Giovedì, 19 Ottobre 2017
Mercoledì 07 Luglio 2010 10:57

Brasile, sui binari della giustizia

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Si chiama “Justiça nos Trilhos” (giustizia lungo i binari) la campagna che punta il dito sulla multinazionale Vale do Rio Doce e sui danni sociali e ambientali che provoca. Ogni giorno i vagoni trasportano minerale di ferro per 20 milioni di euro da Carajás al porto di Madeira e di qui all’estero, incuranti della povertà diffusa, degli operai che vivono in baracche, del degrado ambientale. All’iniziativa stanno aderendo associazioni, movimenti, sindacati, realtà ecclesiali di tutto il mondo. di Dario Bossi

È vero che ogni tempo ha i suoi segni. Per noi, missionari comboniani impegnati nel nord-est del Brasile, il segno che ha contrassegnato quest'ultimo periodo è stato il Forum sociale mondiale celebrato a Belém, nello stato del Pará, nell'Amazzonia brasiliana, dal 27 gennaio al 1° febbraio 2009, dimostrando, ancora una volta, di essere la più grande e unitaria rete di movimenti e organizzazioni del mondo.

I comboniani non hanno voluto mancare all'appuntamento. Anzi, hanno deciso di parteciparvi in modo del tutto speciale, invitando confratelli da ogni parte del mondo e dando vita a un Forum comboniano mondiale, con oltre 50 partecipanti. La passione per la comunicazione e per la costruzione di reti ecclesiali e sociali è nel Dna dell'istituto.

È stato in quell'occasione che i comboniani della provincia del Brasile del nord-est, animati dai membri della comunità di Açailândia, hanno presentato un'accurata documentazione della disastrosa situazione in cui versano le popolazioni che vivono lungo gli 892 chilometri di ferrovia che uniscono il porto di Madeira, São Luis, alla provincia di Carajás, nello stato di Pará, gestiti direttamente dalla Compagnia Vale do Rio Doce, la seconda industria mineraria al mondo (Nigrizia, 06/2009).

Per fare udire il grido soffocato della nostra terra, assalita dalla deforestazione e depredata dalle compagnie multinazionali, avevamo anche chiesto ai giovani delle nostre missioni, impegnati in associazioni per i diritti umani, di rappresentare visivamente le sofferenze della loro gente. Per mesi, avevano raccolto testimonianze, racconti e storie di vita. Poi ci avevano riflettuto sopra. Infine, avevano deciso di raffigurare il tutto attraverso rappresentazioni teatrali. Davanti a migliaia di partecipanti al Forum mondiale, la loro straordinaria forza comunicativa è letteralmente esplosa. E il messaggio è passato: centinaia di gruppi e movimenti, provenienti da altre parti del mondo ma alle prese con problemi simili, si sono scambiati gli indirizzi email, si sono promessi di rimanere in contatto, hanno giurato di "fare rete". È stata, per loro e per noi, un'esperienza indimenticabile.

A un anno di distanza da quell'incontro, ci è parso di cogliere un altro segno dei tempi nella scelta di Benedetto XVI di dedicare il suo Messaggio per la gior-nata mondiale della pace del 2010 al tema della salvaguardia del creato come condizione essenziale per dare vita, speranza, senso pieno alla pace. Significativo il titolo dato al messaggio: "Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato". Se è vero che questo documento testimonia una consapevolezza ormai diffusa e radicata nel cuore di molti credenti, è altrettanto vero che esso può essere letto come una sorta di legittimazione dell'impegno di associazioni, movimenti e istituti religiosi che hanno fatto della salvaguardia del creato una priorità della loro missione.

La denuncia di Benedetto XVI
Per noi, comunità di Açailândia, questo messaggio è arrivato al momento opportuno. Proprio a gennaio, infatti, abbiamo deciso di lanciare a livello mondiale la campagna "Justiça nos Trilhos", cioè "giustizia lungo i binari": i binari lungo i quali la multinazionale Vale do Rio Doce sta facendo affari iniqui. Iniziata da noi nel 2007, la Campagna è andata acquisendo sempre più adesioni da parte di altre diocesi, università, movimenti per la giustizia ambientale, sindacati, associazioni di avvocati e di magistrati, giornalisti e associazioni per la difesa dei diritti umani. Gli obiettivi sono chiari: ottenere indennizzi per tutte le violazioni commesse dalla Compagnia Vale do Rio Doce nel corridoio attraversato dalla ferrovia São Luís-Carajás; forzare le operazioni di "compensazione ambientale", già assunte come impegno da parte della compagnia; ristabilire un fondo di sviluppo della regione intera, a quota fissa annuale proporzionale ai guadagni della compagnia, gestito da un consorzio di municipi e movimenti sociali locali.

Oggi, Justiça nos trilhos è una rete nazionale e internazionale e vi aderiscono, tra gli altri, il Forum di Carajás, il Forum dell'Amazzonia Orientale (Faor) con oltre 300 organizzazioni, il sindacato unico del Maranhão (Cut-Ma), la Caritas degli stati di Maranhão e Pará, il sindacato Ferrovie Pará-Maranhão-Tocantins, la Società per i diritti umani-Maranhão, la Coalizione "giustizia ambientale" del Mozambico, la New Found Land e la United Steel Workers del Canada, War on Want dell'Inghilterra, il Centro Nuovo modello di sviluppo-Italia...

Il nostro compito è di tenere il mondo informato su cosa sta facendo la Vale do Rio Doce nelle nostre regioni: strappa il minerale di ferro dalle viscere del nord-est brasiliano e lo esporta, incurante delle condizioni di vita della gente locale. Ogni giorno, lungo la ferrovia viaggiano 20 milioni di euro, ma i poveri diventano sempre più poveri, gli operai continuano a vivere in baracche, e il territorio è oggetto di uno spaventoso degrado ambientale.

C'è una profonda ingiustizia che si sta consumando sulla pelle della natura e, pertanto, delle persone. Un'ingiustizia che Benedetto XVI ha denunciato con forza nel suo intervento alla Conferenza generale della Fao (organizzazione Onu per l'alimentazione e l'agricoltura) lo scorso novembre a Roma: «Il desiderio di possedere e di usare in maniera eccessiva e disordinata le risorse del pianeta è la causa prima di ogni degrado dell'ambiente. La tutela ambientale si pone quindi come una sfida attuale per garantire uno sviluppo armonico, rispettoso del disegno di Dio, il Creatore, e dunque in grado di salvaguardare il pianeta».

La fame di guadagni della Vale do Rio Doce è impressionante. La multinazionale non vende in Brasile e non investe in loco per migliorare la vita della nostra gente. Per essa è più redditizio esportare il ferro in Cina, con la sua flotta, che è una delle più imponenti al mondo. Presto, le sue navi non ritorneranno vuote. Infatti, sono stati scoperti ricchi giacimenti di carbone in Mozambico e la compagnia si è già accaparrata quella risorsa, che verrà trasportata, prima per nave poi per ferrovia, fino nel cuore dell'Amazzonia, a 600 chilometri dalla costa Atlantica, per produrre ghisa, che finirà quasi certamente ancora in Cina.

Incontro internazionale
Fare missione ad Açailândia si traduce sempre più nel declinare Vangelo e impegno sociale. Siamo chiamati a coscientizzare le persone e le comunità ed educarle alla legalità e alla giustizia, affinché non ci siano più coperture e complicità con attività tanto delittuose. Benedetto XVI: «La Chiesa ha una responsabilità per il creato e sente di doverla esercitare, anche in ambito pubblico, per difendere la terra, l'acqua e l'aria, doni di Dio Creatore per tutti, e, anzitutto, per proteggere l'uomo contro il pericolo della distruzione di sé stesso. Il degrado della natura è, infatti, strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana, per cui quando l'ecologia umana è rispettata dentro la società, anche l'ecologia ambientale ne trae beneficio».

Fare missione nell'Amazzonia, o nella provincia brasiliana di Carajás, oggi significa avere il coraggio di mettersi "contro" le stesse multinazionali che violentano le nostre terre. Per fare questo, è necessario fare alleanza con tutte le persone e gli organismi che hanno a cuore la salvaguardia del creato, con la convinzione che è possibile costringere una grande impresa come la Vale do Rio Doce ad assumere la responsabilità socio-ambientale.

Già abbiamo trovato individui e associazioni pronte a condividere con noi le loro conoscenze e le loro strategie. La Rete Vivat, che unisce tutti gli organismi religiosi impegnati nel ministero di advocacy presso l'Onu, portandovi la voce degli ultimi e dei più piccoli, s'è detta disposta a darci una mano. Siamo entrati in contatto con ordini e istituti religiosi che negli Stati Uniti e in Gran Bretagna investono i propri soldi in dinamiche di finanza etica per poter poi partecipare alle assemblee degli azionisti e denunciare le contraddizioni delle varie imprese, chiedendo sempre maggiore giustizia sociale.

Anche noi, comboniani del nordest brasiliano, vogliamo "esserci" con il cuore, con i piedi, con le mani e con la testa. Ci stiamo sempre più appassionando a questa causa, che ci porta a lavorare a fianco della gente per trasformare la realtà e inventare nuovi modelli di relazione.
Presto avremo il 1° Incontro internazionale delle popolazioni in conflitto con la Vale do Rio Doce, a Rio de Janeiro. Convocato da noi comboniani e da una vasta rete di altri movimenti brasiliani e internazionali, l'incontro vedrà la partecipazione di centinaia di rappresentanti di varie popolazioni in varie parti del mondo: Brasile, Cile, Equador, Perù, Argentina, Canada, Mozambico, Indonesia e Italia. Lo scopo è di dare vita a un "tribunale popolare" contro l'operato della compagnia e di scambiarci esperienze e strategie di resistenza.

In occasione dell'incontro pubblicheremo un ampio dossier sugli impatti negativi a livello sociale e ambientale della compagnia, per dimostrare la veridicità delle nostre denunce. Interpelleremo la stessa impresa con un documento ufficiale in cui tenteremo di smascherare l'immagine "socialmente sostenibile" con cui cerca di accreditarsi. A settembre, poi, circolerà in Italia un documentario del giornalista Silvestro Montanaro sul disastro ecologico che la Vale do Rio Doce sta perpetrando nella regione di Carajás. Sullo stesso argomento, sarà anche pubblicato un libro di Francuccio Gesualdi, del Centro Nuovo modello di sviluppo.

La speranza è che la campagna abbia sempre più sostegno in molte parti del mondo. Da soli non potremo mai battere un gigante come la Vale do Rio Doce. Se uniamo le forze, tutto diventa possibile. Basta solo - per dirla con Benedetto XVI - avere il coraggio «di operare un profondo rinnovamento culturale... e di riscoprire quei valori che costituiscono il solido fondamento su cui costruire un futuro migliore per tutti».


di Dario Bossi
Nigrizia aprile 2010

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Stefano Blasi

Stefano Blasi

Esperto di Comunicazione
Responsabile Area Mondo Oggi - Rubrica Ecclesiale

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