Sabato, 21 Ottobre 2017
Domenica 20 Febbraio 2005 18:08

La vera famiglia tipica italiana

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La vera famiglia tipica italiana

Si
torna a parlare di famiglia. Eterno ritorno. La scusa è un film di
successo dell'italiano Gabriele Muccino. Dice cose che si sentono da
tempo anche alla televisione o si leggono sui giornali. Le dice con
bravura, riuscendo a far identificare tanta gente.

Quella madre? Sembra proprio me. E la figlia che vuol fare la velina? La tipica ragazza italiana.

Cose che sanno tutti: la famiglia vive la crisi di
genitori impreparati, di padri che sembrano più fratelli, di madri che
faticano a tirare avanti e spesso non si realizzano affatto, tra vita
personale e vita familiare. I figli vanno via di casa sempre più tardi,
solo il Sud conserva un po' del vecchio sentimento patriarcale che
caratterizzò l'Italia. Si sa. Come si sa che la criminalità è in
aumento o che i Governi centrali sono corrotti e quelli locali più
pragmatici e onesti. Il fatto è che, se qualcuno avesse la pazienza di
dare un occhiata ai dati statistici e sociologici, saprebbe che la
criminalità in Italia, non è mai stata tanto bassa. Sono diminuiti in
modo costante le rapine e gli scippi, i sequestri, e il numero degli
omicidi è il più basso dal 1860 (prima non si può dire: non c'era
l'Italia). La corruzione? Roma ladrona? Un altro luogo comune. Tutti
gli studi dei sociologi più avvertiti spiegano che il tasso di
corruzione cresce man mano che ci si sposta dal centro alla periferia.
Basta citare i casi estremi dell'autonoma Sicilia e dell'autonoma Val
d'Aosta, le più libere di fare in proprio, le meno influenzate da Roma.
Con quale risultato? Rari esempi di malcostume, privilegi e spreco di
denaro pubblico. Dunque, attenti al federalismo (ma chi lo dice,
questo?), e non solo per le nuove differenze ed ingiustizie che potrà
creare.

Ed eccoci alla famiglia. Un sociologo serio, Marzio
Barbagli, che sulla famiglia ha scritto una decina di libri (per
l'editrice "Il Mulino" di Bologna), che per abitudine parla dopo aver
guardato e riguardato i dati che la realtà ci fornisce, mi ha spiegato
cortesemente: non è affatto vero che i figli vanno via di casa sempre
più tardi. Se si escludono i 15 anni tra la fine degli anni Sessanta e
i Settanta, i figli italiani sono andati via di casa anche dopo. Anzi,
spesso non andavano via di casa affatto, sostituendosi, dopo una
convivenza tra famiglie, ai genitori che li lasciavano (per ragioni
naturali). Solo dice Barbagli che molti osservatori, commentatori o
giornalisti si sono formati proprio in quei quindici anni anomali e,
inevitabilmente, fanno della loro esperienza la regola. Ma non è vero.
E non è vero neppure che la nostra famiglia meridionale fosse unita e
patriarcale. Proprio al Sud, anzi, c'era il tasso più alto di
separazione obbligata tra parenti, dovuto ad un'economia che richiedeva
braccianti e garzoni, spesso lontano da casa. E mancando la proprietà
piccola o media, difficilmente i campi potevano sfamare intere
famiglie. La famiglia patriarcale c'è stata eccome, ma piuttosto a
Nord-Est, nel centro più civile e ricco d'Italia, dove era imposta
dall'economia del podere. Ancora oggi i figli stanno più vicini ai
genitori (anche emotivamente) in quel Centro-Nord piuttosto che nel
Sud. Lo dicono i dati dell'ISTAT, è un fatto.

Quanti fatti sono ignorati dai mass-media e formano
opinioni false che poi producono risultati reali? Quanta intolleranza,
quanti giudizi infondati e superficiali? È il frutto dì un Paese che
disprezza le statistiche e la ricerca, lo studio. E, anche per questo,
parla sempre più, spesso di nulla.

Attilio Giordano

da "L'Ancora" - aprile 2003

Ultima modifica Martedì 05 Aprile 2005 11:17

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