Giovedì, 22 Agosto 2019
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Anno C – di Don Paolo Scquizzato,

Anno C –

di Don Paolo Scquizzato,

Prima lettura: Gen 18,20-32

20Disse allora il Signore: «Il grido di Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. 21Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!».
22Quegli uomini partirono di là e andarono verso Sòdoma, mentre Abramo stava ancora alla presenza del Signore. 23Abramo gli si avvicinò e gli disse: «Davvero sterminerai il giusto con l'empio? 24Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? 25Lontano da te il far morire il giusto con l'empio, così che il giusto sia trattato come l'empio; lontano da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?». 26Rispose il Signore: «Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell'ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutto quel luogo». 27Abramo riprese e disse: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere: 28forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città?». Rispose: «Non la distruggerò, se ve ne troverò quarantacinque». 29Abramo riprese ancora a parlargli e disse: «Forse là se ne troveranno quaranta». Rispose: «Non lo farò, per riguardo a quei quaranta». 30Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta». Rispose: «Non lo farò, se ve ne troverò trenta». 31Riprese: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là se ne troveranno venti». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei venti». 32Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola: forse là se ne troveranno dieci». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei dieci»

Salmo: 137

Rit.: Il Signore è l'unico vero bene.

Alleluia, Alleluia, Alleluia.

Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
Non agli dèi, ma a te voglio cantare,

2 mi prostro verso il tuo tempio santo. Rit.

Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà:
hai reso la tua promessa più grande del tuo nome.

3 Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza. Rit.

6 Perché eccelso è il Signore, ma guarda verso l'umile;
il superbo invece lo riconosce da lontano.

7 Se cammino in mezzo al pericolo,

tu mi ridoni vita;
contro la collera dei miei avversari stendi la tua mano Rit.

la tua destra mi salva.

8 Il Signore farà tutto per me.

Signore, il tuo amore è per sempre:
non abbandonare l'opera delle tue mani.

Rit.

Seconda lettura: Col 2,12-14

Fratelli con lui sepolti nel battesimo, con lui siete anche risorti mediante la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti. 13Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti a causa delle colpe e della non circoncisione della vostra carne, perdonandoci tutte le colpe e 14annullando il documento scritto contro di noi che, con le prescrizioni, ci era contrario: lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce.


Canto del Vangelo: Rm 8,15bc

Alleluia, alleluia!

Avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!».

Alleluia!

Vangelo: Lc 11,1-13

1 Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». 2Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:

Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
3dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
4e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione».

5Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: «Amico, prestami tre pani, 6perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli», 7e se quello dall'interno gli risponde: «Non m'importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani», 8vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
9Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. 10Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. 11Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? 12O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? 13Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

OMELIA

Pregare non significa dire preghiere, e ‘parlare con Dio’ non vuol dire ancora che stiamo pregando. Lc 11, 1-13 potrebbe essere un monologo auto consolatorio.
Non siamo chiamati tanto a pregare, quanto a trasformaci in preghiera. La preghiera non è fare, ma piuttosto questione dell’essere. Se Dio è solo dono, la preghiera è farsi ricettacolo capace di accoglierlo. Più divento ampio più posso essere inabitato da Lui.
Nella pagina di oggi, Gesù invita a «chiedere, cercare, bussare». Ma non per estorcere qualcosa alla divinità, perché non chiediamo per forzare la sua mano, ma per aprire la nostra al suo dono.
Chiedendo ci si fa ampi, recipienti che accolgono, non ciò che si è chiesto ma Lui che è dono, e quindi infinitamente oltre ciò che abbiamo domandato.
«Chi chiede a Dio dei doni, è in una situazione difficile. Adora la creatura e non il Creatore» (Angelo Silesius).

L’Amore non concederà mai quello che desidero, ma piuttosto ciò di cui ho bisogno, perché egli concede sempre all’uomo secondo la sua sete.
Il mio chiedere diventa così unica misura del suo dare, dato che lui «in tutto ha potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare» (Ef 3, 20).
E alla fine «Si alzerà» (v. 8) a dare ciò di cui abbiamo necessità per vivere.
In questo ‘si alzerà’ viene usato – in greco – il verbo della resurrezione: egli è risorto, ha scavalcato la morte, perché si è donato in un amore capace di darsi fino alla fine. Ora il suo dono a noi, rende noi stessi capaci di farci dono a nostra volta ai fratelli che vengono a visitarci nel bel mezzo della notte, mettendo qualcosa da mangiare nel loro piatto. Solo in quel momento ci ‘alzeremo’ anche noi dalle nostre paralisi ‘religiose’ nelle quali pensiamo di essere cristiani nella misura in cui recitiamo preghiere, scoprendoci finalmente risorti e quindi figli dell’Amore.


CAMMINO DELLA SETTIMANA

Due spunti su cui meditare, a Voi cercarne altri:

"4e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione».

L’Amore non concederà mai quello che desidero, ma piuttosto ciò di cui ho bisogno,

Buon cammino!

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Anno C

Omelia di Don Paolo Scquizzato,

Anno C

Omelia di 

Don Paolo Scquizzato,

Prima lettura: Dt 30,10-14

10Quando obbedirai alla voce del Signore, tuo Dio, osservando i suoi comandi e i suoi decreti, scritti in questo libro della legge, e quando ti sarai convertito al Signore, tuo Dio, con tutto il cuore e con tutta l'anima.

11Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. 12Non è nel cielo, perché tu dica: «Chi salirà per noi in cielo, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?». 13Non è di là dal mare, perché tu dica: «Chi attraverserà per noi il mare, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?». 14Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica.

 

Salmo: 18

Rit.: I precetti del Signore fanno gioire il cuore.

Alleluia, Alleluia, Alleluia.

8 La legge del Signore è perfetta,

rinfranca l'anima;

la testimonianza del Signore è stabile,

rende saggio il semplice. Rit.


9 I precetti del Signore sono retti,

fanno gioire il cuore;

il comando del Signore è limpido,

illumina gli occhi. Rit.


10 Il timore del Signore è puro,

rimane per sempre;

i giudizi del Signore sono fedeli,

sono tutti giusti, Rit.


11 più preziosi dell'oro,

di molto oro fino,

più dolci del miele

e di un favo stillante. Rit.


Seconda lettura: Col 1,15-20


15Egli è immagine del Dio invisibile,

primogenito di tutta la creazione,

16perché in lui furono create tutte le cose

nei cieli e sulla terra,

quelle visibili e quelle invisibili:

Troni, Dominazioni,

Principati e Potenze.

Tutte le cose sono state create

per mezzo di lui e in vista di lui.

17Egli è prima di tutte le cose

e tutte in lui sussistono.

18Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa.

Egli è principio,

primogenito di quelli che risorgono dai morti,

perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose.

19È piaciuto infatti a Dio

che abiti in lui tutta la pienezza

20e che per mezzo di lui e in vista di lui

siano riconciliate tutte le cose,

avendo pacificato con il sangue della sua croce

sia le cose che stanno sulla terra,

sia quelle che stanno nei cieli.

 

Canto del Vangelo: Gv 6,63c-68c

Alleluia, alleluia!

Le tue parole, Signore,sono spirito e vita; tu hai parole di vita eterna.

Alleluia!


Vangelo: Lc 10,25-37

25Ed ecco, un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». 26Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». 27Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». 28Gli disse: «Hai risposto bene; fa' questo e vivrai».

29Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». 30Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. 31Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. 32Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. 33Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. 34Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. 35Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all'albergatore, dicendo: «Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno». 36Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». 37Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va' e anche tu fa' così».

 

OMELIA

Un pio ebreo religioso domanda a Gesù: 'chi è il mio prossimo da amare?'. Strano, dovrebbe saperlo. La Legge ebraica su questo è chiara: l'altro da amare non può che essere sangue del proprio sangue, il connazionale, uno col quale si condivide lo stesso ideale e i medesimi valori.

Gesù va oltre. Ciò che conta nella vita non è domandarsi 'chi è da amare', ma essere disponibili – rispondere – a chiunque domandi di essere amato.

Ciò che dona 'vita eterna', ossia vita compiuta, realizzata, è essere risposta al grido nella notte di un altro. Chiunque esso sia.

L'amore non sceglie, ma è scelto.

L'amore è questione di elezione e non di decisione.

Affermare 'decido io di prendermi cura di questo o di quello perché...', non è amore, e tanto meno cristianesimo.

Il 'buon samaritano' s'inchina sul disgraziato senza sapere chi fosse: ebreo, straniero, religioso, ateo, assassino, santo, etero, omosessuale, clandestino, regolare... Senza chiedere carta d'identità, l'amore vede e provvede, cominciando ad incarnare quei dieci verbi che andranno a sostituire la Legge antica, quella dei Dieci Comandamenti e a inaugurare la Legge nuova, quella dell'amore: lo vide / ne ebbe compassione / gli si fece vicino (si curvò su di lui) / gli fasciò le ferite / gli versò olio e vino / lo caricò sulla sua cavalcatura / lo portò in un albergo / si prese cura di lui / il giorno dopo pagò per lui / ritornò indietro a saldare.

Questo uomo nuovo, questa 'incarnazione' della passione di Dio, non è un ebreo osservante, un religioso cresciuto all'ombra del Tempio, anzi. È un samaritano, ovvero – agli occhi della religione ufficiale del tempo – un maledetto, uno considerato 'lontano' da Dio, un eretico. Eppure Gesù lo elegge ad esempio di uomo completo, maturo, santo. Certo, perché per lui ciò che conta non è l'appartenenza ad una religione, e tanto meno il credere o meno in un Dio. Ciò che è discriminante, ciò che salva è il 'fermarsi' o 'non fermarsi' dinanzi alla necessità dell'altro.

Chi afferma di credere in Dio non è ancora detto che riconosca l'essere umano. Ma chi riconosce l'uomo e il suo grido di domanda, sicuramente sta avendo a che fare col suo Dio.

«Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere...?» domandano coloro che si son presi cura del grido d'aiuto dell'altro, e Gesù risponde: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me» (Mt 25, 37-40).

Il cristiano è l'uomo che vive di fede. Ma l'unica fede che salva è quella che opera per mezzo dell'amore (cfr. Gal 5, 6). 

 

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