Domenica, 17 Dicembre 2017
Venerdì 26 Ottobre 2007 01:09

Intercultura: la via al dialogo e alla speranza

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Pluralismo è più di tolleranza; il pluralismo è il riconoscimento che nessun uomo e nessuna cultura ha accesso alla totalità dell’esperienza umana, che nessuno di noi dal suo punto di vista può abbracciare tutto il reale (Raimon Panikkar).

Prigione

"Vivere una sola vita,
in una sola città,
in un solo paese,
in un solo universo,
vivere in un solo mondo
è prigione.

Conoscere una sola lingua,
un solo lavoro,
un solo costume,
una sola civiltà,
conoscere una sola logica
è prigione."

Ndjock Ngana (Cameroun)

Stiamo andando sempre più speditamente verso una società multiculturale".
Questo ormai è un fatto, evidente, che prescinde dalla nostra volontà!
E' un processo storico con cause ed implicazioni sociali ed economiche.
Dicono che bisogna imparare ad essere tolleranti, pluralisti...

Ma come ci ricorda Raimon Panikkar:

"Pluralismo è più di tolleranza; il pluralismo è il riconoscimento che nessun uomo e nessuna cultura ha accesso alla totalità dell’esperienza umana, che nessuno di noi dal suo punto di vista può abbracciare tutto il reale. " Abbiamo bisogno del punto di vista di tutti per una comprensione più profonda della realtà.

E questo ci introduce al concetto di "intercultura" che invece non è un fatto ma una scelta, la scelta consapevole del "dialogo tra le culture" che presuppone il riconoscimento della diversità come ricchezza imprescindibile!

Ma cosa sta accadendo a questa diversità nell'epoca della globalizzazione?

Come ha detto lo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano al primo Forum Mundial Social di Porto Alegre, in Brasile: ”Mai il mondo è stato tanto ineguale rispetto alle opportunità che offre e tanto uguale nelle abitudini che impone. L’eguaglianza dovrebbe fondarsi nel rispetto delle differenze.”

Ci troviamo di fronte ad un processo di colonizzazione spirituale, un processo di colonizzazione dell’immaginario che nell’insieme delle sue differenze era una delle forze dell’umanità, e che ora viene uniformato, omologato, omogeneizzato.

Delle 20.000 lingue parlate dagli uomini nell’epoca neolitica non ne sopravvivono oggi che 6.000, e si prevede che si dimezzeranno ancora nel prossimo secolo dando luogo a quello che è per certi versi un genocidio linguistico.

E non si tratta solo di una questione linguistica perché abbiamo ormai un’unica bevanda mondiale e cioè la Coca Cola, abbiamo un unico abbigliamento mondiale, i jeans, abbiamo un unico cinema e per certi versi anche una sola musica e cioè quella americana.

La stessa informazione proviene per il 95% da 5 grandi agenzie concentrate negli Usa e in Europa. Il 70% dell’informazione televisiva mondiale compresi i telegiornali dei paesi del terzo mondo è di produzione americana.

Sono queste le fondamenta del cosiddetto "pensiero unico", in cui sembra non esserci più spazio alcuno per la differenza; ma ad osservare con maggiore attenzione e profondità possiamo scorgere nelle società del Sud del mondo segnali di cambiamento a ricominciare proprio dalla componente dell'identità culturale, dai principi e dai valori fondanti di queste società che a lungo sono state schiacciate sul modello di "sviluppo" occidentale, in una assurda rincorsa dei paesi "sviluppati", quegli stessi che ora si ritrovano a fronteggiare problemi cui non trovano soluzioni all'interno dei propri parametri culturali, come l'insostenibilità ambientale o l'esclusione delle fasce più deboli della società, quelle che non sono produttive secondo la logica del Mercato.

Come ci ricorda Gaston Kaboré, il grande regista burkinabé:

"Il cambiamento avverrà perchè gli individui, le comunità si affermeranno dicendo che la vita non è solo produrre, consumare, esportare... occorre una rivincita del pensiero su tutto ciò che è una visione produttivista, perchè non è attraverso quest'ultima che l’uomo può realizzare il suo sogno di umanità."

E' da qui che rinasce la speranza in un mondo diverso!


 

Bibliografia

- Serge Latouche, L'occidentalizzazione del mondo, Bollati e Boringhieri, Torino, 1992.

- Serge Latouche, La megamacchina, Bollati e Boringhieri, Torino, 1995.

- Grazia Grillo, Noi visti dagli altri, EMI, 1998.

- R. Panikkar - S. George - A. Rivas, Come sopravvivere allo sviluppo, ed.l’altrapagina, Città di Castello (PG), 1997.

- Strumenti CRES, supplemento quadrimestrale di didattica interculturale al mensile Mani Tese, tel.02/4075165. (www.manitese.it)

- Cem Mondialità, mensile di educazione interculturale, editrice CSAM, Brescia, tel. 030/3772780. (www.saveriani.bs.it./cem)

(da Giovani e missione)

 

Ultima modifica Venerdì 24 Gennaio 2014 22:19
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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