Domenica, 27 Novembre 2022
Sabato 07 Maggio 2022 10:54

GESU’ AUTORE DI AZIONI STRAORDINARIE In evidenza

Valuta questo articolo
(0 voti)

di Dario Vota

29 E subito, usciti dalla sinagoga, andarono nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. 30 La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. 31 Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.

Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. 33 Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.

35 Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. 36 Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. 37 Lo trovarono e gli dissero: "Tutti ti cercano!". 38 Egli disse loro: "Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!". 39 E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni (Mc 1, 29-39).

E’ il primo racconto in cui il Vangelo di Marco attribuisce a Gesù azioni straordinarie di guarigione e di esorcismi. Primo esempio di un tipo di racconti che trova ampio spazio nei Vangeli e conferiscono alla figura di Gesù anche i tratti di un taumaturgo.

Poiché i Vangeli sono un annuncio di fede in Gesù Cristo e poiché noi, se scegliamo di essere “cristiani”, guardiamo a lui come modello, anche con questi racconti la nostra fede deve confrontarsi, per vedere quali spunti di riflessioni e quali stimoli di vita da essi possiamo trarre, oggi e nel concreto delle nostre situazioni di vita.

Ma poiché i Vangeli trasmettono il loro annuncio di fede con modi di pensare e di esprimersi di persone vissute in Palestina (o in Siria o in altre aree limitrofe del Vicino Oriente antico) nel I secolo d.C., cioè quasi 2000 anni fa, un avvicinamento storico a quei racconti

- è necessario, se vogliamo comprendere le situazioni reali e concrete in cui quei racconti sono stati scritti (cioè per non tirare via dalla storia Gesù, i suoi primi seguaci e gli evangelisti; se no li si pone sulle nuvole di uno spiritualismo fuori del tempo o li si rinchiude in formule dottrinali da ripetere senza discutere);

- può essere utile e importante, se vogliamo tradurre il loro messaggio nel nostro modo di pensare di oggi e portarlo a “mordere” nelle nostre situazioni e nei nostri problemi di vita.

Propongo perciò di affrontare l’argomento con un approccio di tipo storico e letterario come preparazione alla riflessione personale di fede, che ciascuno potrà fare secondo la sua sensibilità.

1. STORICITÀ DELL’IMMAGINE DI GESÙ OPERATORE DI AZIONI STRAORDINARIE

Il primo passo da affrontare nel percorso su questo problema è il seguente interrogativo:

  • visto che nei Vangeli sono numerosi i racconti di “miracoli” attribuiti a Gesù, si può ritenere come un dato storico che Gesù abbia compiuto delle azioni straordinarie che furono considerate miracoli da quanti gli stavano attorno?

Diverse correnti di studiosi hanno sostenuto che i racconti di miracoli non riflettono azioni reali di Gesù ma sono frutto dell’immaginazione creativa dei suoi primi seguaci (che proclamavano la loro fede in lui alla luce di personaggi della Bibbia ritenuti operatori di miracoli come Elia ed Eliseo e per confronto con figure di taumaturghi esaltati nel mondo ebraico e pagano di allora).

In realtà la presenza massiccia nei Vangeli di racconti di azioni straordinarie di Gesù non può essere risolta attribuendola semplicemente ad un atto creativo delle prime comunità cristiane, anche perché questi racconti avevano alla base tradizioni che gli evangelisti raccolsero da fonti diverse.

In questo senso è importante una verifica della presenza di questi racconti nei Vangeli alla luce di quello che gli studiosi chiamano il “criterio della molteplice attestazione” (secondo il quale si può ritenere – con buona probabilità, anche se non con sicurezza – che risalgano a Gesù dei detti o dei fatti che sono attestati da più fonti diverse e tra loro indipendenti).

Che Gesù abbia svolto un’attività taumaturgica lo affermano tutte le fonti evangeliche: Marco, la fonte Q (la raccolta di detti di Gesù a cui attinsero Matteo e Luca), la fonte M (una fonte specifica di Matteo che non ha riscontro negli altri Vangeli), la fonte L (una o più fonti specifiche di Luca) e Giovanni; e ciascuna di queste fonti lo afferma più volte.

- Vangelo di Marco. Si è calcolato che 210 versetti su un totale di 666 trattano, direttamente o indirettamente, di azioni straordinarie di Gesù (= più del 30 % del totale di questo Vangelo). E se si considerano i primi dieci capitoli di Mc – cioè se si tralascia il racconto degli ultimi giorni di Gesù dalla salita a Gerusalemme alla passione e morte – circa 200 versetti su un totale di 425 (il 40 %) trattano direttamente o indirettamente di azioni straordinarie [indicheremo più avanti i riferimenti].

Marco deve aver raccolto questi racconti da diverse correnti della tradizione della prima generazione cristiana, perché presenta racconti abbastanza diversi tra loro sia per lunghezza che per taglio narrativo: racconti che, prima che l’evangelista li utilizzasse, dovevano essere stati tramandati, con narrazioni sparse o già raccolti in collezioni, in gruppi di seguaci di Gesù diversi tra loro, e perciò difficilmente responsabili di un’invenzione.

- La fonte Q, che pure è costituita quasi interamente da detti di Gesù e non da racconti di sue azioni, mostra di conoscere azioni straordinarie di Gesù: un racconto di miracolo (ripreso in Mt 8,5-13) e detti che parlano di miracoli (Mt 11,5-6. 20-24, 12,22-32).

- Le fonti speciali di Matteo e di Luca (M e L) sono anch'esse al corrente di miracoli compiuti da Gesù durante il suo ministero pubblico: in M i riferimenti sono pochi, ma in L c’è un ampio numero di racconti di miracolo: (Lc 5,1-11; 7,11-17; 8,2-3; 13,10-17; 14,1-6; 17,11-19).

- Nel Vangelo di Giovanni, che la maggior parte degli studiosi considera indipendente dai sinottici, sono presenti molti racconti di miracolo, alcuni con paralleli nei sinottici: guarigioni e miracoli sulla natura (sono assenti invece racconti di esorcismi). Alcuni di questi racconti, nonostante il linguaggio e la teologia tipicamente giovannei che li pervadono, hanno affinità nel taglio narrativo con i loro paralleli nei sinottici; questo indica che i racconti di miracoli di Giovanni non sono stati inventati da questo evangelista.

Al di fuori dei Vangeli c’è anche un’attestazione in una fonte non cristiana: Giuseppe Flavio, nel nucleo per lo più considerato autentico di Antichità Giudaiche XVIII,3,3 (il cosiddetto Testimonium Flavianum) afferma: «In quel tempo [= durante il governo di Ponzio Pilato quale prefetto della Giudea] apparve Gesù, un uomo saggio. Infatti, fu operatore di fatti sorprendenti, un maestro di persone che accoglievano la verità con piacere. E si guadagnò un seguito sia tra molti giudei che tra molti di origine greca». Qui Giuseppe Flavio anzitutto attribuisce a Gesù il titolo generico di ‘uomo saggio', quindi sviluppa questo titolo elencando quelle che ne costituirebbero le caratteristiche più importanti agli occhi dei lettori greco-romani: aver operato «fatti sorprendenti», aver insegnato a persone che erano in cerca della verità, aver attirato con le sue azioni straordinarie e con il suo insegnamento incisivo un largo seguito composto sia da ebrei che da pagani. In breve, per Giuseppe Flavio, Gesù fu un capo carismatico i cui poteri speciali di operare miracoli e di insegnare furono riconosciuti e confermati dai suoi seguaci. E’ una configurazione del ministero di Gesù uguale a quella dei Vangeli.

Insomma, fonti molteplici forniscono ampia testimonianza del fatto che il Gesù storico ha compiuto azioni straordinarie giudicate da lui stesso e da altri come miracoli.

E le tradizioni su queste azioni di Gesù sono attestate in varie fonti e forme letterarie già verso la fine della prima generazione cristiana (ricordiamo che il Vangelo di Marco è scritto verso il 70 d.C., una quarantina d’anni dopo la scomparsa terrena di Gesù) in maniera così ampia, che una creazione in toto da parte della chiesa primitiva è praticamente impossibile.

2. AZIONI STRAORDINARIE DI GESÙ NARRATE NEI VANGELI

Non è facile definire il numero preciso di azioni straordinarie di Gesù (comunemente definite “miracoli”) presentare nei Vangeli, perché non sempre gli studiosi sono d’accordo su quali brani in un certo Vangelo vadano considerati dei racconti a sé stanti e quali costituiscano semplicemente paralleli letterari o varianti di racconti presenti in un altro Vangelo. Comunque si può qui fornire un quadro comunemente ritenuto accettabile, che riunisce i racconti in tre categorie: esorcismi, guarigioni (inclusi i racconti di risuscitamento), e cosiddetti miracoli sulla natura.

Esorcismi

l) l’indemoniato nella sinagoga (Mc 1,23-28 // Lc 4,33-37); 2) l'indemoniato geraseno (o gadareno) (Mc 5,1-20 // Mt 8,28-34 // Lc 8,26-29); 3) la figlia della donna sirofenicia (o cananea) (Mc 7,24-30// Mt 15,21-28); 4) il ragazzo indemoniato e suo padre (Mc 9,14-29// Mt 17,14-21 // Lc 9,37-43); 5) l'indemoniato muto (Mt 9,32-34); 6) l'indemoniato cieco e muto (Mt 12,22-23 // Lc 11,14-15; cfr. Mc 3,22). Alcuni studiosi contano solo cinque esorcismi, perché considerano Mt 9,32-34 una semplice variante o doppione di Mt 12,22-24.

Guarigioni

1) la suocera di Pietro (Mc 1,29-31 // Mt 8,14-15 // Lc 4,38-19); 2) il lebbroso (Mc 1,40-45 // Mt 8,1-4 // Lc 5.12-16); 3) il paralitico (Mc 2,1-12 // Mt 9,1-8 // Lc 5,17-26); 4) l’uomo con la mano rattrappita (Mc 3,1-6 // Mt 12.9-14 // Lc 6,6-11); 5) la figlia di Giairo (Mc 5,21- 24.35-43 // Mt 9,18-19.23-26 // Lc 8,40-42.49-56); 6) la donna con una emorragia (Mc 5,25-34 // Mt 9,20-22 // Lc 8,43 48); 7) il sordomuto (Mc 7,31-36); 8) il cieco nei pressi di Betsaida (Mc 8,22-26); 9) il cieco Bartimeo (Mc 10,46-52 // Mt 20,29-34 // Lc 18,35-43); 10) Il giovinetto di Nain (Lc 7,11-17); 11) la donna ricurva (Lc 14,1-6); 12) i dieci lebbrosi (Lc 17,11-19); 13) L'uomo colpito da idropisia (Lc 14,1-6); 14) il paralitico presso la piscina (Gv 5.1-9); 15) il risuscitamento di Lazzaro (Gv 11); 16) l’uomo nato cieco (Gv 9); 17) il servo del centurione (Mt 8,5-13 // Lc 7, 1-10 // Gv 4,46-54). I racconti di risuscitamento di persone defunte solo collocati da alcuni studiosi tra i miracoli sulla natura.

Cosiddetti miracoli sulla natura

1) la tempesta sedata (Mc 4,35-41 // Mt 8,23-27 // Lc 8,22-25); 2) il nutrimento dei cinquemila (Mc 6,32-44 // Mt 14,13-21 // Lc 9.10-17); 3) il nutrimento dei quattromila (Mc 8,1-10 // Mt 15,32-39); 4), Gesù che cammina sulle acque (Mc 6,45-52 // Mt 14,22-33 // Gv 6,16-21); 5) la maledizione del fico (Mc 11,12-14.20-26 // Mt 21,18-22); 6) la moneta nella bocca del pesce (Mt 17,24-27); 7) la pesca miracolosa (Lc 5.1-11; cfr. Gv 21,1-4); 8) il cambiamento dell’acqua in vino (Gv 2,1-12). Alcuni studiosi considerano il nutrimento dei quattromila e quello dei cinquemila come due eventi distinti, ma molti altri li ritengono varianti di un unico evento. Secondo alcuni, poi, la stessa categoria di “miracoli sulla natura” è discutibile.

Un discorso a parte va fatto per la risurrezione di Gesù, le sue apparizioni dopo la risurrezione e i miracoli che le accompagnano: questi aspetti si pongono su un piano diverso rispetto all’orizzonte di un’indagine storica.

3. MALATTIE E GUARITORI AL TEMPO DI GESÙ

Nell’antichità quasi tutti credevano e speravano nei miracoli, soprattutto in caso di malattie e di altri disagi fisici. Si cercava spesso la guarigione fuori dalla professione medica: di medici ce n’erano, ma in genere la loro reputazione non era buona (ce n’è un’eco anche nei Vangeli, v. Mc 5,26). Quelli che avevano bisogno di aiuto, ma volevano tenersi alla larga dai medici, potevano rivolgersi a tre fonti.

1) Potevano implorare direttamente Dio o, nel mondo pagano, uno degli dèi. La credenza nelle divinità guaritrici era un fenomeno largamente diffuso nel mondo mediterraneo. L’aiuto divino era cercato privatamente ma anche pubblicamente, nella convinzione che fosse possibile, attraverso preghiere o pratiche magiche di vario genere, attrarre i poteri della divinità. Asclepio (o Esculapio), venerato come dio della medicina e delle guarigioni, aveva santuari dappertutto nel mondo mediterraneo, e sulle guarigioni da lui operate circolavano molti racconti, riferiti alcuni a situazioni credibili e altri a vicende totalmente incredibili per gli standard scientifici moderni. Ma non c’erano problemi: non solo non c’erano guarigioni ritenute più credibili di altre, ma non se ne concepivano di impossibili, perché non c’era linea di confine tra credibile e incredibile, non si considerava impossibile per le forze spirituali influenzare concretamente il mondo fisico. Le storie miracolose erano comuni nel mondo antico, e la preghiera a Dio per ottenere una guarigione era propria anche dei Giudei del I secolo.

2) Ci si poteva attendere guarigioni anche da individui carismatici, ritenuti guaritori o esorcisti, capaci di porsi come intermediari tra la divinità e la persona bisognosa. Nel mondo greco un personaggio particolarmente noto, vissuto proprio nel I secolo d. C., fu Apollonio di Tiana, filosofo e asceta, che aveva fama di saper guarire e scacciare gli spiriti cattivi. Anche tra i Giudei c’erano persone note come operatori di miracoli: poco prima di Gesù visse Honi, il “disegnatore di cerchi” (di cui si diceva che era solito tracciare un cerchio attorno a sé e non uscirne fino a che Dio non avesse esaudito la sua preghiera), dunque un uomo noto per l’efficacia della sua preghiera, frutto di una forte intimità con Dio; poco tempo dopo Gesù, visse in Galilea Hanina ben Dosa, un saggio, mistico e taumaturgo, a cui erano attribuite guarigioni.

3) Una terza fonte potenziale di miracoli erano i maghi, non carismatici capaci di miracoli per una speciale relazione con la divinità, ma operatori a pagamento di azioni secondo regole magiche (legate alla diffusa concezione della “grande catena dell’essere”, secondo la quale ogni cosa è legata a un’altra in una catena ascendente dalle inferiori alle superiori, cosicché saper manipolare certi elementi con opportune formule significava influenzarne altri più in alto nella catena fino al mondo divino). C’era la magia nera, di tipo negativo (es. lanciare maledizioni contro i nemici a vantaggio dei propri clienti), e la magia bianca (es. uso di certe sostanze accompagnate da formule magiche per ottenere una guarigione).

Le credenze nelle guarigioni e nei miracoli (che fossero operati dalla divinità o da individui carismatici o da maghi) ci dice che in genere il mondo antico,e anche quello ebreo dei tempi di Gesù, non faceva una netta distinzione tra “mondo naturale” e “mondo soprannaturale”. Secondo il modo di vedere degli antichi, il cosmo era popolato da spiriti buoni e cattivi, che potevano intervenire a piacimento nel mondo della percezione sensoriale, e alcune persone erano ritenute capaci di controllare questi spiriti. Un elemento importante in questo senso era il nome: usare il nome della potenza invocata ad esempio per operare un esorcismo (lo si vede chiaramente anche nei Vangeli: v. Mc 9,38-41 e Mt 12,27-29).

Dietro a queste credenze c’era un concetto di malattia, e quindi anche di guarigione, molto diverso da quello del nostro mondo moderno. Il sistema sanitario moderno concepisce la malattia come una disfunzione dell’organismo dell’individuo e la guarigione come un recupero della sua funzionalità fisica; invece nel mondo antico – e anche in quello in cui viveva Gesù e in cui vivevano i suoi primi seguaci e gli evangelisti che hanno annunciato la fede in lui – la malattia era una disfunzione nel contempo fisica, socio-culturale e religiosa, e la guarigione era il recupero da parte dell’infermo della funzionalità delle tre dimensioni insieme.

Infatti in una società come quella antica, dove la posizione dell’individuo nella rete di relazioni sociali era fondamentale (l’inserimento e la posizione nel gruppo sociale erano garanzia di avere considerazione e legami di sicurezza), l’infermità, fisica o psicologica che fosse, non alterava solo la condizione dell’individuo ammalato, ma anche le sue relazioni sociali (perché rompeva l’equilibrio di rapporti con gli altri e l’infermo si sentiva, ed era sentito, “sfasato” rispetto alla normalità) e la sua relazione religiosa con Dio (perché la malattia poteva essere vista come una punizione divina che incideva negativamente sull’apprezzamento della persona); e viceversa, qualcosa che alterava i rapporti della persona con gli altri o che sminuiva la sua considerazione religiosa, poteva produrre effetti negativi sul suo fisico o sulla sua psiche. La guarigione, allora, non era solo il recupero della buona condizione fisica, ma il reintegro dell’equilibrio complessivo di tutte e tre le dimensioni: si trattava cioè di riportare l’infermo nella sua “posizione” normale nel gruppo sociale.

Ma malattia, cura e guarigione erano anche una questione di interpretazione: una persona poteva patire delle sofferenze che non venivano interpretate come infermità, e pertanto preservare l’equilibrio (e la considerazione) nella vita sociale e religiosa; all’opposto, una persona poteva non avere alcun male, eppure essere considerata inferma e vedere alterati gli equilibri della propria vita (per alcuni casi era affidata ai sacerdoti l’autorità di interpretare segni, cause ed effetti di una certa malattia). Poiché la malattia non era solo un fatto personale, ma era un fatto pubblico, che funzionava a livello sociale sulla base di credenze fissate, anche la guarigione doveva essere pubblica.

Ne derivava che il guaritore, ai tempi di Gesù, doveva tenere in considerazione tutto il sistema, se voleva essere un guaritore dall’autorità riconosciuta. Anche le guarigioni operate da Gesù secondo i Vangeli presuppongono, come vedremo, tale contesto socio-culturale.

Dunque, nel mondo antico la stragrande maggioranza della gente (con le rare eccezioni di qualche intellettuale) credeva nell’esistenza di forze spirituali che intervenivano sulle vicende umane e nella possibilità che alcuni esseri umani dotati di particolari poteri riuscissero a contrastare quelle forze, a controllarle o a manipolarle. E quello che è importante per l’argomento che stiamo esaminando è che anche Gesù si muoveva nell’ambito di queste convinzioni (basta rileggere Mt 12,27-29).

4. SIGNIFICATO DELLE AZIONI STRAORDINARIE DI GESÙ SECONDO I VANGELI

Nell’esaminare come sono raccontati nei Vangeli i cosiddetti “miracoli” di Gesù, occorre anzitutto assumere il punto di vista dei contemporanei di Gesù, degli evangelisti e dei primi lettori dei Vangeli, per poter capire come sono presentate le azioni straordinarie di Gesù e quale importanza avevano in un contesto in cui non c’era problema a credere nella possibilità dei miracoli.

Guarigioni

- Nel Vangelo di Marco

Nel Vangelo più antico la presentazione del ministero pubblico di Gesù si apre con una serie di avvenimenti in rapida successione in cui le azioni straordinarie hanno un ruolo preminente.

Nelle azioni di guarigione da parte di Gesù l’accento è posto spesso sulla fede: si veda, ad esempio, il caso del paralitico calato giù dal tetto, che Gesù guarisce “vedendo la loro fede” (Mc 2,1-5). Ritroviamo lo stesso motivo in uno dei più interessanti racconti di guarigione, Mc 5,21-43, in cui una storia di guarigione (la donna con perdite di sangue) è inserita in un’altra (la figlia morente di un capo della sinagoga): alla donna che confessa di avergli toccato il mantello Gesù dice: “Figlia, la tua fede ti ha salvata”; frase che sembra essere un’affermazione contro la magia (il mantello di Gesù non ha poteri magici, la guarigione è il risultato della fede della donna).

In Marco ci sono due racconti in cui Gesù compie un’azione fisica verso il destinatario della guarigione: il caso del sordomuto a cui Gesù mette le dita nelle orecchie, gli tocca la lingua con la saliva, leva gli occhi al cielo e dice effatà (Mc 7,31-37) e il cieco di Betsaida a cui Gesù impone le mani e mette della saliva sugli occhi (Mc 8,22-26). Sono tecniche che richiamano certe pratiche dei maghi. E’ interessante che nessuno di questi due episodi sia riferito in Matteo o in Luca, che pure contengono la maggior parte dei racconti di miracoli di Marco: forse i due evangelisti posteriori a Marco si resero conto che certi racconti di Marco tendevano al magico, e quindi li omisero.

In Marco incontriamo due temi opposti circa l’impatto delle guarigioni operate da Gesù: da una parte c’è la reazione delle folle, che vengono attirate dalle guarigioni e diffondono la fama di Gesù (es. Mc 1,8, 1,45; 3,7), dall’altra c’è l’insistenza di Gesù nel non voler attirare l’attenzione (es. Mc 1,44; 7,37, 8,26). L’attività di Gesù non aveva lo scopo di ottenere popolarità.

- Nel Vangelo di Matteo

In generale Matteo tende a raccontare episodi di miracoli senza enfatizzarli. Nel suo Vangelo il ministero pubblico di Gesù si apre con tre capitoli in cui prevale l’insegnamento (il cosiddetto Discorso della Montagna), mentre i racconti di miracoli arrivano più avanti: dieci storie di miracoli sono raggruppate nei capitoli 8 e 9.

Rispetto a Marco, Matteo omette non solo i due miracoli che potrebbero avere sapore di magia ma anche altri, e tende ad abbreviare i racconti (v. ad esempio la differenza nel racconto della guarigione del paralitico in Mc 2,1-12 e Mt 9,1-7). Di contro, Matteo riporta alcune guarigioni che non si trovano in Marco: molto interessante tra queste è quella relativa al servo del centurione pagano (Mt 8,5-13) che introduce a un tema rilevante in Matteo e cruciale nel cristianesimo delle origini, cioè l’apertura ai pagani, per la quale qui Matteo presenta un Gesù che parla in termini benevoli dei “gentili” con il commento sulla fede del centurione e la mancanza di fede in Israele.

- Nel Vangelo di Luca

Tra i contributi principali di Luca alle azioni di guarigione di Gesù è la tendenza di questo evangelista a raccontare storie cariche di umanità, in cui egli mostra di interessarsi alla condizione sociale delle persone con particolare attenzione a quelle povere. Interessante in questo senso l’episodio, raccontato solo da Luca, in cui Gesù riporta in vita il figlio di una vedova (Lc 7,11-17): Luca allarga il discorso al tema della capacità di Gesù di risuscitare i morti, inserendolo in una storia di forte afflato umano in cui Gesù restituisce alla povera vedova l’unica persona che poteva sostentarla.

Un altro episodio di guarigione riferito solo da questo evangelista è quello della donna curva da anni, che viene risanata in giorno di sabato, con relativo rimprovero a Gesù dal capo della sinagoga (Lc 13,10-17): racconto che, come altri due di guarigione in giorno di sabato (Lc 6,6-1 e 14,1-69), prende posizione sulla questione del sabato ma in un contesto, anche qui, di umana simpatia per la persona colpita dal male.

Esorcismi

Tre aspetti emergono con evidenza dai racconti evangelici di esorcismi:

- la possessione diabolica era una credenza largamente diffusa e gli esorcismi un fenomeno ben noto, praticato da vari individui: Gesù stesso, nella controversia su Beelzebul (Mc 3,20-30, Mt 12,22-37; Lc 11,14-23) dà per scontato che alcuni farisei possano operare esorcismi; ed è un’operazione compiuta anche dai discepoli (es. Mc 3,15);

- un comportamento stravagante era di solito un sintomo che faceva credere alla possessione diabolica: quello dell’indemoniato di Gerasa (Mc 5,1-20; Mt 8,28-34; Lc 8,26-39) è un esempio estremo, ma lo si vede anche, tra gli altri, nel caso del bambino epilettico (Mc 9,17-29; Mt 17,14-21; Lc 9,37-43);

- gli evangelisti sottolineano la fama di Gesù come esorcista (v. ad esempio Mc 1,32-34).

Come nel caso delle guarigioni, anche gli interventi di Gesù qualificati come esorcismi vanno anzitutto capiti nel quadro culturale del suo tempo.

Era convinzione diffusa e indiscutibile che la vita delle persone sottostesse all’influenza degli spiriti. I cambiamenti inattesi o inesplicabili della vita, tutto ciò che sfuggiva al controllo umano (malattie, disgrazie, comportamenti strani, ecc.), poteva essere interpretato come intervento di uno spirito. Bisognava però chiarire se lo spirito in questione era sotto il controllo di Yahweh o di Beelzebul, i cui ambiti di potere (le forze del bene e del male) erano continuamente in conflitto.

Secondo questo modello culturale, il posseduto era una persona la cui situazione di vita aveva qualcosa di deviato o anormale, che non si poteva spiegare se non per l’intervento di qualche spirito. Toccava allora alle autorità religiose intervenire per risolvere la questione dell’origine della possessione: se l’autorità religiosa, con un atto pubblico e col consenso generale, sentenziava che lo spirito era buono, poteva succedere ad esempio che Dio inviasse una prova al posseduto perché la superasse; se invece era uno spirito cattivo, il posseduto aveva bisogno di un esorcismo per liberare sé e il gruppo dallo spirito.

Riguardo agli esorcismi di Gesù, due considerazioni generali.

- L’atteggiamento di Gesù verso chi è considerato posseduto è sempre di accoglienza, e il suo esorcismo è una liberazione che stimola la persona ad aprirsi alla fiducia nella vita.

- Gli esorcismi di Gesù hanno un esplicito significato religioso, secondo quanto egli stesso dichiara: “Se io scaccio i demoni con il dito di Dio, allora è giunto a per voi il regno di Dio” (Lc 11,20). L’azione di Gesù è segno del regno di Dio: gli esorcismi rivelano che Dio vince sul male e su tutto ciò che opprime le persone, Gesù è convinto che il regno di Dio (= un mondo in cui si vive secondo la logica di Dio, che è la logica del bene) è vicino, che sta iniziando un’era in cui Dio farà in modo che tutti, e in particolare quelli che hanno sofferto ingiustamente, possano godere di una vita piena. Dio sta prendendo parte alla vita di quelli che ascoltano Gesù, e questo si riflette sulla loro vita, perché Gesù agisce con “il dito di Dio”, cioè con la sua stessa autorità, investito dello stesso potere di Dio. L’unica condizione che Gesù esige affinché il potere di Dio con cui egli agisce costruisca il regno di Dio è credere il lui, credere che Gesù agisce mediante lo Spirito di Dio e che le sue azioni (guarigioni ed esorcismi) sono il segno e l’anticipo della pienezza di questo regno di Dio che deve arrivare. Senza questa condizione, è impossibile l’agire di Gesù (v. Mc 6,5-6) ed è impossibile la crescita del regno di Dio.

Miracoli sulla natura

Oltre a guarigioni ed esorcismi, i Vangeli attribuiscono a Gesù anche azioni straordinarie di solito raccolte sotto l’etichetta di “miracoli sulla natura”. Ma una cosa che colpisce è il fatto che non sembrano aver avuto risonanza:

- sulla reazione della gente alla prima moltiplicazione dei pani e dei pesci il Vangelo dice solo che “tutti mangiarono e si sfamarono” (Mc 6,42); e quasi identico è il commento alla seconda moltiplicazione. Addirittura, neanche i discepoli fanno commenti;

- fra le due moltiplicazioni dei pani, sia in Marco che in Matteo c’è il racconto di Gesù che cammina sull’acqua, e Marco scrive che i discepoli “dentro di sé erano fortemente meravigliati, perché non avevano compreso il fatto dei pani: il loro cuore era indurito” (Mc 6,51-52);

- l’aver calmato la tempesta, il primo miracolo sulla natura in Marco e Matteo, provoca solo meraviglia (Mc 4,41; Mt 8,27).

Se si pensa che Marco ha segnalato il grande impatto di un’azione circoscritta come un singolo esorcismo (Mc 1,28: “La sua fama si diffuse subito dovunque”), è difficile capire perché gli evangelisti dicano così poco sulla risonanza pubblica di miracoli strepitosi come sfamare una folla moltiplicando il cibo.

Forse la risposta va cercata nel fatto che i primi cristiani sapevano che non erano state molte le persone che avevano creduto in Gesù. Gli evangelisti annunciavano Gesù come figlio di Dio e autore di segni straordinari che ne mostravano l’intima relazione con la divinità; per questo molte più persone avrebbero dovuto credere in lui, ma invece non molte lo avevano fatto. Marco cercò di affrontare il problema scrivendo che Gesù aveva ordinato il silenzio (come dire: non molti avevano creduto perché Gesù aveva chiesto di non diffondere la notizia), Marco però dice anche che quelli a cui veniva chiesto il silenzio invece ne parlavano apertamente, sicché Gesù era assediato dalle folle. Eppure quelle stesse folle, quando assistettero a un miracolo eclatante come la moltiplicazione dei pani e dei pesci, non ebbero in pratica nessuna reazione.

Un’ipotesi: forse tra i primi gruppi di seguaci di Gesù si accentuarono le notizie su certi miracoli di lui, raccontandoli in modo più sensazionale di come erano realmente accaduti e più impressionante di quanto effettivamente avevano colpito i presenti.

Un’altra ipotesi: il fatto che tanta gente non abbia seguito Gesù nonostante le sue azioni straordinarie si può anche spiegare pensando che i miracoli non portavano necessariamente la maggior parte della gente a una piena adesione a chi li operava: probabilmente i miracoli attribuiti a Gesù non erano molto diversi da quelli attribuiti ad altri individui carismatici di quel tempo; non si dubitava che Gesù fosse un operatore di miracoli, ma ciò non spingeva a considerarlo Figlio di Dio e a mettersi al suo seguito: alcuni avevano fiducia in lui, altri no; alcuni ammettevano l’efficacia dei suoi miracoli e gliene erano grati, ma poi se ne andavano per la loro strada. Per la maggior parte dei Galilei i miracoli di Gesù probabilmente dimostravano soltanto che egli era in rapporto intimo con Dio (e i suoi avversari ritenevano che fosse in rapporto intimo con il demonio).

I discepoli e i miracoli di Gesù

Marco presenta i discepoli come poco impressionati dalle azioni straordinarie di Gesù e meno pronti alla fede di alcuni stranieri. Matteo e Luca danno ai discepoli un po’ di credito in più, ma sul loro atteggiamento di fondo ci sono pochi dubbi, visto che se la svignarono quando Gesù fu arrestato. In seguito alcuni discepoli accettarono invece di morire a causa della loro devozione a Gesù e al suo messaggio; la spiegazione del cambiamento è che essi videro Gesù risorto, e questa esperienza diede loro una fiducia assoluta, che i miracoli non avevano invece operato. In altre parole, l’effetto dei miracoli di Gesù sui suoi discepoli non fu probabilmente molto più forte del loro effetto sulla maggior parte della gente di Galilea.

I discepoli sono all’origine delle narrazioni su Gesù, pur tramandate da gruppi diversi e secondo linee di trasmissione diverse, ed è ragionevole pensare che il modo complessivo di presentare le azioni straordinarie di Gesù rifletta almeno in parte la visione dei suoi discepoli. La più evidente categoria interpretativa di queste azioni individuabile nei Vangeli è l’idea che esse rivelavano che in Gesù Dio avviava la vittoria sul male e sulle sue conseguenze, la sofferenza e la morte. Anche i miracoli sulla natura mostravano un Gesù signore della natura, e quindi uno che aveva in sé la potenza di Dio.

Insomma, durante il ministero pubblico di Gesù, i suoi discepoli videro in lui un uomo in rapporto intimo con Dio e nelle sue opere l’azione delle forze del bene vittoriose sulle forze del male.

Come Gesù vedeva le proprie azioni straordinarie?

C’è nei Vangeli sinottici un episodio in cui Gesù, davanti a un’esplicita richiesta, rifiuta di dare un segno. Ci sono quattro versioni della risposta di Gesù: nel racconto più antico (Mc 8,11-12) Gesù dice che “a questa generazione non sarà dato alcun segno”; secondo Luca, Gesù disse che egli stesso sarebbe stato segno per quella generazione, come Giona era stato un segno per la gente di Ninive, dunque una chiamata a pentirsi (Lc 11,29-32); Matteo dà due versioni: in una (Mt 16,1-4) Gesù allude al “segno di Giona” ma non lo spiega, mentre nell’altra (Mt 12,38-42) il segno di Giona è una predizione della morte e risurrezione di Gesù. E’ opinione comune tra gli studiosi che quest’ultima spiegazione sia più un’elaborazione di Matteo (per sottolineare la fede dei primi cristiani nella risurrezione di Gesù) che una frase esatta di Gesù; la spiegazione più probabile è che Gesù semplicemente rifiutò di dare un segno quando fu sfidato a farlo, o tutt’al più fece un vago riferimento al “segno di Giona” (come contrapposizione con la generazione del tempo di Gesù: quelli del tempo di Giona si convertirono, quelli del tempo di Gesù no).

Da questi racconti appare chiaro che Gesù non voleva che la sua credibilità dipendesse dai miracoli. Si considerava uno che parlava e agiva nel nome di Dio, ma non voleva dimostrarlo in quella maniera; o forse si rendeva conto che i suoi oppositori non si lasciavano impressionare dai miracoli.

Ma c’è un passo evangelico (Mt 11,1-6), relativo ai racconti di guarigione, che fa pensare che Gesù le vedesse come dimostrazione del fatto che egli era, come Giovanni il Battista in prigione gli aveva mandato a chiedere, “colui che deve venire”: nella sua risposta Gesù riprende un testo da Isaia, in cui ricorre un elenco di miracoli, e afferma che la profezia si compie nella sua opera, il che doveva portare a concludere che egli era veramente “colui che deve venire”.

Perché Gesù indica i miracoli come “segni” a Giovanni e non agli altri? Forse sperava che Giovanni avrebbe considerato le sue guarigioni come prova che egli era inviato da Dio. La differenza nelle sue risposte alle richieste di segni, quindi, rifletterebbe la differenza dell’uditorio: agli oppositori non offriva segni, mentre quelli che avevano occhi per vedere avrebbero capito che nella sua azione stava agendo Dio stesso.

E’ probabile che Gesù vedesse i propri miracoli come indizi che il regno di Dio era imminente: “Se io scaccio i demòni per mezzo dello Spirito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio” (Lc 11,20). I suoi miracoli erano segno dell’inizio della vittoria finale di Dio sul male. Ma probabilmente le folle non capivano questo, potevano capirlo quelli che erano abbastanza vicini a lui da poter inquadrare i miracoli nel contesto del suo insegnamento; eppure anche questi rimasero incerti finché non percepirono il Risorto.

5. COSA PUÒ DIRE OGGI L’INDAGINE STORICA?

Due premesse

I racconti evangelici dei miracoli di Gesù non sono né cronache in presa diretta, né relazioni scientifiche, né studi medici o psicologici. Sono dei racconti di impronta popolare, incuranti dei dettagli e non esenti da elementi leggendari, scritti con lo scopo di provocare uno stupore che porti a un atteggiamento di fede, sono al servizio dell’annuncio di Gesù come Cristo.

L’indagine storica non ha l’obiettivo di discutere la possibilità o l’impossibilità del miracolo. Si propone di ricostruire, per quanto è possibile in base alla documentazione, quale realtà storica c’è alla base di quei racconti.

Punti di consenso

In questo senso i punti su cui si registra oggi un generale consenso tra gli studiosi sono i seguenti.

- E’ da considerare sicuro che si siano verificate guarigioni di malati di vario genere, sorprendenti per la gente di quel tempo. Certe guarigioni, in base a come sono raccontate, sono clinicamente inspiegabili. Ma la scienza medica, oggi consapevole della natura psicosomatica di non poche malattie, conosce guarigioni prodigiose maturate in virtù di straordinari influssi psicologici, di una fiducia illimitata, di una fede. E in effetti già il Vangelo più antico riferisce di alcuni casi in cui Gesù, trovandosi per esempio nella sua Nazaret, non poté operare alcun miracolo per mancanza di fede. Come dire: riceve solo chi crede.

Con la magia le guarigioni di Gesù non hanno nulla a che fare; esse rappresentano un invito alla fede, che talvolta diventa essa stessa il vero miracolo, rispetto al quale la guarigione appare secondaria. Le storie di guarigione nei Vangeli sono da interpretare come storie di fede.

- Sicuramente ci furono guarigioni di persone che erano considerate “indemoniate”: malattie che portano a uno sconvolgimento della personalità, malattie psichiche con sintomi anche appariscenti, venivano attribuite – come abbiamo visto – a un demone insediatosi nel corpo della persona; la guarigione da simili malattie era considerata una vittoria sul demone che teneva in suo potere il malato. Ma in quell’epoca di massiccia credenza nei demoni, Gesù non mostra di credere a un dualismo che veda Dio e il diavolo lottare sullo stesso piano per il possesso dell’uomo; Gesù diffonde l’annuncio del regno di Dio, di teorie sulla figura del diavolo non ne espone. Così come non lo riguardano gesti sensazionali, riti particolari o formule magiche, propri di certi esorcisti ebrei o ellenisti suoi contemporanei. Guarigioni ed esorcismi di Gesù sono piuttosto un segno che il regno di Dio è vicino. E la frase di Gesù, riferita da Lc 10,18, “Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore”, può essere interpretata come una smitizzazione del potere dei demoni.

- Ci sono narrazioni di miracoli che possono avere alla base un fatto reale su cui l’evangelista, o prima di lui il gruppo di seguaci di Gesù che ne ha parlato, ha costruito un racconto in cui, più che il fatto di base, contava proporre una testimonianza incisiva a favore della fede in Gesù il Cristo. In questo senso, dei fatti realmente accaduti, ma per noi oggi non più ricostruibili, possono essere stati ampliati, modificati e arricchiti di nuovi dettagli nel corso di diversi decenni di tradizione orale (ricordiamo sempre che il Vangelo più antico, Marco, ha trovato redazione scritta verso l’anno 70, una quarantina d’anni dopo la scomparsa terrena di Gesù); e la cosa non deve far stupire se teniamo conto dello scopo degli evangelisti (che non era la cronaca storica ma l’annuncio di fede di Gesù).

Azioni straordinarie” e “segni”, più che “miracoli”

Di più l’indagine storica non è in grado di stabilire circa i racconti di miracoli di Gesù, salvo ad aggiungere che un miracolo in senso moderno, come violazione delle leggi della natura, non si può provare storicamente. Per questo sarebbe meglio oggi evitare il più possibile il termine “miracolo” (che oltretutto non compare mai nel Nuovo Testamento con la parola greca tipica per “miracolo” che è thauma), per parlare piuttosto di “azioni straordinarie” o di “segni” (azioni con valore di segno), cioè azioni carismatiche che confermavano il messaggio di Gesù, la cui persona esprimeva la potenza di Dio; segni al servizio dell’annuncio del regno di Dio (= Dio comincia a cambiare in benedizione quella che sembra una maledizione della vita; il futuro che Dio vuole agisce già nel presente; il regno di Dio deve ancora venire, ma in Gesù si irradia già la sua potenza)..





Ultima modifica Sabato 07 Maggio 2022 20:46
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini