Venerdì, 20 Ottobre 2017
Domenica 30 Luglio 2017 10:49

Nascita del giudaismo rabbinico (Josè Costa) In evidenza

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Nel 70 della nostra era, esistevano molteplici giudaismi. Flavio Giuseppe, storico ebreo del I secolo, identifica tre correnti giudaiche: i sadducei, gli esseni e i farisei. Tradizionalmente, la ricerca contemporanea ammette che i due primi movimenti sono scomparsi dopo la distruzione del Tempio, mentre i farisei inventano il giudaismo rabbinico per rimediare al disastro e raggruppano la comunità ebraica intorno alla loro forma di religiosità. Ma alcuni elementi fanno pensare che i rabbini siano anche gli eredi dell'ambiente degli scribi.

La presentazione abituale degli avvenimenti che seguono la caduta del Tempio di Gerusalemme nel 70, insiste su due punti essenziali: da una parte l'indebolimento e la scomparsa di due tra le principali correnti del giudaismo, quella sadducea e quella essena; dall'altra la supremazia del terzo movimento, quello farisaico. I sadducei erano un'aristocrazia sacerdotale. Con la distruzione del Tempio, il centro del loro universo religioso e la fonte del loro potere sono scomparsi.
Il conflitto con i Romani ha contribuito ugualmente a indebolire il loro assetto finanziario. queste due ragioni, i sadducei conobbero un rapido declino, anche se è difficile datare precisamente il momento in cui scomparvero dalla storia giudaica. Alcuni studiosi pensano altresì che sarebbero sopravvissuti fino al IX secolo, quando avrebbero dato origine al giudaismo caraita. Gli esseni manifestarono al contrario una netta ostilità riguardo al Tempio esistente e ai suoi sacerdoti. La sua distruzione non può essere la causa del loro indebolimento. È probabile che la ragione principale della scomparsa degli esseni sia di ordine politico. Essi provavano un odio profondo per l'occupante romano e hanno certamente intrattenuto dei legami con i più feroci oppositori ebrei dei Romani: gli zeloti. L'armata romana avrebbe distrutto nel 68 l'insediamento di Qumrân e gli ultimi esseni sarebbero stati uccisi durante l'assedio di Masada (73).

Dai farisei ai rabbini

Se la distruzione del Tempio ha provocato l'indebolimento nonché la sparizione dei sadducei e degli esseni, ha dato origine alla supremazia dei farisei. Essi hanno beneficiato chiaramente del declino dei loro rivali, ma hanno anche tratto vantaggio dal fatto che la loro visione del giudaismo era più adatta alla nuova situazione. La loro pietà dipende meno dal Tempio di quella dei sadducei. La loro credenza in una sopravvivenza nell' aldilà e nella risurrezione si presta meglio a parlare ad una popolazione ebraica traumatizzata e ferita dal conflitto con i Romani rispetto allo scetticismo dei sadducei in materia escatologica. Contrariamente a questi, essi si appoggiano ugualmente sulla tradizione orale che permette loro di manifestare una maggiore elasticità rituale e dottrinale nelle situazioni di crisi.
I farisei acquisirono dunque una posizione dominante dopo la distruzione del Tempio. Uno di loro, Yohanan ben Zakkai, aveva ottenuto dall'imperatore Vespasiano il diritto di fondare una scuola nella località di Yavnè (a ovest di Gerusalemme) nella quale appariva dunque una nuova forma di giudaismo destinata ad un grande avvenire: il giudaismo rabbinico. In effetti, nei testi che ricordano le loro azioni, Yohanan ben Zakkai e i suoi discepoli non sono più chiamati farisei ma rabbini e portano sia il titolo di Rabbi sia quello di Rabban, come Yohanan ben Zakkai stesso. Una gran parte delle decisioni prese a Yavnè, tra il 70 e 100, sono la risposta dei farisei, divenuti rabbini, alla scomparsa del Tempio. Esse concernono tre grandi questioni, quella dei rituali e delle leggi, quella dell'organizzazione interna del giudaismo di Yavnè e quella del ruolo della Torâ (scritta e orale).
Sul piano rituale-giuridico, quello della Halakha, la distruzione del Tempio mette in evidenza un certo numero di problemi. Il Tempio era centrale nella religiosità giudaica per lo svolgersi delle feste (specialmente le tre feste di pellegrinaggio in cui gli Ebrei dovevano assolutamente salire a Gerusalemme), per alcune leggi agricole, per i sacrifici che assicurano l'espiazione dei peccati...

È sicuramente impossibile rimediare all'assenza del Tempio nella maggior parte di questi riti, ma con una serie di misure correttive (taqqanot), Rabban Yohanan ben Zakkai ha tentato di modificare certe pratiche tenendo conto della sparizione del Tempio.
Così prima della distruzione, il comandamento di tenere le quattro specie di piante che sono il cedro, il ramo di palma, i rametti di mirto e i rami di salice (netilat lulab) durante la festa delle Capanne (sukkot), valeva per sette giorni nel Tempio e soltanto la prima giornata della festa nel resto del paese. Dopo la distruzione del Tempio, Rabban Yohanan ben Zakkai decise di estendere la durata di sette giorni a tutto il paese, facendo così di questo rito una sorta di memoriale del Tempio. Fanno ugualmente parte delle preoccupazioni del rabbino la fissazione del calendario o ancora le condizioni che rendono possibile consumare il nuovo raccolto, senza che l'offerta dell''omer sia portata al Tempio. Sul piano dell' organizzazione interna del giudaismo, i farisei diventati rabbini affermano la sola legittimità della loro religione, considerando come eretiche le altre correnti del giudaismo (compreso il nascente cristianesimo). Nella preghiera della 'amida, viene aggiunta una benedizione che costituisce di fatto una maledizione per gli eretici (birkat ha-minim).
Il rifiuto degli eretici esprime sia la posizione di forza ormai raggiunta dai farisei sia forse l'atmosfera di crisi che esige dagli ebrei una maggior unità e una rinuncia ad ogni causa di divisione, così evidente nel periodo prima del 70. Sempre a Yavnè, al termine di una lunga evoluzione, il canone della Bibbia giudaica viene definitivamente chiuso. La Torà orale minacciata nella sua trasmissione dalla crisi del 70 diviene oggetto di un intenso lavoro di ordinamento e classificazione. La sparizione di uno dei poli del giudaismo, il Tempio, ha provocato come naturale conseguenza la fissazione e il rafforzamento dell' autorità del suo secondo polo, quello della Torà.
Aldilà di queste decisioni pratiche Rabban Yohanan ben Zakkai sembra essersi ugualmente reso conto della sfida teologica costituita dalla distruzione del Tempio. La letteratura apocalittica ebraica contemporanea all'avvenimento (4 Esdra, Baruc siriaco) è convinta che la redenzione messianica e la risurrezione miracolosa del Tempio siano imminenti. Scettico verso queste speculazioni, Rabban Yohanan ben Zakkai dimostra che bisogna ormai pensare il giudaismo senza Tempio. La sua distruzione è la conseguenza degli errori di Israele e bisogna dunque dedicarsi con ardore allo studio della Torà e all'osservanza dei suoi precetti. L'assenza di sacrifici espiatori, fino a quel momento offerti al Tempio, è ormai rimpiazzata dalla pratica di buone azioni e della benevolenza. Malgrado alcune opposizioni (soprattutto dei sacerdoti), la visione d'insieme e le misure pratiche di Rabban Yohanan ben Zakkai acquisirono progressivamente autorità su un numero crescente di Ebrei. Al giudaismo fortemente diviso del periodo antecedente al 70 segue un giudaismo unico che tollera le differenze di opinione a condizione che si basino su un'opinione comune di base.

Una storia problematica

Questa presentazione del declino dei sadducei e degli esseni e della supremazia dei farisei, che fondano il giudaismo rabbinico, solleva nonostante tutto un certo numero di questioni. La prima di queste è quella delle fonti. Le opere che riportano gli avvenimenti di Yavnè sono molto tardive. La più antica compilazione rabbinica, la Mišnâ, data già all'anno 200. Bisogna dunque trattare con grande prudenza le informazioni che ci forniscono le fonti rabbiniche, perchè queste riflettono un unico punto di vista, quello dei farisei, e il loro carattere tardivo non esclude rimaneggiamenti legati alle preoccupazioni dei rabbini posteriori a Yavnè.
Per quanto riguarda il destino finale dei sadducei e degli esseni, le fonti disponibili (specialmente rabbiniche) non ci forniscono praticamente alcuna indicazione e lo studioso è qui obbligato ad affidarsi a congetture.
La seconda difficoltà risiede nella stessa presentazione che le fonti rabbiniche danno degli avvenimenti dopo il 70: leggendo queste, non si trova per nulla l'atmosfera di crisi e di angoscia che caratterizza i contemporanei testi apocalittici. I rabbini danno l'impressione di non essere veramente coscienti della frattura costituita dalla distruzione del Tempio nella storia del giudaismo. Secondo il Talmud, Rabban Yohanan ben Zakkai stesso ha legiferato avendo in mente una ricostruzione prossima del Tempio in un contesto storico più favorevole. È sempre possibile supporre un rimaneggiamento posteriore delle fonti, ma per Jacob Neusner la vera rottura nella storia del giudaismo non si situa nel 70, ma dopo la seconda guerra giudaica e la sconfitta di Bar Kokhba nel 135, quando la città di Gerusalemme fu totalmente rasa al suolo e agli Ebrei venne vietato il soggiorno sul suo territorio.
È soltanto a questa data che sparisce definitivamente ogni speranza di una prossima ricostruzione del Tempio.
La terza difficoltà concerne il passaggio dal giudaismo fariseo al giudaismo rabbinico, di cui la distruzione del Tempio è stata il catalizzatore. Curiosamente, la maggior parte degli autori sottolinea la nascita di un nuovo giudaismo, quello dei rabbini, in quanto la relazione che questi intrattengono con i loro predecessori farisei è pensata come continuità: in effetti, i rabbini sono descritti come gli eredi diretti dei farisei, addirittura come dei farisei essi stessi! Ora le cose non sono così semplici perché i rabbini, quando ricordano i loro predecessori, manifestano un'evidente reticenza a chiamarli farisei ed alcuni testi rabbinici descrivono i farisei nel modo fortemente critico come nei passaggi ben conosciuti dei Vangeli...
Per Jacob Neusner la situazione eccezionale del 70 ha permesso una ricomposizione in profondità del mondo religioso ebraico, provocando la fusione delle due correnti fino allora distinte nel giudaismo, quella dei farisei e quella degli scribi. È questa fusione che ha permesso la nascita del giudaismo rabbinico. Secondo questa ipotesi, i rabbini non sono necessariamente i discendenti dei farisei, poiché un gran numero di loro proviene dalla corrente degli scribi. Farisei e scribi erano comunque fatti per intendersi poiché ambedue erano più adatti dei sadducei nel lasciarsi indietro il Tempio, anche se non per le stesse ragioni. I farisei erano più inclini a fare a meno del Tempio perchè l'avevano già trasportato nelle loro proprie case! In effetti essi applicavano presso di loro le leggi di purità che erano in vigore unicamente nel Tempio. Gli scribi centravano tutta la loro religiosità sulla Torâ e sul suo studio. Il Tempio era dunque per loro secondario prima ancora della sua distruzione.
Il giudaismo di Yavnè ha trovato la sua espressione ultima nella redazione della Mišnâ nell'anno 200 da parte di Rabbi Yehuda ha-Nasi. Ora in mezzo alle leggi che sono trattate dalla Mišnâ si trovano tutte le prescrizioni concernenti il culto del Tempio, quando alla stessa data una statua di Giove troneggiava sul monte del Tempio. Si vede come il giudaismo rabbinico, edificato in seguito alla distruzione del Tempio, abbia continuato a conservargli un posto al suo interno, facendone una parte essenziale del suo principale comandamento: lo studio della Torâ.

Josè Costa

(tratto da Il mondo della bibbia)

Ultima modifica Domenica 30 Luglio 2017 11:25
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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