Venerdì, 18 Agosto 2017
Lunedì 26 Settembre 2011 21:52

Chi è ebreo (Rabbi John D. Rayner)

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Per noi è ebreo chi ha acquisito l’appartenenza al popolo ebraico ed è quindi tenuto alle responsabilità che tale condizione comporta.

A. Principi generali

L’Ebraismo non è trasmesso geneticamente ma culturalmente ed all'interno della famiglia tramite l'educazione, l'affetto, l’esempio. Il processo della trasmissione è un percorso di formazione nel senso più ampio: ciò che viene trasmesso non è soltanto un insieme di conoscenze ma anche un sistema di credenze e di valori, di atteggiamenti e di ideali, soprattutto un senso di identificazione e di fedeltà ad un compito. La responsabilità del trasmettere l’Ebraismo deriva dal Sinai, proviene dalla scelta compiuta dai nostri antenati quando, a nome di sé stessi e dei loro discendenti, si impegnarono in un patto con Dio, dicendo "faremo e ascolteremo" (Esodo 24:7).
Trasmettere l’Ebraismo è il compito di ognuna delle generazioni di ebrei che si susseguono nel tempo. È obbligo di ogni generazione di ebrei. "Il Signore stabilì una legge per Giacobbe e diede un insegnamento in Israele, che comandò ai nostri padri di far conoscere ai loro figli, affinché lo conoscano fino all’ultima generazione, ed i figli che nasceranno si adoperino a riferirlo ai loro figli, e così pongano in Dio la loro fiducia, non dimentichino le gesta di Dio ed osservino i Suoi precetti" (Salmo 78, 5-7).
La realtà è una cosa, la norma è un’altra. Il livello e la qualità di Ebraismo realmente trasmesso variano infinitamente in un’ampia serie di casi. Di conseguenza, in pratica, l’Ebraismo è una questione di gradi e variazioni, che non possono tuttavia essere tutte contemplate dalla norma. Di conseguenza la questione "chi è ebreo secondo la norma?" va distinta dalla questione "chi è un ebreo nella realtà?". Tuttavia, è auspicabile che la definizione legale corrisponda il più puntualmente possibile alla situazione reale.

La definizione halakika tradizionale della condizione di ebreo non è l’unica possibile. L’iniziale significato della normativa biblica in materia era differente da quella rabbinica successiva in vari aspetti. Nei periodi moderni vi sono stati occasionali contrasti tra la definizione rabbinica e quella del senso comune, per esempio nell’interpretazione data dalla Corte suprema israeliana della "legge del ritorno". Inoltre, l’Ebraismo progressivo, mentre generalmente segue la tradizione rabbinica, ha trovato necessario ricorrere in alcuni casi a una politica differente.

B. Se entrambi i genitori sono ebrei

La regola generale è: se entrambi i genitori sono ebrei il bambino è ebreo. È basata sul presupposto che, se entrambi i genitori sono ebrei, si atterranno in maniera più o meno adeguata alla loro responsabilità e che quindi avverrà il processo culturale di trasmissione dell’Ebraismo. Noi accettiamo questo presupposto. Ma riconosciamo che in alcuni casi la realtà è differente. Perciò sottolineiamo la necessità di ricordare ai genitori ebrei la responsabilità di accertarsi che i loro figli ricevano la migliore formazione ebraica possibile.
Anche se non siamo a conoscenza di casi di figli di genitori ebrei adottati fin dall’infanzia da genitori non ebrei, è evidente che in tal caso non avrebbe luogo alcuna trasmissione di Ebraismo. Adottiamo di conseguenza il seguente punto di vista: tale bambino, se educato ad una religione che non sia l’Ebraismo, dovrebbe essere considerato non ebreo ed in grado di accedere all’Ebraismo solo tramite la conversione; naturalmente incoraggiamo e facilitiamo questa conversione quando e se il bambino, una volta cresciuto, la desidera sinceramente.

Vi è un’eccezione possibile: ambedue i genitori, un tempo ebrei, educano il proprio figlio in una religione diversa dall’Ebraismo, in maniera cioè non ebraica. Anche se non sarebbe affatto auspicabile che qualcuno si incarichi di stabilire fino a che punto dei genitori ebrei hanno educato i propri figli in maniera responsabile, tuttavia, laddove si conosca che, per qualsiasi motivo, i suoi genitori non hanno adempiuto a questa loro responsabilità, il rabbino a cui si rivolge una persona proveniente da un simile contesto, può – a sua discrezione - chiedere che, per essere ammesso all’Ebraismo, il candidato segua un apposito corso di istruzione, che termina con un'affermazione pubblica di fedeltà all’Ebraismo.

Vi è una terza eccezione possibile: l’apostata. Secondo la legge rabbinica un ebreo che si converte in altra religione mantiene alcune ma non tutte le caratteristiche della condizione di ebreo; se desidera essere completamente re-identificato con la Comunità ebraica, è tenuto a subire un rituale di reversione. È una situazione simile a quella precedente. In tali casi, a chi fa ritorno all’Ebraismo può essere richiesto di seguire un apposito corso e l’affermazione pubblica di fedeltà all’Ebraismo comprende una rinuncia all’apostasia.

C. Se entrambi i genitori non sono ebrei

La norma generale è: se entrambi i genitori non sono ebrei, il bambino non è ebreo e può diventare ebreo solo tramite la conversione. È basata sul presupposto che in tal caso non sia avvenuta alcuna trasmissione dell’Ebraismo avverrà. Noi accettiamo questo presupposto - a meno che il bambino sia adottato nell' infanzia da genitori ebrei o da genitori che dopo l’adozione si siano convertiti all’Ebraismo.
Un bambino adottato nell'infanzia dai genitori ebrei è ebreo: qui seguiamo una regola differente rispetto alla normativa rabbinica. In tal caso riteniamo che, anche se entrambi i genitori non sono ebrei, per un bambino minore di sette anni al momento dell’ingresso nella famiglia adottiva, sia determinate l'influenza culturale dei genitori adottivi e di conseguenza il bambino va considerato ebreo senza bisogno di alcuna conversione. In tali casi, tuttavia, i nostri tribunali rabbinici, tuttavia, emettono un particolare certificato di condizione ebraica; invitiamo pertanto i genitori adottivi a farne domanda appena possibile, subito dopo l'avvenuta adozione.

Un non ebreo che si converte all’Ebraismo è ebreo a tutti gli effetti: questa è sempre stata la norma per la tradizione ebraica, secondo cui è immorale ricordare l’origine ad un convertito (Mishnah, Baba Metzia 4:10). Secondo la normativa rabbinica vi sono solo due circostanze in cui ad un proselita si applicano norme differenti: un proselita può sposare un mamzer, ed una proselite donna non può sposare un Kohen. Nessuna di queste eccezioni è considerata valida dall’Ebraismo liberale: accettiamo come ebreo sotto ogni profilo, senza alcuna eccezione, tutti i proseliti che possono produrre una prova di avvenuta conversione sotto la guida di qualsiasi autorità ebraica competente, progressiva, massoratì o ortodossa.

D. Casi di discendenza mista

Se soltanto uno dei genitori è ebreo, può avvenire che venga trasmesso l’Ebraismo, come può avvenire che non venga trasmesso. Questa non è una questione che può essere determinata con una norma, ma un dato di realtà, distinto dalla normativa. Può accadere ed accade che, indipendentemente dal fatto che sia ebreo il padre o la madre, il bambino venga educato all’Ebraismo; in casi del tutto simili può accadere ed accade che il bambino venga educato in maniera non ebraica. Di conseguenza, la scelta di legare automaticamente la condizione del bambino a quella di un genitore o di un altro implica elementi di arbitrarietà e dà luogo a discrepanze tra norma e realtà.

In epoca biblica era determinante la condizione del padre; perlomeno così ci è raccontato dalla Bibbia. Ad esempio, Rehoboam, figlio del re Salomone, è stato considerato sufficientemente ebreo per sedere sul trono di Giuda, anche se sua madre Naamah era una Moabita (I Re 14:21) e non vi è alcuna indicazione che si sia convertito all’Ebraismo (in epoca biblica non esisteva la conversione formale all’Ebraismo). Inoltre, Ahaziah e Jehoram, figli di Ahab, divennero re di Israele, benché la loro madre fosse la fenicia Jezabel, notoriamente pagana (I Re 22:52; II Re 3:1).

In epoca rabbinica la condizione della madre si è trasformata nel fattore determinante; questo mutamento dalla patrilinearità alla matrilinearità è accennato innanzitutto nella Mishnah (Kiddushin 12:3) ed "è giustificato" nella Ghemara (Kiddushin 68b) tramite l’interpretazione artificiosa di un versetto biblico (Deuteronomio 7:3). La ragione non è chiara; tuttavia, in alcuni casi, l’Ebraismo rabbinico è ricorso al principi patrilineare, per esempio nella trasmissione della condizione di Kohen o di Levi; e così rimane nell’Ebraismo ortodosso di oggi.

Il principio di matrilinearità è insufficiente per tre motivi. In primo luogo, è irragionevole ed ingiusto che un figlio di madre ebrea e di padre non ebreo venga considerato ebreo anche se non è stato educato all’Ebraismo mentre, all’opposto, non venga considerato ebreo il figlio di padre ebreo educato all’Ebraismo. In secondo luogo, il principio di matrilinearità permette a una donna ebrea che abbia sposato un non ebreo, di considerare il proprio figlio automaticamente ebreo, il che implica porre in secondo piano l’importanza dell’educazione e della formazione di questo figlio, che ha un genitore non ebreo. In terzo luogo, adottando il principio di matrilinearità, si respingono dall’Ebraismo i figli di un uomo ebreo che abbia sposato una donna non ebrea, a meno che questi non si convertano una volta maggiorenni (l’Ebraismo ortodosso generalmente rifiuta la conversione dei minori); si nega quindi ai figli di un ebreo il diritto all’educazione ebraica.

In considerazione dell’alto numero di matrimoni misti caratteristici dell’epoca in cui viviamo, queste osservazioni sono della massima importanza. Nel Regno Unito la percentuale dei matrimoni misti è tre volte superiore a quella dei matrimoni tra ebrei; in altri paesi occidentali la percentuale è ancora maggiore. In tali circostanze è di massima importanza che venga fatto tutto il possibile per permettere ai figli di tali unioni di identificarsi con la Comunità ebraica. L’Unione delle sinagoghe liberali e progressive (ULPJS) ha incoraggiato tale evoluzione, considerando decisivi, per stabilire la condizione dei figli di matrimonio misto, aspetti quali l’educazione e la formazione, piuttosto che aspetti quali l’origine familiare, o la condizione della madre. Di conseguenza il figlio di un padre ebreo e di una madre non ebrea è considerato ebreo, senza alcun bisogno di conversione, se sia stato educato come ebreo, mentre il figlio di madre ebrea e di padre non ebreo, se educato ad un’altra religione, non è considerato ebreo e può diventare ebreo solo passando attraverso la conversione. Noi accogliamo favorevolmente i figli di matrimonio misto che desiderino esplorare il lato ebraico del proprio retaggio familiare o della propria educazione; questo nostro atteggiamento è in grande sintonia con quello delle congregazioni riformate di tutto il mondo.

I figli di matrimonio misto diventano ebrei attraverso un processo in tre fasi. (a) Alla nascita, la condizione futura del bambino è in dubbio (safek) poiché può accadere come può non accadere che il bambino venga educato come ebreo (b) tuttavia, noi compiamo tutto quanto è nelle nostre possibilità per consentire ai genitori di educare ebraicamente il proprio figlio; a questo scopo teniamo nelle nostre sinagoghe un rito tramite il quale il neonato viene presentato alla Comunità ed acquisisce un nome ebraico. Una dichiarazione d'intenti da parte dei genitori (khazakah), rende ebreo il bambino e consente che il loro figlio venga considerato ebreo al pari degli altri bambini. Auspichiamo che i genitori tengano fede al proprio impegno, assicurando al bambino una buona educazione ebraica che comprenda il Bar mitzvah o il Batmitzvah e la Kabbalat Torah (accettazione della Legge) una volta raggiunta l’età adeguata, usualmente sedici anni. (c) In questa fase, quando il giovane conferma di identificarsi con l’Ebraismo, la sua condizione di ebreo diventa definitiva (vaddai); se richiesto, il nostro tribunale rabbinico, può emettere un certificato che attesta la condizione ebraica del bambino.
Naturalmente la casistica va applicata tenendo conto delle circostanze. Per fare solo un esempio, può accadere che un adulto, figlio di matrimonio misto, quale non ha seguito il percorso delineato sopra, ma che per un periodo considerevole è vissuto assieme alla Comunità ebraica identificandosi con essa, desideri formalizzare la propria condizione ebraica. Questa persona verrà invitata a seguire un corso di istruzione sull’Ebraismo e successivamente a fare una dichiarazione pubblica in sinagoga con la quale dichiara di identificarsi con la fede e con il popolo ebraico. Se lo desidera, verrà rilasciato da parte del nostro tribunale rabbinico un certificato che attesta la condizione ebraica del bambino.
Se un genitore non ebreo si converte all’Ebraismo durante l’infanzia del bambino, a partire da quel momento il bambino viene considerato ebreo. Per infanzia intendiamo il periodo precedente l’età della formazione (chinnuch), che i nostri maestri hanno stabilito essere l’età di sette anni. Poiché già in giovane età il bambino avrà avuto, in effetti, due genitori ebrei, verrà considerato ebreo, senza considerare la condizione del padre o della madre al momento della nascita. In tal caso, il nostro tribunale rabbinico emetterà se richiesto un certificato che attesta la condizione ebraica del bambino.

E. Conclusione

Per noi è ebreo chi ha acquisito l’appartenenza al popolo ebraico ed è quindi tenuto alle responsabilità che tale condizione comporta. L’appartenenza al popolo ebraico può provenire (a) dall’essere nato da due genitori ebrei e quindi educato all’Ebraismo; (b) dall'essere nato da una coppia in cui sia ebreo solo uno dei genitori (il padre o la madre), ma educato all’Ebraismo ed abbia affermato la propria condizione ebraica secondo le modalità delineate sopra; (c) dall'essere ammesso alla Comunità degli ebrei in quanto proselita. L'applicazione dettagliata di queste definizioni generali è determinata dall’assemblea dei rabbini dell’Unione delle Sinagoghe Liberali e Progressive; ogni domanda deve essere indirizzata al rabbino della sinagoga progressiva più vicina.

Rabbi John D. Rayner

(Union of Liberal & Progressive Synagogues, 1993).

 

Ultima modifica Venerdì 30 Settembre 2011 12:38
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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