Lunedì, 18 Novembre 2019
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Sabato 26 Febbraio 2005 12:33

CIRCOLAZIONE A "FILTRO" UNICO

Internet e famiglia
BAMBINI ON LINE / LE PRECAUZIONI

CIRCOLAZIONE A "FILTRO" UNICO

Software e browser specifici, sistemi di selezione di siti e portali: ecco gli strumenti di "difesa" più comuni. Ma nessuno di essi è perfetto, e spesso per i genitori restano un enigma

di Marco Girardo

Filtri, browser dedicati, software da sco­vare, scaricare, impostare: per la tutela dei bambini durante la navigazione in Rete gli strumenti esistono, ma rischiano di rimanere un enigma per genitori non troppo avvezzi a "smanettare" sulla tastiera. Col risultato di ritrovarsi a circolare in una Rete sì protetta, ma bucata in partenza. Può tor­nar utile, quiq,di, fare un breve inventario dei meccanismi di difesa, ricordando anche che in alcuni casi ci sono degli inattesi "talloni d'Achille".
La prima invenzione in ordine di tempo è stata quella dei filtri. Si tratta di programmi informatici, sia gratuiti sia a pagamento, che si possono scaricare da alcuni siti Internet oppure comperare presso un rivenditore di software. Il loro scopo è quello di individua­re siti che contengono materiale inadatto ai bambini e impedirne 1'apertura.
Le pagine in cui si può navigare in famiglia vengono selezionate in base a delle "etichet­te" presenti sui siti. Quasi tutti quelli per bambini sono "marchiati". Il sistema dei fil­tri presenta tuttavia due limiti: il criterio in base al quale vengono etichettate le pagine (ce ne sono diversi, alcuni non "comunican­ti" fra loro) e la possibilità di aggirare facil­mente il software: una volta escluso il pro­gramma si entra infatti in Rete senza prote­zione alcuna.
I parametri di selezione delle pagine da scar­tare possono riferirsi invece alle immagini o a certe parole che rivelano la presenza di materiale pornografico o violento: il guaio è che molti vocaboli posseggono più significa­ti, alle volte totalmente differenti, e 1'esclu­sione di quello sconveniente decreta auto­maticamente anche quella di pagine poten­zialmente navigabili. Con i filtri, insomma, il viaggio in Rete rischia di avere le ali tarpa­te. Un sistema più efficace è fornito dai browser apposi­tamente studiati per una navigazione protetta. In questo caso ci si collega alla Rete attraverso un fornitore di collegamento che control­la alla fonte 1'accesso. In Ita­lia ce ne sono diversi a paga­mento, forniti dai principali Internet provi­der, e solo uno gratuito. Si chiama Davide (www.davide.it) ed è nato in una parrocchia. «L’esperienza ha funzionato - racconta il direttore generale di Cometa Comunicazio­ne, Massimo Pintone - e ad oggi le famiglie che si collegano gratuitamente alla Rete sicu­ra sono circa 20mila con un incremento mensile del 15%».
Davide ha un accordo di collaborazione tec­nologica con Colt Telecom e riesce a soste­nere i costi di un collegamento efficiente e gratuito per i privati facendo pagare invece un canone a scuole, biblioteche, imprese e istituzioni che hanno bisogno di un accesso limitato.
«L’accesso tramite browser ha un doppio meccanismo di filtraggio - spiega ancora Pintone -: il primo funziona come per i nor­mali filtri selezionando le etichette. Il secon­do è invece "manuale", o meglio "umano": discriminiamo personalmente, attraverso una rete di oltre 1 000 segnalatori accreditati, i siti adatti e inadatti ai bambini. E questo fu la differenza».

 

IL LIBRO/ CHI C'È IN CHAT?

 

Chattare" è nell'era della globalizzazione sinonimo di "conversare". La chat è uno spazio della Rete dedicato al dialogo attraverso le tastiere e i monitor del computer. Un ambiente nuovo, senza confini di sorta, frequentato prevalentemente da giovani. Anche se non interessano direttamente i bambini, quindi, le chat sono una parte integrante del mondo Internet ed è bene conoscerne vizi e virtù. Due psicologi, Wally Festini e Giovanni Martelli, le hanno esplorate a fondo, individuando temi ricorrenti, abitudini ormai consolidate, regole, comportamenti. «Chi c'è in chat?!» (Franco Angeli, pagine 144, 13 euro), racconta insomma "Tutto quello che vorreste sapere sulle chat e non avete mai osato chiedere", come recita il sottotitolo. Nel libro si trova una panoramica dell'esistente, dei tipi di chat e di tutti i loro possibili usi. Il discorso teorico è illustrato da dialoghi vivaci, che permettono di entrare in fretta nel vivo dell'argomento.
M.G.

 

WWW.DADE.IT, GIARDINETTO DI FAMIGLIA

 Dall’esperienza di Davide.it è nato da qualche mese “Dade” (www.dade.it) , un portale-esperimento dedicato ai ragazzi fino agli undici anni. L’associazione Davide Onlus, con la collaborazione di esperti psicologi ed educatori, smentisce l’affidabilità del servizio pensato per la navigazione in famiglia, quella dei genitori con i bambini più piccoli. Il portale è un vero e proprio “giardinetto protetto” coltivato con precisi criteri educativi. Il motore di ricerca interno funziona infatti per grandi categorie di siti che sono selezionati e costantemente visitati dagli esperti. Per il momento ce ne sono 364, sistemati dentro al “motorino di ricerca”: digitando una qualsiasi parola compariranno solo pagine Web testate per i bambini. Oltre ai siti indicizzati, ci sono gli altri servizi di un classico portale, a partire dalla posta elettronica. La “tana multimediale”, nascosta dentro un tronco di una grande quercia, riserva invece giochi. Anche nel caso di Dade l’accesso per i privati è gratuito mentre quello per associazioni Onlus, scuole, parrocchie, o altro costa 130 euro all’anno.
M.G.

 

Domenica 20 Febbraio 2005 18:31

Chi ha paur@ della Rete?

Chi ha paur@ della Rete?

Cresce
la presenza dei minori su internet e la famiglia spesso è impreparata a
proteggerli da incontri indesiderati. Allora, come navigare in
sicurezza, sfruttando le ricchezze che il Web offre? "Filtri", blocchi
e divieti non risolvono tutti i problemi. E l’esperto consiglia cari
genitori, state accanto ai figli quando usano il mouse.

 

Stati
Uniti, domenica mattina. L’home page del sito Internet della Disney è
fra le mete predilette dai bambini non solo americani, che la
frequentano per la qualità dei giochi e delle informazioni sui loro
fumetti preferiti.

In questa particolare domenica,
però qualcuno ha silenziosamente alterato un link, un collegamento.
Fino a pochi istanti prima, chi appoggiava il mouse sul faccione di
Pippo poteva accedere alle divertenti pagine Web predisposte per
l’allampanato amico di Topolino. Ma ora tutto è cambiato: facendo click
si precipita in un sito violento, offensivo, che di divertente non ha
proprio nulla. È una vera e propria trappola, allestita in maniera che
cadervi sia inevitabile.

Chi è stato? E perché si diverte
a sottoporre i bambini a uno shock brutale? Non c’è modo di saperlo; ma
intanto, dal momento in cui l’intruso ha agito a quello in cui Disney
ha ripristinato il collegamento corretto, sono passate due ore. E
quanti bambini di tutto il mondo, in quelle due ore, saranno caduti
nella trappola della violenza, tanto più odiosa quanto più si sentivano
al sicuro in un "luogo" amico e protetto?

Domenica 20 Febbraio 2005 18:30

7 - Approntare strumenti giuridici appropriati

7 - Approntare strumenti giuridici appropriati

Ma intanto - anche in
attesa che persone di buona volontà approntino strumenti giuridici e
sociali adeguati - c'è un consiglio antico che vale per Internet come
per ogni altra esperienza. Non c'è nulla di così terribile che non
possa essere affrontato e superato insieme alle persone amate.

Siamo convinti che un bambino non subirà mai un
trauma irrecuperabile se avrà al fianco qualcuno con cui parlarne,
qualcuno in cui ripone la sua fiducia.

Alla nostra civiltà sono serviti più di trent' anni
di televisione per capire che quel parallelepipedo accomodato nelle
nostre cucine e nei nostri tinelli stava alterando i ritmi della
comunicazione familiare. Quell'esperienza può farci risparmiare tempo
rispetto a quest'altra, tanto più pervasiva e dilagante.

Giuseppe Romano

studioso di mass media

Domenica 20 Febbraio 2005 18:29

6 - Luogo di informazioni insostituibili

6 - Luogo di informazioni insostituibili

La "cultura digitale"
sta facendosi strada. Esistono opere di grande qualità pedagogica, che
potrebbero dare una.valida mano all'educazione dei bambini; e seri
studi mostrano che già a due anni un bambino può interagire utilmente
con lo schermo, apprendendo nozioni utili in maniera armonica e non
contraddittoria con le esperienze di altro tipo.

Tirando le somme, Internet è un universo in crescita
imperiosa, dov'è possibile fare esperienze meravigliose o semplicemente
utili; ed è, sempre più spesso, il luogo di informazioni insostituibili.

Chi scrive ha constatato la grande quantità e
qualità di iniziative multimediali e interattive sorte in scuole
italiane di ogni ordine, nelle più svariate località: splendidi esempi
di collaborazione fra insegnanti e allievi, tanti più meritori perché
spontanei e spesso non aiutati dalle strutture.

Ma queste considerazioni ci riportano
obbligatoriamente al punto da cui eravamo partiti. Com’ è possibile
dare credito a un mondo in cui gli incontri più piacevoli e
interessanti possono essere, senza preavviso, soppiantati da tranelli e
aggressioni?

Qualsiasi risposta "tecnologica" a questa domanda è,
da sola, un palliativo insufficiente. Filtri, blocchi e divieti non
risolvono la questione alla radice. La risposta giunge invece sul piano
culturale, umano, sociale, e sta nell'imparare questa lingua per usarla
correttamente, e nell'imporre a questo mondo le regole della convivenza
civile. Non è detto che Internet "debba" rimanere un territorio così
accidentato; almeno, non è detto che tutta la Rete debba equivalersi
sotto questo punto di vista. Già esistono interessanti esperimenti di
"comunità virtuali" che al loro interno offrono - per quanto oggi è
possibile - condizioni di relativa sicurezza.

Giuseppe Romano

studioso di mass media

5 - Già a due anni un bambino può interagire con lo schermo

Quanto ai no problem, troppi
di loro non hanno idea di ciò che accade quando ci si connette alla
Rete, di quali siano il linguaggio e il modo di interagire che Internet
richiede. Non va per esempio trascurato il fatto che l'evoluzione delle
tecnologie induce un vero e proprio salto generazionale: rispetto a un
computer, un bambino acquisisce presto una dimestichezza e una perizia
che papà e mamma non avranno mai.

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