Mercoledì, 17 Ottobre 2018
Venerdì 29 Dicembre 2017 18:46

Festa della Santa Famiglia

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– Domenica 31 Dicembre 2017 -

Anno B

- don Paolo Squizzato

Prima lettura: Gen 15,1-6; 21,1-13

In quei giorni, fu rivolta ad Abram, in visione, questa parola del Signore: «Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande». Rispose Abram: «Signore Dio, che cosa mi darai? Io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Elièzer di Damasco». Soggiunse Abram: «Ecco, a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede». Ed ecco, gli fu rivolta questa parola dal Signore: «Non sarà costui il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede».

Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza».

Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.

Il Signore visitò Sara, come aveva detto, e fece a Sara come aveva promesso. Sara concepì e partorì ad Abramo un figlio nella vecchiaia, nel tempo che Dio aveva fissato. Abramo chiamò Isacco il figlio che gli era nato, che Sara gli aveva partorito.

Parola di Dio

Salmo: 104

Rit. Il Signore è fedele al suo patto.

Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,
proclamate fra i popoli le sue opere.
A lui cantate, a lui inneggiate,
meditate tutte le sue meraviglie. Rit.

Gloriatevi del suo santo nome:
gioisca il cuore di chi cerca il Signore.
Cercate il Signore e la sua potenza,
ricercate sempre il suo volto. Rit.

Ricordate le meraviglie che ha compiuto,
i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca,
voi, stirpe di Abramo, suo servo,
figli di Giacobbe, suo eletto. Rit.

Si è sempre ricordato della sua alleanza,
parola data per mille generazioni,
dell’alleanza stabilita con Abramo
e del suo giuramento a Isacco. Rit.

Seconda lettura: Eb 11,8.11-12.17-19

Fratelli, per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava.
Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare.
Per fede, Abramo, messo alla prova, offrì Isacco, e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito figlio, del quale era stato detto: «Mediante Isacco avrai una tua discendenza». Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe anche come simbolo.

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Eb 1,1.2)

Alleluia, alleluia.

Molte volte e in diversi modi nei tempi antichi
Dio ha parlato ai padri per mezzo dei profeti,
ultimamente, in questi giorni,
ha parlato a noi per mezzo del Figlio.

Alleluia

Vangelo: Lc 2,22-40

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Parola del Signore

OMELIA

In pochi versetti, il termine ‘legge’ ricorre ben cinque volte (vv. 22; 23; 24; 27; 39). Giuseppe e Maria assolvono in maniera impeccabile, tutto ciò che la Legge di Dio comanda, assurgendo così ad immagine di una religione fondata sulla Legge e nella sua ottemperanza, assicurando così all’uomo l’unione certa col divino.

Con Gesù cambierà tutto: religione, ortodossia, tempio, legge, prescrizioni, riti e culti non saranno più necessari ad assicurarsi un posto tra i prediletti di Dio. Con Gesù si inaugurerà il tempo della fede, accoglienza di un Amore preveniente e gratuito, indipendente dallo stato di ‘purità’ dell’uomo e dalla sua condizione morale e religiosa: «Così [Gesù] ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo» (Ef 2, 15).

I genitori del bambino, da buoni israeliti, irreprensibili riguardo l’osservanza della legge mosaica (questo vuol dire essere ‘giusti’ nell’Antico Testamento), vanno al Tempio col bambino in braccio, credendo così di assolvere il proprio dovere dinanzi a Dio. Ma non c’è nessun dovere d’assolvere nei confronti di Dio:

Giunti al Tempio a compiere lo sterile rito, vi trovano un uomo ripieno di quello Spirito che è vita e che ‘soffia dove vuole’ (Gv 3, 8). Quest’uomo prende in braccio l’unico ‘tempio di Dio fra gli uomini’ e senza pronunciare le parole di un rito, si lascia andare ad una delle più belle preghiere del Nuovo Testamento. Egli loda Dio per la salvezza che è scesa come dono (e non come premio) su tutti gli uomini, addirittura sui ‘popoli pagani’: «Luce per rivelarti alle genti» (v. 32). E dirà alla madre: «Anche a te una spada trafiggerà l’anima» (v. 35). La spada nel Nuovo Testamento è simbolo della Parola di Dio (Eb 4, 12; Sap 18, 15; Is 49, 2). Maria è qui vista, dalla Chiesa nascente, come il nuovo Israele, quello senza confini, completamente rinato in quanto ha accettato di farsi raggiungere, colpire dalla ‘parola del Vangelo’, perché decida da che parte stare, non più col vecchio ma col nuovo, non più dalla parte della religione ma del Vangelo.

Maria dopo il ‘lungo pellegrinaggio della fede’ (Lumen Gentium), ha deciso finalmente da che parte stare.  Dinanzi alla possibilità di affossarsi in un ‘establishment’ religioso, sterile e fermo a riti, precetti e Leggi volti alla comunione col divino, ha optato di vivere accogliendo l’unica Legge propugnata dal figlio, ossia quella dell’amore (Gv 13, 34), lasciandosi così trasformare lentamente sino a divenire discepola sotto la croce (cfr. 19, 26), conseguenza estrema dell’amore. Se l’accoglienza dell’annuncio dell’Angelo aveva reso Maria madre di Gesù (Vangelo di domenica scorsa), l’accoglienza in sé del Verbo, ossia il vivere praticamente la modalità dell’amore, la condurrà ad essere pienamente donna (e non madonna) e discepola.

CAMMINO DELLA SETTIMANA

Due spunti su cui meditare, a Voi cercarne altri:

• Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

• Dio non è più legge da assolvere ma solo dono da accogliere!

Buon cammino!

Se hai bisogno di una scheda per guidare la "Liturgia della Parola", sulle letture di questa domenica, la troverai qui:

"Una guida sintetica per condurre la Liturgia della Parola”

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Ultima modifica Venerdì 29 Dicembre 2017 19:37
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini