Giovedì, 21 Novembre 2019
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Il terzo viaggio missionario di Paolo
di Don Filippo Morlacchi


Il viaggio del consolidamento: il cristianesimo si afferma


Paolo parte da Antiochia, sua sede, e attraversa di nuovo tutta l’Asia Minore, passando per la Galazia e la Frigia, già evangelizzate nei due precedenti viaggi. Raggiunge Efeso, l’importante capitale dell’Asia Minore (circa 300.000 abitanti di tutte le razze) ove soggiorna ben due anni. Decide di far di nuovo visita alle comunità della Macedonia e della Grecia (Filippi, Tessalonica, Corinto), ripercorrendo l’itinerario del secondo viaggio, e fermandosi tre mesi a Corinto. Nel tornare fa lo stesso percorso, imbarcandosi a Neapoli per Troade, da dove prosegue ancora via mare. Non fa scalo a Efeso, ma a Mileto, dove saluta gli anziani di Efeso in un commovente discorso di addio; poi sempre via mare torna in Palestina. Arriva a Tiro in Fenicia, poi Tolemaide e Cesarea. Infine sale di nuovo a Gerusalemme, nella totale incertezza, per affrontare lì, proprio come il Maestro, la sua passione.


Se da un lato è il viaggio in cui la realtà cristiana acquista fisionomia ben definita e inizia a strutturarsi, d’altro canto è il viaggio in cui iniziano i congedi di Paolo dalle sue comunità. Come nella vita del Maestro, appena si raggiunge un certo successo, si è pronti per la croce. Paolo è al vertice della sua produzione letteraria: sono gli anni di 1-2Cor, Gal, Rm e (forse) Fil.

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Il secondo viaggio missionario di Paolo
di Don Filippo Morlacchi


Corinto: una sfida sorprendentemente vinta (At 18,1-11); il rientro (18-22)


Corinto costitutiva per l’annuncio cristiano una sfida eccezionale. Vi regnavano due divinità: il denaro (città costruita su un istmo, con due porti, Cencre verso oriente e Lecheo verso occidente, era sede commerciale floridissima) e la lussuria (sulla collina detta Acrocorinto oltre mille prostitute sacre vivevano presso il tempio di Afrodite, secondo Stradone). Con pochi soldi ("trovandomi presso di voi e pur essendo nel bisogno, non sono stato d'aggravio a nessuno, perché alle mie necessità hanno provveduto i fratelli giunti dalla Macedonia": 2Cor 11,9), trovò appoggio presso Aquila e Prisca, una coppia scappata da Roma a seguito dell’espulsione di Claudio (48-50 d.C.). Inizia la missione presso i giudei; il loro rifiuto inasprisce i rapporti già tesi e Paolo si dirige ai pagani. Non più in sinagoga, ma a casa di Tizio Giusto annuncia la fede, con buon risultato, anche se la conversione morale dei neofiti fu lunga e faticosa (cfr 1Cor 6,9ss). Il Signore stesso lo invita a non andare oltre, ma a fermarsi ancora:"io ho un popolo numeroso qui" (v. 10).


La comparizione davanti a Gallione è importantissima per le date paoline (cfr incontro 6): Gallione, fratello di Seneca, fu proconsole di Acaia nel 51/52, e dunque Paolo arriva a Corinto all’inizio del 51. Dopo la sua assoluzione da parte del proconsole, Paolo riparte con Aquila e Prisca, rasatosi a seguito del voto da nazireo. Breve sosta ad Efeso, poi Cesarea; "salito alla Chiesa" (cioè Gerusalemme), ridiscese ad Antiochia.

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Il secondo viaggio missionario di Paolo
di Don Filippo Morlacchi


Atene, città di filosofi; discorso all’Areopago (At 17,16-34)


Ad Atene Paolo si sente a disagio (città totalmente idolatra); riparte sempre dai giudei, ma con esito modesto. Si apre allora ai filosofi ciarlieri, che lo scambiano per un promotore di divinità straniere, cioè Gesù e Risurrezione (tipica coppia divina). Lo conducono all’Areopago e fa il suo discorso: qui si fa "greco con i greci", cercando un dialogo interculturale. Non cita la Bibbia, ma un poeta pagano del III secolo, Arato (Fenomeni, 5); gli argomenti non sono dell’AT, ma della ragione naturale; usa uno stile letterario greco (captatio benevolentiae all’inizio, ecc). Solo dopo una lunga pre-evangelizzazione passa all’annuncio centrale, la risurrezione di Cristo. Risultato: fallimento totale. 1Cor 1,22ss registra l’eco di questa sconfitta. Paolo prosegue.

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Il secondo viaggio missionario di Paolo
di Don Filippo Morlacchi


Tessalonica e Berea: problemi con i giudei (At 17,1-9)


Per l’antica Via Egnatia giungono a Tessalonica (Salonicco) dopo circa 150 km. La comunità giudaica era forte, e forse per questo Paolo vi si ferma. Ospite da un certo Giasone, lavora da tessitore di tende "notte e giorno per non essere di peso ad alcuno" (1Ts 2,9), ma gli affari non devono andare un granché bene (cfr sopra). La predicazione inizia in sinagoga, "sulla base delle scritture…; il Messia, diceva, è quel Gesù che io vi annunzio" (v. 3). Gran successo.


Proprio per questo i giudei si ingelosiscono e accusano Paolo su tematiche politiche (Gesù altro re). Paolo si dimostra molto risentito per questo comportamento; scrivendo ai Tessalonicesi alcuni mesi dopo userà parole di fuoco contro i giudei, ricordando quanta sofferenza hanno causato: uccidendo Gesù e i profeti, e perseguitando Paolo stesso, impedendogli "di predicare ai pagani perché possano essere salvati". Perciò "non piacciono a Dio e sono nemici di tutti gli uomini" (cfr 1Ts 2,14-16). Come comprendere questo antisemitismo paolino? È ancora il punto di vista del missionario che si trova bloccato nell’agire, non del teologo che si trova davanti al mistero (come in Rm 9-11).


Fuggiti a Berea, inizia la predicazione anche lì, con nuovo successo. Come già accaduto a Listra da parte dei giudei di Antiochia di Pisidia e Iconio (At 14,19), alcuni giudei da Tessalonica costringono il tre alla fuga: Paolo scappa, Sila e Timoteo si nascondono.

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Il secondo viaggio missionario di Paolo
di Don Filippo Morlacchi


Filippi, la prima missione in occidente (At 16,11-40)


Passando per l’isoletta di Samotracia vanno verso Neapoli e poi Filippi. Colonia di ex soldati romani, che vivevano la religiosità di Roma ed erano organizzati amministrativamente e giudiziariamente alla romana. I giudei erano una presenza insignificante, tanto che non c’era sinagoga e la preghiera si faceva all’aperto, presso un corso d’acqua (per le abluzioni).


Conversione di Lidia (probabile soprannome dal luogo di nascita =Tiàtira, nella Lidia); ricca commerciante di porpora, pagana ma "timorata di Dio", fece aderire alla fede tutta la famiglia (battesimo dei bambini?). Costringe Paolo, Sila, Timoteo e [forse] Luca a dimorare in casa sua: Paolo infatti non voleva accettare privilegi e lavorava per mantenersi, ma si piegò alle insistenze di Lidia (vedi Fil 4,5-16: "Ben sapete proprio voi, Filippesi, che all'inizio della predicazione del vangelo, quando partii dalla Macedonia, nessuna Chiesa aprì con me un conto di dare o di avere, se non voi soli; ed anche a Tessalonica mi avete inviato per due volte il necessario").


L’idillio durò poco. L’epilogo fu segnato da persecuzioni, legate al denaro. Paolo spegne lo spirito divinatorio di una serva che faceva guadagnare molto ai suoi padroni (anche se diceva cose giuste, cioè che Paolo e suoi erano ‘servi di Dio’); i padroni si risentono e accusano Paolo e i suoi di disturbo dell’ordine pubblico, sottolineando la matrice giudaica del loro gruppo (vv. 20-21). Esito: la verberatio e la detenzione di Paolo e Sila. Un misterioso terremoto di mezzanotte lascia liberi tutti i prigionieri, il carceriere stupito del fatto che non fossero fuggiti, si fa battezzare con i suoi. L’indomani Paolo rifiuta la dimissione nascosta e si appella alla cittadinanza romana (la lex Porcia del 248 a.C. proibiva la verberatio di un cittadino romano, a meno che non fosse stato condannato a morte da processo regolare). I magistrati si impauriscono, si scusano e li pregano di andare altrove. [Luca forse rimane a Filippi, perché il discorso torna in terza persona).

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