Lunedì, 11 Dicembre 2017
Lunedì 01 Novembre 2004 20:53

Natale (Fausto Ferrari)

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Natale è il giorno della memoria.
Si ricorda un bambino nato duemila anni fa.

Che c’è di diverso in questa memoria, dal ricordo per ogni bambino che nasce?
Cosa fa diversa questa nascita da ciascuna delle nostre nascite?
La poesia del Natale è rappresentata dalla greppia, dai pastori
e dagli angeli che cantano la gloria di Dio?

Oggi si vorrebbero dimenticare tante cose.
Dimenticare lo scandalo di questa nascita.
Un bambino che nasce lontano dalla sua casa,
in una terra amministrata da un altro potere.
Oh, sì, tutto questo per adempiere una profezia, si affrettano a spiegare i vangeli,
ma per prima cosa dobbiamo intagliare nella nostra mente con nette parole di fuoco
il fatto che questo bambino è nato lontano dalla sua casa.

E venne deposto in una greppia perché non c’era posto al caravanserraglio.
Questa nascita non è avvenuta nella più magnifica delle stanze del palazzo imperiale
né nella casa di un saggio e dotto luminare del tempo.
Non è avvenuta nella Washington di allora - né a Mosca, a Pechino o Bruxelles.
No, non ha trovato posto – allora come oggi –
come per tutti i poveri di questo mondo
non ha trovato posto poiché esistono sempre le motivazioni sufficienti
per negare ad un povero un posto a tavola, un giaciglio, una mano tesa,
per negare un posto di lavoro, il diritto all’asilo, un briciolo di dignità.

E se abbiamo costruito il presepio – anche questa è poesia del Natale,
anche questo viene rivendicato come proprio della nostra tradizione occidentale –
andremo pure ad aggiungere le statuine di tre personaggi
venuti da lontano recando con sé i doni
- l’oro regale, l’incenso divino e la mirra profetica -
o richiederemo loro un certificato di buona condotta,
il permesso di soggiorno e l’attestato di un datore di lavoro?

Oggi si vorrebbe dimenticare che questo bambino ha vissuto
i primi anni della sua infanzia in terra straniera,
profugo con la sua famiglia, per fuggire alla mano sanguinaria
del solito prepotente di turno che i rivoli della storia conoscono ad ogni istante,
clandestino come il padre e la madre a seguito di una precipitosa fuga nella notte.

La poesia del Natale è la grande truffa buonista
che ci vuol far dimenticare che ad ogni istante nascono bambini in terra straniera
rifiutati – oggi come allora – dalla nostra incapacità a fare della giustizia
il senso della nostra carità.

Ma a quanti sanno accogliere
questo bambino straniero che viene a piantare la sua tenda fra la sua gente
a quanti lo sanno riconoscere – e credono nel suo nome –
per questi – oh sì per tutti questi – che non si sentono più stranieri
inizia a germogliare la possibilità di diventare figli di Dio.

Fausto Ferrari

 

Ultima modifica Mercoledì 23 Maggio 2012 13:50
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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