Mercoledì, 13 Dicembre 2017
Domenica 18 Maggio 2008 19:38

Il segreto della vita di Pedro Casaldàliga (Benjamin Forcano)

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Pare che per Pedro sia stato molto chiaro: il suo atteggiamento di fronte ai poveri definisce il suo atteggiamento di fronte a Dio. Ed è per questo che da giovane prese la decisione di andare in missione: per rendere effettiva l'opzione per i poveri.

 

La vita di Pedro Casaldàliga in questo libro

La ragione di questo incontro è quella di celebrare la vita di un amico che ha compiuto 80 anni il 16 febbraio: Pedro Casaldàliga. Un amico che, in luoghi vicini e remoti, è conosciuto, ammirato ed amato. Pedro Casaldàliga vive da 40 anni nel Mato Grosso, non è mai tornato da quando è andato via, e ha segnato uno stile di cristianesimo che vale davvero la pena celebrare.

Questo incontro si propone in primo luogo di commemorare l'evento attraverso la pubblicazione di un libro che raccolga ciò che dà senso alla vita di Pedro e che illustri, per quanti non lo conoscono, gli aspetti principali della sua personalità. Da qui il titolo del libro: Pedro Casaldàliga: le cause che danno senso alla sua vita. Ritratto di una personalità. A quanti di noi lo conoscono non è stato difficile enumerare queste cause e tracciare i tratti forti della sua personalità.

Abbiamo dato avvio all'impresa lo scorso luglio e di lì a poco avevamo delineato l'insieme: 10 le cause, 13 i tratti della personalità, più una presentazione, un prologo e un epilogo, per un totale di 26 collaborazioni provenienti da 12 diversi Paesi, a cui bisogna aggiungere quelle di un grafico, di due traduttori e di diversi fotografi. Ci è sembrato opportuno che nella prima parte, quella delle cause, ogni lavoro contenesse una breve scheda introduttiva dell'autore e ogni causa fosse accompagnata da un testo di Pedro. Il tutto completato da un suo autoritratto, da un elenco di premi che gli sono stati assegnati e da una rassegna biografica quasi completa.

Il frutto? Il libro che oggi vi presentiamo. Non è il momento di raccontare i passi, gli incidenti e le esperienze vissuti nel processo della sua intensa gestazione. Sottolineo un solo punto: tutti i collaboratori hanno ricevuto con gioia e gratitudine l'invito a partecipare. Nessuno si è rifiutato. Alcuni avrebbero voluto disporre di più tempo, ma tutti hanno messo nel lavoro il meglio del proprio cuore e della propria penna. Ringrazio tutti loro perché rendono possibile immaginare che un'altra Chiesa è possibile, altri vescovi sono possibili e un altro cristianesimo è possibile.

Dio, la passione più grande di Pedro Casaldàliga

Qual è il segreto della vita di Pedro?

È da tempo che mi chiedo: cos'ha Pedro Casaldàliga che non possiamo avere noi? Perché Pedro, di fronte a situazioni di ingiustizia e di tirannia, ha reagito in un certo modo mentre altri hanno girato alla larga? C'è qualche segreto nella vita di Pedro che ci spieghi il suo connaturato impegno con i poveri, la sua sdegnata protesta contro i potenti, la sua coerente posizione contro l'orrore dell'oppressione e della menzogna, la sua speranza indomabile malgrado l'impotenza e il fallimento?

Celebriamo gli 80 anni della vita di Pedro, quaranta dei quali passati dall'altro lato, all'interno dell'Amazzonia brasiliana. Lì, in una prelatura che abbraccia un terzo della Spagna, senza mai far ritorno da quando partì. E oggi celebriamo l'evento con la presentazione di questo libro.

Io, come suo antico e solidale conoscente ed amico membro di una comunità incardinata nella sua prelatura, da lui battezzata come "Nostra Comunità Enclave" e come cocuratore del libro, voglio sottolineare due aspetti.

Un debito fraterno con Pedro

Da dove viene l'ammirazione di tanta gente per Pedro?

Noi cristiani ci muoviamo all'interno di una Chiesa che sta vivendo cambiamenti e conflitti e disillusioni e speranze che non è sempre facile assimilare. In questo quadro, la figura di Pedro è un punto di riferimento e un esempio singolare.

La nostra fede viene da noi ricevuta e vissuta in comunità. Ci conosciamo, ci consultiamo e ci influenziamo. Per questo la nostra comunicazione con Pedro è fondamentale: Pedro lo vediamo, lo ascoltiamo, lo conosciamo e ci fidiamo di lui. Ha un modo di incontrarsi con Dio, di credere in Lui, che sorprende e convince. La fede di Pedro in Dio è da soggetto a soggetto, vicina, intima, incessantemente invocata e allo stesso tempo operativa in ogni momento della vita.

Questa fede Pedro l'ha rivelata nelle sue parole, nella sua poesia, nelle sue denunce, nei suoi momenti di sconforto e nelle sue speranze, nella sua fedeltà ribelle, nelle sue lettere, nei suoi libri, nelle sue lotte, gesti ed azioni. La sua fede ci giunge, ci anima, ci affascina, è un cammino per illuminare e irrobustire la nostra fede in Dio. La fede di Pedro si fa così fede nostra. Questa fede di Pedro è un dono per la Chiesa, ed è per questa che oggi vogliamo esprimergli gratitudine: è un debito fraterno che tutti noi abbiamo con lui.

Ma Pedro ha un'eco non solo nella Chiesa, bensì fuori di essa, tra molti non cristiani e persino atei. Cos'ha Pedro per indurre anche costoro a rivolgersi a lui, a rimanerne colpiti, a domandarsi: che tipo di credente è quest'uomo? Come si spiega l'inseparabilità tra la sua fede e la sua lotta per la liberazione da tutto ciò che degrada l'uomo? Chi può affermare, di fronte a lui, che la fede è alienazione?

Giornalisti di una televisione europea gli chiesero una volta: "Farebbe lo stesso se Dio non esistesse?". "Era come domandarmi - commentò Pedro - cosa avrei fatto se non fossi esistito o non fossi stato persona e cristiano. So che altri senza consapevolezza di Dio, fanno di più e danno tutto e fanno dono di sé. Essi non credono di stare con Dio. lo credo sempre che Dio stia con loro".

Quale strana sintonia induce Pedro a rispettare quanti "senza consapevolezza di Dio" lo proclamano con la testimonianza della loro vita?

"Ho avuto - confessa Pedro - un esplicito incontro con Dio, in Gesù Cristo, all'interno della comunità di fede, che è la sua Chiesa. E questo è un mistero che mi schiaccia e che mi obbliga a credere che Dio è più grande del nostro cuore e dei nostri dogmi e della nostra comunità".

La sicurezza di questo incontro non gli impedisce di affermare: "Se non avessi fede per negare la morte, / forse non avrei il coraggio di nominarla. / Forse non sarei capace di questi cammini / se non ci fosse Dio, come un'aurora, / a rompere la nebbia e la stanchezza".

Questa sua fede in un Dio più grande del nostro cuore e della nostra Chiesa ha prodotto questo canto per la morte di Che Guevara:

"Riposa in pace. E attendi, ormai al sicuro, / con il petto curato / dall'asma della stanchezza: / libero dall'odio lo sguardo agonizzante; / senza altre armi, amico, / che la nuda spada della tua morte. / Né i "buoni" - da un lato - / né i "cattivi" - dall'altro - / intenderanno il mio canto. /Diranno che sono solo un poeta. / Penseranno che è stato per moda. / Ricorderanno che sono un prete "nuovo". / Per me è uguale! / Siamo amici / E parlo con te ora attraverso la morte che ci unisce; / allungandoti un ramo di speranza, / tutto un bosco fiorito / di jacarandás perenni, /amato Che Guevara!".

Questa stretta unione tra le cause degli uomini e la causa di Dio è il segreto della vita di Pedro Casaldàliga, e la sua avventura. Sarà questo il marchio di fabbrica che Casaldàliga potrà offrire al mondo attuale: il superamento dello scontro tra la ragione e la fede, tra il protagonismo umano e la volontà di Dio, e dell'ostilità tra ateismo e cristianesimo. Non sembra che questo sia stato un problema per Pedro. Non ci sono conflitti con il pensiero e la giustizia quando la fede è autentica. Pedro smaschera la finzione di questo antagonismo, gettando automaticamente luce su soluzioni concrete.

L'atteggiamento di fronte al povero definisce il nostro atteggiamento verso Dio

Voglio collegare tutto questo all'atteggiamento di Pedro nei riguardi dei poveri, perché è qui che dovrebbe realizzarsi l'incontro definitivo tra quanti cercano una società nuova, senza classi, senza sfruttamento né disuguaglianze, e quanti optano per il Vangelo.

Pare che per Pedro sia stato molto chiaro: il suo atteggiamento di fronte ai poveri definisce il suo atteggiamento di fronte a Dio. Ed è per questo che da giovane prese la decisione di andare in missione: per rendere effettiva l'opzione per i poveri. Giunse il suo momento e nel 1968 parti per il Mato Grosso brasiliano. "Questi - scrisse poche settimane dopo - sono i poveri del Vangelo". E già nel 1970 firmò il suo primo rapporto-denuncia: raccoglieva, in una litania tragica, i casi in carne e ossa di contadini ingannati, minacciati, percossi o feriti o uccisi, assediati nella foresta, senza alcuna tutela da parte della legge, senza diritto alcuno, senza umana via di uscita.

Persino il nunzio gli chiese di non pubblicarlo all'estero e uno dei più grandi terratenientes lo avvertì che non doveva occuparsi di tali questioni. Ma, per Pedro, era il momento di mettere in pratica la sua opzione: "Non potevamo – scrive - celebrare l'eucarestia all'ombra dei padroni".

Pedro si scioglie quando scrive di questa causa: "I poveri sono la pupilla dei miei occhi. Mi ha sempre spezzato il cuore vedere la povertà da vicino. Mi sono sempre trovato bene con gli esclusi. Sono incapace di assistere ad una sofferenza senza reagire. D'altra parte, non ho mai dimenticato di essere nato in una famiglia povera. Mi sento male in un ambiente borghese. Mi sono sempre chiesto perché, se posso vivere con tre camicie, ho bisogno di averne dieci nell'armadio. I poveri della mia prelatura vivono con due camicie, una addosso e l'altra di ricambio. Sono convinto che non si possa essere rivoluzionari né profeti né liberi senza essere poveri. Se sono povero mi sento libero da tutto e per tutto. Il mio slogan è stato: essere libero per essere povero ed essere povero per essere libero".

Lo ha lasciato scritto in versi:

“Non aver niente. / Non portare niente. / Non poter niente. / Non chiedere niente. / E, di passaggio, non uccidere nulla; / non mettere a tacere nulla. / Soltanto il Vangelo, come un coltello affilato, / e il pianto e il riso negli occhi, / e la mano tesa e stretta, / e la vita donata. / E questo sole, e questi fiumi, e questa terra comprata, / per testimoni di una rivoluzione già esplosa. / E più niente!"

La sua radicalità lo ha portato a dire: “Il teologo Karl Rahner scriveva: ‘Nel XXI secolo, un cristiano o sarà mistico o non sarà’. Premetto che considero Rahner come il più grande teologo del XX secolo. Tuttavia, credo, con la più tremante convinzione evangelica, che oggi, nel XXI secolo, un cristiano/a o è povero/a e/o visceralmente alleato/a dei poveri o non è. Nessuna delle note della Chiesa resta in piedi se si dimentica questa nota fondamentale, la più evangelica di tutte: l'opzione per i poveri".

Questa è stata l'esperienza del Gesù storico, l'umiliato, fattosi uno di noi, inviato per liberare i poveri, colui che ha mostrato con la sua vita cosa fosse la passione di Dio.

Mi chiedevo quale fosse il segreto della vita di Pedro Casaldàliga. È rivelato nelle sue cause. Ma queste cause, tutte, si richiamano, più che a una causa, ad una passione, la più grande passione della sua vita: Dio, il Dio di Gesù, una realtà ineludibile, una presenza certa, operante, mai svelata, che guida il nostro cammino, che anima tutto e verso cui tutto confluisce, il Dio degli esseri umani.

Per Dio, per questo Dio ha optato Pedro Casaldàliga ed è per questo Dio che ha optato per tutte le cause che ha fatto sue. Lo spiega bene Pedro Trigo nel suo lavoro “La Causa di Dio": “Pedro ha assunto successivamente tutte queste cause per la causa di Dio Ma allo stesso tempo, non è possibile parlare del Dio che vive Pedro senza partire di tutte le cause in cui si è impegnato".

Concludo con quest'ultima frase dell'articolo di Leonardo Boff:

“Quando gli attuali e tormentati tempi saranno passati, quando i sospetti e le meschinità saranno stati ingoiati dalla voragine del tempo, quando ci guarderemo indietro e valuteremo gli ultimi decenni del XX secolo e gli inizi del XXI secolo, individueremo una stella nel cielo della nostra fede, rutilante, dopo aver fronteggiato nubi, sopportato oscurità e superato tempeste: è la figura semplice, povera, umile, spirituale e santa di un vescovo che, straniero, si fa compatriota, distante si fa prossimo e prossimo si fa fratello di tutti, fratello universale: don Pedro Casaldàliga".

Benjamin Forcano

(Adista, 8 marzo 2008, n. 20, pp. 7-9)

 

Ultima modifica Martedì 11 Febbraio 2014 09:08
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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