Lunedì, 23 Ottobre 2017
Martedì 01 Novembre 2016 13:46

«L'Evangelo, se è imposto, non libera più» (Franca Long)

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I protestanti insistono sempre molto sulla libertà di coscienza e sulla responsabilità personale di fronte a Dio e agli uomini; perciò nel referendum del 1974 votarono compattamente per il No all'abrogazione della legge sul divorzio. Come scrisse il teologo valdese Paolo Ricca, «l'evangelo dell'unità della coppia può essere fatto valere solo in un contesto di libertà e non di legge».

La ragione, dono di Dio all'essere umano, altro non è che la capacità di scegliere, «reason is but choosing»: così scriveva nel XVII secolo il poeta puritano John Milton, autore del celebre Il paradiso perduto nonché segretario di Cromwell al tempo della Rivoluzione inglese. L'insistenza protestante sulla libertà di coscienza e sull'assunzione di responsabilità personale di fronte a Dio e alla comunità umana ha radici antiche, anche se le indicazioni etiche, le durezze o le mitezze variano nei diversi contesti culturali e denominazionali. È questa una premessa essenziale per la comprensione delle prese di posizione delle Chiese evangeliche, insieme alla consapevolezza che non da un magistero ecclesiastico, ma dall'interpretazione sempre nuova e sempre, per così dire, «discutibile» della Parola biblica dipende la predicazione e la vita stessa dei credenti.

La riflessione evangelica sul divorzio muove anzitutto da una concezione non sacramentale del matrimonio, cui non viene mai collegato il concetto giuridico di indissolubilità. Ma neppure di «dissolubilità».

Per rendere comprensibile questo nodo, riportiamo qui, in sintesi, alcune considerazioni presenti in documenti del Sinodo valdese, in pubblicazioni, in dichiarazioni di assemblee locali e di teologi del protestantesimo italiano prima del referendum popolare sul divorzio del 1974.
Numerosi sono i riferimenti biblici. Citiamo qui un'affermazione dell'apostolo Paolo ai cristiani di Roma: c'è un solo rapporto indissolubile, quello di Dio con gli esseri umani, patto unilaterale di amore e di perdono (Rom. 8). Sulla coppia umana, ricordiamo invece le parole di Gesù in risposta ai Farisei: «Non sono più due, ma una stessa carne. L'uomo dunque non separi quel che Dio ha unito» (Marco 10/8-9, ripreso da Matteo 19/6-7). Il matrimonio è un'unione durevole, è in speranza un rapporto permanente di amore, condivisione, progettualità.

Quel che Dio ha unito, Dio non lo separa. Ma noi, possiamo essere così presuntuosi da stabilire in modo definitivo che ogni «sì » pronunciato in chiesa o in municipio sia stato voluto da Dio? L'interrogativo risale al teologo riformato Karl Barth che, nella sua Dogmatica, parla di continui sacrilegi commessi dalle Chiese cristiane nel farsi interpreti del pensiero di Dio e nello stravolgere il significato originario delle parole di Gesù, pronunciate sempre in situazioni concrete e più volte in risposta a provocazioni (come, nell'episodio citato, sulla liceità del ripudio da parte del marito).

Le donne e gli uomini decidono nella libertà le loro unioni come pure le separazioni: anche i credenti conoscono il tradimento del patto, la sconfitta, lo scarto tra le promesse e la capacità di mantenerle. Nella crisi è data talvolta la possibilità di rinnovare il patto dell'alleanza matrimoniale: esistono però relazioni definitivamente compromesse: il patto, se mai è esistito, non c'è più. Il divorzio ratifica una realtà dolorosa: può essere vissuto con dignità, nel rispetto reciproco e nella cura di chi (figli in particolare) non è responsabile del fallimento, ma spesso ne paga le conseguenze. Le Chiese sono chiamate a praticare una pastorale dei coniugi divorziati, perché nell'essere accolti, ritrovino fiducia e speranza.

Questi alcuni dei pensieri che animarono incontri e scritti alla vigilia del referendum che vide in Italia, da parte protestante, una massiccia adesione al No all'abrogazione della legge sul divorzio.

Il pastore e teologo valdese Paolo Ricca scrisse in quei giorni: «La chiesa non deve e non può, in nome dell'evangelo, appoggiare (o addirittura intraprendere) iniziative volte a vietare legalmente il divorzio... Da un lato l'evangelo dell'unità della coppia può essere fatto valere solo in un contesto di libertà e non di legge; d'altro lato la chiesa per prima deve tutelare i diritti dei non credenti di cui si ledono diritti elementari, a cominciare da quello di non essere cristiani... Un evangelo imposto non è più evangelo! Un evangelo imposto non libera più, asservisce soltanto. Chi trasforma l'evangelo in legge, sappia che Gesù ha fatto il contrario: ha trasformato la legge in evangelo» (P. Ricca, A. Ribet, F. Giampiccoli, Evangelo, divorzio e referendum, Torino 1974, pagine 28 e 29).

Numericamente più consistenti delle Chiese protestanti «storiche» sono in Italia le Chiese evangeliche di più recente formazione, tra cui emergono le chiese pentecostali, con una propria spiritualità e sensibilità. In queste realtà il testo biblico è assunto con grande fedeltà alla lettera e conseguente rigidità sui temi etici, sul ruolo delle donne nel matrimonio, sul divorzio.

All'interno di questo mondo, le posizioni oggi sono però molto diversificate. Sul divorzio esistono atteggiamenti di rifiuto assoluto, accanto a posizioni più realiste che lo riconoscono come un male necessario. Nella Federazione pentecostale, ad esempio, non esiste in merito una direttiva nazionale: il problema viene affrontato localmente e si cerca una risposta caso per caso. Alla richiesta di nozze tra divorziati, si consiglia in genere il matrimonio civile e, separatamente, un momento di benedizione e di preghiera durante il culto comunitario.
Nelle chiese protestanti «storiche», sono accolti matrimoni di divorziati nella piena comunione fraterna, bisognosi come tutti e tutte del perdono e della luce di Dio.

Franca Long

(tratto da Confronti, gennaio 2006, p. 21)

 

Ultima modifica Martedì 01 Novembre 2016 14:03
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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