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Martedì 19 Luglio 2011 09:35

I laici nella chiesa: laico in senso ecclesiale, non in senso politico-sociale

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Laico, laikòs in greco, deriva da laòs che significa popolo; quindi un membro del popolo. Il termine “laico” oggi può essere usato in due sensi diversi e opposti: in senso ecclesiale e in senso politico-sociale. In senso ecclesiale è ogni persona che ha ricevuto il battesimo e quindi fa parte del popolo di Dio, radunato nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.  In senso politico-sociale, laico è la persona che pensa di risolvere i problemi dell’uomo senza il ricorso a Dio.

Laico, laikòs in greco, deriva da laòs che significa popolo; quindi un membro del popolo. Il termine “laico” oggi può essere usato in due sensi diversi e opposti: in senso ecclesiale e in senso politico-sociale.

 

1. In senso ecclesiale è ogni persona che ha ricevuto il battesimo e quindi fa parte del popolo di Dio, radunato nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. 

 

Chi, oltre al Battesimo, riceve il sacramento dell’Ordine entra a far parte del Clero: Vescovi, Sacerdoti, Diaconi. Coloro che fanno i voti di castità, povertà e obbedienza entrano a far parte dello stato religioso o degli istituti secolari.

Pertanto, indistintamente, tutti i membri della Chiesa hanno la medesima dignità, essendo tutti “partecipi della natura divina” (2Pt 1,3-4), pur con ministeri diversi. Mentre i ministri dell’Ordine sacro hanno compiti nettamente spirituali e quelli che professano i detti voti hanno il compito della testimonianza del distacco, e di vivere nello spirito delle beatitudini; i laici per vocazione cercano il Regno di Dio trattando le cose di questo mondo, ordinandole secondo Dio.

I laici, insegna il Concilio Vaticano II, “implicati in tutti e singoli affari del mondo, e nelle ordinarie condizioni di vita familiare e sociale, sono chiamati a contribuire, quasi dall’interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo mediante l’esercizio del proprio ufficio e sotto la guida dello spirito evangelico, e in questo modo manifestare Cristo agli altri, principalmente con la testimonianza della loro stessa vita” (LG n.31).

2. In senso politico-sociale, laico è la persona che pensa di risolvere i problemi dell’uomo senza il ricorso a Dio.

Laicismo, quindi, equivale a un umanesimo che vuol rimanere esclusivamente terreno: l’uomo che ignora Dio, e non sente il bisogno di Dio. Il laicismo, pur fondato negli stessi principi, può assumere la forma naturalistica, o illuministica, o materialistica, o marxistica.

Evidentemente il laico cristiano si oppone al detto laicismo con tutti i mezzi leciti di cui può disporre.

Unto dallo Spirito Santo Cristo- Unto dallo Spirito Santo il cristiano

Il popolo ebreo dell’Antico Testamento attendeva il Messia, termine ebraico che in greco equivale alla parola Cristo: sua missione sarebbe stata quella di liberare il suo popolo dal peccato, secondo la giusta interpretazione delle Scritture. Messia o Cristo vuol dire “unto”: venivano infatti unti con olio profumato, i sacerdoti, i re e i profeti. In realtà i profeti non venivano unti materialmente, ma spiritualmente da Dio stesso, come scrive il profeta Isaia: “Lo Spirito del Signore è sopra di me perché mi ha unto; e mi ha inviato ad annunciare la buona novella ai miseri, ecc.” (60,1). Dopo aver letto queste parole nella sinagoga di Nazaret, Gesù dichiara: “Questa Scrittura che voi avete udito con i vostri orecchi si è adempiuta in me” (Lc 4,17-21). Ecco perché il Messia doveva essere un “Unto”, il quale avrebbe assommato in sé l’ufficio sacerdotale, regale e profetico.

Tale consacrazione Gesù l’ha ricevuto visibilmente nel Battesimo, quando il Padre mediante lo Spirito Santo “l’ha consacrato (nella sua umanità) con l’olio di letizia, a preferenza di tutti gli altri” (Eb 1,9), costituendolo “Signore e Messia” (At 2,36) e “consacrandolo in Spirito Santo e potenza” (At 10,38). Da allora alla parola Gesù si unisce la parola “Cristo”, ossia Gesù Messia: sacerdote, re e profeta!

Anche il cristiano è un unto: “Dio ci ha scelti in Cristo - scrive San Paolo - e ci ha conferito l’unzione, ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito Santo nei nostri cuori” (2Cor 1,21-22). E San Giovanni aggiunge: “Voi avete ricevuto da Dio l’unzione dello Spirito, quindi conoscete la verità” (1Gv 2,20).

Evidentemente una tale unzione l’abbiamo ricevuto nel Battesimo, diventando così partecipi della dignità sacerdotale, regale e profetica di Cristo. Perché ciò sia chiaro anche visivamente, non appena battezzato il cristiano viene unto sul capo col crisma (l’olio profumato benedetto dal Vescovo il giovedì santo).

I laici partecipi dell'ufficio sacerdotale, profetico, regale di Cristo

1. Ufficio sacerdotale.

Per il Battesimo i laici sono abilitati ad offrire “sacrifici spirituali a Dio”.

“I laici, - è detto dal Concilio - essendo dedicati a Cristo e consacrati dallo Spirito Santo, sono in modo mirabile chiamati e istruiti perché lo Spirito Santo produca in essi frutti copiosi. Tutte infatti le opere, le preghiere e le iniziative apostoliche, la vita coniugale e familiare, il lavoro giornaliero, il sollievo corporale e spirituale, se compiute nello Spirito, e persino le molestie della vita, se sono sopportate con pazienza, diventano sacrifici spirituali graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo; e queste cose nella celebrazione dell’Eucaristia sono piissimamente offerte al Padre insieme all’oblazione del Corpo del Signore. Così anche i laici, operando santamente come adoratori, consacrano a Dio il mondo stesso” (LG, n.34).

Insomma, tutta la vita del laico può e deve diventare un culto reso a Dio perché venga il suo Regno, poiché il Battesimo porta con sé una virtù santificatrice di tutto ciò che si fa di onesto e di buono; non solo, ma conferisce anche un valore di intercessione presso Dio per la santificazione e la diffusione della Chiesa nel mondo. In modo particolare i genitori partecipano all’ufficio di santificazione “conducendo la vita coniugale secondo lo spirito cristiano e attendendo all’educazione cristiana dei figli”.

Pertanto, secondo il Diritto Canonico, i laici “possono essere assunti stabilmente, mediante il rito liturgico stabilito, ai ministeri di lettore e di accolito... In mancanza di ministri, pur senza essere lettori o accoliti, possono supplire alcuni dei loro uffici: esercitare il ministero della Parola, presiedere le preghiere liturgiche, amministrare il Battesimo e distribuire la Comunione” (can. 230); e ciò sia uomini che donne, eccetto i ministeri di lettore e di accolito riservati agli uomini. Sottolineiamo ministero di lettore, non l’ufficio di proclamare le prime due letture nella liturgia della Parola.

2. Ufficio profetico.

Leggiamo nella Lumen gentium del Concilio (n.35): “Cristo adempie la sua funzione profetica... non solo per mezzo della gerarchia, ma anche per mezzo dei laici, che perciò costituisce suoi testimoni, e forma nel senso della fede e nella grazia della Parola”. L’apostolo Pietro, nel suo primo annunzio del Vangelo nel giorno della Pentecoste, dice: “Accade quello che predisse il profeta Gioele: Negli ultimi giorni - dice il Signore - io effonderò il mio Spirito sopra ogni persona; e i vostri figli e le vostre figlie profeteranno” (At 2,16-17). Nella Chiesa, quindi, tutti siamo profeti: il Capo, Cristo, e tutti i battezzati, membri del suo Corpo che è, appunto, la sua Chiesa. Ecco perché San Tommaso nella sua Summa theologiae scriveva: “Istruire qualcuno per condurlo alla fede è il compito di ogni predicatore e anche di ogni credente”.

Secondo il Diritto Canonico, anche i laici, che ne sono capaci e preparati, possono prestare la loro collaborazione alla formazione catechistica, all’insegnamento delle scienze sacre, nonché con i mezzi della comunicazione sociale. Lo stesso Diritto Canonico (al can. 212) prescrive: “In rapporto alla scienza, alla competenza e al prestigio che godono, i laici hanno il diritto, e anzi talvolta il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa e di renderlo noto agli altri fedeli, salva restando l’integrità della fede e dei costumi e il rispetto verso i Pastori, tenendo inoltre presente l’utilità comune e la dignità della persona”.

Al n.38 della citata Lumen gentium leggiamo: “Ogni laico dev’essere davanti al mondo un testimonio della Resurrezione e della vita del Signore Gesù e un segno del Dio vivo... Ciò che è l’anima nel corpo, questo siano nel mondo i cristiani”. D’altronde il mandato di Gesù, per tutti i suoi discepoli, è questo: “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Mt 5,16).

3. Ufficio regale.

Dice Gesù: “Chiunque fa il peccato è schiavo del peccato... Se voi rimanete nella mia parola, siete veramente miei discepoli, e la verità vi farà liberi” (Gv 8,31-36): liberi evidentemente dal peccato; ed è questo il primo significato della partecipazione alla regalità di Cristo. Il quale ha comunicato ai suoi discepoli il dono della libertà regale, “perché con l’abnegazione di sé e la vita santa vincano in se stessi il regno del peccato” (Concilio, LG n.36).

Sant’Ambrogio, commentando il salmo 118, scriveva: “Colui che sottomette il proprio corpo e governa la sua anima senza lasciarsi sommergere dalle passioni è padrone di sé: può essere chiamato re perché è capace di governare la propria persona; è libero e indipendente e non si lascia imprigionare da una colpevole schiavitù”. Fatto questo, compito del laico è quello di “restaurare tutte le cose in “Cristo”, secondo il programma di Pio X “I laici, - prescrive il Concilio - mettendo in comune anche la loro forza, risanino le istituzioni e le condizioni di vita del mondo, se ve ne sono di quelle che spingono al peccato; così che tutte siano rese conformi alle norme della giustizia e, anziché ostacolare, favoriscano l’esercizio delle virtù. Così agendo impregneranno di valore morale la cultura e i lavori dell’uomo” (LG n.36).

“I laici possono essere chiamati a collaborare con i loro Pastori nel servizio della comunità ecclesiale, per la crescita e la vitalità della medesima” (Paolo VI, Evangelium nuntiandi, n.73); e ciò, secondo il Diritto Canonico, mediante la loro presenza nei Concili particolari, nei Sinodi diocesani, nei Consigli pastorali; ancora: nell’esercizio della cura pastorale di una parrocchia, nella collaborazione ai Consigli di amministrazione, nella partecipazione ai tribunali ecclesiastici, ecc.

I fedeli laici devono distinguere tra i diritti e i doveri che loro incombono come membri della Chiesa e nello stesso tempo come membri della società civile. Devono saperli armonizzare, senza dimenticare che in ogni cosa temporale devono essere guidati dalla coscienza cristiana: infatti, nessuna attività può essere sottratta al dominio di Dio. Insomma, i laici devono essere testimoni e insieme strumenti vivi della missione della Chiesa, “secondo la misura del dono ricevuto” (Ef 4,7).


L’apostolato dei laici: rendere presente Cristo nel mondo della scienza, del lavoro, della cultura, della politica...

L’esercizio delle tre funzioni messianiche di cui sopra, viene detto apostolato dei laici. A tale argomento il Concilio dedica un documento: Apostolicam actuositatem, appunto, Apostolato dei laici.

Giorgio La Pira, celebre sindaco di Firenze e geniale uomo politico, prima d’andare a Mosca per incontrare gli alti gradi della gerarchia comunista e della stessa URSS, scrisse a Pio XII una lettera in cui diceva: “Vado come ambasciatore di Cristo e della Chiesa di Cristo; a mie spese e a mio rischio. Se sbaglio la colpa è mia; se non sbaglio il merito è unicamente di Dio e della Chiesa di Dio”.

Sta proprio in questo l’apostolato dei laici: rendere presente Cristo e la Chiesa in tutte le strutture di questo mondo, con stile e metodi propriamente laicali. La vita cristiana è per sua natura vocazione all’apostolato, le cui basi teologiche sono, secondo il Concilio:

  1. I sacramenti del Battesimo, della Cresima e, particolarmente, dell’Eucaristia, che comunica la carità: l’anima d’ogni apostolato. Essa, distruggendo ogni egoismo, spinge il cristiano a impegnarsi con tutto se stesso per la salvezza dei fratelli.
  2. Il precetto della carità, l’elemento essenziale della vita cristiana. In forza di esso, che è il più grande dei Comandamenti del Signore Gesù, ogni cristiano è sollecitato a procurare la gloria di Dio con l’avvento del suo Regno e la vita eterna a tutti gli uomini.
  3. Fautore dell’apostolato è soprattutto lo Spirito Santo che elargisce ai fedeli carismi particolari, affinché mettendo “ciascuno a servizio degli altri il suo dono al fine per cui l’ha ricevuto, contribuiscano anch’essi, come buoni dispensatori delle grazie ricevute da Dio” all’edificazione del Corpo di Cristo che è la Chiesa, nella carità (AA. n.3).

Il progresso umano, così rapido e vertiginoso, ha bisogno di essere umanizzato e cristianizzato in tutti i suoi settori; e ciò richiede un impegno assai più forte e determinato che nei tempi passati. Occorre pertanto al laico:

  • una profonda competenza nel settore della sua attività;
  • un ricco corredo di virtù umane;
  • un’autentica vita cristiana.

L’apostolato deve essere strumento di santificazione personale e mezzo perché il Signore Gesù regni nel cuore degli uomini, nel mondo della scienza, della tecnica, del lavoro, della cultura e della politica.

Rendere più umana e cristiana la società

Il Concilio dichiara: “I laici devono assumere il rinnovamento dell’ordine temporale come compito proprio, e in esso:

  1. guidati dalla luce del Vangelo e dal pensiero della Chiesa e mossi dalla carità cristiana, devono operare direttamente e in modo concreto;
  2. come cittadini devono cooperare con altri cittadini secondo la specifica competenza e sotto la propria responsabilità;
  3. dappertutto ed in ogni cosa devono cercare la giustizia del Regno di Dio.

Insomma, l’ordine temporale deve essere rinnovato in modo che, nel rispetto integrale delle leggi sue proprie, sia reso conforme ai principi superiori della vita cristiana e adattato alle svariate condizioni di luogo, di tempo e di popoli” (AA. n.7).

“Si è parlato di laicato cattolico - diceva Paolo VI in un discorso ai Laureati cattolici - come del ponte fra la Chiesa e la società, diventata quasi insensibile, per non dire diffidente ed ostile, nei riguardi della religione ed anche semplicemente del cristianesimo. I nostri laici cattolici sono investiti di questa funzione, diventata straordinariamente importante, e in certo senso indispensabile: fanno da ponte. E ciò non tanto per assicurare alla Chiesa una ingerenza, un dominio nel campo delle realtà temporali e nelle strutture degli affari di questo mondo, ma per non lasciare il nostro mondo privo del messaggio della salvezza cristiana... Ai laici spetta, perciò, un’operosità configurabile nei modi più diversi, che mira a stabilire contatti fra le sorgenti della vita religiosa e la vita profana, fra la comunità ecclesiale e la comunità temporale” (3.1.1964).

Alla fine della seconda guerra mondiale alcuni soldati americani, acquartierati in un paesetto tedesco distrutto dai bombardamenti, aiutarono gli abitanti a sgombrare e a riparare le case diroccate. L’impresa maggiore fu la chiesa. Pian piano rafforzarono i muri spaccati e il tetto crollante. E un giorno misero insieme i pezzi di una statua di Cristo caduta dall’altare. Rimessa sul piedistallo, l’immagine era come nuova, salvo le mani che non era stato possibile ritrovare. E allora, ai piedi del Salvatore mutilato, misero questa suggestiva scritta: “Non ho altre mani che le vostre!”.

“Non ho altre mani che le vostre!” - dice Gesù ai laici cattolici - per rendere più umana e cristiana la società civile del nostro tempo.

La fede deve diventare cultura, arte, politica, letteratura...

Tra i compiti specifici dei laici c,è , importantissimo, l’impegno politico, sottolineato da Giovanni Paolo II nell’esortazione apostolica Christifideles laici, scaturita dal Sinodo dei Vescovi del 1987, dedicato appunto ai fedeli laici. Scrive infatti: “Per animare cristianamente l’ordine temporale i fedeli laici non possono abdicare alla partecipazione alla politica, ossia alla molteplice e varia azione economica, sociale, legislativa, amministrativa e culturale, destinata a promuovere organicamente e istituzionalmente il bene comune”.

Nel Catechismo della Chiesa Cattolica si legge: “L’iniziativa dei fedeli laici è particolarmente necessaria quando si tratta di scoprire, ideare mezzi per permeare delle esigenze della dottrina e della vita cristiana le realtà sociali, politiche ed economiche. Questa iniziativa dei fedeli laici è un elemento normale della vita della Chiesa” (n.899).

Giorgio La Pira, in una lettera a Pio XII del 25.5.1958, scriveva: “La politica è l’attività religiosa più alta, dopo quella dell’unione con Dio: perché è la guida dei popoli... una responsabilità immensa, un severissimo e durissimo impegno che si assume... La politica è guidata non dal basso, ma dall’alto: nasce da una virtù di Dio e si alimenta di essa: altrimenti fallisce: cade, come cade e rovina la casa costruita sulla sabbia”.

A Giovanni XXIII, il 2.2.1960, il medesimo La Pira scriveva: “Altro scopo non ho: servire nel posto in cui mi trovo e secondo la tecnica di esso, la Chiesa di Cristo: mia madre! Ecco tutto il mio programma”. Un laico della Chiesa di Dio non può dire: “La politica non mi interessa”. Sarebbe un atteggiamento affatto cristiano, poiché sarebbe il rifiuto di prendere coscienza della sua responsabilità nei riguardi dei fratelli. D’altronde perfino Luigi Einaudi, primo Presidente della nostra Repubblica, nel suo saggio Il buon governo, scriveva: “Erra chi afferma che la fede, che la credenza in una data visione della vita sia un affare privato. Colui il quale restringe la fede alle pratiche di culto, e non informa a tutta quella fede tutta la propria vita, la vita religiosa e civile, la vita economica e politica, non è un vero credente”. Quand’ero aspirante di Azione Cattolica negli anni Quaranta dello scorso secolo, veniva data questa definizione dell’aspirante: “E’ un ragazzo che dà una mano a Gesù per la conquista del mondo al suo Regno”. Pertanto, era questo il programma di tutta l’Azione Cattolica e di tutte le organizzazioni dei laici della Chiesa.

Però man mano le cose sono cambiate, tanto che il ben noto teologo francese Louis Bouyer ha potuto sintetizzare così una certa prassi pastorale ancora attuale: “Il cattolico militante negli anni Trenta e Quaranta si proponeva la conquista. Dopo la guerra ha ripiegato sulla testimonianza. Con i preti operai ha tentato la presenza. Dopo il Concilio ha scoperto il dialogo. Poi, ha cominciato a dire che voleva limitarsi a far compagnia. E adesso teorizza la necessità dell’assenza. Così il cerchio si è chiuso, finendo nel nulla”.

Ebbene - pur non tralasciando la testimonianza, la presenza, il dialogo - si deve ritornare, nel sacro rispetto delle persone e della loro volontà, alla conquista, secondo il comando di Gesù, che ci vuole “pescatori di uomini”.

Gerlando Lentini

Ultima modifica Venerdì 06 Luglio 2012 06:59
Elettra Pepe

Elettra Pepe

Pensionata Scienze Biologiche

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