Lunedì, 21 Agosto 2017
Sabato 09 Febbraio 2008 21:11

Dossier Buddha, Gesù. Le sfide di un incontro (Frédéric Lenoir)

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“Buddha è l’ultimo genio religioso dell’umanità con il quale il cristianesimo dovrà confrontarsi”, affermava poco più di mezzo secolo fa il teologo cattolico Romano Guardini.

DOSSIER BUDDHA, GESU’

Le sfide  di un incontro

di Frédéric Lenoir

Buddha è l’ultimo genio religioso dell’umanità con il quale il cristianesimo dovrà confrontarsi”, affermava poco più di mezzo secolo fa il teologo cattolico Romano Guardini. Cristianesimo e buddismo, le due grandi religioni universali di salvezza, che predicano l’amore e la compassione, non erano infatti mai state in concorrenza così diretta. Da alcuni decenni con la penetrazione del cristianesimo in Asia e quella del buddismo in Occidente il “confronto” è veramente cominciato. Si possono situare le sfide di questo incontro almeno a tre livelli distinti.

Oggi siamo in grado di conoscere con esattezza le due religioni e di paragonare in modo obbiettivo i punti essenziali della loro dottrina. Non fu così nel passato. Da quando i primi missionari cristiani hanno scoperto le diverse tradizioni buddiste nei secoli XVI e XVII, si sono sparsi in Occidente molti malintesi sugli insegnamenti del Buddha, utilizzati a fini polemici dagli avversari o dai partigiani del cristianesimo.

Dalla parte degli avversari si sottolinea la modernità del buddismo, la sua razionalità, la sua assenza di dogmi. E Nietzsche scrive nell’Anticristo: Il buddismo è cento volte più realistico del cristianesimo. Ha superato l'auto-inganno che sono le nozioni morali. Se ne sta, per dirlo a modo mio, al di là del Bene e del Male”. Questa lettura positiva del buddismo si fonda su una lettura dei testi più filosofici e fa totale astrazione dalla sua evoluzione storica e dal suo radicamento in culture locali assai diverse, tinteggiate di culto alle divinità, di superstizione e di religiosità popolare.

Interpretazioni false che hanno la vita dura

Al contrario, i partigiani del cristianesimo sottolineano il carattere superstizioso della maggior parte dei buddismi asiatici e, degli insegnamenti fondamentali del Buddha, non considerano che la teoria del nirvana, assimilato al nulla.. Così Jules Barthélemy Saint-Hilaire, un filosofo contemporaneo di Nietzsche, non esita a scrivere: “In fondo il buddismo non è che l’adorazione e il fanatismo del nulla. È la distruzione della personalità umana perseguita fin nelle sue speranze più legittime. Mi domando se c’è al mondo qualche cosa di più contrario al dogma cristiano, erede di tutta la civiltà antica, di questa aberrazione e di questa mostruosità”. Tale modo di intendere il buddismo come “uno spaventoso culto del nulla” è confortato dalla sua assimilazione al pensiero radicalmente pessimista del filosofo tedesco Arthur Schopenhauer. Ora, come risulta dagli studi contemporanei fondati sia su una migliore conoscenza dei testi, sia sulla loro interpretazione da parte degli stessi religiosi buddisti, questa interpretazione di un buddismo “pessimista”, “nichilista” o addirittura “egoista” è altrettanto erronea quanto quella di un buddismo “moderno” e “puramente razionale”, che sarebbe esente da religiosità popolare o da credenze irrazionali.

Pertanto tali interpretazioni polemiche secolari continuano molto spesso ad aver corso in molti ambienti cristiani ostili al buddismo o, al contrario, in Occidentali da poco convertiti a quella tradizione. Nonostante alcuni gesti spettacolari come l’incontro di Assisi, dove il papa era seduto accanto al Dalai Lama, Giovanni Paolo II ha suscitato l’indignazione degli ambienti buddisti e universitari dando nel suo libro Varcare la soglia della Speranza una lettura schopenhaueriana del nirvana buddista. E si sentono ancora di frequente dai nuovi adepti del buddismo argomenti del tipo: “Sono diventato buddista perché, contrariamente al cristianesimo, è una religione del tutto razionale, senza fede né dogmi, che non poggia che sull’esperienza”.

Di fatto, al di là degli errori di comprensione delle due religioni, la grande tentazione consiste nel paragonare il peggio di una tradizione con il meglio dell’altra. Così si paragona facilmente negli ambienti buddisti occidentali il messaggio di pace del Dalai Lama all’Inquisizione e alle crociate, oppure al contrario, in certi ambienti cristiani, la carità di una madre Teresa alla totale assenza di preoccupazione caritativa e sociale di alcuni monaci buddisti. Per confrontare in maniera giusta il buddismo e il cristianesimo bisogna confrontare le vette con le vette e le deviazioni con le deviazioni. E conviene anche conoscere bene la sottigliezza delle dottrine e soprattutto la loro diversità. Infatti come non esiste un solo cristianesimo omogeneo, così non esiste un solo buddismo autentico. Il buddismo è, insieme, i testi antichi attribuiti al Buddha , il Theravada sparso in tutto il Sud-est asiatico, il chan cinese o lo zen giapponese o anche il Vajrayana tibetano. Senza partito preso ideologico e tenendo conto di queste precauzioni si apre il nostro dossier con l’articolo di Eric Vinson sulle dieci chiavi del confronto dottrinale fra Gesù e Buddha e le tradizioni che si rifanno ai loro insegnamenti da tanti millenni.

Ma la sfida dell’incontro del buddismo e del cristianesimo non si riduce a un tale confronto, per quanto prezioso esso possa essere. Si gioca anche a un livello più esistenziale fra gli individui sempre più numerosi che sono sedotti dalle due tradizioni. Si trovano dei buddisti convertiti al cristianesimo che conservano un attaccamento profondo alla religione della loro infanzia e al contrario dei cristiani diventati buddisti che tornano al cristianesimo conservando pratiche e insegnamenti buddisti, o persino che rivendicano la doppia appartenenza. Si trovano anche, e sono i più numerosi, dei cristiani che praticano la meditazione buddista o dei buddisti che pregano Gesù. Non assistiamo certamente a un fenomeno di mutua esclusione, ma constatiamo sempre di più, tra le persone sedotte dalle due tradizioni, dei tentativi di mescolanza e di integrazione. Per la prima volta la nostra reporter Aurélie Godefroy ha condotto lunghe inchieste fra questi “cristiani buddisti” e il suo commovente reportage mostra la diversità e la difficoltà dei tentativi di sintesi personale che insistono spesso sulla familiarità e la complementarietà delle due vie spirituali. Punto di vista critico con sfumature da parte di Dennis Gira, cristiano impegnato e fine conoscitore del buddismo, che sottolinea i numerosi tranelli e le ambiguità della comprensione del buddismo da parte degli Occidentali.

Il dossier termina con un’intervista fra il vescovo di Mende, ex abate benedettino di Kergonan e un lama tibetano direttore del centro Dhagpo Kagyu Ling. I due monaci si sono a lungo incontrati alcuni anni fa per comporre un libro di dialogo. Fanno qui il punto di questo incontro appassionante e fruttuoso, che ha permesso di evidenziare, attraverso l'ottica del cammino spirituale, le principali divergenze e somiglianze del buddismo e del cristianesimo.

Rimane l’ultima sfida di questi incontro, quella della concorrenza che si daranno su scala planetaria queste due grandi religioni della salvezza. Paradossalmente il buddismo progredisce più in Occidente che in Oriente e il cristianesimo molto più in Oriente che in Occidente. Assisteremo a una vera battaglia di conversioni o piuttosto all’emergenza progressiva e inedita di un cristiano-buddismo? Questo può ancora sembrarci strano, anzi impossibile, ma la nostra inchiesta ne mostra però i germi, e Arnold Toynbee, il grande storico delle civiltà, affermava che l’incontro delle due tradizioni così vicine e così lontane costituiva “l’evento più significativo del XX secolo” che potrebbe favorire l’emergere di una nuova civiltà.

(da Le monde des religions, 18)

Ultima modifica Mercoledì 17 Marzo 2010 23:35
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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