Domenica, 20 Agosto 2017
Giovedì 07 Luglio 2011 20:56

Testimoniare la speranza nei tempi della disperazione (Carlo Molari)

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Tutti oggi hanno la percezione di un periodo buio della storia umana.

Guerre sono in corso in diverse regioni. Un conflitto esteso e violento si è scatenato nel Medio Oriente di fronte alla impotenza delle strutture internazionali e all'inefficacia delle proteste di molte nazioni. Mentre alcuni popoli soffrono la fame, altri sperperano enormi ricchezze per la produzione di armi sofisticate e per beni voluttuari anche dannosi Le scelte degli organismi economici mondiali sembrano favorire sempre più gli interessi dei popoli ricchi a danno dei più poveri. La politica delle grandi democrazie ha scelto le vie del liberismo sfrenato che impone le leggi del mercato dove il più potente prevale sempre sul più debole. Le industrie multinazionali per aumentare i profitti spesso non tengono conto dei danni ambientali che producono. Lo sfruttamento dei beni a disposizione dell'umanità sulla terra ha assunto forme distruttive e pericolose. Gli stessi paesi industrializzati stanno registrando una fase di recessione economica che impedisce la realizzazione di molti programmi sociali.

Il nostro tempo perciò non sembra essere ricco di speranze. Non pochi esprimono forti timori per il futuro della storia umana.

Lo sviluppo della scienza e della tecnica, in questi ultimi decenni, ha reso molto più facile il soddisfacimento di tutti i desideri istintivi con la vertiginosa produzione dei beni e con la conseguente sempre più larga offerta. Le attese che gli uomini avevano negli ultimi secoli sono state in larghissima parte soddisfatte (e anche più di quello che ci si attendeva, per molto aspetti).

Sarebbe logico pensare che le speranze per l'umanità siano state moltiplicate dalle nuove potenzialità tecniche e scientifiche. Eppure tutti i segni concordano nel rilevare l'infelicità, l'insoddisfazione, il dubbio sulla vita. Mentre è aumentato il benessere, è diminuita la speranza. Tutte le inchieste concludono che i paesi del benessere, hanno risposte soddisfacenti ai bisogni fondamentali e voluttuari, ma sono più infelici che in altri tempi.

Tale infelicità è legata alla mancanza di prospettive per il futuro e quindi alla carenza di speranze.

Le cronache quotidiane, d'altra parte, riferiscono frequentemente di suicidi, di morti per droga, di stragi del sabato notte, forme consce o inconsce di rifiutare la vita. Anche il fatto che il tasso di natalità sia drasticamente diminuito, sta a indicare che sono venute meno molte ragioni per vivere. Per questo si gioca d'azzardo con la morte.

Le ragioni della sfiducia

La spiegazione di questo fatto, che può sembrare contraddittorio, è invece abbastanza semplice.

Il progresso ha fatto cadere le illusioni, la disponibilità dei beni ha fatto scoprire l'insufficienza delle cose, il grande numero delle possibilità oggi offerte, ha reso più facile la scoperta degli idoli.

Cosa puoi aspettarti dal futuro, quando sai già che i beni a disposizione non daranno la risposta che attendi?

La ragione della insoddisfazione sta in un errore di bersaglio e in una confusione di orizzonti. Le cose, le situazioni, le persone sono simboli di beni più grandi e definitivi che suscitano speranze assolute. Queste, perciò, non si esauriscono e non trovano piena soddisfazione nelle cose.

È pacificamente riconosciuto che l'attuale modalità di progresso dei paesi industrializzati, imposta dalle esigenze del consumismo, non corrisponde al reale benessere umano. In altri secoli le dinamiche idolatriche erano ugualmente diffuse, ma non offrivano le stesse esperienze, né avevano verifiche così frequenti. Lo sviluppo attuale della scienza e della tecnica con l'accelerazione veloce dei processi storici ha favorito la saturazione dei desideri e ne ha mostrato le insufficienze. La vita ci concede di sperimentare in modo diffuso ciò che alle altre generazioni è stato precluso in questa misura e molti si illudono che l'ebbrezza del rischio o la fuga dal presente valga di più della attesa di ciò che non può soddisfare.

L'esperienza della insufficienza delle cose in ordine alle attese è oggi molto più estesa di altri tempi e quindi le speranze trovano presto la loro sconfitta. In altri secoli questa esperienza non era possibile, perché non si potevano avere beni così abbondanti e vari a disposizione. Era quindi possibile illudersi che avendo accumulato grosse somme di denaro, avendo a disposizione beni in quantità maggiore, si potesse avere una risposta soddisfacente e definitiva ai propri bisogni. C'erano molte possibilità di alimentare speranze, ma la morte arrivava abbastanza presto e in genere non c'era tempo di scoprire che le cose non stavano così.

 L'attuale nostra società propone come ragione di vita miraggi molto precisi: investimenti redditizi, lavori ben remunerati, carriere veloci, successi nel lavoro, conquiste amorose, piaceri facili. Queste situazioni con frequenza vengono reclamizzati come situazioni ideali e proposti come ragioni di speranza. La felicità dell'uomo viene annunciata e perseguita sulle vie del potere economico e politico, del piacere sessuale a buon mercato, delle soddisfazioni derivanti dal possesso sempre più esteso.

Sono gli ideali, riconducibili ai tre "P" delle idolatrie consumistiche: possesso, piacere, potere che la nostra società propone continuamente. Essa diffonde la convinzione che la felicità dell'uomo viene dalla utilizzazione di beni sempre più numerosi, dalla acquisizione di potere sempre maggiore, dalla soddisfazione degli istinti sempre meglio assecondati. In tale modo vengono diffusi i meccanismi tipici della nostra società dei consumi.

Giovanni Paolo II in una enciclica di carattere sociale ha osservato che "l'eccessiva disponibilità di ogni tipo di beni materiali in favore di alcune fasce sociali, ..rende facilmente gli uomini schiavi del 'possesso' e del godimento immediato, senza altro orizzonte che la moltiplicazione o la continua sostituzione delle cose, che già si possiedono, con altre ancora più perfette".

Le nuove situazioni mettono in moto dinamiche di attesa e quindi rendono facile la delusione che ne consegue. L'esperienza che tali atteggiamenti provocano è, infatti, la scoperta della radicale insufficienza delle cose. "Tutti tocchiamo con mano i tristi effetti di questa cieca sottomissione al puro consumo: prima di tutto una forma di materialismo crasso, e al tempo stesso una radicale insoddisfazione, perché si comprende subito che ...quanto più si possiede tanto più si desidera, mentre le aspirazioni più profonde restano insoddisfatte e forse anche soffocate".

"Effettivamente oggi si comprende meglio che la pura accumulazione dei beni e dei servizi, anche a favore della maggioranza, non basta a realizzare la felicità umana. Né di conseguenza, la disponibilità dei molteplici benefici reali, apportati negli ultimi tempi dalla scienza e dalla tecnica, comporta la liberazione da ogni forma di schiavitù" .

Fenomeni sociali estesi come quelli della droga e la frequenza dei suicidi sempre più frequenti sono collegabili chiaramente a tale scoperta e quindi alla caduta continua delle speranze alimentate dalle cose. Gesù aveva espresso questa verità fondamentale con formule molto chiare: "Anche se uno è nell'abbondanza, la sua vita non dipende dai beni che possiede" (Lc. 12, 15); "Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero se poi perde o rovina se stesso?" (Lc.9,25).

I progetti assoluti si sono dissolti

Molte attese dei secoli scorsi avevano come oggetto la casa, il lavoro, il salario minimo, il cibo per la sussistenza, il divertimento, il piacere ecc. Queste attese sono state soddisfatte per la parte maggiore della nostra società, (e per molti aspetti anche più di quello che si poteva immaginare), ma la soddisfazione non ha spento il bisogno.

La tensione tuttavia è caduta e la speranza si è trovata minata dall'interno: che cosa puoi aspettare, quando sai che non ci potranno essere risposte sufficienti?

Le speranze di un tempo, oggi non sono più possibili. Questa condizione è meno ricca di speranze, ma non dobbiamo pensare che sia una povertà culturale e umana. É anzi un passo avanti straordinario nella cultura umana. Non è un grande male, anzi è un bene per la società e per le singole persone, perché è la scoperta dell'insufficienza delle cose. Può costituire anzi uno straordinario passo avanti nella civiltà umana se verrà vissuta con atteggiamenti adeguati.

Per molti secoli l'uomo ha coltivato la convinzione che, formulati e realizzati alcuni progetti sociali, tutti i problemi sarebbero stati risolti. Si pensava che esistesse la possibilità di progettare in modo definitivo e perfetto la convivenza umana.

Nei secoli scorsi i progetti si fondavano sulla certezza o della rivelazione divina negli ambienti religiosi cristiani, o della ragione umana, negli ambienti laici ispirati dall'illuminismo. Anche i partiti politici si presentavano con progetti assoluti, con programmi di convivenza sociale che, attuati, avrebbero risolto per sempre i problemi dell'uomo.

Ogni cultura si riteneva la cultura umana, e gli altri erano stimati esseri subumani o barbari. I cinesi disprezzavano i vietnamiti; gli inglesi i continentali; gli spagnoli e i portoghesi si ritennero in diritto di sottomettere i popoli che abitavano l'America centrale e meridionale in nome di una superiorità morale, civile e religiosa. I bianchi pensavano che i neri non fossero uomini, e che quindi potessero essere fatti schiavi e condotti a lavorare nelle loro aziende agricole come schiavi. I colonizzatori europei partivano con la convinzione di svolgere un'opera salutare e necessaria.

Ciascuno viveva la propria cultura come la perfezione assoluta, per cui essa doveva essere imposta agli altri in nome dell'umanità. Il moltiplicarsi delle denuncie rivela una esigenza reale, cui tutti debbono cercare risposta.

La società dei consumi sviluppa con molta facilità dinamiche idolatriche appunto perché presenta beni, situazioni, persone come ragioni adeguate e risposte sufficienti ai desideri vitali e agli istinti ad essi corrispondenti. Anche in altri secoli queste dinamiche idolatriche erano frequenti, ma non offrivano le medesime possibilità, né avevano verifiche così frequenti. Lo sviluppo attuale della scienza e della tecnica ha reso molto più facile, ma anche molto più precario il soddisfacimento di tutti i desideri istintivi. Lo ha reso più facile con lo sviluppo tecnico, la vertiginosa facilità di produzione e con la conseguente offerta sempre più larga di beni. Ma nello stesso tempo lo ha reso molto più precario perché con l'accelerazione veloce dei processi storici ha favorito la saturazione dei desideri e ne ha mostrato le insufficienze.

Ora finché non scopriamo il termine reale di ogni speranza vitale, non siamo in grado di capire la nostra condizione di esseri creati e di godere pienamente la vita.

La caduta di queste illusioni ha reso più fragili le nuove generazioni, più incerto il cammino di tutti i popoli. Il dialogo tra le diverse culture e religioni è apparso necessario per il proseguimento della storia umana, ma ha trovato gli uomini impreparati. Mancano le qualità spirituali necessarie per vivere in modo fruttuoso questa stagione storica.

Nuove risorse: rispondere a chi chiede ragione della speranza (1Pt 3,15)

Eppure, come spesso è accaduto nella avventura delle nostra specie, le grandi difficoltà sembrano stimolare immense energie e suscitare risorse impensabili.

Per chi crede in Dio le ragioni della speranza stanno proprio nelle ricchezze già presenti nella forza creatrice e non ancora espresse nelle persone. L'accoglienza è la condizione necessaria perché l'azione creatrice possa esprimersi nella storia. Da sole le creature non hanno risorse sufficienti, ma quando diventano consapevoli della propria condizione e si aprono all'azione divina riescono a far fiorire energie straordinarie.

Questo atteggiamento di umiltà, di 'debolezza' e di precarietà, è oggi indispensabile per vivere bene. Dobbiamo riconoscere che esso corrisponde alla nostra condizione di creature, incapaci di ascoltare parole arcane e messaggi divini che non siano stati filtrati dall'esperienza, dalla cultura e dalla storia. In queste condizioni le speranze storiche, quando diventano possibili, sono attese a piccolo cabotaggio, che non hanno l'assolutezza di altri secoli. Questa acquisizione non è negativa se corrisponde alla verità della nostra condizione. Ha anzi una portata straordinaria perché consente un'esistenza umana autentica.

Vi sono numerosi segni che indicano il possibile orientamento positivo del cammino umano. Essi debbono essere riconosciuti, coltivati e diffusi perché la speranza possa essere fondata. Ne indico alcuni.

Il primo segno di speranza è la sete di interiorità e la domanda di spiritualità. La ricerca spirituale è oggi intensificata. La ragione dell'affannosa ricerca dell'uomo sta nel fatto che egli è realmente chiamato alla felicità, al benessere e al dominio delle cose. Questa chiamata ha riflessi necessari nelle speranze istintive per cui l'uomo è proteso a raggiungere la massima gioia nella vita.

Ma ciò richiede non solo un correttivo al capitalismo, ma l'uscita definitiva dalla logica dell'accumulo. Passo che non può essere compiuto senza la riscoperta della ricchezza interiore delle persone. Di qui la necessità di un grande rilancio dell'interiorità. L'antropologia materialista si è rivelata asfittica e succube del demone della "volontà di potenza". Solo una forte interiorità può aiutare a perseverare nella lotta controcorrente. Il problema cruciale di fronte al quale l'uomo oggi si trova è questo: esiste risposta assoluta e definitiva alle attese storiche dell'uomo o, in alternativa, è possibile vivere accontentandosi di risposte parziali, provvisorie, tensionali? Alcuni non riescono a portare questa situazione e crollano. Altri si rifugiano nel fondamentalismo, che è la nostalgia dei momenti forti della propria storia. Altri camminano perché continuano a inseguire ragioni illusorie e altri ancora perché hanno incontrato Dio e vivono una speranza teologale. Sono modalità diverse di coniugare la speranza vivendo in modo più o meno perfetto le dinamiche della vita spirituale...

Un secondo dato da sottolineare come segno positivo è la crescente sensibilità per la giustizia e la pace nel mondo. La partecipazione commossa e affollatissima alle conferenze/testimonianze al Social Forum di Porto Allegre nel 2002 e del 2003 ne sono la riprova. .Le folle di giovani in tripudio dimostrano non solo che il paradosso è possibile,  ma che è un punto forza dell'anima del Movimento. A questo si collega anche la convergenza di tutte le chiese cristiane in questi ultimi mesi nella opposizione alla guerra e nella costruzione della pace. L'attività intensa del Papa ha avuto trovato convergenze e consensi insospettabili.

Un terzo dato positivo è la diffusione della sensibilità planetaria. La rete di internet può essere considerata un simbolo della comunione che si stabilisce. Noi oggi non possiamo più avere questa presunzione. Oggi sappiamo che le conquiste tecniche non possono superare in modo definitivo le difficoltà della convivenza umana, che la scienza ha dei limiti, che la tecnica risolvendo un problema ne crea molti altri, che i progetti politici non possono risolvere definitivamente i problemi sociali.

Un quarto dato positivo è la sensibilità ecologica sempre più diffusa. I problemi ecologici che hanno fatto crollare le previsioni ottimistiche dei secoli scorsi sullo sfruttamento delle materie prime e sul benessere che sarebbe derivato dalla diffusa industrializzazione, hanno suscitato attenzione sempre più diffusa verso le conseguenze ambientali dell'agire umano.

Noi tutti abbiamo la convinzione che più la storia procede, più i problemi diventano complessi, e le loro soluzioni provvisorie e parziali. Ogni generazione deve riprendere da capo molti sentieri e per poter procedere deve saper impostare in modo nuovo tutti i problemi. Oggi tutti hanno la certezza che ogni progetto sociale è solo indicazione di un cammino, tra alcuni anni inadeguato e insufficiente, e che ogni previsione porta il limite della situazione attuale. Questa acquisizione è positiva e viene dall'accumulo di esperienze storiche.

La convinzione che non esista una prospettiva assoluta e che ogni punto di vista ha una sua ragione, rende urgente il dialogo con tutti per un completamento ed un arricchimento reciproco. La chiesa potrà svolgere il suo compito solo se però si mostra capace di produrre inedite e originali forme di mediazione e di dialogo.

Se non scopriamo ragioni profonde di vita, rischiamo di non avere più nulla da sperare, e senza speranza la vita per l'uomo perde senso.

Carlo Molari

aprile 2003

(tratto da www.oreundici.org)


Ultima modifica Lunedì 07 Gennaio 2013 09:49
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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