Giovedì, 17 Agosto 2017
Mercoledì 17 Febbraio 2010 10:50

Il mercato della fede

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IL MERCATO DELLA FEDE

 

La chiesa cattolica registra in Brasile una grave diminuzione di fedeli. Tra i maggiori imputati, una struttura parrocchiale un po' imbalsamata e ancora clericale. Eppure le comunità ecclesiali di base, che a luglio celebrano il loro 12° incontro nazionale, avevano indicato una nuova via di evangelizzazione.

 Oggi in Brasile le chiese cristiane si contendono i fedeli, come i supermercati fanno con i clienti. Per ora, in questa corsa ad accaparrarsi fedeli non c'è alcuna volontà d'incontrarsi e confrontarsi. Ogni denominazione continua a nutrire pregiudizi nei confronti degli avversari, in particolare se questi sono seguaci di religioni radicate nella cultura afro (candomblé, macumba, spiritismo). Se non si inverte la tendenza, la demonizzazione di ogni espressione religiosa diversa dalla propria potrebbe presto degenerare in fondamentalismi caratterizzati da "spirito di crociata".

La chiesa cattolica brasiliana è la più infastidita dalla nuova geografia nazionale della fede. La "regina" di ieri fatica ad accettare una perdita di sovranità: in pochi anni, i suoi fedeli sono diminuiti un bel po' (da oltre il 90% al 73%) e nulla fa prevedere che si possa tornare in futuro ai fasti di ieri. Ma, invece di aggiornarsi, è sempre più decisa a mantenere la sua struttura piramidale. Tutto ruota attorno alla figura del vescovo e del sacerdote. Ai laici si chiede di vivere da "subordinati" e la loro formazione religiosa non va oltre le nozioni di catechismo apprese da bambini. Ma se paragoniamo le lezioni di catechismo delle chiese cattoliche con le "scuole domenicali" di quelle protestanti storiche, la differenza è radicale. Ai bambini cattolici non viene offerta alcuna formazione biblica o teologica; anche da adulti, la loro fede rimane infantile.

La struttura predominante della chiesa cattolica brasiliana resta la parrocchia. Trovarvi un prete disposto ad ascoltarti alle 3 del pomeriggio ha, però, del miracoloso. Nelle chiese evangeliche, invece, i pastori e gli agenti pastorali sono disponibili a tutte le ore, anche di notte. Non è che i sacerdoti cattolici siano meno zelanti. La verità è che sono pochi. E la ragione è risaputa: a differenza delle altre denominazioni cristiane, lo nostra chiesa insiste nel richiedere ai preti "virtù eroiche", come il celibato, e a escludere le donne dal sacerdozio ministeriale.

Anche in Brasile, comunque, c'è chi comincia a domandarsi se non sia proprio il clericalismo a bloccare l'irradiazione evangelica. L'argomentazione che le cose devono continuare a essere come sono sempre state perché così vuole il Vangelo non sembra del tutto sostenibile alla luce della Bibbia: Pietro, il primo degli apostoli, era sposato (Mc 1,30-31) e la prima apostola fu una donna, la samaritana (Gv 4,28-29).

Finché nella chiesa cattolica brasiliana si continuerà a tarpare le ali al Concilio Vaticano Il (celebrato per rinnovare tutta lo comunità ecclesiale), i laici continueranno a essere fedeli di seconda classe. Molti cristiani brasiliani sarebbero disposti a diventare preti, ma non ritengono di avere la vocazione al celibato. Altre chiese cristiane non hanno mai pensato di legare indissolubilmente le due cose. E così, mentre Roma insiste sul clericalismo e sul celibato (a dispetto di molti scandali), in Brasile diventa sempre più difficile incontrare una parrocchia viva. In genere, le attività pastorali sono chiuse dal lunedì al venerdì (e le ampie strutture, che potrebbero offrire spazi per corsi e attività comunitarie, rimangono inusate). Le celebrazioni eucaristiche non suscitano interesse e le prediche sono prive di contenuti. Nelle parrocchie mancano i corsi biblici, gli incontri di gruppi giovanili, le scuole di preghiera e di meditazione; i progetti di volontariato stentano a partire. In una parrocchia di un quartiere abitato dalla classe media i poveri non sembrano trovare posto. Nella vicina chiesa evangelica, invece, molte persone semplici e umili si sentono a casa propria.

Le chiese evangeliche fanno ampio uso delle tecniche comunicative (specie televisive). I contenuti dei loro programmi e i metodi impiegati per attirare i fedeli sono certamente criticabili, ma questo non nega che sappiano parlare un linguaggio che la gente capisce. La chiesa cattolica ha cercato di scimmiottarle, ricorrendo a "messe-spettacolo" e a preti-cantautori, oppure importando dall'Europa movimenti di rinnovamento nello Spirito. Così, si spettacolarizza il sacro e si cerca di colpire l'emotività delle persone, senza però sfiorarne le menti. E’ come gettare la semente su terreno sassoso (Mt 13,20-21).

Ma non è tutto nero nella mia chiesa brasiliana. Non sono d'accordo con chi dice che lo stato pietoso in cui versa è dovuto al fatto che non ha saputo trovare "nuove vie". Una l'ha trovata: le comunità ecclesiali di base. Sfortunatamente, non sono state valorizzate come si sarebbe dovuto, perché sono state viste come una minaccia al clericalismo imperante. Le comunità, comunque, ci sono. Dal 21 al 25 luglio, celebreranno il loro 12° Incontro interecclesiale a Porto Velho, nello stato di Roraima. Il tema scelto per l'evento è "Ecologia e missione"; il motto: "Il grido che viene dall'Amazzonia, ventre delle terra". Sono attesi oltre 3.000 leader.

Come sarebbe bello se Papa Benedetto XVI fosse presente a questo evento, così profondamente pentecostale!

 

 

di Frei Betto

Nigrizia luglio-agosto 2009

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00

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