Martedì, 21 Agosto 2018
Venerdì 20 Luglio 2018 11:12

XVI Domenica del Tempo Ordinario – Domenica 22 luglio 2018 -

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Anno B

- don Paolo Squizzato

Prima lettura: (Ger 23,1-6)

Dice il Signore:
«Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il gregge del mio pascolo. Oracolo del Signore.
Perciò dice il Signore, Dio d’Israele, contro i pastori che devono pascere il mio popolo: Voi avete disperso le mie pecore, le avete scacciate e non ve ne siete preoccupati; ecco io vi punirò per la malvagità delle vostre opere. Oracolo del Signore.
Radunerò io stesso il resto delle mie pecore da tutte le regioni dove le ho scacciate e le farò tornare ai loro pascoli; saranno feconde e si moltiplicheranno. Costituirò sopra di esse pastori che le faranno pascolare, così che non dovranno più temere né sgomentarsi; non ne mancherà neppure una. Oracolo del Signore.
Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore –
nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto,
che regnerà da vero re e sarà saggio
ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra.
Nei suoi giorni Giuda sarà salvato
e Israele vivrà tranquillo,
e lo chiameranno con questo nome:
Signore-nostra-giustizia».

Amen

Salmo: 22

Rit. Mostraci, Signore, la tua misericordia.

Il Signore è il mio pastore:

non manco di nulla.

Su pascoli erbosi mi fa riposare,

ad acque tranquille mi conduce.

Rinfranca l’anima mia. Rit.

Mi guida per il giusto cammino

a motivo del suo nome.

Anche se vado per una valle oscura,

non temo alcun male, perché tu sei con me.

Il tuo bastone e il tuo vincastro

mi danno sicurezza. Rit.

Davanti a me tu prepari una mensa

sotto gli occhi dei miei nemici.

Ungi di olio il mio capo;

il mio calice trabocca. Rit.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne

tutti i giorni della mia vita,

abiterò ancora nella casa del Signore

per lunghi giorni. Rit.

Seconda lettura: (Ef 2,13-18)

Fratelli, ora, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo.

Egli infatti è la nostra pace,

colui che di due ha fatto una cosa sola,

abbattendo il muro di separazione che li divideva,

cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne.

Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti,

per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo,

facendo la pace,

e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo,

per mezzo della croce,

eliminando in se stesso l’inimicizia.

Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani,

e pace a coloro che erano vicini.

Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri,

al Padre in un solo Spirito.

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Gv 10,27)

Alleluia, alleluia.

Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore,

e io le conosco ed esse mi seguono.

Alleluia

Vangelo: (Mc 6, 30-34)


«Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. 31Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. 32Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. 33Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. 34Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose».


Omelia

Gli apostoli vanno da Gesù e si confrontano con lui su ciò che hanno detto e fatto (v. 30). Gesù è il termine di paragone delle loro parole e del loro operato.

Nel libro dell’Esodo, Dio si rivolge a Mosè in questo modo: «Guarda ed esegui secondo il modello che ti è stato mostrato sul monte» (Es 25, 40). Leggendo in chiave evangelica il nostro brano, esiste un altro monte – il Golgota – su cui è mostrato il ‘modello’ da contemplare per l’edificazione di ogni nostra opera nel mondo: la croce di Cristo.

Il modello cui rifarsi, e grazie al quale ogni costruzione cresce ben ordinata (cfr. Ef 2, 21), è l’amore che va fino alla fine, il dono di sé all’altro. Se le nostre parole, il nostro fare, le nostre opere, non hanno come modello, come ‘progetto’ di riferimento l’amore, tutto è destinato a crollare

«Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia.27Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande» (Mt 7, 26s.).

Dopo questo incontro, Gesù invita i suoi ad «andare in disparte per riposarsi un po’» (v. 31). Non si tratta tanto di un riposo fisico, quanto di un ‘riposo del cuore’. L’uomo ha necessità di trovare l‘ubi consistam’, un luogo dove trovare finalmente senso, fare esperienza della propria vera identità. Un posto dove sentirsi finalmente a casa, e potersi chiedere, col poeta inglese Thomas Eliot: «Dov’è la vita che abbiamo perduto vivendo?».

Il Vangelo di oggi identifica questo luogo, non tanto con un luogo fisico, quanto con uno stile di vita. L’episodio raccontato da Marco è posto tra due banchetti, quello consumato nel palazzo di Erode sul Macheronte, raccontato nei versetti immediatamente precedenti (vv. 21-29), e quello che verrà raccontato nei versetti successivi, la ‘moltiplicazione dei pani’ (vv. 35ss.).

Gesù invita i suoi a compiere un passaggio di mentalità e quindi di comportamento. Uscire da uno stile di vita fondato sul potere, l’avere, il dominio e la violenza – proprio di Erode – che indìce pranzi dove l’unica portata è data dalla testa decapitata del Battista. Chi si gioca la vita sul proprio ego, può solo nutrirsi di cadaveri e dispensare morte.

Ma poi c’è un altro modo di concepire la vita, quella che condivide ciò che si possiede, e si «fa pane alla fame degli altri» (David Maria Turoldo), rappresentato dal banchetto della moltiplicazione dei pani e dei pesci.

Dunque l’unico luogo di vita, di pace, dove il cuore può finalmente riposare, consiste nel vivere in un certo modo. Sarà sempre l’altro il riposo del mio cuore, il segreto del senso e della felicità, la mia ultima – e unica – terra promessa.

CAMMINO DELLA SETTIMANA

Due spunti su cui meditare, a Voi cercarne altri:

  • egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose

  • un altro modo di concepire la vita, quella che condivide ciò che si possiede

Buon cammino!

Se hai bisogno di una scheda per guidare la "Liturgia della Parola", sulle letture di questa domenica, la troverai qui:

"Una guida sintetica per condurre la Liturgia della Parola"

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Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini