Venerdì, 18 Settembre 2020
Venerdì 03 Luglio 2020 15:01

Il controllo della pesca da parte dei Poteri, ai tempi di Gesù In evidenza

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prof. Dario Vota

 

 

Nel mondo greco-romano

I diritti di pesca nelle acque interne erano controllati dallo Stato, dai templi o da ricchi proprietari privati ed erano soggetti a specifici regolamenti (la pesca in mare invece era libera e i pesci appartenevano a chi li pescava, ma per venderli sui mercati ittici bisognava pagare). Pochissime informazioni però si hanno su come era regolata in antico la pesca nel Kinneret; per delinearne un modello plausibile bisogna partire dai dati offerti da regioni vicine meglio documentate (in primo luogo l’Egitto) e valutare quali regole accomunavano diverse aree del Mediterraneo orientale: queste avrebbero più probabilità di valere anche per il Kinneret.

In Egitto

I diritti di pesca nel Nilo, nelle paludi e nei canali appartenevano al re, che poteva concederli a pescatori in cambio di canoni fissi o pagamenti di tasse (sull’esercizio dell’attività, sulle imbarcazioni, sul pescato, sulle vendite) o a templi o a grandi proprietari privati; la riscossione di canoni e tasse avveniva direttamente, da parte di impiegati dello Stato, o attraverso la mediazione di “pubblicani” che se ne aggiudicavano l’appalto. Governo statale, templi e proprietari privati avevano uffici che controllavano il giro d’affari legato alla pesca, non solo riscuotendo tasse e canoni ma anche praticando prestiti ai pescatori (es. per l’acquisto di reti, per spese di trasporto, ecc.) o pagando salari a pescatori dipendenti, ecc. Nelle zone in cui i diritti di pesca appartenevano a un tempio, venivano gestiti da un ufficio di controllori ed esattori che agivano per conto del tempio stesso registrando le attività e riscuotendo tasse o affittando diritti a privati in cambio di un canone fisso. Certi grandi proprietari terrieri che avevano canali di irrigazione, stagni e paludi in cui era possibile pescare, potevano concedere diritto di pesca a pescatori oppure impiegavano pescatori dipendenti.

Il problema è capire se questa organizzazione della pesca che vigeva in Egitto era simile o no a quella di altre zone del Mediterraneo orientale.

In altre zone del Vicino Oriente

Il confronto con una documentazione, però piuttosto scarsa, da altre regioni ha portato gli studiosi a individuare una serie di analogie tra l’organizzazione della pesca in Egitto e quella di altri paesi del Mediterraneo orientale:

- la pesca era fonte di buoni guadagni per il re e i grandi templi;

- l’amministrazione della pesca aveva aspetti diversi tra i vari paesi ma almeno due analogie:

la concessione del controllo delle attività di pesca a esattori delle tasse e supervisori, che potevano subappaltare i diritti ai pescatori in cambio di quote in denaro o di una percentuale del pescato; l’impiego di lavoratori dipendenti (soprattutto nel caso di acque interne a una grande proprietà); in entrambi i casi lo Stato poteva imporre tasse sul pescato, sulla lavorazione del pesce, sulla vendita, sulla proprietà di barche;

- controllo e gestione di queste attività erano regolati da contratti, e tutto era registrato e accuratamente documentato;

- nelle zone in cui la pesca era un’attività redditizia potevano sorgere contrasti tra pescatori ed esattori se gli accordi non erano rispettati, con la possibilità di appellarsi alle autorità per risarcimenti o punizioni.

In Galilea

I pochi dati a disposizione sulla Palestina del I secolo fanno pensare che le risorse della pesca nel Kinneret fossero proprietà regia. Durante il regno di Erode il grande (37-4 a.C.) la pesca nel Kinneret fu probabilmente controllata dalla sua amministrazione; con Erode Antipa (“tetrarca” di Galilea dal 4 a.C. al 39 d.C.) la fondazione di Tiberiade come sua capitale portò gli uffici dell’amministrazione regia molto vicino alle zone di pesca, il che dovette comportare uno stretto controllo fiscale. Il sovrano appaltava i diritti della pesca e il controllo dei porti a dei mediatori (“pubblicani”), i quali facevano dei contratti con i pescatori: vendevano il diritto di pesca ma insieme concedevano finanziamenti ai pescatori, che si trovavano così indebitati verso questi mediatori. I Vangeli sinottici menzionano dei “pubblicani” che operavano nella zona del lago (Mt 9,9-17; Mc2,13-17; Lc 5,27-32; 7,29 e 15,1); e il fatto che il banco delle tasse di Levi-Matteo si trovasse a Cafarnao – importante centro di pesca – fa di lui probabilmente uno di questi mediatori dei diritti di pesca.


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La pesca al tempo di Gesù, nel lago di Galilea



Ultima modifica Venerdì 03 Luglio 2020 15:28
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini

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