Mercoledì, 23 Agosto 2017
Mercoledì 25 Agosto 2004 21:55

Disarmare gli spiriti

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di Angelo Cavagna

Nella giornata della pace del 1° gennaio 2000, inizio del terzo millennio, il papa intitolava il suo messaggio di circostanza: Pace in terra agli uomini che Dio ama. È interessante citare di tale documento soprattutto questo giudizio storico: «Di fronte allo scenario di guerra del secolo XX, l'onore dell'umanità è stato salvato da coloro che hanno parlato e lavorato in nome della pace... Esempi luminosi e profetici ci hanno offerto coloro che hanno improntato le loro scelte di vita al valore della non-violenza... giungendo fino al martirio... Essi hanno scritto pagine splendide e ricche di insegnamenti».

Merita di essere evidenziato innanzitutto il filo logico dell'enciclica Pacem in terris. La prima parte è intitolata "L'ordine tra gli esseri umani". In essa si evidenzia il punto centrale di tutto il pensiero sociale cristiano: Il concetto di "persona". Da esso discendono i diritti innati e inalienabili di ogni individuo, cui si connettono inscindibilmente i rispettivi doveri. Al riguardo, l'enciclica segnala i seguenti segni dei tempi: l'ascesa economico-sociale delle classi lavoratrici, l'ingresso della donna nella vita pubblica e l'indipendenza dei popoli colonizzati.

La seconda parte affronta il "Rapporto cittadino-stato". Vi si segnala la «necessità dell'autorità e la sua origine divina», in quanto la persona è un essere sociale. l'autorità pubblica, a sua volta, è soggetta all'ordine morale per il bene dei singoli cittadini. È un'autorità di servizio, finalizzata alla realizzazione di quell'altro principio assiomatico del pensiero sociale cristiano che è il "bene comune".

La terza parte illustra i "Rapporti tra comunità politiche". A fondamento di essi vengono illustrati in modo particolare i quattro pilastri che soggiacciono a tutto il discorso della pace: verità, giustizia, solidarietà-amore, libertà. Ne conseguono il diritto dei profughi politici all'accoglienza da parte degli altri paesi e la inderogabilità del disarmo. Vi si precisa che «il fatto della sola continuazione degli esperimenti nucleari può avere conseguenze fatali per la vita sulla terra». Di qui scaturisce l'esigenza che «si mettano al bando le armi nucleari e si pervenga finalmente al disarmo integrato da controlli efficaci». Occorre soprattutto giungere al disarmo integrale, ossia al «disarmo degli spiriti».

Infine la quarta parte esamina il problema cruciale dei "Rapporti degli esseri umani e delle comunità politiche con la comunità mondiale". Vi si afferma «l'interdipendenza tra le comunità politiche» e l'«insufficienza dell'attuale organizzazione dell'autorità pubblica nei confronti del bene comune universale»; si auspica che «tali poteri vengano istituiti». Ciò è segno chiaro che la Società delle Nazioni, messa in piedi dopo la prima guerra mondiale, e l'Onu attuale sono inadeguate. Occorrono, in altre parole, istituzioni non solo internazionali ma davvero sovranazionali, senza centralismo esagerato, ossia secondo il "principio di sussidiarietà", e tuttavia autorevoli e dotate anche di un corpo di polizia internazionale, a fronte dell'abolizione pura e semplice di tutti gli eserciti.

Il principio della sussidiarietà

La proposta più lucida e radicale al riguardo si trova nell'articolo 11 della costituzione italiana che dice: «l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo».

Purtroppo l'Onu attuale, istituita dalle nazioni vincitrici della guerra a proprio uso e consumo, è lontana da tale traguardo istituzionale; ne è solo l'avvio, come ha scritto il segretario generale Kofi Annan: «Le istituzioni internazionali, che dovrebbero garantire giustizia e pace per tutti i popoli, sono allo stato poco più che embrionale».

Una proposta aggiornata, concreta e completa, per un ordine mondiale quale auspicato dalla Pacem in terris, sembra essere quella contenuta nel nuovo catechismo degli adulti della Cei, La verità vi farà liberi. Esso dice: «Abolire la guerra, il mezzo più barbaro e più inefficace per risolvere i conflitti. Il mondo civile dovrebbe bandirla totalmente e sostituirla con il ricorso ad altri mezzi, come la trattativa e l'arbitrato internazionale. Si dovrebbe togliere ai singoli stati il diritto di farsi giustizia da soli con la forza, come già è stato tolto ai privati cittadini e alle comunità intermedie... Appare urgente promuovere nell'opinione pubblica il ricorso a forme di difesa nonviolenta. Ugualmente meritano sostegno le proposte tendenti a cambiare struttura e formazione dell'esercito per assimilarlo a un corpo di polizia internazionale... Oggi i confini degli stati sono attraversati da un flusso continuo di uomini, informazioni, capitali, merci, armi. L'interdipendenza cresce in ampiezza e spessore... La pretesa dei singoli stati sovrani di porsi come vertice della società organizzata sta diventando anacronistica. Si va verso forme di collaborazione sistematica; si moltiplicano le istituzioni internazionali; si auspicano forme di governo sopranazionale con larga autonomia delle entità nazionali» (pagg. 493-494 e 528-529).

In altre parole, va istituito un governo mondiale, con larga autonomia degli stati nazionali, secondo il principio di sussidiarietà. Vanno aboliti tutti gli eserciti e le guerre (uso omicida della forza); sia ammessa solo la polizia (uso non omicida della forza), ai vari livelli, compreso un corpo di polizia internazionale alle dirette dipendenze dell'Onu. La gente sia educata alla Difesa popolare nonviolenta, che non è passività né utopia, come hanno dimostrato tanti nonviolenti che hanno scritto pagine storiche magnifiche e hanno «salvato l'onore dell'umanità» tra gli atroci conflitti del secolo XX.

Cosa pensare dei movimenti per la pace?

Ne esistono tanti di movimenti, anche con finalità e metodi differenti, come del resto avveniva al tempo delle grandi lotte operaie nei secoli precedenti, questione sociale numero uno di allora. Padre Leon Dehon (1843-1925), fondatore dei Sacerdoti del Cuore di Gesù, anima mistica e, insieme, uomo di azione, ne fu un protagonista. Nel suo diario lasciò scritto:

«Ho partecipato a quasi tutti gli incontri sociali come ad altrettanti ritiri spirituali, perché non avevo in mente altro che l'elevazione dei poveri e dei piccoli secondo le esigenze del Vangelo. Non tutto era perfetto là dentro. Nei movimenti popolari il y a toujours des emballes (vi sono sempre degli sbalestrati). Ma io vi andavo proprio per portarvi l'equilibrio, la mitezza e la saggezza del Vangelo».

Oggi la questione sociale numero uno è la giustizia e la pace mondiale: la globalizzazione, o mondializzazione. Siamo contro questa globalizzazione del libero mercato senza regole; siamo contro il liberismo economico-finanziario, che non accetta nessuna regola per sé salvo poi imporre le sue leggi economiche a tutto il resto del mondo, in funzione del profitto di pochi - da cui consegue la povertà dei più.

Questo movimento antiglobalizzazione non è un auspicio: esiste già. Ne è stata una prova lampante la partecipazione di oltre 200mila persone, in gran parte giovani, contro il G8 a Genova: movimento imponente, nella stragrande maggioranza veramente pacifico e maturo. Erano ragazzi calmi, sereni, convinti, per nulla stravaganti, né esaltati e tanto meno aggressivi. Bastava vederli e ascoltarli. Io c'ero e ne ero incantato. Non era gente in cerca di novità o avventure; si capiva subito che provenivano da gruppi e movimenti di studio, riflessione e azione per la solidarietà, la giustizia e la pace. Prima della manifestazione, hanno stipato per due giorni i 18 forum su altrettanti aspetti del fenomeno della globalizzazione, con relatori tra i più esperti a livello mondiale. È un movimento che ha gli occhi dell'intelligenza ben aperti sulla situazione odierna planetaria. Erano presenti varie correnti, fra cui molti cattolici, che avevano il loro punto di riferimento nella chiesa di S. Antonio di Boccadasse, dove hanno svolto una manifestazione ininterrotta di preghiera e digiuno, giorno e notte, contestativa delle ingiustizie mondiali e propositiva di una globalizzazione della solidarietà con particolare insistenza sul condono del debito estero dei paesi poveri.

Purtroppo sono poi comparsi, nel giorno della manifestazione, gruppetti di black-bloc, incappucciati e armati di spranghe (800? massimo 1.500). Subito ho pensato: con tanti poliziotti in giro, perché li lasciano passare? Ho letto poi che la stessa cosa ha detto don Oreste Benzi, pure presente. A questo punto credo normale venga il sospetto di un calcolo politico, per poi infangare tutto il movimento new global come fanatico e violento, movimento che si è poi riscattato ampiamente in successive manifestazioni ancor più numerose e pacifiche in varie parti del mondo.

Ho imparato dalle Acli che «le idee guidano la storia, ma i movimenti fanno la storia». Il movimento new global, come quello dei lavoratori nei due ultimi secoli, è uno di questi ed è fondamentalmente sano; anzi, direi, necessario. È il movimento che ci vuole, all'altezza dei problemi di oggi. Esso pretende giustamente che al marasma di una globalizzazione selvaggia e infestata da 80 guerre tra grandi e piccole (la denuncia esplicita è del papa!) succeda una globalizzazione della giustizia e della pace per tutti. Ben venga dunque un movimento contro il disordine mondiale micidiale, per una globalizzazione civile e fraterna.

 

 

 

 

Ultima modifica Sabato 17 Settembre 2011 12:58
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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