Giovedì, 14 Dicembre 2017
Domenica 27 Marzo 2011 11:43

La benedizione delle case: Perché i preti non la fanno più?

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Forse sono un po’ sorpassato, ma ricordo che nella mia giovinezza, dopo Pasqua, il sacerdote passava a benedire le case e le famiglie. Erano altri tempi ma ben pochi non aprivano la porta e non accoglievano il sacerdote.

Era una visita veloce - anche se in certe case si fermava mezz’ora - una carezza ai bambini, una preghiera recitata insieme, la benedizione, una piccola offerta in cambio di un’immaginetta. Poi i preti hanno incominciato a dire: quest’anno passeremo a benedire solo nel quartiere XY, e alla fine la pratica è stata messa in soffitta.
Il motivo è solo perché i sacerdoti hanno troppi impegni?

Risponde don Giancarlo Grandis, dottore in Teologia Morale, vicario episcopale per la cultura della diocesi di Verona.
Nella pastorale tradizionale la benedizione delle case aveva una duplice valenza: un'occasione offerta al sacerdote per visitare le famiglie della propria comunità parrocchiale, solennizzare la festività pasquale nella quale veniva benedetta la nuova acqua battesimale. La benedizione pasquale aveva, quindi, un duplice significato: sociale e religioso allo stesso tempo.
La domanda posta è certamente provocatoria. Ma essa mette a tema una questione delicata che riguarda il rapporto tra Chiesa e mondo, la progressiva secolarizzazione della nostra società, la rilevanza pubblica della fede cattolica tra laicismo, multiculturalismo e pluralismo religioso. Per cui se la benedizione della case una volta era considerata un fatto scontato e un appuntamento atteso da tutti, oggi non è più così. E i sacerdoti se ne sono resi conto, talvolta con imbarazzo, non sapendo se tenere ancora in piedi tale tradizione, se trovare nuove forme di attuazione, se tralasciarla del tutto, molti rendendosi disponibili se richiesti esplicitamente dalla famiglia.
Sta di fatto, che al di là delle varie modalità con cui questa bella e popolare tradizione può essere tenuta in vita anche in un contesto socio-religioso che si è evoluto, la benedizione delle case rimane per il sacerdote una grande opportunità pastorale per visitare annualmente le proprie famiglie cristiane, far sentire a tutte le altre che benevolmente lo accolgono la vicinanza e l'apertura della Chiesa a tutte le persone di buona volontà, la messa in atto, accanto alla pastorale catechistica e sacramentale, di quella che può essere definita la pastorale delle buone relazioni, che fin dagli inizi della Chiesa costituisce la base della evangelizzazione.

Ultima modifica Venerdì 06 Luglio 2012 07:03
Elettra Pepe

Elettra Pepe

Pensionata Scienze Biologiche

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