Domenica, 17 Dicembre 2017
Venerdì 24 Novembre 2017 09:27

Solennità di Cristo In evidenza

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– Domenica 26 Novembre 2017 -

   Anno A

- don Paolo Squizzato

Prima lettura: Ez 34,11-12.15-17


Così dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna. Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine.
Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio. Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia.
A te, mio gregge, così dice il Signore Dio: Ecco, io giudicherò fra pecora e pecora

Parola di Dio

Salmo: 22

Rit. Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare.
Ad acque tranquille mi conduce. Rit.

Rinfranca l’anima mia,
mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome. Rit.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca. Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca. Rit.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni. Rit.


Alleluia, Alleluia, Alleluia.

Seconda lettura: 1 Cr 15,20-26.28


Fratelli, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita.
Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza.
È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte.
E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anch’egli, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti.

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Mc 11,9.10)

Alleluia, alleluia.


Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!

Alleluia

Vangelo: Mt 25,31-46

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.
Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Parola del Signore

OMELIA

Diventare ed essere re, è il desiderio ancestrale dell’uomo. Da sempre.

Il re è colui che è posto al di sopra di tutti. È ‘egregio’, per cui fuori dal gregge dei comuni mortali. Col suo potere illimitato ha potere su tutti e non dipende da nessuno. Ricco, possiede e dispone non solo di cose e denari, ma anche della vita dei suoi sudditi. Amministra finanze, sovrintende la giustizia. Elargisce premi ai probi, castigando i reprobi. Per questo ciascun uomo, seppur nel suo piccolissimo “regno”, è naturalmente portato ad atteggiarsi a sovrano. È più forte di lui.

Il Vangelo è la totale frantumazione di questa idea di uomo e di re.

L’uomo è sì chiamato a diventare grande e potente, ma nella modalità di Cristo. Lui è re potente perché ha lavato i piedi ai suoi discepoli (Gv 13, 5) e ha dato il boccone a Giuda (Gv 13, 26), amando così chi l’ha odiato, e donando vita a chi gli ha tolto la sua.  Ecco l’unica modalità di essere re, dice Dio: dare la vita senza toglierla a nessuno. Servire gli uomini e non servirsene. Mettersi nelle mani degli altri e non tenere nessuno in pugno.

Pilato mostrando un Gesù flagellato, insultato e deriso da una folla che reclama la sua morte, dirà: “Ecco l’uomo” (Gv 19, 5), e poco dopo «Ecco il vostro re» (Gv 19, 14). Splendida profezia: Ecco chi è il vero uomo, l’uomo completo, vero, autentico, quest’uomo che ha come unica colpa quella di aver amato sino alla fine, di essersi donato nelle mani degli uomini al fine di poterli abbracciare tutti tra le sue mani.

Gesù rivela in questo modo anche il vero volto di Dio, purificandolo da tutte le idee malsane. Sì, perché l’idea di un Dio sovrano, onnipotente, che amministra in maniera autoritaria la sua giustizia, è un’altra distorsione mentale che continuiamo a portarci dentro.

Per questo il Vangelo di oggi ci propone la parabola del cosiddetto Giudizio universale.

Dio è onnipotente solo nell’amore. Va da sé che l’unico giudizio di Dio sull’uomo e sulla storia sarà quello esercitato sulla croce, la misericordia,  il dono massimo di sé per unire a sé ogni ‘ladrone crocifisso’.

Dio non può che giudicarci amandoci. E ci amerà unendo a sé tutti coloro che hanno dilatato la propria umanità sino alle conseguenze ultime dell’amore attraverso la cura dei fratelli.

E quella parte di noi che non sarà riuscita a spendersi e giocarsi nell’amore, perché ancora segnata dalla fragilità, dalla povertà esistenziale, allora sarà raggiunta dal suo Spirito di amore, che come fuoco divorante brucerà la parte malata di egoismo che ci portiamo dentro, conservando però per sempre la persona che abbiamo edificato col bene compiuto.

CAMMINO DELLA SETTIMANA

Due spunti su cui meditare, a Voi cercarne altri:

• “Signore, quando mai ti abbiamo visto ……? “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

•Servire gli uomini e non servirsene. Mettersi nelle mani degli altri e non tenere nessuno in pugno.

Buon cammino!

Se hai bisogno di una scheda per guidare la "Liturgia della Parola", sulle letture di questa domenica, la troverai qui:

"Una guida sintetica per condurre la Liturgia della Parola”

Clicca qui per andare all'INDICE di questo TEMA: "Commento ai Vangeli della domenica"



Ultima modifica Venerdì 24 Novembre 2017 10:44
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini

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