Martedì, 22 Agosto 2017
Venerdì 20 Agosto 2004 20:43

Maternità multietnica (Colette Nys-Mazure)

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L'incontro causale tra una donna europea ed una marocchina, entrambe incinte, si trasforma in amicizia, nonostante le diversità culturali e le diffidenze dei parenti...

Annick le aveva consigliato:
"Va' da Guérisolde, vedrai, troverai dei vestiti da bambino per quattro soldi".
"Guérisolde?"
"Un negozio di roba di seconda mano."
"È lontano?"
"Prendi la metropolitana fino a Barbès e sei arrivata; è a due passi."
Véronique all'inizio si era persa nel primo settore, di abbigliamento maschile; ma, dopo la vetrina dei jeans, davanti alla quale aveva rischiato uno scivolone su una lastra di ghiaccio, aveva trovato il reparto Donna e Bambino. Aveva passato in rassegna i vestiti appesi, fino alla fine dello stretto budello, dove risuonavano musica araba e notizie dirette alla comunità musulmana. Era stupita, davvero, al centro di Parigi... Ne avrebbe parlato a Mohamed quella sera... In fondo, dove abitava Mohamed? Lei lo incontrava solo alle lezioni di filosofia.

All'interno, il calore opprimente contrastava con la tramontana che soffiava sul viale. Già le cinque! Hubert ritorna alle sei e avevo pensato di preparare il cuscus per festeggiare la laurea di Mohamed con i compagni di corso. Presto! Bisogna che trovi i vestiti da bambino: non sarò mica venuta fin qui per niente.
Stava rovistando nella cesta dei capi superscontati, "TUTTO A 50 FF", quand'era arrivato un altro pancione ad aggiungersi al suo. Da donna incinta a donna incinta, è impossibile non parlarsi. La donna velata doveva avere la sua stessa età, o almeno così le pareva, e la stessa taglia. Le loro dita si erano sfiorate nel tastare un pigiama da bambino di sei mesi.
"Prenda pure" aveva detto Véronique.
La giovane donna aveva sorriso con gli occhi e aveva tenuto stretto il pigiamino azzurro. Avevano cercato ancora un momento e poi - Véronique non sapeva dire come fosse successo così rapidamente - la ragazza era crollata, aggrappandosi al suo braccio; sotto di lei c'era del sangue. Il gestore aveva chiamato l'ambulanza mentre Véronique, seduta per terra, teneva la testa della donna sulle ginocchia, senza osare accarezzarle i capelli sfuggiti al foulard. I portantini le avevano caricate entrambe; probabilmente avevano pensato che si conoscessero.

Véronique covava con gli occhi quel viso pallido. Le idee le si confondevano: la straniera stava perdendo il bambino prima del tempo? E la famiglia, come fare ad avvisarla? Come poteva avvertire Hubert, dato che non avevano il telefono e la portinaia saliva soltanto fino al settimo piano? E se un improvvisa emorragia capitasse anche a me?
L'ambulanza si era fermata; la ragazza era stata portata via e Véronique sottoposta alle formalità burocratiche. Dalla carta d'identità aveva scoperto che la straniera si chiamava Sanya, ma non c'era un numero da chiamare all'indirizzo riportato. Che fare? Poco mancava che si sentisse male, anche lei.
Véronique non aveva osato andar via dall'ospedale prima che Sanya fosse uscita dal pronto soccorso. Lentezza del tempo. Aveva aspettato la carrozzella, l'aveva seguita fino alla corsia, dove Sanya era stata sistemata in un letto vicino alla finestra. Véronique aveva avuto tutto il tempo di osservarne i lineamenti regolari, la pancia tondeggiante sotto le lenzuola... Parlava francese? Una voce sconosciuta l'aveva strappata alla contemplazione estatica della flebo.
"Le dispiacerebbe avvisare la mia famiglia?" Véronique aveva sussultato, quindi aveva preso nota dell'indirizzo, vicino alla Gare de l'Est.
"Vado."
Si era chinata, e aveva sfiorato la mano libera. Davanti alla porta, si era voltata e aveva avuto in risposta il lampo di quello sguardo scurissimo che nascondeva bene l’ansia.
All'indirizzo indicato, c'erano solamente una donna di una certa età, una ragazzina scontrosa e quattro monelli; dov'erano gli uomini? Aveva trasmesso il messaggio alla più giovane perché l'altra parlava solo l'arabo. Missione compiuta. Non le restava altro da fare che trovare qualche spiegazione per Hubert e gli amici, che sicuramente stavano festeggiando senza di lei. Aveva fatto la scala fino al settimo piano a quattro gradini alla volta. (Rallenta) dimentichi che sei incinta! le avrebbe ricordato sua madre, e Véronique aveva riso tra sé.) Aveva raccontato la vicenda, Hubert si era rilassato, Hervé, l'uomo di Annick, aveva raccontato una barzelletta idiota su delle donne arabe che partorivano salmodiando un versetto del Corano; Mohamed l'aveva circondata di attenzioni discrete.

Il giorno dopo, per quale strano tropismo Véronique si era ritrovata all'ospedale con i lukum (1) che Mohamed le aveva dato senza dire una parola prima di prendere l'aereo?
"Dovrò restare ricoverata qui fino al parto."
Sanya aveva pronunciato quelle parole senza emozione. C'era in lei un che di rassegnato che Véronique non riusciva a capire. Dopo tre visite, Sanya aveva raccontato qualcosa di sé: l'incidente di lavoro che era costato la vita al marito, quattro mesi prima; la sistemazione presso la moglie del fratello maggiore e i rapporti tesi con la nipote, che aveva la sua stessa età. Véronique leggeva tra le righe: il matrimonio organizzato in Marocco, il senso di spaesamento, la dipendenza. Sanya avrebbe rivisto un giorno il suo paese? Sembrava non avere un destino proprio, ma era difficile valutare con occhio francese.
Che cos'era dunque che le legava? La complicità per quello che era successo al negozio Guérisolde, la gravidanza, l'età?
"Se ho fatto bene i conti, dobbiamo partorire quasi nello stesso periodo: io il 23 dicembre e tu il 24, ma io dall'altra parte di Parigi, dove Hubert sta facendo il tirocinio".
Sanya non faceva commenti; non si soffermava sui suoi stati d'animo o di salute, mentre Véronique aveva letto, visto e ascoltato tutto in fatto di gravidanza e di parto. Sanya si era moderatamente interessata al libro che le aveva prestato. L'unica cosa che la preoccupava era che la ginecologa sarebbe stata in ferie per tutta la seconda metà di dicembre... Avrebbe dovuto rassegnarsi alla presenza di un uomo?
Era soprattutto la famiglia a essere riluttante, la famiglia che faceva scudo intorno a Sanya al punto che Véronique doveva scegliere il momento per la visita per trovare un attimo di intimità con l'amica (poteva definirla un'amica?). Il riserbo della giovane donna la colpiva; Véronique frenava la sua spontaneità, cercava di comprenderne le reticenze. La sua famiglia invece viveva a ottocento chilometri di distanza e le mancava, senza che lei avesse il coraggio di ammetterlo neppure con se stessa.
L'antivigilia di Natale, Véronique era indecisa: prendere la metropolitana, con il freddo che faceva, per fare ancora una visita a Sanya? Hubert le avrebbe impedito di fare i sette piani di scale, ma era uscito presto per andare in ospedale. Si sentiva in forma eccellente, presa da una vera e propria smania di mettere a posto, di fare di tutto. Era più forte di lei, come un'ansia sorda, un desiderio imperioso: doveva abbracciare Sanya poco prima che...
Quando era arrivata nella camera di Sanya, lei dormiva; Véronique aveva letto un po', seduta accanto a lei. Bruscamente si era sentita inondata. Si stanno rompendo le acque. Hubert era dalla parte opposta di Parigi e sua madre sarebbe arrivata solo alla sera col treno delle otto. L'infermiera generica che distribuiva i pasti aveva capito alla prima occhiata:
"Si sdrai qui."
Aveva aperto il letto accanto, che si era liberato giusto quella mattina, e aveva chiamato l'ostetrica di servizio:
"Ma lei sta per partorire! Non ha avuto contrazioni nei giorni scorsi?".
"Qualcuna, stanotte."
"La mettiamo in sala parto."
Sanya si era svegliata nel momento in cui Véronique usciva dalla stanza. Il suo sguardo implorava: Aspettami!

Vigilia di Natale, il vecchio cappellano nel giro del corridoio in reparto maternità si ferma sulla soglia della camera 108, dove riposano due puerpere fresche, la bruna, la bionda. I due marmocchi saranno messi nello stesso presepe dopo tutto, pensa lui. Magnificenza divina!
Si allontana con passo felpato, e vede uscire dall'ascensore le famiglie cariche di regali:
"Ecco che già arrivano i Re magi".

Colette Nys-Mazure

1) Dolcetti orientali di pasta zuccherata al gusto di mandorla, di pistacchio ecc.

 


 

Profilo biografico: scrittrice contemporanea di origine belga. Poeta, già insegnante, sposa, madre e nonna. Delinea le sue scritture quotidiane mattutine come spazi dove sentirsi e comunicare con le infinite presenze che attendono ogni giorno l'incontro, il nuovo. Ha ottenuto numerosi premi letterari, soprattutto per la poesia e riconoscimenti sia in Belgio, dove vive nei pressi di Tournai, sia all'estero.

Opere di Colette Nys-Mazure: segnaliamo tra le opere pubblicate in italiano, oltre a Racconti di speranza (2000), testo dal quale è tratto il brano che presentiamo; Celebrazione del quotidiano, opera che ha avuto un grosso successo nei paesi di lingua francese. Entrambe le opere sono edite dall'Editrice Servitium (Sotto il Monte). Il libro di poesie Il grido dell'alba è pubblicato da Kolibris. Ha un sito internet: Colette Nys-Mazure.

Il racconto che presentiamo: l'incontro causale tra una donna europea ed una marocchina, entrambe incinte, si trasforma in amicizia, nonostante le diversità culturali e le diffidenze dei parenti. Entrambe le donne partoriranno lo stesso giorno appena prima di Natale, nello stesso ospedale, ritrovandosi poi nella stessa stanza. Un piccolo segno di speranza.

 

Ultima modifica Lunedì 07 Gennaio 2013 09:46
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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