Sabato, 30 Maggio 2020
Venerdì 24 Aprile 2020 13:49

III Domenica di Pasqua – 26 Aprile 2020 In evidenza

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Anno A

Omelia di Paolo Scquizzato

Prima lettura: At 2,14.22-33

[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così:
«Uomini d’Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nàzaret – uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene –, consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l’avete crocifisso e l’avete ucciso.
Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere. Dice infatti Davide a suo riguardo: “Contemplavo sempre il Signore innanzi a me; egli sta alla mia destra, perché io non vacilli. Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua, e anche la mia carne riposerà nella speranza, perché tu non abbandonerai la mia vita negli inferi né permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione. Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza”.
Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e il suo sepolcro è ancora oggi fra noi. Ma poiché era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: “questi non fu abbandonato negli inferi, né la sua carne subì la corruzione”.
Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire».

Parola di Dio

Salmo: 15

Rit.: Mostraci, Signore, il sentiero della vita.

Alleluia, Alleluia, Alleluia.

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu».
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita. Rit.

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare.
Rit.

Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa. Rit.

Mi indicherai il sentiero della vita,

gioia piena alla tua presenza,

dolcezza senza fine alla tua destra. Rit.

Seconda lettura: 1Pt 1,17-21

Carissimi, se chiamate Padre colui che, senza fare preferenze, giudica ciascuno secondo le proprie opere, comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri. 

Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia.
Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi; e voi per opera sua credete in Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio.

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Lc 24,32)

Alleluia, alleluia.

Signore Gesù, facci comprendere le Scritture;
arde il nostro cuore mentre ci parli.

Alleluia.

Vangelo: (Lc 24,13-35)


Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. 

Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Parola del Signore

OMELIA

 

Il ‘dubbio’ è il combustibile della fede, e la ‘crisi’ necessaria a vagliare il credere al fine di far rimanere a galla ciò che realmente conta. Ho sempre avuto paura di chi non ha mai conosciuto il dubbio o la crisi – soprattutto in ambito di fede – prima o poi mi vomiterà addosso tutto il suo fanatismo.
Questi due personaggi dopo una grande fiammata d’entusiasmo, sulla via del ritorno conversano col volto triste: Gesù è stato ucciso, le speranze infrante; ora non rimane che consolarsi andando a rifugiarsi nel passato, laddove Israele nell’antichità aveva riportato una sonora vittoria su i nemici, una cittadina di nome Emmaus. Espediente psicologico che ci appartiene: rifugiarsi nel passato perché il presente risulti meno gravoso.

A questi viandanti della disperazione, Gesù domanda: ‘non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?’. Si entra nella gloria, ossia nel compimento dell’essere, nella vita risorta, nella felicità attraversando la sofferenza e il dolore, quello che deriva dall’aver amato sino alla fine.
‘Non si risorge perché si muore ma perché si ama’.
A conti fatti, ciò che ci rimane è la capacità – pur flebile – di amare. Di vivere tutto ciò che capita avvolgendolo con la benevolenza e la ferma decisione di non rispondere al male col male. Di far partecipe chi ci vive accanto di un pezzo di paradiso, e di spezzarci come pane per sfamare il desiderio di felicità dell’altro.
Se si comincia a vivere, lungo la strada degli eterni ritorni, anche quando tutto pare avvolto dalla luce del tramonto, il vincere il male col bene e spezzarsi per l’altro come buon pane – ‘lo riconobbero allo spezzare del pane’, allora forse cominceremo a far esperienza del Risorto anche in mezzo alla crisi di fede più nera, al non sentire nulla, e ai dubbi più profondi.

Impareremo che prima di credere in Dio ci è chiesto di credere nell’amore e in ultima analisi nell’uomo.
Credere in Dio di per sé non vuol dire ancora nulla, potrebbe risolversi in un assenso ad un’immagine creata dai propri deliri. Credere nell’amore significa invece scommettere sull’uomo compagno di viaggio, che mi chiede di potersi fermare a casa mia perché è ormai scesa la sera. Costatando alla fine stupiti di aver ospitato il Dio della festa, che fa ardere il cuore e apre verso un tempo che non conoscerà più tramonto.

Due spunti su cui meditare, a Voi cercarne altri:

  • «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto».

  • Credere nell’amore significa invece scommettere sull’uomo compagno di viaggio, che mi chiede di potersi fermare a casa mia perché è ormai scesa la sera.

Buon cammino!

Se hai bisogno di una scheda per guidare la "Liturgia della Parola" sulle letture di questa domenica la troverai qui:

"Una guida sintetica per condurre la Liturgia della Parola

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Ultima modifica Venerdì 24 Aprile 2020 23:46
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini