Mercoledì, 20 Novembre 2019
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Sabato 19 Giugno 2004 01:04

Da Mileto verso Gerusalemme (21, 1-14)

Il terzo viaggio missionario di Paolo
di Don Filippo Morlacchi


Da Mileto verso Gerusalemme (21, 1-14)

Ultime tappe: Tiro (con l’invito a non andare a Gerusalemme), Tolemaide, Cesarea. Anche qui, Agabo compie un gesto simbolico, preannunziando le sofferenze di Paolo. Ma questi fu irremovibile: doveva andare a Gerusalemme. Come Gesù.

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Il terzo viaggio missionario di Paolo
di Don Filippo Morlacchi


Il discorso agli anziani di Efeso (20,17-38)

Dopo il "discorso tipo" agli ebrei, nella sinagoga di Antiochia (At 13, primo viaggio) e quello ai pagani ad Atene (At 17, secondo viaggio), ora Paolo tiene un discorso magistrale ai presbiteri, i responsabili della comunità. È l’ultimo discorso dell’apostolo, che chiude l’epoca apostolica. Una nuova generazione dovrà farsi carico dell’annuncio evangelico, nella fedeltà al deposito ricevuto. Da notare la terminologia del ministero sacro, ancora oscillante, e il detto del Signore "c’è più gioia nel dare che nel ricevere", non riportato dai Vangeli.

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Il terzo viaggio missionario di Paolo
di Don Filippo Morlacchi


Un sabato sera a Troade; a Mileto (20,7-16)

La comunità di Troade si riuniva il sabato sera (il computo dei giorni inizia con la sera) per celebrare l’eucaristia domenicale in una stanza alta (come il cenacolo). La lunga predica fa cadere addormentato il giovane Eutico seduto sulla finestra (Paolo se la cava resuscitandolo).

Il viaggio riprende, con tappe minute; Paolo va a piedi (perché? È un percorso di circa 6 ore), gli altri in nave ad Asso, poi insieme Mitilene, sull’isola di Lesbo; poi l’isola di Chio; poi Samo; infine Mileto. Intenzionalmente vuole evitare la ben conosciuta Efeso: vi aveva rischiato la vita a causa di Demetrio. Inoltre aveva fretta di arrivare a Gerusalemme, per portare il frutto della colletta entro la Pentecoste. Temeva che l’offerta fatta da parte di incirconcisi fosse rifiutata (cfr Rm 15,30-31: "Vi esorto perciò, fratelli, per il Signore nostro Gesù Cristo e l'amore dello Spirito, a lottare con me nelle preghiere che rivolgete per me a Dio, perché io sia liberato dagli infedeli della Giudea e il mio servizio a Gerusalemme torni gradito a quella comunità…"), con grave danno dell’unità ecclesiale.

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Il terzo viaggio missionario di Paolo
di Don Filippo Morlacchi


Breve descrizione del giro in Grecia (20,1-6)

Paolo arriva a Corinto ("in Grecia"); vi si ferma i tre mesi invernali del 57/58; vi scrive Romani e raccoglie soldi per la chiesa di Gerusalemme. Nel ripartire, voleva salpare da Cencre verso la Siria, ma fu informato di un complotto giudaico e decise di tornare via terra, sebbene fosse un viaggio più lungo: impossibile essere a Gerusalemme per la Pasqua. Lo accompagnano vari rappresentanti delle comunità da lui fondate; una parte del gruppo li precedette a Troade. A Filippi, Luca si unisce a Paolo (brano "noi", dal v. 6); insieme salpano per Troade, dopo aver celebrato la Pasqua a Filippi. Il viaggio non fu facile perché durò ben cinque giorni.

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Sabato 19 Giugno 2004 01:03

Il lungo soggiorno ad Efeso (19,1-41)

Il terzo viaggio missionario di Paolo
di Don Filippo Morlacchi


Il lungo soggiorno ad Efeso (19,1-41)

Efeso, oggi nell’entroterra, era ai tempi di Paolo un porto internazionale, con un monumentale teatro di cui restano i ruderi imponenti (23.000 posti stimati) ed altre superbe costruzioni, era la capitale dell’Asia. Vi si praticava, presso un famoso tempio, il culto di Artemide: non però la dea della caccia della mitologia greca, ma una dea-madre, personificazione della fecondità. Inoltre la gente letterata vi coltivava le scienze occulte, soprattutto con la pratica delle "scritture efesine", foglietti sui quali erano scritte formule magiche e che venivano portati come amuleti.

Il primo incontro ad Efeso fu con i discepoli di Apollo, una dozzina, che avevano da lui ricevuto il battesimo di penitenza di Giovanni, ma ignoravano del tutto la vita nuova nello Spirito Santo. Questo gruppetto si lasciò facilmente convincere che Gesù era colui che anche il Battista aveva atteso; furono battezzati (probabilmente non da Paolo, che di norma non battezzava: cfr 1 Cor 1,17) e poi cresimati mediante l’imposizione delle mani di Paolo (i vescovi, successori degli apostoli, sono ministri ordinari della cresima).

vv. 8-10: Paolo inizia a predicare in sinagoga; dopo tre mesi le ostilità dei più si fanno così pesanti che di buon grado scelse di non comparire più in sinagoga e di lavorare sui "discepoli" presso la scuola di un certo Tiranno (forse un rètore che subaffittava a Paolo il locale dove insegnava). Il testo occidentale ricorda anche l’orario delle lezioni di Paolo: dalle 11.00 alle 16.00. È credibile, perché di solito si usavano le ore antimeridiane per i negotia e il pomeriggio per gli otia. La mattina Paolo lavorava come tessitore, e Tiranno come insegnante; poi l’aula veniva usata per la catechesi. Efeso diviene una specie di porta per l’evangelizzazione di tutta l’Asia proconsolare: cfr le 7 chiese dell’Apocalisse (Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi, Filadelfia e Laodicea), che risultano essere ben strutturate quando Giovanni scrive (fine del I secolo). Nella valle del fiume Lico si trovano Colossi, città cui Paolo indirizzò una lettera, e che – insieme alle altre due – fu probabilmente evangelizzata da Epafra (cfr Col 1,7-8); Laodicea, vicinissima a Colossi, ai cui abitanti Paolo scrisse una lettera perduta (Col 4,16); infine Gerapoli. Davvero "tutti gli abitanti dell’Asia [proconsolare] poterono ascoltare la Parola del Signore". Ad Efeso Paolo scrive 1-2 Corinzi, Galati, forse anche Filippesi.

vv. 11-22: Paolo esercita un misterioso potere taumaturgico che fa gran presa sulla popolazione, esperta in arti magiche. Addirittura fazzoletti toccati da lui possono guarire. Cercano di approfittarne alcuni esorcisti ebrei, ma falliscono miseramente. Il risultato fu un involontario invito a credere in Gesù e il falò pubblico di molte scritture efesine del valore stimato di 50.000 dracme d’argento (cifra notevole). Paolo fa progetti di viaggio.

vv. 23-41: il tumulto degli argentieri. Il tempio di Artemide, considerato una delle meraviglie del mondo (v. 27; oggi restano solo poche rovine malridotte) aveva fatto sviluppare una fiorente industria del sacro ("tipo Lourdes"); la predicazione di Paolo costituiva una minaccia, non tanto per la fede quanto per i guadagni (cfr quanto era accaduto a Filippi con la serva divinatrice messa a tacere: 16,16-18). Si sviluppa una sommossa da parte della popolazione pagana in difesa di Artemide, sobillata dall’argentiere Demetrio e dai suoi operai. Tutti vanno al teatro (luogo di adunanze); non avendo trovato Paolo [nascosto da Aquila e Priscilla, presso i quali abitava?], prendono i suoi compagni Gaio e Aristarco. Entra in ballo anche un certo Alessandro, giudeo (per distinguersi dal gruppo cristiano?). Alla fine il cancelliere/scriba di Efeso riesce a imporre il silenzio, a far riflettere la folla mostrando che Paolo non aveva offeso Artemide, e che se Demetrio aveva qualcosa contro i cristiani doveva procedere per vie legali e non organizzando un linciaggio che avrebbe potuto provocare la pesante, temutissima reazione dell’autorità romana. Scampato il percolo, Paolo esorta i discepoli e mette in atto il suo progetto di tornare in Grecia.

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