Giovedì, 24 Agosto 2017
Mercoledì 13 Settembre 2006 02:29

La madre del Signore, icona del credente e della chiesa - prima parte (Salvatore M. Perrella)

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Sono veramente onorato e considero un grande privilegio concessomi quello di dedicare una postfazione d'indole ecumenico-mariana all'amico Renzo Bertalot, valdese, apprezzato docente presso la Pontificia Facoltà Teologica Marianum di Roma.

«Dialogare per non morire» (1)

(prima parte)

Il mondo contemporaneo, entrato in modo contraddittorio nel terzo millennio, ha bisogno della testimonianza comune del cristianesimo e la aspetta. Infatti, l'unità dei discepoli del Dio-con-noi non è fine a se stessa. In un mondo che si è profondamente estraniato dal Vangelo della vita, le chiese debbono domandarsi se ciò non sia anche per loro colpa; solo nella maggiore comunione possibile la Chiesa una potrà essere credibile e appetibile segno e strumento d'unità e di pace. Tale impegno, oltre ad essere in linea con la volontà del Signore (cf. Gv 17,21), è anche una risposta all'appello dei «segni dei tempi» (Unitatis redintegratio, 4) (2)

Un dovere di gratitudine

Sono veramente onorato e considero un grande privilegio concessomi quello di dedicare una postfazione d'indole ecumenico-mariana all'amico Renzo Bertalot, valdese, apprezzato docente presso la Pontificia Facoltà Teologica Marianum di Roma, retta dall'Ordine dei Frati Servi di Maria. Renzo Bertalot, da oltre trent'anni presta il suo servizio accademico nella nostra Facoltà come contributo alla causa ecumenica, donando la sua testimonianza, la sua apprezzata didattica, la ponderata riflessione teologica sull'evento della Madre di Gesù a diverse generazioni di studenti, che lo ricordano ammirati e grati. Ammirazione e gratitudine condivisa anche dai docenti delle diverse discipline che hanno il piacere d'incontrarlo.

L'ecumenismo è opera di Dio, ma spesse volte Egli permette a delle persone evangelicamente "umili di cuore" di rendere gloria a Lui nel Figlio, mediante la testimonianza e il servizio alla Parola della fede (cf. Rm 10,8): Renzo Bertalot, uomo, valdese, docente e amico, è uno di questi anawim di cui si sente il bisogno e si apprezza la presenza.

«Se l'Eterno non ha disdegnato di abitare le nostre parole e il nostro cuore, non solo l'uomo può essere ritenuto "capace di Dio", ma anche il suo linguaggio rivela possibilità altrimenti impensabili» (3). Renzo Bertalot, con l'amore e il timore che gusta e possiede per la sola Parola che vale e che salva, da essa ha attinto le meditazioni e le parole che mai hanno offuscato il solus Christus che si riverbera mirabilmente nella vicenda di Maria di Nazareth, madre e testimone del Mistero. È questa la sua lectio magistralis, che amiamo additare e, con questo sincero omaggio, mostrare con riconoscente fraternità ed amicizia.

L'ecumenismo: sfida e passione delle chiese

La divisione fra le chiese è, purtroppo, un fatto antico ed endemico; come pure è un fatto che tale situazione è sempre più avvertita dagli stessi discepoli del Signore come uno «scandalo per il mondo» (Unitatis redintegratio, 1a), come qualcosa che «contraddice apertamente la volontà di Dio» (Unitatis redintegratio, lb). Certo, non sono mancati durante i secoli tentativi di ricomposizione, ma sovente sono falliti anche per motivi d'orgoglio confessionale, di paura d'essere assorbiti o annullati dall'altro, di radicate incomprensioni ritenute impossibili da superare, non scevre talvolta da delittuose ostilità...(4).

Negli ultimi trent'anni del secolo XX, le chiese, in ogni caso, non si sono tirate indietro: si sono avvicinate, seppur con "prudenza", incontrate, sentite, hanno preso impegni comuni, si sono tolte formali scomuniche, hanno pregato e, in qualche caso, celebrato insieme la fede nell'unico Signore, ma... la diffidenza è, nonostante tutto e nonostante qualche importante risultato, ancora forte. Dopo l'entusiasmo ritrovato negli anni immediatamente postconciliari, gradualmente si è piombati in una sorta di disincanto ecumenico, segnato da tensioni e da qualche tentazione di "soprassedere". Un indiscusso protagonista della passione ecumenica come Yves Congar (1995), nei momenti più acuti della crisi, sembrava anch'egli lasciar spazio a considerazioni poco incoraggianti: «Alla fine risulta chiaro che dopo secoli di controversia, di polemiche, di spiegazioni, non ci siamo lasciati convincere reciprocamente. Non abbiamo convinto i protestanti né gli anglicani né gli ortodossi per quanto riguarda la nostra posizione sul primato papale. I protestanti non ci hanno convinto sulla Scriptura sola e non riusciranno a convincerci, ecc. Certo, noi stiamo attualmente dialogando, un dialogo che arriva talvolta lontano... Ma in un certo senso, il dialogo ha avuto come conseguenza, non dico di 'chiudere' ma di confermare ciascuno nella sua propria tradizione. Ciascuno in effetti sostiene la propria identità nel dialogo e vi resta» (5).

Sarà proprio l'assemblea ecumenica di Graz del 1997, a sottolineare la difficoltà e l'impasse del dialogo; Graz si pone nel travagliato ma indispensabile itinerario ecumenico come tappa rivelatrice di un grande disagio. Così commentava L. Vischer, direttore di Fede e Costituzione: «L'assemblea di Graz ha fatto vedere quanto poco solida sia ancor oggi la base comune delle chiese. Si giunse continuamente a situazioni di blocco. Le discussioni mostrano in particolare come fosse poco ovvia, oggi come ieri, la comprensione tra i cristiani di Occidente e di Oriente... Numerosi temi che nelle chiese occidentali sembrano discussi a fondo, oppure di cui si pensava che si fosse iniziato a discutere sufficientemente, si dimostrano nuovamente controversi» (6).

Nel 2000, il movimento ecumenico arrivava alla celebrazione del grande giubileo dell'Incarnazione con non poche perplessità manifestate dai Riformati dinanzi alla riproposizione delle "indulgenze", da essi ritenute antico retaggio di "perversioni" dottrinali mai sopite, mostrando, ancora una volta, come le memorie delle chiese siano ancora sanguinanti, siano, cioè, ferite non del tutto rimarginate (7).

Emblematiche di questo disagio appaiono a questo riguardo:

  • le ripicche e le accuse di proselitismo che il patriarcato di Mosca muove, a torto o a ragione, a Roma (8);
  • i dissensi e le critiche dei teologi, specialmente luterani, all'importante documento comune sulla "giustificazione" firmato ad Ausburg (9), il 31 ottobre 1999 (10);
  • la nutrita serie di reazioni, alquanto critiche ma sostanzialmente pacate, dell'ambiente ecumenico e del mondo interreligioso alla pubblicazione dell'istruzione vaticana, del 6 agosto 2000, Dominus Jesus (11), che, nonostante tutto, stimola e provoca fortemente «a riprendere l'entusiasmo ecumenico. Non molto 'per via diretta', ossia per le cose che dice e per come le dice; ma indirettamente, sì. Cioè per quello che non dice o trascura o non valorizza, e per come ancora non riesce a comunicare» (12). Il documento, considerato da taluni come un ritorno al fondamentalismo cattolico (13), ha, invece, ricevuto l"'interpretazione autentica" dal Vescovo di Roma, che tranquillizza affermando che la Dominus Iesus ha voluto porre un punto di chiarezza, non per interrompere o inibire il dialogo interreligioso, ma per favorirlo nella verità. Per cui, afferma Giovanni Paolo II, «la nostra confessione di Cristo come unico Figlio, mediante il quale noi stessi vediamo il volto del Padre (cf Gv 14,8), non è arroganza che disprezza le altre religioni... Il documento chiarisce gli elementi cristiani essenziali, che non ostacolano il dialogo, ma mostrano le sue basi, perché il dialogo senza fondamenti sarebbe destinato a degenerare in vuota verbosità. Esso possiede una "funzione chiarificatrice" e nello stesso tempo di apertura» (14).

Da questi fatti emerge con chiarezza che non mancano gli incontri, i documenti congiunti, i progetti per il futuro; ma l'ecumenismo «vero non c’è senza interiore conversione» (Unitatis redintegratio, 7): questo ha origine prima di tutto nel rinnovamento del cuore e della mente. Il movimento ecumenico, infatti, ha le sue radici in un'esperienza spirituale ed intellettuale che, prima di coinvolgere le chiese e le comunità ecclesiali, afferra radicalmente l'esistenza di chi si lascia trasportare dal vivo desiderio dell'unità della Chiesa. La nostalgia dell'unità perduta, l'amore, il servizio e la testimonianza all'unico Signore, la necessità del "ritrovarsi" in Cristo senza barriere, diffidenze e paure, impongono, evidentemente, una metanoia continua e convinta: le chiese devono perciò operare una "conversione continua" verso il Signore, che non potrà non essere convergente" (15). L'adesione compatta delle chiese all'Unico necessario, per non seguire la parabola tragica dell'imperialismo e della solitudine delle dissolte ideologie passate, è chiamata a intessere, nell'ordito di un'armonia perduta, una sinfonia della fede! Il vangelo della Chiesa una, inteso come "buona novella", che costituisce in se stessa la comunione dei credenti in Cristo e nello Spirito, si offre come un percorso altro e diverso rispetto a quello proposto e realizzato dalla violenza dei modelli ideologici. In esso la finitezza dell'io non è vinta dall'illusoria potenza del soggetto, ma è accalorata e riconciliata dalla gratuita autocomunicazione dell'Altro: alla nostalgia di unità risponde il dono della comunione che viene dall'Alto, in quanto dono dello Spirito che nessun uomo, nessuna chiesa può disperdere: essa è inamissibilis, cioè non può essere perduta (16).

L'amore e il servizio all'unità, ammonivano Fries e Rahner, non sono solo un dovere cristiano, un dovere di credibilità per il cristianesimo, ma diventano sempre più delle improcrastinabili necessità, delle urgenze inderogabili, divenendo una questione d'esistenza per il cristianesimo intero (17). L'orientamento ecumenico deve perciò essere il nuovo stile dei cristiani e delle comunità; impegno ritenuto da Giovanni Paolo II assolutamente necessario e prioritario (18).

La recente Charta oecumenica firmata il 22 aprile 2001 dalla Conferenza delle Chiese Europee (KEK) e dal Consiglio delle Conferenze Episcopale Europee (CCEE) (19),mentre constata i progressi compiuti nello sviluppare la comunione, ricorda le svariate forme di collaborazione ecumenica, afferma con parresia, dinanzi a persistenti fenomeni di oscillazione dei rapporti fra le chiese, che non ci si può ritenere appagati dell'attuale stato di cose, auspicando fortemente che tale charta sia da tutti accolta e promuova «a tutti i livelli della vita delle Chiese, una cultura ecumenica del dialogo e della collaborazione e creare a tal fine un criterio vincolante. Essa non riveste tuttavia alcun carattere dogmatico-magisteriale o giuridico-ecclesiale. La sua normatività consiste piuttosto nell'auto-obbligazione da parte delle Chiese» (20). L'ecumenismo è un'auto-obbligazione che deve impegnare, per la credibilità dello stesso cristianesimo, alla concretizzazione della preghiera di Cristo, che è "rivelazione e invocazione" ancora inevasa a motivo dei discepoli: ut omnes unum sint (cf Gv 17,21).

Dinanzi alla consolidata frattura della Chiesa, ai diversi percorsi compiuti dalle chiese, alle oramai acquisite alterità, occorre da parte di tutti una revisione profonda del proprio atteggiamento: l'altro va accettato per quello che ormai è, e ciò comporta verso di lui un apertura senza riserve, che è al tempo stesso accoglienza piena del suo percorso e mistero. Per cui, osserva il Ruggeri, nei rapporti fra le chiese è necessario «che si colga la trascendenza che ognuno ha ricevuto "secondo la misura del dono di Cristo" (Ef 4,7). Essendo quella che abbiamo ricevuto grazia del Cristo, meritata sulla croce, essa non può che conformarsi al Cristo stesso... Cristo è venuto per i peccatori, è stato inviato dal Padre agli uomini per salvarli... Non si può quindi afferrare la consistenza dell'evento cristologico senza includervi un destinatario, senza includervi l'altro. L'altro è parte costitutiva dell'evento cristologico» (21).

Un evento cristologico, santo e trascendente per sua natura, sia nella vicenda storica del Signore, che in quella dei suoi discepoli, ha conosciuto - mistero insondabile dell'inaudita umiltà di Dio! -, nel mistero della contraddizioneuniti e dall'altro teorizza che o l'una o l'altra "parte" deve soccombere attraverso un falso proselitismo. L'altra consiste in una tattica di approccio dialogico, che presuppone che la verità non esista e va costruita in una "sintesi" senza criteri oggettivi, o in una preghiera intimista e spiritualista per l'unità, o in un superficiale aiuto economico che non diviene esperienza di incontro. A questi modi è sottesa l'idea che l'unità della Chiesa sia qualcosa da costruire, che l'ecumenismo sia quindi un progetto per l'unità» (23). annunciato alla Madre (c£ Lc 2,34) (22) la banalizzazione, l'incredulità, il rifiuto, l'inadeguatezza, la contraffazione da parte dei "suoi". Analogamente, in campo ecumenico avvengono alcune contraffazioni che vanno stigmatizzate ed evitate: «una è quella che da un lato non accetta di pensare la diversità e porta a sentirsi comunque

L'unità, dono fontale dello Spirito del Padre e del Figlio alla Chiesa, quella, cioè, che non può essere smarrita perché trascende la volontà degli uomini, deve però compiersi nei cristiani; ecco perché essa è vero imperativo categorico da attuare nella pazienza, nell'umiltà, nella verità, nella passione e nella carità dell'incontro. Permanere sul mero piano progettuale è fatto grave; come appare improvvido inseguire un sogno" senza cogliere il buono che c'è nell'alterità in vista di una molteplice Chiesa. Questo rende comprensibile quanto afferma il cardinale Ratzinger: «La divisione - fino a che il Signore la permette - può essere anche feconda, può portare a una ricchezza maggiore della fede e in tal modo preparare l'una molteplice Chiesa, che noi non ci sappiamo ancora immaginare, ma nella quale nulla sarà perduto di ciò che di positivo è cresciuto nella storia, dappertutto nel mondo. Forse abbiamo bisogno di separazioni per arrivare a tutta la pienezza che il Signore aspetta» (24).

Per questo il magistero pontificio recente ha ripetutamente dichiarato che il cammino ecumenico è una causa, un servizio e una testimonianza irreversibile. Quindi «la domanda che dobbiamo porci non è tanto di sapere se possiamo ristabilire la piena comunione, ma ancora di più se abbiamo il diritto di essere separati» (25). Si deve partire, cioè, dal fatto che c'è la Chiesa una, ed è più forte e decisiva di tutti i ritardi, le incongruenze e i peccati della divisione; i cristiani possono certo attentare all'unità che definisce la fede, l'essere discepoli, l'essere appartenenti alla Chiesa di Cristo ("Credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica") (26), ma non possono distruggerla. L'unitàpunto di partenza e il criterio di giudizio dell'esperienza della fede. Davanti al quanta est nobis via?, si pongono tematiche ineludibili, esigenti, necessarie (27). è dunque il

Per la chiesa cattolico-romana, secondo il Tillard, le questioni più importanti che aspettano una risposta comune sono:

  1. il consolidamento del grado di comunione;
  2. la necessità e promozione nei fedeli della necessità ecumenica;
  3. il significato della fraternità episcopale e sua relazione con il primato del Vescovo di Roma;
  4. il problema dell'irrigidimento delle identità confessionali;
  5. l'urgenza della questione etica senza che questa annebbi il paesaggio ecumenico;
  6. l'incontro tra il cristianesimo e le grandi religioni (28).

Salvatore M. Perrella osm

(continua)

Note

1. Il sottotitolo della presente postfazione è tratto dal "testamento spirituale" di un teologo recentemente scomparso: Jean-Marie Roger Tillard (1927-2000), grande ecumenista, che si sforzava di credere e di operare al fraterno dialogo fra le chiese nonostante forze contrarie (cf. J. M. R. TILLARD, Dialogare per non morire, EDB, Bologna 2000).

2. W. KASPER, L'unica Chiesa di Cristo. Situazione e futuro dell'ecumenismo, in Il Regno-attualità 46 (2001) n. 4, p. 127-135.

3. B. FORTE, La parola della fede. Introduzione alla Simbolica ecclesiale, San Paolo, Cinisello Balsamo 1996, p. 5.

4. Cf. AA. VV., Alle radici della divisione. Una rilettura dei grandi scismi storici, Ancora, Milano 2000.

5. Y CONGAR, Conversazioni d'autunno, Queriniana, Brescia 1987, p. 103.

6. L. VISCHER, L'assemblea di Graz: specchio dell’attuale situazione ecumenica, in Credere Oggi 18 (1998) n. 4, p. 102.

7. Per una critica pacata ma inflessibile ai contenuti e alle forme del "grande giubileo", cf. P. Ricca, Il giubileo come occasione di riconciliazione tra le chiese, in Credere Oggi 19 (1999) n. 2, p. 77-88. Il teologo valdese, al di là della polemica, indica i passi da compiere per dare nuovo slancio al cammino ecumenico: riconciliazione delle memorie, carità, martirologio comune. La bolla d'indizione del "grande giubileo" , indetto per la chiesa cattolico-romana da Giovanni Paolo II il 29 novembre 1998, esplicita le stesse tematiche (cf. Incarnationis mysterium, 11-13, in Enchiridion Vaticanum, EDB, Bologna 2000, vol. 17, n. 1706-1719, p. 1280-1289).

8. Cf. G. MARCHESI, L'istituzione delle quattro diocesi cattoliche nella federazione Russa, in La Civiltà Cattolica 153 (2002) n. 2, p. 69-78; W KASPER, Le radici teologiche del conflitto tra Mosca e Roma, ibidem, n. 1, p. 555-568.

9. Afferma un noto discepolo di Barth: «La mia gioia per questa buona notizia fu grande... Ricordo tutto questo per far comprendere la delusione che provai, quando mi misi a studiare più attentamente quella Dichiarazione comune tanto promettente. In essa, a mio giudizio, non erano proprio state poste solide basi teologiche, perlomeno da parte luterana, per il «superamento della divisione della chiesa». Ivi, infatti, verità decisive della Riforma o erano state offuscate, o erano state completamente abbandonate... Proprio questa polemica seguita con tanta attenzione dai media ha portato a far sì che in Germania ci si domandi di nuovo chi o che cosa meriti dunque di essere detto propriamente evangelico» (E. JÜNGEL, Il vangelo della giustificazione del peccatore, come centro della fede cristiana. Uno studio teologico in prospettiva ecumenica, Queriniana, Brescia 2000, p. 5-7).

10. Cf. AA. VV., Il consenso cattolico-luterano sulla dottrina della giustificazione, Claudiana, Torino 1999; AA. VV., Dossier sulla giustificazione. Commento e dibattito teologico, Queriniana, Brescia 2000.

11. Cf. CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Dominus Jesus. Dichiarazione circa l'unicità e l'universalità salvifica di Gesù Cristo e della Chiesa, LEV, Città del Vaticano 2000; EDITORIALE, Gesù Salvatore unico e universale. Dall'enciclica "Redemptoris missio" alla dichiarazione "Dominus Jesus", in La Civiltà Cattolica 152 (2001) n. 1, p. 335-347.

12. L. SARTORI, "Dominus Jesus" scuote l'ecumenismo, in Studi Ecumenici 19 (2001) p. 19; cf. il non scontato editoriale alle p. 7-20.

13. Cf. EDITORIALE, in Istina 3 (2000) p. 225-227; P. SGROI, "Dominus Jesus". Reazioni ecumeniche, in Studi EcumeniciIntorno alla dichiarazione "Dominus Iesus", in Koinonia 1 (2001) p. 41-46. 19 (2001) p. 21-24: vengono riproposte le reazioni di Ismael Noko, segretario generale della Federazione Luterana Mondiale, di George Carey, arcivescovo di Canterbury, di un gruppo di teologi italiani delle diverse confessioni; C. MONGE,

14. GIOVANNI PAOLO II, Angelus, 1 ottobre 2000. Si vedano anche AA. VV., Unicità e universalità di Gesù Cristo. In dialogo con le religioni, San Paolo, Cinisello Balsamo 2001; J. DUPUIS, Il cristianesimo e le religioni. Dallo scontro all'incontro, Queriniana, Brescia 2001.

15. Cf. GRUPPO DI DOMBES, Per la conversione delle chiese. Identità e cambiamento nella dinamica di comunione, EDB, Bologna 1991.

16. Cf. B. FORTE, Il «vangelo della Chiesa». Alla radice delle motivazioni dell'impegno ecumenico, in AA. VV., Ecumenismo. Conversione della Chiesa, San Paolo, Cinisello Balsamo 1995, p. 45-65.

17. Cf. H. FRIES - K. RAHNER, Unione delle Chiese possibilità reale, Morcelliana, Brescia 1986, p. 9-15.

18. Cf. G. BRUNI, Servizio di comunione. L’ecumenismo di Giovanni Paolo II, Qiqajon, Magnano 1997. Nel marzo 1993, "per uso interno", su sollecitazione dell'episcopato, a seguito della nuova legislazione canonica del 1983 (CJC) e del 1990 (CCEO), il Pontificio Consiglio per l'Unità dei Cristiani ha aggiornato il Direttorio Ecumenico per incentivare ulteriormente l'azione ecumenica (cf. G. SEMBENI, Direttorio ecumenico 1993: sviluppo dottrinale e disciplinare, Gregoriana, Roma 1997).

19. A questo organismo ecumenico appartengono la maggior parte delle chiese ortodosse, riformate, anglicane, libere e vecchio cattoliche d'Europa; nel Consiglio delle Conferenze Episcopali europee sono incluse le Conferenze episcopali cattolico-romane d'Europa.

20. CCEE - KEK, Charta oecumenica. Linee guida per la crescita della collaborazione tra le Chiese in Europa, introduzione, in Quaderni di Ecclesia Mater 18 (2001) p. 14.

21. G. RUGGERI, Alle radici della divisione, in AA. VV., Alle radici della divisione, cit., p. 25.

22. Lc 2,34 anticipa, infatti, il carattere contraddittorio del messianismo di Gesù, che incontrerà opposizioni e resistenze, e già lascia presentire quale sarà l'esito finale di una missione così contestata, contraddetta e rifiutata; ma il carattere tragico e violento di questa missione, che sfocerà nella morte del Figlie di Dio, viene maggiormente esplicitato solo nelle parole rivolte alla Serva del Signore, che prevedono le ripercussioni che questa avrà sul suo cuore di madre e di discepola (si vedano i contributi interdisciplinari di AA. VV., Una spada trafiggerà la tua vita, in Theotokos 6 [1998] p. 3-165).

23. N. BUX, Il quinto sigillo. L'unità dei cristiani verso il terzo millennio, LEV, Città del Vaticano 1997, p. 42-13.

24. J. RATZINGER, Chiesa, ecumenismo e politica, San Paolo, Milano 1987, p. 130.

25. GIOVANNI PAOLO II, Omelia al Fanar (Turchia), 30 novembre 1979, in Insegnamenti di Giovanni Paolo II, LEV, Città del Vaticano 1980, vol. 11,2, p. 1286: l'intervento si segnala per la contestuale presenza del Patriarca di Costantinopoli Dimitrios I e per la ribadita volontà di proseguire spediti verso l'unità (cf. ibidem p. 1282-1286).

26. Il credo niceno-costantinopolitano è stato riconosciuto quale espressione della fede comune della cristianità, quale base per l'unità e norma per il movimento ecumenico (Per l'aspetto ecclesiologico cf. E. LODI, Il Credo ecumenico, Messaggero, Padova 1990, p. 360-403).

27. Il cardinale Kasper ha presentato nella plenaria del suo dicastero un vero e proprio rapporto sulla situazione dell'ecumenismo, una discussione teologica sull'unità sin qui raggiunta dalle chiese e sul contributo che la concezione cattolica della koinonia può apportare al cammino ecumenico. Le nuove difficoltà non possono e non debbono impedire o rallentare il dialogo. Dopo il sostanziale chiarimento del contenuto centrale della fede (cristologia, soteriologia e dottrina sulla giustificazione), la questione della Chiesa e della sua missione è oggi il nuovo livello di confronto. Ciascuna chiesa deve al proprio interno comprendere e spiegare meglio la natura e la missione della chiesa; nel fare questo è utile, osserva il porporato, rammentare il cammino compiuto e riconoscere quel che resta da compiere. Del dibattito circa la koinonia fa parte la questione dei ministeri della Chiesa; in particolare, si tratta dell'episcopato nella successione apostolica e dell'esercizio futuro del ministero petrino nella nuova situazione ecumenica (cf. W. KASPER, Situazione e visione del movimento ecumenico, in Il Regno-attualità 47 [2002] p. 132-141; AA. VV., Il ministero del Papa in prospettiva ecumenica, Vita e Pensiero, Milano 1999).

28. Cf. J. M. R. TILLARD, Dialogare per non morire, cit., p. 55-58.

 

Ultima modifica Sabato 12 Novembre 2011 23:14
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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