Mercoledì, 13 Dicembre 2017
Lunedì 15 Gennaio 2007 12:16

30° INCONTRO NAZIONALE DELLE COMUNITÀ CRISTIANE DI BASE: LA PASSIONE PER LA DEMOCRAZIA, LA PRATICA DELLA LAICITÀ

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30° INCONTRO NAZIONALE DELLE COMUNITÀ CRISTIANE DI BASE: LA PASSIONE PER LA DEMOCRAZIA, LA PRATICA DELLA LAICITÀ

FRASCATI. Un appuntamento - il 30° Incontro Nazionale delle Comunità Cristiane di Base, svoltosi a Frascati (Roma) dall'8 al 10 dicembre sul tema: "Orizzonti di laicità. Pratiche nelle CdB e nella società" - che segna indubbiamente una tappa significativa nel percorso che le Cdb hanno costruito insieme in questi anni sul tema della laicità, in un momento - per di più - particolarmente delicato della vita del Paese, in cui grande è la confusione sulla cultura e le pratiche politiche e sociali della laicità. Vivacissima ed appassionata la presenza dei circa 350 partecipanti, tra cui una cinquantina di giovani (un dato rilevante per un movimento che, dopo 35 anni di vita, non solo non mostra la corda, ma manifesta nuovi segni di vitalità), che per tre giorni hanno riflettuto e discusso sugli orizzonti ecclesiali e politici del Paese. Certo, i recenti interventi delle gerarchie ecclesiastiche contro il progetto di regolamentazione per legge delle unioni di fatto e il drammatico caso di Piergiorgio Welby hanno reso di ancora più urgente attualità le analisi e le riflessioni svolte durante i lavori, ma in realtà il tema della laicità (e la denuncia del regime concordatario) - è stato sottolineato da Marcello Vigli nell'introduzione - è stato costantemente presente nella storia e nella riflessione delle CdB.

La prima giornata dei lavori si è aperta con il confronto tra intellettuali e politici di orientamento diverso: i rilievi e le critiche all'accentramento wojtyliano e alla gestione ruiniana degli ultimi 15 anni fatti dai relatori – credenti e non credenti - ospiti dell'incontro, mostra come ciò che fino a pochi mesi fa era lasciato ad esclusivo appannaggio di una minoranza bollata come "cattolici del dissenso" o "cattocomunisti" sembra oggi condiviso da settori sempre più larghi del mondo ecclesiale e laico. Così, durante il dibattito che ha aperto i lavori dell'incontro ("Dove va la Chiesa cattolica italiana in una società multiculturale e multireligiosa, in presenza di una crisi del sistema democratico"), forti e radicali critiche all'attuale establishment ecclesiastico ed alla sua linea politico-pastorale sono arrivati sia dalla parte laica del parterre - il filosofo Giulio Giorello, la femminista (direttora del trimestrale Marea) Monica Lanfranco - che da quella cattolica, rappresentata da Giorgio Tonini (senatore Ds-Cristiano Sociali e già presidente nazionale della Fuci) e Marinella Perroni (teologa e presidente del Coordinamento delle Teologhe Italiane).

Analfabetismo episcopale di ritorno
La teologa Marinella Perroni ha voluto esprimere un giudizio nettamente positivo dell'assise di Verona, cui lei stessa ha partecipato. Al Convegno ecclesiale - ha detto - "ho incontrato persone diverse dallo stereotipo che ne danno solitamente i media". Un laicato vivace che, specie nel lavoro per ambiti, ha discusso "con serietà e notevole capacità di giudizio critico". Se poi quello che emerge da questo tipo di assise è "il solito teatrino ecclesiastico", la colpa – dice la Perroni – è solo di certa "vergognosa stampa laica". Nel corso del suo intervento non ha però potuto evitare di rilevare anche un certo "disincantato cinismo" che caratterizza da qualche tempo l'azione dei laici cattolici, e il fatto che i documenti che avrebbero dovuto guidare i lavori degli ambiti siano tutti rigorosamente passati "attraverso la varechina della Cei" (e infatti – sottolinea – in molti casi sono stati criticati dai gruppi, "tanto da costringere i relatori a rettificare le linee delle relazioni iniziali"). Anche la presenza del papa è stata vissuta dall'assemblea "con grande entusiasmo, ma anche con fatica", perché ha finito per monopolizzare un'intera giornata delle tre concesse all'assemblea per portare a termine i lavori. La Perroni non ha mancato poi di sottolineare come il discorso di Benedetto XVI fosse "speculare a quello di Ruini". Sembrava quasi che "mezzo discorso dell'uno fosse stato scritto dall'altro, e viceversa". Una linea di reciproca legittimazione che - dice la presidente del Coordinamento delle Teologhe Italiane - l'assemblea in gran parte non ha condiviso. Ciononostante - ed è una contraddizione rilevata dalla stessa Perroni durante il suo intervento - ben 52 applausi hanno scandito il discorso del presidente della Cei. Insomma, anche il quadro ecclesiale tratteggiato dalla Perroni ha assunto via via tinte piuttosto fosche: la teologa ha infatti parlato di una Chiesa dove è altissimo, "forse più che in ogni altro Paese europeo", "il tasso di analfabetismo episcopale". Dove ormai tra teologi e vescovi non c'è più alcuno scontro "semplicemente perché non esiste alcuna occasione di incontro", dove è sotto gli occhi di tutti "il processo di ‘ciellenizzazione'", perché, se "sulla cattedra di Mosè sono ormai da tempo seduti i movimenti, è altrettanto vero che alcuni sono seduti più in alto di altri". Per la Perroni, tuttavia, questo stato di cose è destinato a cambiare in tempi brevi perché - afferma - è sempre più diffusa tra i credenti "la fame di una Chiesa che torni a fare la Chiesa". E poi, conclude la Perroni, i tanto sbandierati "valori non negoziabili" che oggi la gerarchia ecclesiastica difende a spada tratta in realtà non hanno senso: "non esiste nulla nell'umana realtà di non negoziabile, tanto più per la Chiesa cattolica che ha sempre negoziato tutto, anche la morte, tanto che i cattolici parlano dell'aldilà…".

Azzerato il laicato cattolico
Dal canto suo il senatore Tonini si è chiesto come mai (a parte l'inevitabile presenza istituzionale di Prodi e – per par condicio – anche di Berlusconi) a Verona i politici non fossero stati invitati. Al di là dell'opportunità di non trasformare il Convegno ecclesiale "in una specie di ‘Porta a Porta'", per Tonini questa scelta denuncia ancora una volta, da parte della Chiesa italiana, la difficoltà di rapportarsi con la politica dopo la scomparsa della Dc. Un imbarazzo che – spiega Tonini – nasce dal fatto che il "bipolarismo, sia nel suo aspetto politico che in quello culturale", si è ormai "incuneato in modo profondo anche nella Chiesa", che soffre oggi al suo interno di una forte stratificazione. Il primo strato - spiega Tonini - è quello rappresentato dal vertice ecclesiastico che, per più di 20 anni, è stato schiacciato dalla titanica leadership di Giovanni Paolo II che, attraverso il cardinal Ruini, ha di fatto "commissariato la Conferenza episcopale italiana". È noto infatti, chiosa il senatore Ds, che "le conclusioni delle assemblee dei vescovi fossero stampate ancor prima che iniziassero i lavori" e che il ruolo del presidente dei vescovi somigliava più a quella di un "commissario prefettizio" che a quella del presidente di una Assemblea. Così, a lungo andare, "il dibattito teologico si è spento", tanto da apparire oggi più simile ad un "dibattito filologico", ed ogni elemento di polemica o semplicemente di critica intraecclesiale è stato percepito "come elemento distruttivo". A legittimare di fatto la "stagnazione" di questo primo strato – quello gerarchico – in cui si struttura oggi la Chiesa italiana è una larga fascia di credenti, costituita da quella "opinione perbenista che vede nella Chiesa un elemento di stabilità e non ama i fermenti e le sorprese. Sono gli stessi che, significativamente, hanno applaudito Berlusconi al suo arrivo al Convegno di Verona". È vero, ammette Tonini, che nelle diocesi e nelle comunità ecclesiali è sopravvissuta una fascia di credenti "liberi" ("penso alle Caritas, all'associazionismo, alle scuole di teologia per laici, al volontariato"), che costituisce uno strato intermedio tra il vertice della Chiesa e la sua base di consenso, ma questi settori sono divenuti troppo minoritari per poter incidere realmente su assetti ormai consolidati. L'analisi di Tonini si spinge così ad affermare che, in senso proprio, non esiste più neanche un vero e proprio laicato cattolico, nel senso di personalità di spicco del modo cattolico che vivano "di luce propria", che riescano cioè ad esprimere autonomamente una propria visione della Chiesa e della società. Questo laicato, "come dimostra la vicenda delle Acli", in un passato non lontano costituiva la parte più vivace della Chiesa: oggi, "molto semplicemente è stato azzerato". Negli ultimi tempi si è aperta però - secondo Tonini - una fase di transizione per cui gli equilibri consolidatisi negli ultimi 15-20 anni sono destinati a "rompersi in tempi assai brevi". Perché, spiega il senatore Ds, è "l'impalcatura stessa della Chiesa a non reggere più", a partire dalla crisi stessa delle vocazioni presbiterali.

La nevrosi dell'identità
Giulio Giorello ha esordito confessando alla platea di interessarsi alle sorti della Chiesa, "più o meno quanto ad un palestinese interessa dove va Israele, o a un nord irlandese il destino del Regno Unito". Un'esperienza, quella rivendicata dal filosofo, sempre "fuori dal recinto del sacro", dentro un mondo laico che, per definizione, "non ha gerarchia, né ortodossia, né partito", e che, per questa sua caratteristica, "è costituzionalmente più debole" di fronte alle Chiese e alle fedi. Inoltre, negli ultimi anni, campi come quello della bioetica, "nati con una connotazione fortemente laica e positivista", sono diventati "terreno di egemonia religiosa, tanto che ormai nei comitati etici gli esperti e gli scienziati latitano". Da parte dei laici, urge allora comprendere che "le vere contrapposizioni non sono quelle tra credenti e non credenti, cattolici e laici, etica religiosa ed etica laica, ma tra persone che seguono una logica assolutista e altre che seguono una logica della fallibilità". Oggi infatti, rileva Giorello, c'è nel nostro Paese una "nevrosi dell'identità, che arriva ad abbracciare anche gli aspetti più minuti della quotidianità". A questa logica non è sfuggita nemmeno la Chiesa, che "da Giovanni XXIII in poi è progressivamente divenuta una burocrazia dello spirito e ha smesso di prendere in considerazione serie posizioni laiche". Peccato: perché di fronte alla Chiesa di oggi non c'è più - dice Giorello - la vecchia sfida al liberalismo o al marxismo; piuttosto, quella "dell'impresa tecnico scientifica, che ha rimodellato categorie come la morte, la vita, la famiglia, il rapporto tra il diritto e la genetica. Questioni che toccano le scelte personali quanto quelle del legislatore", e che, se non vengono affrontate con urgenza, portano a compiere scelte come quelle fatte sulla pelle di Piergiorgio Welby, "espropriato del diritto che dovrebbe essere garantito a ciascuno di poter decidere di se stesso". La sinistra, poi, "di fronte al disagio ed alla discriminazione quotidiana che in tanti oggi sono costretti a vivere", deve capire "che il conflitto è comunque preferibile al conformismo". E che scienza e tecnica rischiano di trovarsi sotto il controllo di un'etica impazzita, "che non distingue tra l'accettazione della fine della vita con il dare la morte". Così l'identità, che pure può essere un valore importante, "non deve assumere il carattere di feticcio". Se, infatti, "la cultura viene definita una volta per tutte, si finisce per creare dei ghetti – seppure di lusso – in cui le comunità vivono separate le une dalle altre". Per questo, dice Giorello, "multiculturalismo è una parola che non mi piace, perché in fondo è nell'essenza stessa del termine ‘cultura' la dinamicità. Le culture in senso statico non esistono perché vivono solo nel continuo scambio, nella contaminazione reciproca".

Un concetto fortemente sottolineato anche nell'intervento di Monica Lanfranco, che ha parlato di come la laicità, intesa come "ricerca qui ed ora di un orizzonte politico-sociale comune sul tema dei diritti", possa costituire una chiave per sconfiggere la cultura delle enclaves. Ma "la Chiesa e le fedi cercano di impedire l'esplicitazione di queste forme di libertà, che si oppongono alla logica di chi pretende di identificare reato e peccato". (valerio gigante)

da Adista n° 89 del 23 dicembre 2007

Ultima modifica Lunedì 26 Marzo 2007 16:10
Fabrizio Foti

Fabrizio Foti

Architetto
Area Mondo Oggi - Rubrica Ecclesiale

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