Sabato, 21 Ottobre 2017
Sabato 01 Gennaio 2005 17:56

Sei tesine sul dialogo e Maria (Renzo Bertalot)

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Le difficoltà maggiori si riscontrano nell'uso dei titoli attribuiti a Maria. La sensibilità teologica del protestantesimo ha letto nella letteratura cattolica eccessivi "abusi" che hanno stimolato la devozione popolare in base a "parallelismi" troppo marcati tra cristologia e mariologia.

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PREMESSA

L'attuale pontefice nella sua enciclica Ut unum sint propone di prendere in considerazione, per il dialogo tra le chiese, cinque punti ritenuti fondamentali: il rapporto Scrittura-tradizione, l'ordinazione, i sacramenti, il magistero e Maria (1). Quindi prevedibile che nel prossimo futuro si dovrà tornare ad esaminare e confrontare le varie posizioni assunte dai teologi a proposito della madre di Gesù.

Attualmente bisogna constatare che sia a livello dei dialoghi bilaterali, sia a quello dei dialoghi multilaterali, per esempio tra il Consiglio Ecumenico delle Chiese e Roma, l'argomento non è stato affrontato in modo specifico. È possibile quindi fare il punto richiamandosi soltanto ai principi che finora sono emersi dalla riflessione teologica.

    PARTE TEORICA

    1. La prima tappa consiste nel raggiungere un consenso "recepito" sulle nozioni di primato della grazia, elezione e predestinazione. Le convergenze non mancano, soprattutto a livello dei massimi teologi contemporanei, e già sono evidenti nei dialoghi bilaterali tra anglicani, cattolici, luterani, ortodossi e riformati.

    2. Una volta assicurata la "recezione" su questo punto si rende necessario esaminare che cosa intendono le chiese per cooperazione alla grazia. Il termine "cooperazione" è biblico (1Cor 3,9; Col 4,11; 3Gv 8), ma le interpretazioni ancora divergono: cooperazione attiva o passiva? necessaria o no alla salvezza? meritoria o riconoscente? determinante o strumentale? È chiaro che il consenso recepito sul primo punto impegnerà la continuazione del dialogo sul secondo (2).

    3. Come ultima tappa sarà finalmente possibile inquadrare la figura biblica di Maria in modo da evidenziare la portata sostanziale della sua testimonianza e sgombrare il terreno accidentato del nostro passato in vista di nuove convergenze.

    PARTE PRATICA

    4. Le difficoltà maggiori si riscontrano nell'uso dei titoli attribuiti a Maria. La sensibilità teologica del protestantesimo ha letto nella letteratura cattolica eccessivi "abusi" che hanno stimolato la devozione popolare in base a "parallelismi" (Lutero: prendere al Figlio per dare alla madre) troppo marcati tra cristologia e mariologia. Il titolo di "avvocata" veniva rifiutato da Lutero, ma Ecolampadio lo accettava. Anche l'intercessione di Maria è decisamente più marcata in Ecolampadio (De laudando in Maria Deo) che in Lutero, il quale pure apre e chiude il suo commento al Magnificat rivolgendosi in termini di preghiera alla Madre di Gesù.

    5. L'unità nella diversità potrebbe, secondo alcuni teologi protestanti, evitare lunghe polemiche sui due ultimi dogmi mariani: l'Immacolata e l'Assunzione. Nella misura in cui non toccano una comune visione cristologica questi due dogmi registrano modi diversi di intendere la testimonianza resa da Maria. Siamo ancora lontani da una diversità riconciliata, ma il fatto non esclude il rispetto per il cammino fatto in tradizioni diverse, ma non separanti. È possibile che gli uni abbiano peccato per eccesso e gli altri per difetto (Hans Küng)?

    6. Infine la testimonianza biblica di Maria può essere sottolineata con forza da tutti i settori cristiani. Non possiamo tappare la bocca ad una testimone che Dio ha scelto per essere la madre del Figlio, ma non è neppure possibile cedere nella direzione opposta nascondendo la sua umanità in una veste biblicamente insostenibile. "Fate tutto quello che Egli vi dirà" (Gv 2,5) rimane un appello pressante ed ecumenico rivolto a cattolici, ortodossi e protestanti. Ogni nostra parola dovrebbe riassumersi in un rinvio chiaro, cosciente e gioioso al Signore.

    LA GRANDE SVOLTA

    Nel 1957 Hans Küng pubblicava la sua tesi di dottorato presso l'Università Gregoriana di Roma discutendo il tema della giustificazione per fede in un confronto con la teologia di Karl Barth. Le convergenze emergenti erano di una tale entità da sorprendere gli studiosi sia protestanti sia cattolici. Barth stesso fu invitato a presentare la dissertazione del candidato dando un suo giudizio.

    L'apprezzamento del teologo di Basilea non poteva essere espresso in maniera più chiara: "Lei mi fa parlare come parlo io e io penso come lei mi fa parlare". "Se" tale interpretazione della giustificazione per fede è coerente con il sistema dogmatico di Roma, a Barth non resta altra possibilità che tornare a Trento e dire ad alta voce: "Patres, peccavi". Le contrapposizioni tradizionali si rivelavano come un "continuato malinteso". Le due chiese non avrebbero più dovuto considerarsi "alternative", ma come diverse espressioni della stessa fede.

    Nel 1972 ebbe luogo a Malta un incontro tra cattolici e luterani sul tema della giustificazione per fede. Il documento conclusivo evidenziava le prospettive convergenti. Per Kùng era un momento felice. Ma Karl Barth era morto quattro anni prima e perciò non poteva tornare a Trento e il dialogo sulla grande svolta rimase interrotto.

    Nel 1997 il dialogo cattolico-luterano presentò un documento finale in vista di un accordo definitivo sulla giustificazione per fede. Le controversie tradizionali erano ricondotte ad una questione di "forma" al di là della quale emergeva un "fondamento" comune. Si affermava la totale dipendenza dell'uomo dalla grazia salvatrice e non dalla nostra libertà personale. Siamo infatti incapaci di convertici a Dio, di meritare la giustificazione e ottenere la salvezza tramite i nostri meriti.

    Per i cattolici la "cooperazione" veniva intesa come "effetto" della grazia e non della nostra abilità. Tutto ciò che precede e segue il dono di Dio non costituisce la base della giustificazione. Le scomuniche tradizionali non avrebbero più avuto ragione di esistere in rapporto allo specifico accordo raggiunto. Furono necessari altri rinvii e approfondimenti, ma il tutto poteva essere confermato con l'aggiunta di un allegato. L'allegato venne, fu accettato ufficialmente l'11 giugno 1999 e firmato il 31 ottobre dello stesso anno (3). Si tratta di un salto di qualità. "Noi siamo in verità interiormente rinnovati dall'azione dello Spirito Santo restando sempre dipendenti dalla sua opera in noi" e contemporaneamente "se diciamo di essere senza peccato non siamo nel giusto" (4).

      LA DICHIARAZIONE "DOMINUS JESUS"

      Il 6 settembre 2000 usciva la Dichiarazione "Dominus Jesus" del Cardinale Ratzinger (5). Nel passato si era ampiamente discussa la portata del "sussistere" della Chiesa di Cristo nella Chiesa di Roma (ogni chiesa poteva dire altrettanto). L'interpretazione autentica sottolinea che il "subsistit" riguarda pienamente "soltanto" la Chiesa cattolica romana (6).Le altre chiese o comunità ecclesiali hanno numerosi elementi di santificazione e di verità, derivati dalla pienezza della grazia e della verità cattolica romana, ma sono vere chiese solo quelle che condividono con Roma la successione apostolica e la validità dell'eucaristia. Le altre non sono "vere chiese in senso proprio" anche se tramite il battesimo sono, in un ceno senso, incorporate nella chiesa di Roma. Per quanto riguarda i non cristiani, si può parlare di un pluralismo di "fatto", ma non di "principio". La chiesa di Roma non può essere considerata una via di salvezza "accanto" alle altre (o equivalente). Essa è "necessaria" alla salvezza e il Regno di Dio non può essere pensato indipendentemente dalla chiesa "peregrinante". Bisogna in ogni caso distinguere tra "fede teologale" e "credenze". Non va però dimenticato che lo Spirito del Cristo risorto opera oltre i confini visibili della chiesa e "illumina" gli uomini "attraverso vie a lui note" in vista della salvezza. Il dialogo sta bene, ma non bisogna farne una ideologia.

      Questa rielaborazione teologica di Ratzinger è un forte richiamo al punto di partenza (7).

      Il centro "Pro Unione" di Roma ha raccolto le critiche più significative all'interno e all'esterno della Chiesa cattolica. Tra quelle cattoliche più severe si è visto un ritorno alla "Mystici Corporis" di Pio XII e tra le più blande una volontaria limitazione a carattere interno. Evidentemente vi sono state forti reazioni dalle varie confessioni cristiane e anche da parte laica. Un pastore anglicano intervistato dalla televisione italiana ha posto questa domanda: "Se la chiesa cattolica è la sola perfetta che cosa si vuole dalle altre chiese? Il ritorno?" (8).

      Continueremo a chiederci, dall'esterno, se il "subsistit in" è un principio "inclusivo" o "esclusivo", se dobbiamo richiamare la vecchia distinzione tra "buona fede" e "fede buona".

      Renzo Bertalot

      Note

        (1) GIOVANNI PAOLO II, Lettera enciclica Ut unum sint, n. 79, 5, in Acta Apostolicae Sedis 87 (1995) p. 969.

        (2) Cf. J. MOLTMANN, Dio nella creazione, Queriniana, Brescia 1987, p. 24. La cooperazione non è ex se ma ab alio e in aliis.

        (3) PONTIFICIO CONSIGLIO PER l'UNITÀ DEI CRISTIANI — FEDERAZIONE LUTERANA MONDIALE, Dichiarazione congiunta sulla dottrina delLa giustificazione, trad. it. in Il Regno-documenti 43 (1998) n. 7, p. 250-256; FEDERAZIONE LUTERANA MONDIALE - CHIESA CATTOLICA ROMANA, Dichiarazione ufficiale comune e Allegato, trad it. in Il Regno-documenti 44 (1999) n. 15, p, 476-480.

        (4) R. BERTALOT, Gaspare Contarini (1483-1542): contesto e attualità della giustificazione per fede, in Ateneo Veneto 187 (1999) p. 2l5ss.

        (5) CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Dichiarazione Dominus Iesus, in Acta Apostolicae Sedis 92 (2000) p. 742-765.

        (6) Per comprendere il disappunto protestante dinanzi alta Dichiarazione Dominus Iesus, è utile riportarne il brano più controverso, i nn. 16-17: "I fedeli sono tenuti a professare che esiste una continuità storica - radicata nella successione apostolica - tra la Chiesa fondata da Cristo e la Chiesa cattolica: "È questa l'unica Chiesa di Cristo [...] che il Salvatore nostro, dopo la risurrezione (cf Gv 21,17), diede da pascere a Pietro, affidandone a lui e agli altri apostoli la diffusione e la guida (cf. Mt 28,l8ss); egli l'ha eretta per sempre come colonna e fondamento della verità (cf lTm 3,13). Questa Chiesa, costituita e organizzata in questo mondo come società, sussiste [subsistit in] nella Chiesa intercattolica, governata dal successore di Pietro e dai vescovi non comunione con lui" (Lumen gentium 8).Con l'espressione "subsistit in", il concilio Vaticano II volle armonizzare due affermazioni dottrinali: da un lato che la Chiesa di Cristo, malgrado le divisioni dei cristiani, continua a esistere pienamente soltanto nella Chiesa cattolica, e dall'altro lato "l'esistenza di numerosi elementi di santificazione e di verità al di fuori della sua compagine" (Lumen gentium 8), ovvero nelle Chiese e Comunità ecclesiali che non sono ancora in piena comunione con la Chiesa cattolica. Ma riguardo a queste ultime, bisogna affermare che "il loro valore deriva dalla stessa pienezza della grazia e della verità che è stata affidata alla Chiesa cattolica" (Unitatis Redintegratio 3). Esiste quindi un'unica Chiesa di Cristo, che sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal successore di Pietro e dai vescovi in comunione con lui" (Acta Apostolicae Sedis 92 [2000] p. 757-758). [NdR]

        (7) R. BERTALOT, La fede cristiana e le religioni, in Studi Ecumenici 19 (2001) p. 19ss.

          (8) R.P. MCBRIEN, Dominus Jesus: An Ecclesiological Critique, in Centro Pro Unione 59 (2001) p. 14ss.

           

            Ultima modifica Sabato 12 Novembre 2011 22:28
            Fausto Ferrari

            Fausto Ferrari

            Religioso Marista
            Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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