Mercoledì, 18 Ottobre 2017
Domenica 20 Febbraio 2005 17:19

Il quarto patibolo (Parte 1/4)

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Tutti abbiamo - o abbiamo avuto - la voglia di cambiare: affermazione di idee nuove, rottura con la monotonia, desiderio di emergere, crisi dell’immagine che abbiamo di noi. Eppure questo desiderio si scontra con resistenze fortissime che ci ancorano a
vecchie, radicate abitudini, e denunciano la fatica di prendere in mano
responsabilmente la nostra vita di ogni giorno. Un patibolo da cui ci possiamo staccare solo permettendo che la
tenerezza occupi la nostra intera esistenza favorendo la rivoluzione
della buona volontà.

 (parte 1/4)

Da quando vivi, hai mai comandato al mattino

e assegnato il posto all’aurora,

perché essa afferri i lembi della Terra

e ne scuota i malvagi?

(Gb 38,12-13)

Quanti sono i messaggi che mandano 
inviti tanto pressanti da convincere al consumismo più smodato?!
L'insieme delle variabili di cui si compone la nostra esperienza è 
intriso di promesse illusorie, adescanti e lusinghiere come le 
tentazioni, capaci di far apparire l'evento più banale come 
un’occasione irripetibile. È così che dagli slogan con cui ci
 esprimiamo ai prodotti che servono per la normale sopravvivenza le
nostre condotte sono sempre più piatte e programmate. E l'alternativa, 
per chi cerca di resistere, è quasi drammatica: o il disagio di
sentirsi nudi, senza i prodotti e le griffes dell'ultimo grido, o la 
rinuncia a una parte di sé, quando la sola risposta che appare 
possibile sta nel lasciarsi trascinare dalla corrente. Leggi antitrust, protezione del consumatore, consumismo…la serie di neologismi dal sapore garantista si arricchisce di giorno 
in giorno, ma le regole che ci diamo sono sempre più "volatili"; da qui
 molte persone, rimaste "orfane" dopo aver consumato di tutto, dalle 
proprie radici ai principi che le avevano informate e in cui ritenevano 
di poter credere, sentono l'esigenza di attaccarsi a nuove paternità,
cercando ideali e traguardi fittizi: il campanile, il territorio, la
 squadra sportiva o quant'altro sappia ridare l'illusione che si può 
salvare quello che resta della propria identità.

La voglia di cambiare

La passione per le inversioni di rotta
 c'è sempre stata. Le nostre cronache parlano di cambiamenti frequenti
 operati dall'uomo nel corso dei secoli, quasi sempre in maniera 
radicale. Si potrebbe addirittura affermare che senza le rivoluzioni
 (il cui carattere più evidente, oltre alla partecipazione di massa, è
 di essere inarrestabili e incontrollabili a differenza delle evoluzioni
 che possono essere preparate, progettate e modificate) i nostri libri
 di storia sarebbero sguarniti o, comunque, molto più poveri di
 argomenti.

I bisogni che stanno alla base dei grandi cambiamenti sono 
tanti: affermazione di idee nuove, desiderio di rompere con la 
monotonia, paura di aver toccato il fondo, tentazione di primeggiare,
 manie di protagonismo... Di tutti i fatti che hanno segnato il ritmo 
dei secoli, molti, per la verità, hanno avuto la portata di un
 sommovimento apparente; alcuni hanno alzato un gran polverone per 
lasciare, dopo la decantazione, che le cose tornassero esattamente
 al loro posto; pochi, infine, hanno dato una tale impronta agli eventi 
da cambiare il corso della storia.

Oggi, nell'uso corrente del nostro 
linguaggio e nell’immaginario collettivo, la parola rivoluzione è
evocatrice di episodi di rottura accompagnati da ingredienti e
 conseguenze imprevedibili, come effetti collaterali indesiderati. Le
 vittime - sempre innocenti quando la loro fine è decretata dai canoni
 della giustizia umana - hanno rappresentato il prezzo più esoso che le 
rivoluzioni hanno di volta in volta preteso. E forse, proprio per 
questo, le varie ribellioni contro la schiavitù, per un giusto salario, 
per la parità dei diritti civili, per una equa distribuzione delle
ricchezze, hanno sempre avuto una caratteristica che le ha segnate con 
il sangue e ne ha limitato la durata.

Una sola fra tutte, ha avuto la 
capacità di sfidare i secoli e la pretesa di sanare le ferite: quella 
che ha dato origine a tempi nuovi, chiamando a raccolta tutti gli 
uomini di buona volontà.

Vuoi dire forse che la vita di ognuno è 
segnata da una rivoluzione?

Ho pensato più di una volta alla storia, 
rinviata di giorno in giorno, della mia conversione; pensato al
richiamo morboso delle trasgressioni e dei loro messaggi suadenti e 
irresistibili come il canto delle sirene; ho pensato al numero 
indefinito di propositi che hanno lastricato la mia vita spirituale,
 dalla prima confessione ad oggi, per riscontrare che i peccati di cui 
mi sono accusato... sono stati sempre gli stessi. Ho parabolato tutti i
 meandri della mia memoria, fino ai recessi più nascosti, per cercare di
scoprire la fine che hanno fatto i semi di saggezza di cui sono stato 
dotato. Accanto alle mie miserie ho scoperto quanta pazienza c'è in chi
 sta lì ad attendere la mia rivoluzione della buona volontà e che ogni
volta non si stanca di rimandarmi nel mondo con lo sguardo rinnovato e 
quel sorriso liberatorio che si può provare solo dopo aver sperimentato 
il miracolo del perdono!

Ho pensato, infine, alla gogna e alla mancanza 
di generosità con cui si è soliti - io per primo - stigmatizzare, in 
modo sbrigativo, la condotta di chi non ha avuto il tempo, il modo o la 
volontà di fare la sua rivoluzione, convinto che si potrebbero mitigare 
i giudizi se solo si potessero conservare vivi i ricordi di un passato 
segnato dalla sofferenza di ristrettezze, tuguri e privazioni.

Ho 
immaginato, infine, quasi un dejà-vu, il piccolo corteo dei tre 
crocifissi con il Salvatore in testa, ormai liberati dalla tortura dei 
giudizi umani, alle porte del Paradiso. Altro che rivoluzione! Sono i 
conti con la nostra mediocrità che non quadrano ancora...

Per uscirne 
manca un gesto risolutorio, un atto di accusa con il quale si possa 
chiudere le porte al passato. Forse, ancor più manca un atto di amore,
 ma l’amore - parola che ricorre fin troppo e a sproposito nel nostro
 lessico comune - è una conquista pericolosa perché lo stupore che ne 
accompagna la scoperta ha la capacità di sfiorare lo scandalo.

Leggi la seconda parte

Giovanni Scalera, psicologo - Siena

Da "famiglia domani" 1/99

 

Ultima modifica Lunedì 15 Luglio 2013 19:39

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