Martedì, 01 Dicembre 2020
Venerdì 26 Giugno 2020 09:18

VI - Le barche da pesca nel lago di Galilea ai tempi di Gesù In evidenza

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prof. Dario Vota

 

 

Devono esserci stati diversi tipi di barche (ma Vangeli, Giuseppe Flavio e l’iconografia antica offrono pochi dettagli). Dati i tipi di rete usati in antico, dovrebbero esserci stati almeno tre tipi di barche: uno più grande per la pesca con la sagena, per almeno 8-10 persone; uno medio per la pesca con reti statiche, per 4-6 persone; uno più piccolo, per 1 o 2 pescatori con reti da lancio.

 

La barca di Ginosar

L’unico esempio conosciuto di barca antica usata nel Kinneret è quella ritrovata nel 1986 tra Magdala e Ginosar, in un periodo di siccità in cui il livello del lago si era abbassato.

Nel gennaio del 1986 i fratelli Moshe and Yuval Lufan, membri del Kibbutz Ginosar e archeologi dilettanti, condussero delle ricerche in una zona fangosa tra Ginosar e Magdala, dove erano emersi frammenti di oggetti antichi; qui, oltre a trovare antichi chiodi in ferro, individuarono nel fango quella che sembrava una parte di un antico relitto di un’imbarcazione: la melma lasciata dal deflusso si abbassava a formare una concavità ovale nell’area di una decina di metri, che era la sagoma di una barca.

Contattarono Mendel Nun, un ex-pescatore che aveva studiato a lungo i vecchi metodi di pesca nel Kinneret, aveva pubblicato numerosi studi in proposito ed era considerato un esperto, il quale avvisò il Dipartimento Israeliano di Antichità.

Le ricerche furono subito avviate: due giorni di indagini preliminari fecero capire che si trattava di una barca antica. Gli archeologi pensavano di ricoprire tutto e di mettersi alla ricerca degli sponsor per un futuro scavo; ma la notizia finì rapidamente sulla stampa: giornali e tv cominciarono a parlare della “barca di Gesù” o della barca carica d’oro affondata nel corso della prima guerra mondiale mentre trasportava le paghe per l’esercito turco. Addirittura ebrei ultra-ortodossi cominciarono a manifestare contro un eventuale ricupero della “barca di Gesù” perché non ci fosse in Israele uno sfruttamento della notizia da parte dei missionari cristiani. Non si poteva più aspettare: il luogo non avrebbe avuto pace e i cercatori di tesori avrebbero potuto danneggiare per sempre la barca. Oltretutto il ritorno di abbondanti piogge stava facendo risalire il livello del lago e il relitto rischiava di essere rapidamente sommerso.

Si costruì un argine tutt’intorno al luogo che nascondeva la barca per prevenirne l’inondazione, e poi si lavorò non solo di giorno ma anche di notte alla luce di lanterne a gas dei pescatori. Scopo dello scavo era di metter in luce il relitto, studiarlo in situ e poi rimuoverlo per conservarlo in un vicino museo.

Il lavoro di svuotamento dell’interno dello scafo fu attuato piazzando delle plance su cui gli archeologi potessero appoggiarsi per non premere sul relitto. Per proteggere i pezzi della barca in vista della rimozione furono stesi strati di resina, poliestere e fibra di vetro; lo scafo fu poi interamente “impacchettato” con poliuretano. Poi nella conca dello scavo fu pompata acqua per far galleggiare lo scafo e attraverso un canale appositamente scavato, lo scafo viene fatto scivolare fino al lago (dove tornò a galleggiare per la prima volta dopo 2000 anni). L’imbarcazione fu poi sollevata e trasportata verso il luogo del restauro.

Dopo sette anni di lenta sostituzione dell’acqua di cui il legno era imbevuto con cera sintetica, e dopo una sistemazione provvisoria, dal febbraio 2000 la barca è in mostra nel museo installato nel Yigal Allon Center del Kibbutz di Ginnosar.

 

La barca, datata tra I secolo a.C. e I secolo d.C. (grazie ad alcuni oggetti di ceramica ritrovati al suo interno e a un esame al C14), misurava 8,8 m in lunghezza, 2,5 m in larghezza e 1,25 m di profondità; aveva la poppa più profonda e arrotondata e la prua più stretta, dotata probabilmente di una coperta a prua e una più ampia a poppa; aveva un albero centrale per la vela e possibilità di spinta a remi quando il vento calava. Si suppone che sia stata usata per la pesca con la sagena.

Era costruita in modo curioso: la chiglia era fatta di assi di legno di tipo diverso, uniti con incastro “a tenone e mortasa”; anche le tavole del fasciame hanno forme curiose, con rami di legno molto contorti (che un fabbricatore di barche del Mediterraneo avrebbe scartato); ma l’unione dei pezzi e la lavorazione del legno fanno pensare a un artigiano esperto. Gran parte della fasciatura è di cedro (assente nella zona del Kinneret, da importare dal Libano), il resto è di quercia e di vari altro legni (pino, salice, biancospino, sicomoro, alloro) che in antico crescevano vicino al lago. Le parti fatte con legno di bassa qualità sono probabilmente dovute a interventi di riparazione. Gli studi sulla barca ipotizzano che essa sia stata abbandonata quando non era più utilizzabile, e qualche parte di essa fu asportata per un riutilizzo. Vele e corde della barca erano fatte probabilmente con fibre di lino come le reti. Le ancore erano in pietra (nei pressi del relitto ne sono state ritrovate due: una in pietra non lavorata con un foro, pesante circa 19 kg, l’altra in pietra ovoidale con una scanalatura centrale pesante circa 31 kg).

I resti di questa barca sono quanto di più vicino al tipo d’imbarcazioni comuni al tempo di Gesù si sia conservato.



 

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La pesca al tempo di Gesù, nel lago di Galilea

 



Ultima modifica Venerdì 26 Giugno 2020 09:35
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini