Domenica, 22 Luglio 2018
Commento ai Vangeli della domenica

Commento ai Vangeli della domenica (34)

Anno B

 

- don Paolo Squizzato

 

 

Prima lettura: (Ez 17,22-24)

 

 

Così dice il Signore Dio:

«Un ramoscello io prenderò dalla cima del cedro,

dalle punte dei suoi rami lo coglierò

e lo pianterò sopra un monte alto, imponente;

lo pianterò sul monte alto d’Israele.

Metterà rami e farà frutti

e diventerà un cedro magnifico.

Sotto di lui tutti gli uccelli dimoreranno,

ogni volatile all’ombra dei suoi rami riposerà.

Sapranno tutti gli alberi della foresta

che io sono il Signore,

che umilio l’albero alto e innalzo l’albero basso,

faccio seccare l’albero verde e germogliare l’albero secco.

Io, il Signore, ho parlato e lo farò».

 

 

Amen

 

 

 

Salmo: 91

 

 

 

Rit. È bello rendere grazie al Signore.

 

È bello rendere grazie al Signore

e cantare al tuo nome, o Altissimo,

annunciare al mattino il tuo amore,

la tua fedeltà lungo la notte. Rit.

 

Il giusto fiorirà come palma,

crescerà come cedro del Libano;

piantati nella casa del Signore,

fioriranno negli atri del nostro Dio. Rit.

 

Nella vecchiaia daranno ancora frutti,

saranno verdi e rigogliosi,

per annunciare quanto è retto il Signore,

mia roccia: in lui non c’è malvagità. Rit.

 

 

 

Seconda lettura: 2Cor 5,6-10

 

Fratelli, sempre pieni di fiducia e sapendo che siamo in esilio lontano dal Signore finché abitiamo nel corpo – camminiamo infatti nella fede e non nella visione –, siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore.

Perciò, sia abitando nel corpo sia andando in esilio, ci sforziamo di essere a lui graditi.

Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in male.

 

Parola di Dio

 

 

 

Canto al Vangelo

 

 

Alleluia, alleluia.

 

Il seme è la parola di Dio, il seminatore è Cristo: chiunque trova Lui, ha la vita eterna.

 

 

Alleluia

 

 

 

Vangelo: Mc 4,26-34

 

 

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».

Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».

Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

 

 

Parola del Signore

 

 

OMELIA

 

 

“Bonum est diffusivum sui”, il bene si diffonde da sé, dice Tommaso d’Aquino.

 

Diamo solitamente poco credito al bene. Non crediamo in fondo che sia l’unica soluzione dinanzi al male e alla violenza. Occorre crescere nella fiducia che la vittoria, il compimento, il frutto non spetta a noi, ma alla potenza insita nell’atto di bene che compiamo.

L’unica cosa che viene chiesta all’uomo è fare il bene, e poi attendere credendo fino in fondo che alla fine il frutto si compirà, coi suoi tempi e non i nostri. Infatti il bene – dentro e fuori di noi – necessita di tempi molto lunghi per affermarsi. Solo il male ha tempi rapidissimi per compiersi.

Se una cosa è vera poi, cresce da sé. La menzogna ha invece necessità di essere proclamata a squarciagola, altrimenti nessuno gli credere.

Il contadino sa che il lavoro fatto in autunno porterà frutto solo dopo un inverno rigido e buio, e nel frattempo sa anche di non dovere far niente, perché a volte il non fare è l’opera più grande e produttiva che si possa compiere. Nell’arte, come nella vita spirituale, quanto meno si opera maggiormente si crea. Charles Dickens scriveva ‘È una vita che cerco di spiegare a mia moglie che se guardo fuori dalla finestra è perché sto lavorando!’. E Lao Tse: «Il saggio tanto meno opera più crea».

Chi non nutre fiducia nel fatto che il seme porti in sé la possibilità del compimento, che operare il bene sia già promesso di un futuro di compimento, si darà sempre da fare per indottrinare, aggiungere parole a parole, usare violenza.

Il bene invece ha un altro modo di essere fecondo: laddove a noi pare vi sia la morte, la sconfitta, il silenzio, il bene comincia ad agire apportandovi vita, vittoria, presenza. «Dorma… di notte…» (v. 27), è il richiamo alla morte di Gesù. È lui il seme che è stato gettato nel campo del mondo.

Se cerchiamo di affermare il regno di Dio attraverso il potere, l’organizzazione, il successo, la strategia del mondo insomma, non contribuiremo a far altro che aumentare la presenza del male nel mondo stesso.

Pietro, Giuda, i romani, la religione del suo tempo rifiutarono Gesù, il bene fatto carne, perché non poterono accettare la rivelazione di un Dio debole, piccolo e fragile. Quando fu annunziata ai pastori la nascita di Gesù, il segno fu questo: «Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia» (Mt 2, 12).

 

Questo è Dio, il bene incarnato.

Questa è l’unica via per la salvezza: il bene vissuto.

 

CAMMINO DELLA SETTIMANA

 

Due spunti su cui meditare, a Voi cercarne altri:

 

  • “…. il più piccolo di tutti i semi ,,,, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante ….”

  • Questo è Dio, il bene incarnato. Questa è l’unica via per la salvezza: il bene vissuto.

 

Buon cammino!

 

 

Se hai bisogno di una scheda per guidare la "Liturgia della Parola", sulle letture di questa domenica, la troverai qui:

"Una guida sintetica per condurre la Liturgia della Parola"

Clicca qui per andare all'INDICE di questo TEMA: "Commento ai Vangeli della domenica"

 

 

 

Anno B

- don Paolo Squizzato

Anno B

- don Squizzato

Prima lettura: At 2,1-11

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.

Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, della Frigia e della Panfìlia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e proséliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

Amen



Salmo: 103

Rit. Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.

Benedici il Signore, anima mia!

Sei tanto grande, Signore, mio Dio!

Quante sono le tue opere, Signore!

Le hai fatte tutte con saggezza;

la terra è piena delle tue creature. Rit.


Togli loro il respiro: muoiono,

e ritornano nella loro polvere.

Mandi il tuo spirito, sono creati,

e rinnovi la faccia della terra. Rit.


Sia per sempre la gloria del Signore;

gioisca il Signore delle sue opere.

A lui sia gradito il mio canto,

io gioirò nel Signore. Rit.



Seconda lettura: Gal 5,16-25

Fratelli, camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste.

Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge. Del resto sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio. Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c'è Legge.

Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito.

Parola di Dio



Canto al Vangelo (Mt 28,29a-20b)

Alleluia, alleluia.

Vieni, Spirito Santo, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore.

Alleluia



Vangelo: Gv 15,26-27; 16,12-15

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.

Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Parola del Signore



OMELIA

Su di noi grava un'ignoranza mortale e rischiamo di vivere in un'inconsapevolezza totale.

Abbiamo perso la verità su noi stessi, e per sapere chi siamo ci affidiamo a voci improbabili.

Dentro la parte più intima di noi è tuttavia presente una voce col compito di ripeterci, attraverso il ritmo del respiro, la nostra verità più profonda, di pronunciare il nostro vero nome. E se ce ne dimentichiamo, non dobbiamo scoraggiarci: questa presenza rimane.

Nei nostri viaggi deliranti in ogni 'altrove', questa misteriosa presenza rimane a casa ad attenderci.

È molto importante sapere chi siamo, perché l'uomo agisce in base a ciò che è. L'agire segue sempre l'essere.

Una vita consumata in superficie non potrà mai definirsi, vivrà di emozioni, 'agitata' e perciò non libera; tutt'al più in cerca della vivacità ma mai vivente.

Occorre scendere, scendere nella parte più nascosta del nostro essere, e lì far silenzio, facendo tacere tutte le immagini, le parole, i pensieri, i sogni sul futuro e i rimpianti del passato, per arrivare a prender coscienza di una Presenza che da sempre ci attende, sommersa come un tesoro nei fondali d'un oceano (cfr. Mt 13, 44).

Questa presenza è lo Spirito, il medesimo che aleggiava sulla terra ai primordi della creazione (cfr. Gn 1, 2) ed ora è sangue del mio sangue, carne della mia carne, "aria dei miei polmoni e anima dell'anima mia" (J. Green).

Nella stanza più intima del mio palazzo interiore (S. Teresa), scopro la presenza amante che narra la mia verità più profonda: sono figlio amato, imbevuto dell'energia del Risorto, strappato alla morte, promesso alla felicità certa.

Vivere fuori di questa stanza interiore, vivere nell'inconsapevolezza significa perdere il centro vuol dire allontanarsi dalla propria identità; darsi in pasto ad una massa di voci che adulano per sbranare, o arrendersi a pronunciare come idioti il nostro stesso nome per finire annegati nel mare dell'ego, alla stregua di Narciso, che rimase folgorato nel cortocircuito d'un amore fallito.

«Come un pescatore di perle, o anima mia, tuffati. Tuffati nel profondo, tuffati ancora più giù e cerca! Forse non troverai nulla la prima volta. Come un pescatore di perle, o anima mia, senza stancarti, persisti e persisti ancora. Tuffati nel profondo, sempre più giù, e cerca! Quelli che non sanno il segreto si burleranno di te e tu sarai rattristato. Ma non perdere il coraggio, pescatore di perle, o anima mia! La perla di gran valore è proprio là nascosta, nascosta proprio in fondo. È la tua fede che ti aiuterà a trovare il tesoro ed essa che permetterà che quello che era nascosto sia infine rivelato. Tuffati nel profondo, tuffati ancora più giù, come un pescatore di perle, o anima mia. E cerca, cerca senza stancarti» (Swami Paramananda).

CAMMINO DELLA SETTIMANA

Due spunti su cui meditare, a Voi cercarne altri:

• «il Paràclito, ... darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza,...."

• "Occorre scendere nella parte più nascosta del nostro essere, e lì far silenzio, facendo tacere tutte le immagini, le parole, i pensieri, ..... per arrivare a prender coscienza di una Presenza che da sempre ci attende, ..."

 

Buon cammino!

 

Se hai bisogno di una scheda per guidare la "Liturgia della Parola", sulle letture di questa domenica, la troverai qui:

"Una guida sintetica per condurre la Liturgia della Parola"

 

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