quelle passerelle di riconoscimento reciproco che consente la “conciliazione delle diversità”, vera sfida sociale, antropologica e politica della contemporaneità.

Ultima modifica Mercoledì 04 Aprile 2012 08:31
Elettra Pepe

Elettra Pepe

Pensionata Scienze Biologiche

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