Venerdì, 15 Dicembre 2017
Martedì 13 Luglio 2004 20:53

Religioni in dialogo per un ethos comune

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di Adel Jabbar (*)

Fare un bilancio dei rapporti fra il cattolicesimo guidato da Giovanni Paolo II e l'islam è certamente impegnativo ed è difficile da fare in poche battute. Mi limiterò a parlare della mia esperienza personale di rapporto con il cattolicesimo in una realtà specifica quale quella della città di Trento e del Trentino Alto Adige nella quale vivo.

E’ indubbio che Giovanni Paolo II ha compiuto gesti di apertura importanti nei confronti dell'islam: ricordo la visita in Marocco; quella alla Moschea di Damasco; la preghiera per la pace di Assisi; l'appello ad osservare il digiuno il 4 dicembre 2001 in coincidenza con l'ultimo giorno del Ramadan di quell'anno per opporsi al clima di guerra seguito agli attentati dell'11 settembre. Fino a che punto quei gesti abbiano rappresentato un reale passo avanti nei rapporti fra islam e cattolicesimo non so dire. Così come non so dire quanto profonda sia l'accettazione di quei gesti all'interno del mondo cattolico nel suo complesso. Dal nostro punto di vista si è trattato di gesti coraggiosi e controcorrente. Gesti che sono stati però anche criticati all'interno stesso della Chiesa cattolica a dimostrazione che esistono delle tensioni latenti in ambito cattolico nei confronti dei musulmani. Tensioni che non spetta ai musulmani giudicare e di cui non so valutare l'ampiezza sul piano nazionale o internazionale.

Ciò premesso debbo dire che considero molto positiva la mia esperienza personale di rapporti con il cattolicesimo in una realtà quale quella del Trentino Alto Adige nella quale vivo da oltre 20 anni. Sono arrivato qui da Baghdad come studente e fin dall'inizio ho avuto rapporti con il mondo cattolico, sia quello istituzionale, sia quello di base. Sono arrivato come studente straniero e quindi ho avuto bisogno di trovare luoghi per socializzare. Questi luoghi mi sono stati offerti dal mondo cattolico trentino, principalmente la Caritas, il centro -missionario, Rete Radié -Resch. Il cattolicesimo trentino è una realtà molto attiva e dinamica soprattutto sul terreno della cooperazione allo sviluppo, delle missioni, dell'accoglienza agli immigrati. In questa realtà ho trovato spazio al mio percorso di integrazione sociale in quelli che oltre ad essere luoghi di socializzazione possono essere definite vere e proprie scuole di pensiero con al centro il mondo.

Come studenti stranieri ci siamo via via organizzati e abbiamo trovato una sponda per lo sviluppo delle nostre attività nelle realtà cattoliche. Questo ci ha permesso di passare dall'essere persone accolte a persone che a loro volta si sono posti il compito di accogliere gli altri immigrati che man mano sono arrivati in Italia. E le risorse per tale passaggio le abbiamo trovate nell'ambito cattolico, scoprendo sempre più nuove risorse e nuovi luoghi di incontro nelle quali le persone possono intrecciare le loro esperienze. In quest’ambito, per esempio, ho potuto sviluppare una collaborazione positiva con CEM Mondialità di Brescia.

In tutti questi momenti di incontro non c'è stato mai alcun tentativo di conversione al cristianesimo. Ma sarebbe inesatto dire che in questi rapporti non c'è stato alcun cambiamento in noi. Abbiamo superato, nel rapporto con la gente, lo stereotipo molto diffuso in chi proviene dai Paesi del Sud del mondo di una Europa oppressiva e colonialista. Ci siamo resi conto che questo stereotipo non può applicarsi alle persone nella loro totalità. Ci siamo resi conto che anche qui esistono le fasce deboli così come si incontrano persone culturalmente critiche.

A Trento ed in Trentino Alto Adige, per rimanere al tema dei rapporto fra cattolici ed islam, la proposta della istituzione di una giornata del dialogo cristiano-islamico ha trovato un certo consenso e ha visto impegnato l’ufficio ecumenico della diocesi di Trento. Due sono state le manifestazioni che si sono tenute il 29 novembre dei 2002 a Trento e a Bolzano, con un'attenta partecipazione di pubblico.

In questo rapporto con il cattolicesimo abbiamo maturato l'idea della necessità del dialogo interreligioso come risorsa per affrontare il cambiamento. In questo nostro mondo i confini sono sempre meno definiti. Le persone religiose oggi sono portate a misurare la propria coscienza con gli interrogativi sul futuro dell'umanità, quello che si chiama "ricerca di un ethos comune". Le sfide sono uguali per tutte le religioni, le problematiche sono comuni e si possono riassumere nel come salvaguardare la dignità dell'uomo.

Se questa è la sfida, le aperture al dialogo con l'islam di Giovanni Paolo II sono senz'altro positive. Rimane il problema di radicare sempre più queste aperture nel cuore stesso sia del cattolicesimo sia del mondo musulmano.

(da Adista n.28 2003)

(*) Abel Jabbar, di origine irakena, vive da molti anni in Italia. E' sociologo e ricercatore dei processi migratori e interculturali ed esperto del dialogo cristiano-islamico.

 

Ultima modifica Mercoledì 08 Dicembre 2010 20:08
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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