Martedì, 22 Agosto 2017
Domenica 13 Marzo 2005 18:15

Come fare ecumenismo ed ecumenismo con Maria (Renzo Bertalot)

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Non è ormai un mistero che l'ostacolo maggiore individuato da tutte le chiese è costituito dal primato papale. L'argomento è sulle agende confessionali e interconfessionali e torna negli interventi di moltissimi dialoghi bilaterali e multilaterali.

CAPITOLO OTTAVO

1. Come fare ecumenismo

Il tema ci porta innanzitutto ad affrontare la metodologia ecumenica. Attraverso gli incontri multilaterali del nostro secolo e il contributo di vari teologi che li hanno affiancati, bisogna richiamare alcuni aspetti fondamentali che, pur essendo stati operativi negli anni, tardano a diventare sangue del nostro sangue in vista dell'unità visibile della chiesa.

1.1 Metodologie e prospettive

Si è parlato di «rivoluzione copernicana», come uscita da cristianesimi a carattere tolemaico, a tendenza polemica ed esclusivistica. È una via per superare l'integrismo che sempre minaccia l'evolversi delle culture politiche, sociali e religiose.
Si è parlato di «unità nella diversità» e della diversità riconciliata, orientata verso la «koinonia», la comunione.
Si è detto con chiarezza che non c'è nessuna speranza nel prospettare un futuro dell'unità come uniformità; secondo Oscar Cullmann sarebbe addirittura una bestemmia contro lo Spirito Santo il quale dona diversamente a ciascuno seguendo un suo preciso criterio (1 Cor 12).
Occorre inoltre pensare ad un passaggio dalla coesistenza alla "proesistenza" simile al rapporto tra le varie membra di uno stesso corpo. Per questo l'unità comporta un dinamismo che comprenda un costante "rinnovamento" affinché la libertà superi i provincialismi o i particolarismi e si esponga ad un confronto globale e paritario con le "particolarità" di ognuno.
Infine nel risanare le memorie storiche (Graz 1997) occorrerà lasciar cadere gli elementi non teologici che sono stati all'origine di molte divisioni. Si pensi alle ingerenze politiche e filosofiche, ai famosi "ismi", ricordati dalle "giovani chiese" nel 1910 ad Edimburgo. S'impone, infine, un sempre più serio ascolto delle esigenze culturali dei popoli emergenti.

1.2. Gli ostacoli

Non è ormai un mistero che l'ostacolo maggiore individuato da tutte le chiese è costituito dal primato papale. L'argomento è sulle agende confessionali e interconfessionali e torna negli interventi di moltissimi dialoghi bilaterali e multilaterali. Se vi è un consenso generale a lavorare ecumenicamente "cum Petro", v'è altresì un rifiuto persistente nell'accettare di farlo "sub Petro".
Nei confronti di Roma tutte le chiese saranno costrette ad affrontare soprattutto la strutturazione dogmatica soggiacente alla teologia.
Vi sono dogmi considerati "rivelati", o quasi, come quelli mariani sull'Immacolata Concezione e sull'Assunzione di Maria.
Vi sono prese di posizioni ritenute "definitive" come l'opposizione al ministero femminile.
Inoltre troviamo dogmi "irreformabili" come quello dell'infallibilità papale («ex sese non autem ex consensu ecclesiae») (1).

1.3. La partecipazione dei laici

Subito dopo il Concilio Vaticano II i "laici" di tutte le chiese erano impegnati a far progredire l'ecumenismo. Si passò poi agli "osservatori invitati", poi ai "delegati fraterni" richiesti e inviati dalle chiese, poi agli "esperti" dei dialoghi e infine alle "autorità ecclesiastiche".
A livello mondiale il 2 giugno 1968 si arrivò all'accordo sui testi biblici originali, sul loro aggiornamento e sui principi direttivi per la loro traduzione comune.
Il 31 ottobre 1999 è stata firmata e recepita la dichiarazione sulla giustificazione per fede tra cattolici e luterani.

1.4. Suggerimenti e proposte

Si tratta evidentemente di segni che richiamano metodologie diverse e composite, ma che orientano verso ulteriori passi in vista dell'unità desiderata.
Il Concilio Vaticano II ha evidenziato la distinzione tra la verità e la formulazione della verità rispetto al flesso cristologico; ha parlato di una «perennis reformatio» in assonanza con la «ecclesia semper reformanda» del mondo della Riforma protestante (2).
L’attuale pontefice ha proposto, nella sua enciclica «Ut unum sint», un richiamo al primo millennio (3).
Nell'ambito del Consiglio Ecumenico delle Chiese si insiste per rivalutare la conciliarità (fortemente sostenuta dagli ortodossi). Nell'incontro ecumenico di Graz 1997 si è formulato un appello, emerso da molte parti, per «risanare le memorie», per riscrivere insieme la storia. È un elemento molto importante per approfondire ulteriormente gli eventi della prima metà del XVI secolo. Il discorso cade spesso sull'ecclesiologia e le diverse letture che se ne fanno. Ma anche il NT offre prospettive diverse (non alternative) così come vi sono diversità volute e determinate dallo Spirito Santo che gestisce il Vangelo e la nostra storia.
Si può tentare di seguire il suggerimento pratico sostenuto in questo secolo dagli anglicani: procedere per tappe. Il parlamento europeo, esempio che ho più volte sottolineato, potrebbe essere uno schema da prendere in esame: vi sono decisioni comuni e graduali che vanno in seguito sottoposte ai vari e distinti parlamenti nazionali. Intanto l'area condivisibile cresce attraverso le convergenze dei dialoghi. La «koinonia», reale anche se reciprocamente imperfetta, si allarga alla base e stimola il superamento delle difficoltà ancora in corso.

2. Ecumenismo con Maria

É stato detto spesso che la discussione ecumenica sulla figura di Maria è ancora lontana dalle agende dei prossimi lavori delle commissioni incaricate. Eppure non si potrà accantonarla per molto tempo.
Si possono tuttavia individuare gli orientamenti, che finora sono emersi direttamente o indirettamente dai confronti interconfessionali, anche se hanno un'autorità limitata o soltanto collaterale.

2.1. In linea con Borowski

Possiamo richiamare il teologo luterano Borowsky (4) che da molti anni ci aveva invitati a riordinare il materiale in discussione in tre settori diversi.
Il primo riguarda i titoli mariani e la devozione popolare che non trovano riscontro nella sensibilità teologica protestante e suscitano spesso il sospetto di servirsi di una terminologia prettamente trinitaria per farne uso in senso mariano (per esempio: consolatore-consolatrice, avvocato-avvocata, mediatore-mediatrice...). Lutero avvertiva i cristiani del suo tempo che non è bene prendere dal Figlio per dare alla madre. Intanto possiamo interrogarci sul rapporto esistente tra mediazione e testimonianza, tra ambasciatore e plenipotenziario. Vi è anche l'esortazione cattolica a tenere presente l'unica mediazione di Cristo in modo tale che, parlando di Maria, non si offuschi quella del Figlio. È una questione di vocabolario?
Un secondo settore può raggruppare i dogmi mariani intorno al criterio dell'unità nella diversità. Una volta chiarita la comune cristologia occorre accettare che venga espressa in termini diversi. Il dissenso reciproco porta al rispetto, non necessariamente all'alternativa.
Infine nel terzo settore bisogna soprattutto dare il massimo spazio all'area biblica comune su Maria. Approfondendo insieme il messaggio della Scrittura potremo certamente imparare gli uni dagli altri e ridimensionare le aree delle tollerabilità e dell’intollerabilità.

2.2. I dialoghi

Dai documenti cattolico-luterani sulla «giustificazione per fede», tenendo presente il largo consenso in via di una più attenta ricomposizione, si può riformulare anche il discorso su Maria accettando la distinzione tra il "fondamento" e la sua "formulazione". La formulazione è esposta alle variabilità del tempo e dello spazio, mentre il fondamento biblico mantiene la sua irremovibilità. Già Karl Barth s'interrogava subito dopo il Concilio Vaticano II se, sulla scia di Ratzinger, fosse mai pensabile legare i dogmi mariani alla sola pia devozione. Naturalmente sorge la domanda sulle conseguenze teologiche di una eventuale risposta positiva. Ma è ancora lo stesso Ratzinger a riflettere sulla possibilità o meno di chiedere agli ortodossi un'adesione totale ai dogmi mariani così come si presentano oggi entro i limiti del cattolicesimo.

2.3. Il Gruppo di Dombes

Infine si può ricordate lo studio del Gruppo di Dombes che, pur non essendo rivestito di autorità dalle rispettive chiese cattolica e protestanti, ha comunque autorevolezza per quel che dice. Dopo uno studio lungo ed accurato delle posizioni contrastanti, il Gruppo ci invita a considerare le diversità delle varie teologie, sviluppatesi sulla figura di Maria, come diversità "non separanti". Le polemiche tradizionali sulla perpetua verginità di Maria, benché biblicamente irrisolvibili, non dovrebbero permettere che si trascuri l'incidenza primaria dello Spirito Santo e si limiti la nostra attenzione, in maniera quasi esclusiva, all'aspetto fisico del miracolo di Natale (5).
Anche in materia di Immacolata Concezione e di Assunzione è possibile far riemergere la prospettiva della "sola grazia": elemento comune al di là di qualsiasi "separazione".
Un contesto più ampio va ricercato nella comunione dei santi, cioè dei credenti che neppure la morte può separare dall'amore di Cristo (Rm 8). I protestanti ricordano l'esempio lasciato da quanti ci hanno preceduto; si astengono però da qualsiasi invocazione perché su questo punto la Scrittura tace. Si può pregare "come" Maria e "con" Maria.
Infine il Gruppo di Dombes avverte i protestanti che tacere su Maria (il che è stato fatto) vuol dire tacere su Cristo. Ai cattolici va detto che il sempre più ampio discorso sulla devozione popolare suggerisce a sua volta un altro modo di tacere su Cristo. Una conversione centrata sul Cristo è, dunque, coinvolgente e impegnativa per tutti.

Conclusione

«Fare ecumenismo con Maria» vuol dire imparare dalla sua libertà, che nasce nell'incontro con la Parola ("fiat"), vuol dire servizio ("sono la serva"), vuol dite tradurre e trasferire nel concreto della propria vita ogni "amen" che spunta sulle nostre labbra, vuol dire conoscere la gioia ed esprimerla in lode quotidiana, per essere presenti accanto al Dio liberatore e realizzatore della promessa di Abramo. Vuol dire saper custodire la parola di Dio nel proprio cuore. Riflettere anche solo su questi pochi richiami biblici significa tornare a condividere il significato della cooperazione umana alla grazia come riconoscenza e servizio. È un invito a prendere atto del primato dell'incondizionata grazia divina che il Signore gestisce attraverso la storia dell'umanità.
Ci troviamo così nel contesto adatto per riprendere in considerazione quegli elementi che nei secoli ci hanno visti arroccati su posizioni alternative e contrapposte. Partendo dal terreno comune occorre imparare a vivere nel rispetto delle «diversità», delle «gerarchie della verità» e della «riforma perenne» per dare espressione attuale al dono della fede (6).
Nel tentativo di voler rispondere, con la nostra vita e nella libertà donataci dal Signore, possiamo guardare all'esempio di Maria, "parabola" o "immagine" o "tipo" della chiesa. Anche per il severo riformatore Calvino, Maria era nostra maestra
Dovendo affrontare i temi del primato papale e della giustificazione per fede e il conseguente rapporto tra istituzione ed evento non dovremmo dimenticare il riferimento all'annunciazione come punto di partenza in prospettiva ecumenica.

Renzo Bertalot

Note

(1) CONCILIO VATICANO I, Costituzione dogmatica Pastor aeternus, cap. IV: H. DENZINGER, Enchiridion Symbolorum... a cura di P. Hùmermann, EDB, Bologna 1995, n. 3074.

(2) CONCILIO VATICANO II, Decreto Unitatis Redintegratio, n. 6, in Acta Apostolicae Sedis 57 (1965) p. 96-97.

(3) GIOVANNI PAOLO II, Lettera enciclica Ut unum sint (25 maggio 1995), n. 61, in Acta Apostolicae Sedis 87 (1995) p. 958-959.

(4) W. BOROWSKY, Incontro delle confessioni in Maria, in Maria ancora un ostacolo insormontabile all'unione dei cristiani?, Centro di Studi Mariologici Ecumenici, Torino 1970.

(5) La discussione sui fratelli di Gesù comporta incertezze dal punto di vista biblico, per cui non si possono fondare certezze su base incerta Cf. R.E. BROWN - K.P DONFRIED - J.A. FITZMYER - J. REUMANN, Maria nel Nuovo Testamento, Cittadella, Assisi 1985, p. 86.

(6) Queste espressioni significative e necessarie per il dialogo ecumenico sono state usate dal Concilio Vaticano II nel decreto sull'ecumenismo Unitatis Redintegratio, n. 6 e 11 (Acta Apostolicae Sedis 57 [1965] p. 97 e 99). È utile riportare il testo del n. 11, nella redazione latina e nella traduzione italiana: «Insuper in dialogo oecumenico theologi catholici, doctrinae Ecclesiae inhaerentes, una cum fratribus seiunctis investigationem peragentes de divinis miysteriis, cum veritatis amore, caritate et humilitate progredi debent. In comparandis doctrinis meminerinti existere ordinem seu «hierarchiam» veritatum doctrinae catholicae, cum diversus sit earum nexus cum fundamento fidei christianae. - Inoltre nel dialogo ecumenico i teologi cattolici, restando fedeli alla dottrina della chiesa, nell'investigare con i fratelli separati i divini misteri devono procedere con amore della verità, con carità e umiltà. Nel mettere a confronto le dottrine si ricordino che esiste un ordine o «gerarchia» nelle verità della dottrina cattolica, essendo diverso il loro nesso col fondamento della fede cristiana». [NdR]

 

Ultima modifica Sabato 12 Novembre 2011 22:21
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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