Lunedì, 11 Dicembre 2017
Domenica 31 Ottobre 2004 18:25

Per mille anni ancora (Fausto Ferrari)

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Insiste. Tra pochi giorni la fine del mondo distruggerà ogni cosa. Me lo dice al mattino, appena c’incontriamo. Nostradamus l’ha previsto. Non ci resta che rassegnarci ed aspettare. Mi chiede anche che tipo di morte preferirei. Per quanto lo riguarda, preferirebbe la morte nel sonno. Ma siccome sa bene che non sarebbe una morte da fine del mondo, se si potrà scegliere lui opterebbe per la morte per acqua.

- Ma come, gli obietto, proprio tu che vent’anni fa m’insegnavi dell’oscurantismo medioevale, mi vieni a dire queste cose! Proprio tu che ironizzavi sulle paure di fine millennio, lodando il progresso scientifico dell’epoca moderna! La tua scienza non aveva spazzato via queste ridicole scempiaggini, queste cose incredibili da crederci!

Non mi lascia continuare. Mi fa tacere con gesto imperioso. Prende il giornale che mi sta davanti. Incomincia a leggerne i titoli. Situazione del Kosovo. Guerra tra India e Pakistan per il controllo del Kashmir. Bombardamento di Adua. Recrudescenza della diffusione dell’Aids. Inondazioni in Cina. Avanzamento della desertificazione... Mi indica con il dito indice ora l’uno ora l’altro articolo. Poi ripiega il giornale. Resta in silenzio per alcuni momenti. Mi guarda e sorridendo chiede se questi non siano segni, se non siano i dati incontrastati, incontestabili della vicina fine. Il mondo ha perso la testa. Il mondo ha perso la testa e non c’è più alcuna scienza che lo possa salvare. Scandisce bene le sue parole e sembra molto soddisfatto. E imprevedibilmente prosegue dicendo che la temperatura atmosferica crescerà di due/tre gradi al giorno sicché noi ci sentiremo sempre più disidratati, accaldati, arroventati. Seccheremo velocemente, bruceremo, moriremo. Tutti. Tutti. Ed il suo sguardo si fa mefistofelico, da giudice minossico o da custode di bolge infernali. Che sia pazzo, mi chiedo, che sia completamente uscito di senno?

Prende dal mobiletto una bottiglia di cognac e versa in due bicchieri un po’ di liquore. Bevi, mi dice, brindiamo alla nostra sorte, brindiamo con l’assenzio delle antiche coppe apocalittiche. Brindiamo l’assenso alla sorte che ci è riservata. Ci sarà dolce come il miele. Ci cancellerà dalla mente l’amaro sapore della recriminazione. Affogherà i dubbi ed il rimpianto. Ci aprirà alla porta della morte...

Per qualche ora ho continuato a pensare che fosse stato un sogno. Un incubo che mi ha assalito in una di queste calde, afose notti estive. Ma quando ho acceso la televisione lo speaker si è messo a parlare di Nostradamus e con parole sincopate, accorate, preoccupate ha annunciato che l’immanente fine di questo mondo sarà trasmessa in diretta. Che sia anche lui uscito di senno? Che siano tutti usciti di testa? Se anche fosse, perché dovrei impazzire anch’io? O l’unico folle rimasto sulla terra sono io, che mi rifiuto di prestare ascolto a questa coralità d’apocalissi, io che continuo a credere che fummo dono alla vita...

Fausto Ferrari

 

Ultima modifica Martedì 22 Maggio 2012 18:20
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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