Domenica, 18 Novembre 2018
Venerdì 31 Agosto 2018 14:49

XXII Domenica del Tempo Ordinario – Domenica 2 Settembre 2018 -

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Prima lettura: (Dt 4,1-2.6-8)

Mosè parlò al popolo dicendo:

«Ora, Israele, ascolta le leggi e le norme che io vi insegno, affinché le mettiate in pratica, perché viviate ed entriate in possesso della terra che il Signore, Dio dei vostri padri, sta per darvi.

Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla; ma osserverete i comandi del Signore, vostro Dio, che io vi prescrivo.

Le osserverete dunque, e le metterete in pratica, perché quella sarà la vostra saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste leggi, diranno: “Questa grande nazione è il solo popolo saggio e intelligente”.

Infatti quale grande nazione ha gli dèi così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? E quale grande nazione ha leggi e norme giuste come è tutta questa legislazione che io oggi vi do?».

Amen

Salmo: 14

Rit. Chi teme il Signore abiterà nella sua tenda.

Colui che cammina senza colpa,

pratica la giustizia

e dice la verità che ha nel cuore,

non sparge calunnie con la sua lingua. Rit.

Non fa danno al suo prossimo

e non lancia insulti al suo vicino.

Ai suoi occhi è spregevole il malvagio,

ma onora chi teme il Signore. Rit.

Non presta il suo denaro a usura

e non accetta doni contro l’innocente.

Colui che agisce in questo modo

resterà saldo per sempre. Rit.

Seconda lettura: (Giac 1,17-18.21-22.27)

Fratelli miei carissimi, ogni buon regalo e ogni dono perfetto vengono dall’alto e discendono dal Padre, creatore della luce: presso di lui non c’è variazione né ombra di cambiamento. Per sua volontà egli ci ha generati per mezzo della parola di verità, per essere una primizia delle sue creature.

Accogliete con docilità la Parola che è stata piantata in voi e può portarvi alla salvezza. Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi.

Religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre è questa: visitare gli orfani e le vedove nelle sofferenze e non lasciarsi contaminare da questo mondo.

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Gc 1,18)

Alleluia, alleluia.

Per sua volontà il Padre ci ha generati

per mezzo della parola di verità,

per essere una primizia delle sue creature.

Alleluia

Vangelo: (Mc 7,1-8.14-15.21-23)

In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.

Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».

Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:

“Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me.

Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.

Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».

Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». E diceva [ai suoi discepoli]: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».

Omelia

I farisei – di ieri e di oggi – considerano il rapporto con Dio solo come mera osservanza. Se obbedisci sei con lui, altrimenti sei fuori. Per loro la Legge, e la sua ottemperanza, è tutto. Per costoro si avvicinerà a Dio colui che risulterà ‘a posto’: più sei puro più Dio ti ricompenserà.

Gesù, in questa dura requisitoria contro i farisei, sta dicendo che i suoi discepoli possono “mangiare il pane” anche con mani sporche. Fuori di metafora, l’uomo è autorizzato ad entrare in comunione con Dio con propria vita – simboleggiata qui dal ‘pane’–, ovvero così come egli è, santo o peccatore, fragile o forte, sporco o integro. La questione – ma soprattutto la Bella Notizia – non è “essere o diventare puri” per stare dalla parte di Dio, ma è piuttosto nella propria condizione di povertà, di limite e fragilità che l’uomo è autorizzato a nutrirsi della Vita che gli viene incontro. E questo perché, in fondo, la Misericordia si nutre di miseria.

Il possedere “le mani sporche” diventa così la possibilità, e non l’impedimento, alla comunione con Dio. Il ‘figliol prodigo’ di Lc 15 ci dice qualcosa d’importante a riguardo: ad essere abbracciato dal Padre è il figlio disgraziato e non quello pulito che stava lavorando nel campo in ottemperanza ai comandi di suo padre.

Nel Vangelo, il ‘pane’, la vita, è offerto a tutti gli impuri della storia: ai malati, agli ingiusti, ai delinquenti, ai fragili, elle prostitute e ai peccatori. Gli unici che rimangono esclusi dalla possibilità di nutrirsi di Dio sono proprio i puri, i perfetti, quelli ‘a posto’: «gli ultimi saranno i primi, e i primi, ultimi» (Mt 20, 16), e questo perché l’unico vero peccato è non credere all’amore, non credere che ci sia un Dio che si dà non come premio ma come dono. Infatti, in questo brano, i soli che non si cibano del pane di vita, sono proprio i puri, i farisei. Gli altri, quelli che non se ne sono mai ritenuti degni, sono i primi a sedersi al banchetto della vita. Il Vangelo ci fa memoria che ciò che salva è la fede, accoglienza di un amore fontale e gratis, e non dura conquista morale.

 

«L’amore mi accolse, ma l’anima mia indietreggiò, colpevole di polvere e peccato.

Ma l’Amore, vedendomi esitare mi si accostò con dolcezza domandandomi se qualcosa mi mancava.

Un invitato” risposi “ degno di essere qui”.

L’amore disse: “Tu sarai quello”.

Io, il malvagio, l’ingrato? Ah! Mio diletto, non posso guardarti”.

L’amore mi prese per mano, sorridendo rispose: “chi fece quest’occhi, se non io?”.

E’ vero, Signore, ma li ho insozzati; che vada la mia vergogna dove merita”.

E non sai tu” disse l’Amore “ chi ne prese il biasimo su di sé?”.

Mio diletto allora servirò”.

Bisogna tu sieda”, disse l’Amore “che tu gusti il mio cibo”.

Così mi sedetti e mangiai». (George Herbert)

CAMMINO DELLA SETTIMANA

Due spunti su cui meditare, a Voi cercarne altri:

  • “… sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro»

  • la Bella Notizia – non è “essere o diventare puri” per stare dalla parte di Dio, ma è piuttosto nella propria condizione di povertà, di limite e fragilità ...

Buon cammino!


 

Se hai bisogno di una scheda per guidare la "Liturgia della Parola", sulle letture di questa domenica, la troverai qui:

"Una guida sintetica per condurre la Liturgia della Parola"

Clicca qui per andare all'INDICE di questo TEMA: "Commento ai Vangeli della domenica"

 

 

Ultima modifica Venerdì 31 Agosto 2018 15:04
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini