Martedì, 30 Novembre 2021
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Solo dopo la metà del XIX secolo la Chiesa russa è visibilmente inserita in Gerusalemme. Certamente, nel corso di tutto questo millennio, numerosi furono i pellegrini venuti a visitare la Terra Santa dalle terre della «Russia».

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Venerdì 04 Dicembre 2009 23:45

XXVI. La Chiesa Apostolica Ortodossa d'Estonia

Le Chiese dell'oriente cristiano

La Chiesa Apostolica Ortodossa d'Estonia

Gli Estoni finirono sotto il controllo degli Svedesi verso la fine del sec. XVI e presto adottarono le leggi luterane. Pietro il Grande conquistò la regione agli inizi del sec. XVIII. Sotto il dominio russo, durante il sec. XIX un numero significativo di Estoni diventarono ortodossi e ci fu nella provincia un influsso dei russi.

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Lunedì 22 Dicembre 2008 00:34

XXV. La Chiesa Ortodossa del Giappone

L’Ortodossia in Giappone è divenuta presto un fenomeno indigeno che le ha permesso di sopravvivere ai periodi di ostilità tra Giappone e Russia. Il processo si completò nel 1972 con l’installazione del vescovo Teodosio come primo metropolita nativo giapponese.

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Martedì 04 Novembre 2008 23:59

XXIV. La Chiesa Ortodossa di Finlandia

Le Chiese dell'oriente cristiano

La Chiesa Ortodossa di Finlandia





Sebbene sembra che i primi cristiani in Finlandia fossero bizantini, la maggior parte del paese ha ricevuto la fede cristiana secondo la tradizione latina attraverso l’attività di missionari svedesi. La provincia finnica di Karelia, tuttavia, fu evangelizzata da monaci bizantini dell’antico monastero di Valamo, situato in un’isola del Lago Ladoga.

Nel sec. XIII la Finandia fu terreno di lotta tra i cattolici svedesi e la Russia ortodossa. Gli svedesi guadagnarono il controllo di buon parte della Finlandia, ma la Karelia cadde sotto il controllo russo.

Nel 1617 anche la Karelia fu presa dagli svedesi, che nel frattempo avevano aderito alla fede luterana. Gli svedesi perseguitarono gli ortodossi, ma le cose migliorarono alla fine del secolo.

La Karelia fu nuovamente occupata dalla Russia nel 1721 e nel 1809 lo Zar conquistò tutta la Finlandia, che diventò un granducato autonomo dell’impero russo. Verso la fine del sec. XIX gli ortodossi della Karelia cominciarono ad imporre la propria identità nazionale. La liturgia e molte opere spirituali e teologiche ortodosse vennero tradotte in finnico, che rimane il linguaggio liturgico di questa Chiesa.

Nel 1917 la Finlandia si rese indipendente dalla Russia e nel 1918 gli ortodossi finlandesi si dichiararono chiesa autonoma rispetto a Mosca; il Patriarca Tikhon di Mosca riconobbe il suo stato di autonomia nel 1921. Nel 1923 la Chiesa ortodossa finnica fu ricevuta dal Patriarca di Costantinopoli come una chiesa autonoma.

La guerra tra Finlandia e Unione Sovietica (1939-1940) e la susseguente annessione di buona parte della Karelia all’URSS comportò la perdita del 90 % delle proprietà appartenenti alla chiesa Ortodossa finnica. Molti ortodossi finnici furono trasferiti in altre parti della Finlandia e vi iniziarono una nuova vita.

Nel 1957 il Patriarcato di Mosca riconobbe l’autonomia della Chiesa ortodossa finnica sotto il Patriarcato Ecumenico. Nel 1980 l’Assemblea Generale della Chiesa ortodossa finnica votò per avere lo stato autocefalo dal Patriarcato Ecumenico, ma la proposta non ha avuto alcun seguito.

La storia del monachesimo ortodosso finnico è lunga, ma i monasteri dovettero essere evacuati durante la guerra russo-finnica quando i Sovietici guadagnarono il controllo della regione. Il famoso monastero di Valamo fu rifondato a Heinaves (Finlandia centrale) sotto il nome di Nuovo Valamo. La comunità comprendeva anche monaci provenienti da altri monasteri della Karelia. L’ultimo dei monaci originari di Valamo è morto nel 1981. Anche il convento di Lintula è stato rifondato vicino al Nuovo Valamo. Oggi i due monasteri sono centri importanti della vita spirituale ortodossa finnica.


La disintegrazione dello Stato Sovietico ha facilitato il miglioramento delle relazioni tra le Chiese ortodosse finniche e russe. Nel 1994 sei gruppi pastorali, ciascuno capeggiato da un sacerdote, sono stati mandati dalla Chiesa finnica a prestare servizio per Natale e per la Settimana Santa nelle parrocchie ortodosse della sezione russa della Karelia. Nel settembre 1994 il Patriarca russo Alessio II ha visitato la Finlandia e ha ringraziato la Chiesa ortodossa locale per l’ospitalità concessa alla comunità di Valamo. La Chiesa finnica è ora impegnata nel restauro del monastero originale di Valamo in Russia.

Nel 1918 è stato fondato a Sortavala in Karelia un seminario ortodosso finnico, subito dopo l’indipendenza della Finlandia. Dopo che la città fu annessa dai Sovietici nel 1940, il seminario venne spostato a Helsinki. Nel 1957 fu trasferito a Humaljarvi, e a Kuopio quattro anni dopo. Fu ufficialmente chiuso nel luglio del 1988 per dare la possibilità di stabilire un dipartimento di Teologia Ortodossa all’Università di Joensuu, che entrò in funzione alla fine del 1988.

Quando è scelto un nuovo Arcivescovo di Finlandia, la sua elezione dev’essere confermata dal Patriarcato Ecumenico. I rappresentanti della Chiesa ortodossa finnica prendono ora parte alle attività pan-ortodosse con i delegati delle Chiese ortodosse autocefale.

Il governo della Finlandia riconosce la Chiesa ortodossa finnica come la seconda Chiesa nazionale, dopo la predominante Chiesa Evangelica Luterana. Questa è la sola Chiesa ortodossa che ha adottato le date occidentali per Pasqua e per le feste fisse.

Un calo demografico ha avuto luogo negli Anni 90, quando la popolazione ortodossa s’è spostata massicciamente verso Helsinki e le più popolate regioni meridionali del paese. Attualmente in Finlandia si contano 50 chiese circa e 100 cappelle con un totale di 25 parrocchie.


sito internet: http://www.ort.fi/en/index.php

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Sabato 06 Settembre 2008 19:05

XXIII. Chiesa Ortodossa del Sinai

Le Chiese dell'oriente cristiano

Chiesa Ortodossa del Sinai






Essendo il sito dove secondo il Libro dell’Esodo Mosè ricevette la Legge da Dio, fin dai primi secoli il Sinai è stato frequentato dai pellegrini cristiani. Col sec. III gli anacoreti cristiani hanno cominciato a viverci e dal sec. IV vi si stabilirono una o più comunità di monaci.

Poiché la zona divenne critica e i monaci vulnerabili ad attacchi, nel 528 l’imperatore Giustiniano decise di fortificare il monastero. Vi trasferì inoltre 200 famiglie dall’Egitto e da Trebisonda perché proteggessero e servissero la comunità monastica.

In principio il monastero ebbe un carattere fortemente internazionale con monaci slavi, arabi, latini, armeni, etiopi, siriani e greci. Il monaco forse più famoso del monastero fu S. Giovanni Climaco, che fu abate nel sec. VII. In quel tempo la zona fu conquistata dai musulmani arabi. I governi islamici erano sostanzialmente tolleranti, ma in più occasioni tribù selvagge assaltarono il monastero obbligando i monaci a chiuderlo temporaneamente e a rifugiarsi al Cairo o ad Alessandria. Durante questo periodo, i monaci di altre nazionalità lasciarono il monastero ai Greci.

Il monastero di Santa Caterina, conosciuto fin dal sec. IX, faceva parte del Patriarcato di Gerusalemme, con la diocesi di Pharan. Dopo che il vescovo di Pharan venne deposto, nel 681, con l’accusa di monotelismo, la sede episcopale fu trasferita nel monastero stesso e l’Abate divenne quindi il vescovo di Pharan. Con la conseguente unione della diocesi di Raitho al monastero, tutti i cristiani della penisola sinaitica finirono sotto la giurisdizione dell’Abate-arcivescovo.

Nel 1575 il Patriarcato di Costantinopoli concesse al Monte Sinai l’autonomia, riaffermata nel 1782. Il solo legame con il Patriarcato di Gerusalemme era che l’Abate, eletto in un’assemblea di monaci seniori, doveva essere ordinato vescovo dal Patriarca di Gerusalemme, il quale era commemorato anche nella liturgia del monastero.

La biblioteca del monastero è rinomata per la sua antichità e per i suoi manoscritti. E’ qui che nel 1859 Tischendorf trovò il Codex Sinaiticus della Bibbia. Oggi la biblioteca vanta 4.000 manoscritti. Alcune delle più antiche icone sono custodite nel monastero, che era già fuori dall’impero bizantino durante la controversia iconoclasta quando molte delle icone imperiali andarono distrutte.



Attualmente il monastero, oltre alla biblioteca, possiede una casa per ospiti e un ospedale per la popolazione locale. I monaci, inoltre, dirigono una scuola in Cairo. Dal monastero dipendevano molte chiese e monasteri (metochia ) sparsi in altri paesi. Oggi ne ha uno in Cairo (dove spesso risiede l’Abate), sette in Grecia, tre in Cipro, uno in Libano e uno in Istanbul.

Oggi, oltre ai circa 20 monaci formanti la comunità monastica, questa chiesa include qualche centinaio di beduini e pescatori che vivono al Sinai. Nel 1984 è stato stipulato un accordo tra i governi greco ed egiziano che concede al monastero di ricevere fino a 50 nuovi monaci greci.

Dall’invasione d’Israele del 1967, il problema più grave che la comunità ha dovuto affrontare è il mantenimento di un autentico stile monastico nonostante il massiccio flusso dei turisti. Il problema persiste dopo che la zona è tornata sotto l’amministrazione egiziana.

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