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Giovedì 20 Ottobre 2016 18:54

XXX Domenica del Tempo Ordinario

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- 23 Ottobre 2016 -

Omelia

di Don Paolo Scquizzato,

Prima lettura: Sir 35,15b-17.20-22a

 

il Signore è giudice

e per lui non c'è preferenza di persone.

16Non è parziale a danno del povero

e ascolta la preghiera dell'oppresso.

17Non trascura la supplica dell'orfano,

né la vedova, quando si sfoga nel lamento.

20Chi la soccorre è accolto con benevolenza,

la sua preghiera arriva fino alle nubi.

21La preghiera del povero attraversa le nubi

né si quieta finché non sia arrivata;

non desiste finché l'Altissimo non sia intervenuto

22e abbia reso soddisfazione ai giusti e ristabilito l'equità.

 

 

Salmo: 33

 

Rit.: Gli occhi del Signore sui giusti,

i suoi orecchi al loro grido di aiuto.

Alleluia, Alleluia, Alleluia.


2 Benedirò il Signore in ogni tempo,

sulla mia bocca sempre la sua lode.

3 Io mi glorio nel Signore:

i poveri ascoltino e si rallegrino. Rit.


17 Il volto del Signore contro i malfattori,

per eliminarne dalla terra il ricordo.

18 Gridano e il Signore li ascolta,

li libera da tutte le loro angosce. Rit.


19 Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato,

egli salva gli spiriti affranti.

23 Il Signore riscatta la vita dei suoi servi;

non sarà condannato chi in lui si rifugia. Rit.



Seconda lettura: 2Tm 4,6-8.16-18

6Io infatti sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. 7Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. 8Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione.

16Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato. Nei loro confronti, non se ne tenga conto. 17Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l'annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero: e così fui liberato dalla bocca del leone. 18Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo regno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

 

Canto del Vangelo: Cf 2Cor 5,19

Alleluia, alleluia!

19Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione.

Alleluia!


Vangelo: Lc 18,9-14

9Disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l'intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: 10«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. 11Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: «O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. 12Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo». 13Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: «O Dio, abbi pietà di me peccatore». 14Io vi dico: questi, a differenza dell'altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

 

OMELIA

Il brano del Vangelo di oggi, è uno splendido insegnamento su ciò che evangelicamente si deve intendere per religione e per fede.

Il fariseo della parabola rappresenta la religione, ossia il tentativo di 'legarsi' alla divinità attraverso un armamentario religioso fatto di pratiche, preghiere, adempimento di norme, regole e precetti. L'uomo 'religioso', ha dunque la presunzione di pensare che la propria giustizia derivatagli dall'assolvimento dei suoi doveri, sia sufficiente a ricevere il premio da parte del 'suo' Dio.

Come se Dio potesse premiare, magari con benedizioni, salute e grazie speciali, chi non manca di condurre una vita irreprensibile. Questa è la perversione della religione, che ha fatto del rapporto con Dio un commercio,  arrivando ad identificare questo con la salvezza.

Il pubblicano invece rappresenta l'uomo di fede, principio autentico di salvezza. Paolo è chiarissimo su questo punto: «sapendo tuttavia che l'uomo non è giustificato per le opere della Legge ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo, abbiamo creduto anche noi in Cristo Gesù per essere giustificati per la fede in Cristo e non per le opere della Legge; poiché per le opere della Legge non verrà mai giustificato nessuno» (Gal 2, 16).

Non sarà mai la nostra 'ricchezza' religiosa a 'legarci' a Dio. Egli è già parte di noi a prescindere,  è 'l'anima dell'anima nostra' (J. Green), per questo possiamo vivere riconoscendo ed accettando quel che siamo, con tutte le nostre debolezze, le nostre ferite, giungendo così a credere maggiormente alla sua misericordia che alla nostra miseria.

Il peccatore di questa parabola ci sta insegnando che il proprio "vuoto", la propria pochezza e debolezza, può diventare – se lo vogliamo – la nostra ricchezza.

La mia miseria è misura della sua misericordia.

Dio è la presenza che riempie assenze.

"Il peccato è la nostra parte di Vangelo" (Silvano Fausti).

Ma un altro insegnamento interessante ci fa dono il Vangelo di oggi.

Il fariseo, nella sua presunzione si permette di giudicare il disgraziato che gli è accanto, dall'alto della sua giustizia. Ebbene, il riconoscerci per ciò che siamo realmente, accettare la nostra verità, ci sottrae dal giudizio dell'altro. Se faccio realmente esperienza del mio limite e insieme della misericordia del Padre, non potrò più giudicare nessuno, perché gli altri non saranno mai peccatori quanto lo sono io. Come Paolo, arriverò anch'io a riconoscermi come il primo di tutti i peccatori (1Tm 1, 15), ma un peccatore perdonato. Per questo saprò frequentare, da fratello, tutti i peccatori del mondo.

«Allora Cristo ci dirà: venite anche voi, venite, o ubriaconi! Venite, o deboli! Venite, o dissoluti! E ci dirà: esseri vili, siete creati ad immagine della bestia e siete segnati dalla sua impronta. Venite comunque anche voi! E i saggi diranno, e i prudenti diranno: "Signore, perché li accogli?"

Ed egli dirà: Se li accolgo è perché ciascuno di essi non se ne è mai giudicato degno.

E ci tenderà le braccia, e cadremo ai suoi piedi, e scoppieremo in singhiozzi e allora comprenderemo ogni cosa. Sì, allora comprenderemo tutto» (Dostoevskij, Delitto e castigo).

 

CAMMINO DELLA SETTIMANA

Due spunti su cui meditare, a Voi cercarne altri

  • «O Dio, abbi pietà di me peccatore».

  • Se li accolgo è perché ciascuno di essi non se ne è mai giudicato degno.

 

 

Buon cammino!!

Clicca qui per andare all'INDICE di questo TEMA: "Commento ai Vangeli della domenica"

 

 

 

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini

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