Lunedì, 23 Ottobre 2017
Domenica 16 Ottobre 2011 20:29

Anafora etiopica di Nostra Signora Maria Madre di Dio

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Anafore etiopiche. Questa anafora mariana, di recente scoperta, ha per titolo: «Anafora di nostra Signora Maria Madre di Dio, che compose l'abbà Giorgio».

Essa è conosciuta anche come «Anafora di Nostra Signora soave profumo di santità», dalle prime parole con cui inizia. L'abbà Giorgio, di cui si parla, è un monaco abissino vissuto nel secolo XIV. A lui la tradizione etiopica attribuisce anche la composizione del Sa'atat, o Libro delle Ore, ma il suo contributo deve essere considerato in un lavoro di revisione.


<1a> Il profumo soave della santità insieme con la lode e l’umile rendimento di grazie offriamo al tuo nome, o Maria, perché per noi hai generato la vittima gradita della pietà (oppure: del dovere, dell’obbedienza). Tu sei pura tra i puri. Supplichiamo la tua grandezza, che non può essere pienamente espressa con parole. Ti supplichiamo, o Vergine, commemorando gli antichi padri.
<2> Il diacono: Per il beato, ecc.
Il sacerdote: Tu sei la speranza di costoro e di tutti; prega presso tuo Figlio perché conceda quiete alle loro anime nel paradiso di delizie.
<1b> O Maria, centro di tutto l’universo, il tuo seno è più esteso del cielo, e la bellezza del tuo volto è più splendente della luce del sole.
Tu sei più grande dei Cherubini dotati di molti occhi, e dei Serafini ornati di sei ali, che stanno davanti a lui e tremano per la sua maestà, e stendono le loro ali dicendo: Santo, santo, santo il Signore Dio delle schiere. Il cielo e la terra sono del tutto pieni della santità della tua gloria.
<3> SANCTUS...
<4> O Maria, che hai salvato Adamo, che hai accettato il sacrificio di Abele, nave della sapienza di Henoch che, grazie a te, passò dalla morte alla vita. O Maria, arca di Noè, tu navigasti in mezzo al diluvio, tu che proteggi dalle onde del mare le anime di tutte le creature. O Maria, opulenza della grazia di Sem, rimedio della maledizione di Cham, dono della benedizione di Iaphet [data] con parsimonia. O Maria, purezza sacerdotale di Melchisedech, campo di Abramo che hai generato l’ariete per Isacco. O Maria, scala d’oro di Israele che ti vide in Bethel, per la quale salivano e scendevano gli angeli dell’Altissimo, e sulla sua sommità c’era il Signore, o Maria, ornamento degli abiti di Aronne, roveto di Mosè. Tu sei la grande pietra della commemorazione di Giosuè. O Maria, nube di Iob, vello di Gedeone, corno d’olio di Samuele, grazie a te diffondono soave profumo tutte le terre fertili. O Maria, Davide ti lodò, Salomone ti celebrò con canti, chiamando le tue vie giardino recintato. O Maria, calice dell’intelligenza di Sutuel [cioè di Esdra], liberazione di Daniele dalla bocca del leone, gioia della vita di Elia. O Maria, corno profetico di Isaia, e santità di Geremia, e porta di Ezechiele, tu dalla quale apparve il sole rifulgente dell’altissimo cielo. O Maria, candelabro d’oro del figlio di Addo, ministro del mistero, che ha sette lampade e alla sommità sette bracci.
O Maria, figlia di Anna e di Gioachino, redentrice [o liberatrice] di tutto il mondo e sede della divinità terribile. O Maria, chiavi di Pietro e tenda dell’alleanza di Paolo, e maestra della visione di Giovanni metropolita. O Maria, navicella della salvezza di Andrea, virtù della predicazione di Giacomo, figlio di Zebedeo. Tu sei il ramo della palma del santo Matteo, il cingolo verginale di Tommaso e la parola di fede di Giacomo, figlio di Alfeo, che fu lapidato nel tempio, e tu sei la spiga del frumento del beato Taddeo. O Maria, tu sei l’acino d’uva del santo Bartolomeo apostolo, la dottrina di Filippo in Africa, e la dignità episcopale di Natanaele proveniente dalla Samaira. O Maria, liberatrice di Mattia dal carcere e che hai nutrito Giacomo, aiutato Marco e hai guarito Luca, il cui braccio fu restituito e tornò a vivere dopo essere stato amputato. O Maria, sorella degli angeli, e figlia dei profeti, e grazia degli apostoli. O Vergine, corona dei martiri, madre dei piccoli e gloria delle Chiese.
La gloria di tuo Figlio riempie i cieli e la terra, i monti e i colli, dove si offre alla vista e dove non si lascia vedere. Ti gradì e si fece piccolo nel tuo grembo, per riscattare il genere umano, e la sua nascita fu rivelata dallo Spirito santo. Dato che è uso succhiare la mammella, egli non lo disdegnò, e seguì appieno la legge degli uomini eccetto che nel peccato. A poco a poco crebbe e si fece adulto.
Si affaticò e sudò, ebbe fame e sete, per redimerci. E poi stese le sue braccia, per essere disteso sull’albero della croce, per risanare quelli che soffrivano e riscattare quelli che erano negli inferi. E andò in giro predicando, e in più rivelò ai suoi discepoli l’ordine [o il rito] dell’offerta.
<5> Nella notte in cui lo consegnarono, durante la cena, da quello che era stato portato per la cena prese il pane nelle sue mani sante, rese grazie, pronunciò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro e disse a loro: prendete, mangiate, questo pane è il mio corpo che per voi viene spezzato in remissione dei peccati.
E allo stesso modo mescolò il calice del vino, rese grazie, pronunciò la benedizione, lo santificò, lo diede e disse loro: Prendete, bevete, questo calice è il mio sangue che viene versato per voi.
Quando farete ciò, farete memoria della mia morte e della mia risurrezione; e allo stesso modo fate memoria di me!
<6> Ora, Signore, mentre ti offriamo questo pane e questo vino, siano essi per noi rimedi di vita.
<7> Si aprano le porte della gloria e si sollevi il velo della luce e venga lo Spirito santo e stenda la sua ombra su questo pane e su questo calice e lo faccia [cioè il pane e il calice] il corpo e il sangue del Signore nostro e salvatore nostro Gesù Cristo nel secolo del secolo.
O ammirabile e stupenda umiltà del Figlio del Padre! O mansuetudine sua che fu conficcata coi chiodi nelle sue mani, affinché cancellasse il dolore per mezzo del suo dolore. O mite, egli che non odiò i suoi nemici e non maledisse coloro che lo maledicevano e non fece violenza quando lo trafiggevano.
O umile, egli che discese dai cieli, per cancellare la morte. Egli è colui che viene sacrificato per mano dei sacerdoti. Quali sono gli occhi che sanno fissarlo, e quali le palpebre che sanno guardarlo? Quali sono le mani che possono toccarlo, e quali le dita che riescono a palparlo? Quali i piedi che possono stare davanti a lui, e quali le ginocchia che non tremano davanti a lui?
E se per caso c’è un uomo che disprezza e desidera vendetta, non si avvicini. Se c’è un uomo che ha macchiato la sua anima e non si è purificato, sia trattenuto. E se per caso c’è un uomo che [nel suo cuore] nasconde inganno e dice menzogne, si allontani.
<8> Ora, dunque, o Vergine, intercedi presso tuo Figlio, perché visiti la nostra comunità e benedica la nostra assemblea, e santifichi le nostre anime e i nostri corpi.
E soprattutto benedica questo pane e questo calice e ci dia l’unità, affinché la assumiamo e riceviamo dal santo mistero. Preghiamo davanti a lui, affinché mandi la sua grazia su questa oblazione, perdarci la comunione dello Spirito santo.

 

Ultima modifica Domenica 16 Ottobre 2011 20:49
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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