Giovedì, 17 Agosto 2017
Domenica 31 Ottobre 2004 18:12

La paura mangia l'anima (Fausto Ferrari)

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Uno dei temi oggi maggiormente dibattuti è quello relativo alla sicurezza. Si ha l’impressione di vivere in una situazione di assedio, circondati da violenza e morte. Ad una attenta analisi, però, la realtà risulta un po’ diversa. Cifre alla mano, scopriamo di vivere in una delle nazioni più sicure a livello mondiale.

Se confrontassimo i dati italiani con quelli di altre nazioni ci accorgeremmo di vivere in uno dei posti più sicuri e tutelati del pianeta. Soltanto alcuni stati del Nord Europa presentano una situazione migliore. I tanto osannati Stati Uniti a ben vedere non sono per nulla invidiabili. In molte città non è possibile aggirarsi la notte se non armati. In altre esistono zone off limits nelle quali non è opportuno affacciarsi anche in pieno giorno. Nell’intero paese la percentuale di omicidi è di gran lunga superiore a quello che si registra in Italia. Per non parlare di paesi che, pur non conoscendo guerre o altri fenomeni devastanti, registrano un tasso altissimo di crimini e di omicidi. In alcune capitali gli omicidi perpetrati nei fine settimana superano costantemente il centinaio di vittime.

Noi, per fortuna (e con questo non si vuole negare che non ci siano problemi anche da noi, in primo luogo quello dell’impunità, che finisce con l’avere grosse conseguenze a livello di percezione di uno stato diffuso d’insicurezza), siamo ben lontani da una tale condizione. Eppure ci sentiamo insicuri, minacciati. Non è passato molto tempo dai cosiddetti anni di piombo - periodo tragico per il nostro paese, ma ormai superato - eppure la percezione che i mass-media oggi ci fanno vivere è quella di una situazione ben peggiore di allora. Bisogna allora chiedersi: da cosa nasce questo malessere e questo bisogno di sicurezza? Più di un problema reale, si tratta di un problema di ordine psicologico. Facciamo un esempio. Se ci capita di attraversare di notte un quartiere che ha una cattiva fama, il nostro stato d’animo sarà d’apprensione, di agitazione, di paura. Non ci succede niente, magari tutto è tranquillo, ma noi abbiamo paura. La nostra paura non ha origine da un’esperienza reale, ma da un elemento psicologico che è rappresentato dalla nostra precomprensione della “cattiva fama”. Il nostro bisogno di sicurezza nasce dal fatto che siamo sempre più circondati da paure. Ci sono paure grandi, con le quali conviviamo, anche se se parla poco, ma che in questi decenni ci sono penetrate dentro e ci hanno fortemente segnato. Ci stanno erodendo. La paura della minaccia nucleare, quella del disastro ecologico, quella della esplosione demografica, quella della massificazione globalizzante, quella della mucca pazza e del transgenico... La società moderna ci sbatte in faccia anche altre paure: quelle della solitudine, dell’isolamento, della spersonalizzazione, dell’espropriazione di sé.

Abbiamo poi anche le paure legate allo scardinamento degli assi valoriali su cui poggiavano le nostre società, in nome di nuovi valori di tipo economico. Questi ultimi valori, che si caratterizzano da un punto di vista quantitativo, comportano la necessità di un sempre maggiore accumulo di ricchezze, di prodotti, di capitali. Ma portano con sé anche la paura di poter perdere tutto. Oggi più che mai la tutela dei nostri beni e del nostro benessere ci prende a tal punto da rappresentare una vera ossessione. Più di un bisogno di sicurezza per noi stessi, lo avvertiamo necessario per i nostri beni.

Ogni epoca ha le sue paure. Ed ogni epoca ha cercato di esorcizzarle. Esorcismi che troppo spesso hanno comportato immani versamenti di lacrime e sangue. Perché troppo spesso si è cercato capri espiatori: le streghe e gli eretici da bruciare, i barbari da contrastare, gli ebrei da gassare... Per fare questo si sono costruiti roghi, valli, manicomi, lager, camere a gas. Oggi rischiamo di far pagare agli immigrati un prezzo altissimo a causa delle nostre paure. Dimenticando che fino a pochi anni or sono noi stessi abbiamo sperimentato la difficile condizione dell’emigrazione.

Se vediamo una persona correre per strada, pensiamo che potrebbe essere in ritardo ad un appuntamento, che ha fretta, che sta facendo un po’ di moto, ecc. Ma se quella persona è un immigrato pensiamo subito che ha combinato qualcosa, che sta fuggendo, che è inseguito. La realtà potrebbe essere molto diversa da ciò che sembra apparire dalle nostre prime impressioni. Risulta allora fondamentale conoscere a fondo questa realtà. Un film di alcuni anni fa del compianto regista tedesco Fassbinder si intitola La paura mangia l’anima. Un bianconero sporco, freddo. Mette in scena la vicenda di una donna tedesca che accoglie in casa sua un immigrato turco e lo fa suo compagno di vita. Due solitudini che si incontrano, pur nelle difficoltà rappresentate dalla diversità di età, di cultura, di esperienze, di valori. Le colleghe di lavoro della donna tedesca incominciano a boicottarla, a farle pagare un caro prezzo per il suo atto... La paura ci mangia l’anima ogni volta che non vogliamo conoscere il mondo che ci circonda e continuiamo ad agire per stereotipi. Ogni volta che non cerchiamo di comprendere, ma mettiamo in atto tutte le nostre precomprensioni.

Il nostro bisogno di sicurezza non può fondarsi né sulle (presunte) capacità di un leader né demonizzando e sacrificando il capro espiatorio di turno. Solo nella misura in cui vorremo conoscere il mondo e le persone che ci circondano riusciremo a vincere le nostre paure. Ci sentiremo sicuri soltanto quando faremo lo sforzo di uscire dai nostri isolamenti e dalle nostre precomprensioni, per imparare a conoscerei e ad incontrarci.

Fausto Ferrari

 

Ultima modifica Martedì 22 Maggio 2012 13:40
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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