Sabato, 20 Ottobre 2018
Venerdì 27 Aprile 2018 08:28

V Domenica di Pasqua – Domenica 29 Aprile 2018 -

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    Anno B

   - don Paolo Squizzato

Prima lettura: At 9,26-31

In quei giorni, Saulo, venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi ai discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo che fosse un discepolo.

Allora Bàrnaba lo prese con sé, lo condusse dagli apostoli e raccontò loro come, durante il viaggio, aveva visto il Signore che gli aveva parlato e come in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù. Così egli poté stare con loro e andava e veniva in Gerusalemme, predicando apertamente nel nome del Signore. Parlava e discuteva con quelli di lingua greca; ma questi tentavano di ucciderlo. Quando vennero a saperlo, i fratelli lo condussero a Cesarèa e lo fecero partire per Tarso.

La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samarìa: si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero.

Amen

Salmo: 21

Rit. Scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.


I poveri mangeranno e saranno saziati,

loderanno il Signore quanti lo cercano;

il vostro cuore viva per sempre!  Rit.

Ricorderanno e torneranno al Signore

tutti i confini della terra;

davanti a te si prostreranno

tutte le famiglie dei popoli. Rit.

A lui solo si prostreranno

quanti dormono sotto terra,

davanti a lui si curveranno

quanti discendono nella polvere. Rit.

Ma io vivrò per lui,

lo servirà la mia discendenza.

Si parlerà del Signore alla generazione che viene;

annunceranno la sua giustizia;

al popolo che nascerà diranno:

«Ecco l’opera del Signore!». Rit.

Seconda lettura: 1Gv 3,18-24

Questo è il suo comandamento: che crediamo e amiamo.

Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità.

In questo conosceremo che siamo dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa.

Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito.

Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Gv 15,4.5)

Alleluia, alleluia.

Rimanete in me e io in voi, dice il Signore,

chi rimane in me porta molto frutto.

Alleluia

Vangelo: Gv 15,1-8

Chi rimane in me ed io in lui fa molto frutto.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.

Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.

Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Parola del Signore

OMELIA

Per il grande psicanalista Jacques Lacan, esiste una sola domanda veramente fondamentale a cui l’essere umano è chiamato a rispondere: «hai agito in conformità al desiderio che ti abita?», oppure hai passato la vita a realizzare il desiderio, le attese e le aspettative degli altri?

È in fondo ciò che Gesù ha continuato a ripetere ai suoi e a ciascuno di noi nel suo Vangelo: cosa ne hai fatto della tua vita sino a questo momento,  hai portato frutto o ti sei ridotto ad un fico sterile? (cfr. Mt 21, 19). Sei fiorito attraverso l’amore, o ti sei consumato in una prestazione per ricevere un po’ di riconoscimento e di affetto?  Certo, perché la vita consiste proprio nel portare frutto, nel venire alla luce di sé, maturare diventando il meglio che possiamo diventare.

Il primo comandamento di Dio nella Bibbia è: “Siate fecondi” (Gn 1, 22). Rinasci! Vieni alla luce! Chi non viene alla luce di sé dissecca e diventa polvere. Una vita non fatta fiorire, è una vita che va in fumo.

Ma come realizzare di fatto la propria rinascita? Come vivere in modo da portare frutto?

Solo dimorando nell’Amore possiamo portare frutto. È lì che s’impara ad amare, ci si impregna dell’amore, si diventa simili all’Amante. Stando nella luce si diventa luminosi; immersi nel fuoco ci si trasforma in fuoco. Stando immersi in questa linfa vitale, allora tutto ciò che diremo e faremo, tutto ciò che scaturirà dalla nostra vita sarà sigillata dal bene, sarà un’edificazione, una costruzione del sé autentico che non potrà più conoscere la fine.

Dimorando in Dio dentro di noi, immersi nella sua stessa linfa vitale, fecondiamo la nostra vita, cresciamo “fino al punto in cui l’uomo è Dio in Dio, e Dio è tutto in tutto l’uomo” (Giovanni Taulero).

Il cristianesimo, in ultima analisi, non sarà mai una questione morale, un affaticarsi nel fare o non fare. Ma essere luce o non essere luce. E luce divento se incorporo la luce (cfr. Gv 8, 12; Mt 5, 14). Come la nuda zolla di terra diventa fiore non facendo o non facendo, ma semplicemente incorporando la luce: «Guardate come crescono i gigli: non faticano e non filano» (Lc 12, 27).

Non è questione di essere buoni o cattivi nella vita, ma piuttosto di lasciarsi raggiungere dall’amore o meno. Infatti la luce di Dio – il suo amore – si riversa in egual misura sui buoni e sui cattivi (cfr. Mt 5, 45) e alla sua ‘festa’ entrano tutti, buoni e cattivi (cfr. Mt 22, 10). Scopo della vita è ricevere quel sole che è Dio per essere trasformati in sole e così maturare, compiersi, diventare fecondi e in ultima analisi compiere il proprio desiderio.

CAMMINO DELLA SETTIMANA

Due spunti su cui meditare, a Voi cercarne altri:

  • Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto.

  • Sei fiorito attraverso l’amore, o ti sei consumato in una prestazione per ricevere un po’ di riconoscimento e di affetto?

Buon cammino!

Se hai bisogno di una scheda per guidare la "Liturgia della Parola", sulle letture di questa domenica, la troverai qui:

"Una guida sintetica per condurre la Liturgia della Parola"

 

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Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini