Lunedì, 11 Dicembre 2017
Sabato 23 Ottobre 2010 08:47

L’Africa che guarda l’Europa

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Lo sfascio finanziario del Vecchio Continente sembra avere mille sfaccettature. Le crisi cicliche del capitalismo esasperano l’ingiustizia sociale. Chissà che effetto farà agli africani guardarci!

Che effetto farà guardare dall’Africa l’Europa che si sfascia? Sento mormorare che è stato un errore l’allargamento a est. E penso come ci siamo dimenticati in fretta le tragedie del secondo conflitto mondiale e della guerra balcanica.
Sento che alla Germania converrebbe restringere l’unione monetaria a un nucleo di paesi virtuosi, più prossimi per rigore e tradizioni. Con o senza la Francia? Europa teutonica versus Europa latina?
Sento che noi meridionali d’Europa, le prime vittime designate dei deficit pubblici, potremmo avvantaggiarci del ritorno a una moneta debole, facendo affari con la svalutazione. La bancarotta dell’Argentina non ci ha insegnato niente?
Sento che il nuovo governo conservatore del Regno Unito si compiace di non avere mai abbandonato la sterlina, contrapponendosi, da ex impero, alla nascita degli Stati Uniti d’Europa. Pensa davvero Cameron di sopravvivere in quanto alleato più fedele degli Stati Uniti?
Sento che fiamminghi e valloni, in Belgio, sono tenuti insieme solo dal deficit di Bruxelles, ma la secessione è imminente. Nostalgia delle guerre medievali tra olandesi e francesi?
Sento che il nuovo governo di destra ungherese intende fornire di passaporto le minoranze magiare che vivono in Slovacchia e Romania. Nostalgia dell’impero che fu?
Sento che la spaccatura in due dell’unione monetaria – “neuro” per i rigorosi, “sudo” per i mediterranei – solleciterebbe i leghisti a chiedere la separazione dal Mezzogiorno d’Italia. Sarà la loro maniera di celebrare il 150° anniversario della nazione?
Mi fermo qui, con le chiacchiere, ma potrei continuare a lungo. Nel mentre, sul computer scorrono le cifre del ribasso azionario in Borsa e del deprezzamento dell’euro sul dollaro. Restando in attesa di manovre economiche aggiuntive, corredate da demagogici provvedimenti di riduzione degli stipendi ai politici (che si arricchiscono altrove: la busta paga parlamentare per loro è argent de poche).

È proprio vero che le crisi cicliche del capitalismo – soprattutto le più gravi, come quella del 1929 e questa iniziata nel 2008 – esasperano con l’ingiustizia sociale le ideologie più reazionarie e particolaristiche. Popolazioni fino a ieri sensibili alla tutela dei diritti collettivi oggi tollerano disuguaglianze di censo clamorose in nome della comune appartenenza a un territorio, a un’etnia, a una religione. L’illusione di difendersi meglio attraverso la rappresentanza di interessi particolari – la famosa retorica del “territorio” – determina una contrapposizione crescente fra un territorio e l’altro. Spero che ci fermeremo in tempo, prima del suicidio collettivo.

Chissà che effetto farà guardarci dall’Africa… 

 

di Gad Lerner
Nigrizia giugno 2010

 

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Stefano Blasi

Stefano Blasi

Esperto di Comunicazione
Responsabile Area Mondo Oggi - Rubrica Ecclesiale

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